di Vitalba Azzollini
Il Domani, 10 ottobre 2023
Il tribunale di Firenze solleva dubbi sull’implementazione da parte del governo della normativa sui paesi sicuri. La Farnesina avrebbe omesso di verificare se la Tunisia possa ancora essere inclusa tra tali paesi oppure se vi sia stato un “cambiamento significativo nella situazione relativa ai diritti umani”. A Catania intanto un altro giudice non ha convalidato il trattenimento di richiedenti asilo disposto dalla questura di Ragusa, confermando nella sostanza le argomentazioni di Apostolico.
di Simona Musco
Il Dubbio, 10 ottobre 2023
Dopo quelle inflitte dalla giudice Apostolico e dal Tribunale di Firenze, il dl incassa una nuova bocciatura a Catania. Dopo quelle inflitte da Iolanda Apostolico e dal Tribunale di Firenze, il decreto Cutro incassa una nuova bocciatura, ancora una volta dal Tribunale di Catania. A “bacchettare” il governo, evidenziando le incongruenze della norma italiana con il diritto comunitario, questa volta è il giudice Rosario Maria Annibale Cupri, che in sette pagine ha smontato la decisione del Questore di Ragusa evidenziando, al contempo, i punti del decreto che rischiano di essere asfaltati davanti alla Corte costituzionale e alla Corte di Giustizia europea.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 10 ottobre 2023
“I provvedimenti dei tribunali di Catania e di Firenze non sono persuasivi”, dice Francesco Munari, docente di Diritto dell’Unione europea all’Università di Genova. “I tempi di trattenimento previsti per i richiedenti asilo appaiono compatibili con quelli delle norme europee”. “Il diritto d’asilo non equivale al diritto di entrare nel territorio di un altro stato e di circolare. Tale diritto comporta un obbligo per gli stati di valutare richieste di protezione internazionale, ma l’ampiezza di questo obbligo è grandemente ridotta quando i richiedenti provengono da un paese terzo sicuro. E tale accertamento spetta al governo, secondo quanto previsto (anche) dal diritto Ue”.
di Domenico Affinito e Milena Gabanelli
Corriere della Sera, 10 ottobre 2023
Saridewi Djamani era una tossicodipendente di 45 anni, nata e cresciuta a Singapore. Venerdì 28 luglio le autorità della città-stato asiatica l’hanno giustiziata perché nascondeva in casa 30 grammi di eroina. È la prima donna portata al patibolo a Singapore negli ultimi 19 anni e, per un giorno, i più importanti quotidiani internazionali sono tornati a occuparsi della pena di morte. Nei primi otto mesi del 2023 sono state “legalmente uccise” 538 persone, secondo le stime di Amnesty International.
di Riccardo Noury*
Il Domani, 10 ottobre 2023
Il 10 ottobre ricorrono due giornate internazionali: quella sulla salute mentale e quella contro la pena di morte. Due argomenti all’apparenza lontani, che possono però essere anche intimamente connessi. Come insegnano gli Stati Uniti. Nel 1992, dopo 14 ricoveri a causa di ripetuti attacchi di schizofrenia paranoide, “su suggerimento di Dio” Scott Panetti cessò di prendere le medicine, si rasò i capelli a zero, indossò una divisa militare e sparò ai suoceri, uccidendoli. Si consegnò alla polizia dicendo di aver agito sotto il controllo di un tale “Sergente Cavallo d’acciaio” e con le “risate del Demonio” nelle orecchie.
di Dacia Maraini
Corriere della Sera, 10 ottobre 2023
L’intelligenza viene spinta a sviluppare strategie di sopravvivenza e per questo si spengono le alleanze e le amicizie fra disuguali. Conosco queste atmosfere in cui l’odio prevale sulla comprensione e la tolleranza. Conosco la paura e il sospetto che nasce ogni volta che si incontra una persona: sarà con noi o contro di noi?
di Antonio Polito
Corriere della Sera, 10 ottobre 2023
Quelle immagini parlano e ci dicono che siamo di fronte a qualcosa di mostruoso: si tratta di odio etnico, la pulsione a eliminare qualcuno per ciò che è, a prescindere da quel che fa. George Orwell, durante la guerra di Spagna, non ci riuscì. Non riuscì ad uccidere il “nemico” che fuggiva davanti a lui senza aver avuto il tempo di vestirsi. “Ero venuto per colpire un fascista, ma un uomo che si regge i pantaloni che stanno per cascargli non è un fascista, è evidentemente un nostro simile, e questo pensiero mi tolse ogni desiderio di sparargli”.
di Luigi Ferrajoli
Il Manifesto, 10 ottobre 2023
Annullare l’asimmetria tra le istituzioni politiche e la criminalità abbassa le prime al livello della seconda. Missili e bombe accrescono l’odio e rafforzano il terrore. La guerra provocata dall’aggressione di Hamas è la conferma di un’ovvietà: la violenza genera solo violenza, l’aggressione violenta e disumana soltanto vendetta e rappresaglia.
di Federico Capurso
La Stampa, 10 ottobre 2023
L’ex ministra degli Esteri: “Hamas è una organizzazione terroristica ma da vecchia amica di Israele dico no all’escalation di Tel Aviv”. La telefonata con Emma Bonino si apre con un messaggio di “auguri”. Il tumore sembra essere scomparso: “Manca solo l’ultima Tac. Come diceva Napolitano, la cosa peggiore della malattia è la noia, a partire dalla noia delle visite mediche”. Ma l’ex ministra degli Esteri non ha mai smesso di occuparsi di politica. E si mostra sicura sