di Mauro Palma
La Stampa, 6 febbraio 2024
Il viaggio della Corte costituzionale al suo esterno, nelle scuole e poi anche nelle carceri, è stato l’emblematico messaggio del valore di una Carta non solo aperta a tutti, come è ovvio che sia, ma che deve essere percepita come vicina, dialogante. La Corte ha così indicato che il proprio controllo sulle leggi non è materia riservata ai giuristi, ma è parte di un percorso di crescita culturale che riguarda tutti; anche coloro che possono percepirsi - a volte comprensibilmente - ai margini.
di Carlo Bonini
La Repubblica, 6 febbraio 2024
A Giuliano Amato è stato vietato l’ingresso a san Vittore per presentare il suo libro. C’è qualcosa di profondamente disturbante nel burocratico tratto di penna con cui il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha cancellato ieri mattina l’incontro annunciato da tempo che martedì 6 febbraio, nel carcere milanese di san Vittore, avrebbe avuto come protagonisti il presidente emerito della Consulta Giuliano Amato e la giornalista Donatella Stasio per discutere del loro libro “Storie di diritti e di democrazia”.
di don Antonio Mazzi
Corriere della Sera - Buone Notizie, 6 febbraio 2024
La Giornata mondiale dell’educazione e cosa si può offrire ai nostri ragazzi. Quello che uccide l’uomo è la monotonia: a salvarlo è la creatività, il trasformare in avventura ciò che accade. Qualche settimana fa abbiamo ricordato la “Giornata mondiale dell’educazione”. Io ne riparlo dopo perché se volessimo essere onesti dovremmo ricordarla 365 (366) giorni all’anno perché questo nostro mondo è orfano di tale patrocinio. Inoltre tenterei un binomio per rendere più innervata l’esperienza. Dobbiamo solo educare oppure dobbiamo attaccarci dietro anche il verbo testimoniare? E per educare testimoniando dobbiamo accontentarci di parole meno stanche, come ci dice Chandra Livia Candiani “che sopportano i venerdì come lunedì più stanchi”, eppure parole cariche di esempi veri, appassionanti? Fare della vita una linea retta non è un progetto. I veri progetti hanno curve, bassorilievi, sottopassi, penombre, cime e caverne. Vogliamo essere portatori di messaggi scritti sulla pelle o scarabocchiati da inchiostri computerizzati? Se educare volesse dire rischiare quotidianamente, sarebbe troppo impegnativo?
di Eraldo Affinati
Avvenire, 6 febbraio 2024
Come vogliamo chiamarli? Italiani non riconosciuti? Italiani nascosti? Italiani segreti? Per me sono tutte persone in carne e ossa, giovanissime, cariche d’energia propositiva, mediatrici culturali ideali: Claudia, figlia di senegalesi, la prima volta venne alla Penny Wirton, dove insegniamo gratuitamente la nostra lingua agli immigrati, accompagnata dal padre il quale, fino a pochi anni prima, era stato uno di loro. Ne aveva fatta di strada! Da analfabeta a interprete del mondo. Da vagabondo a impiegato. Da sradicato a marito con prole. Li vidi scendere le scale ed arrivare alla porta d’entrata dove già s’affollavano gli scolari: adolescenti bengalesi, famiglie sudamericane, donne ucraine con bambini piccoli, somale coperte dal velo, filippini, cinesi, magrebini… Nel momento in cui la ragazza si sedette al banco e aprì il manuale della sillabazione, rivolta al giovane nigeriano, suo coetaneo, ospite del centro di pronta accoglienza, che gli avevamo messo di fronte, mi resi conto di star assistendo a una ricomposizione del tessuto umano lacerato. Claudia, nata a Roma, naturalmente bilingue, insegnava a leggere e scrivere a un profugo, senza arte né parte, il quale si trovava nella stessa situazione che era stata di suo padre: difficile scegliere una docente più adatta e motivata di lei. Eppure questa professoressa perfetta, lungimirante e consapevole del ruolo che stava esercitando, non possedeva ancora la cittadinanza italiana! Disponeva soltanto del permesso di soggiorno. Appena raggiunta la maggiore età, di certo l’avrebbe chiesta, in modo ufficiale, pagando la tassa prevista dalla legge, ma per ora il Bel Paese non gliela riconosceva. Come definirla?
di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 6 febbraio 2024
Un passaggio del protocollo tra Italia e Albania sui centri per i migranti solleva dubbi circa la concreta possibilità di accedere a tali centri per verificarne le condizioni. Da anni c’è opacità su molti profili riguardanti le politiche in materia di immigrazione, motivata per lo più dalla necessità di tutelare relazioni internazionali, sicurezza e altro. Ci si può aspettare maggiore trasparenza sull’attuazione del Piano Mattei? Il protocollo tra Italia e Albania è in linea con la Costituzione albanese, ha sentenziato l’Alta corte di Tirana. Tuttavia, oltre ai problemi giuridici che abbiamo già rilevato, esso presenta criticità ulteriori, connesse a modalità opache di gestione dell’immigrazione.
di Valeria Parrella
Il Manifesto, 6 febbraio 2024
Le parole e il gesto. L’impiccagione non è un suicidio qualunque: è un’accusa - Antigone si impicca con i veli che l’avrebbero dovuta vedere sposa - spesso l’unica accusa a cui possono ricorrere i ristretti. Sotto una piccola Sindone, il suo autoritratto, c’è quella scritta sul muro: “Ousmane Sylla. Se morissi vorrei che il mio corpo fosse portato in Africa, mia madre ne sarebbe lieta. I militari italiani non capiscono nulla a parte il denaro. L’Africa mi manca molto e anche mia madre, non deve piangere per me. Pace alla mia anima, che io possa riposare in pace”. E quando c’è una scritta così non c’è più niente da aggiungere, l’esercizio stesso della scrittura resta esercizio.
di Stefano Anastasìa*
huffingtonpost.it, 6 febbraio 2024
Nel Cpr romano Ousmane non ce la faceva a essere rinchiuso senza scopo, voleva lavorare e aiutare la sua famiglia in Africa. E si è impiccato. Altri si inventano agghiaccianti stratagemmi per uscire. Un ragazzo di neanche ventidue anni, Ousmane, si è tolto la vita questa mattina, prima dell’alba, nel Centro di permanenza per il rimpatrio di Roma, a Ponte Galeria. Era lì da cinque giorni, proveniente da Trapani, dove era stato rinchiuso sin dal mese di ottobre, in attesa - come si dice - di identificazione e di espulsione.
di Marina Della Croce
Il Manifesto, 6 febbraio 2024
Due inchieste sono state aperte dalla procura di Roma su quanto accaduto domenica mattina nel Centro per i rimpatri (Cpr) di Ponte Galeria. La più importante riguarda la morte di Ousmane Sylla, il giovane di 21 anni originario della Guinea che si è tolto la vita nella struttura: ieri a piazzale Clodio è arrivata la prima informativa che ha consentito ai al pm Attilio Pisani di avviare un procedimento per istigazione al suicidio, passaggio indispensabile anche per poter effettuare una serie di accertamenti a cominciare dall’autopsia sul corpo del ragazzo. La seconda inchiesta riguarda invece la rivolta scoppiata nel Cpr in seguito alla morte di Ousmane, e per la quale sono stati arrestati 14 migranti.
di Daniela De Robert*
Il Manifesto, 6 febbraio 2024
Il trattenimento dei migranti irregolari - ha affermato la Corte costituzionale nel 2001 - trova giustificazione esclusivamente nella finalità del rimpatrio. Finalità non raggiunta in oltre la metà dei casi. I Cpr nel nostro paese sono dieci, da Gradisca d’Isonzo a Caltanissetta passando per Macomer: uno chiuso per lavori, due sotto inchiesta della magistratura, uno dei quali commissariato. Un totale di oltre seicento posti disponibili e un numero complessivo di 6.383 persone transitate nel 2022, secondo gli ultimi dati disponibili.
di Oiza Q. Obasuyi
Il Manifesto, 6 febbraio 2024
Le multinazionali arrivano a gestire anche 100 Centri in diversi paesi europei. Per guadagnare si taglia: 4,88 euro a persona al dì per pranzo, cena e costi del personale. Il suicidio di Ousmane Sylla nel Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di Ponte Galeria, a Roma, è solo l’ultimo di una serie di episodi violenti che avvengono all’interno dei Cpr italiani, dove le persone migranti vengono detenute poiché prive di un permesso di soggiorno. Nonostante le condizioni inumane e degradanti all’interno dei Centri siano ormai note, ciò che è meno noto è il funzionamento dell’apparato gestionale. Parlarne è fondamentale per avere un quadro chiaro della spirale di violenza a cui sono sottoposte le persone migranti.









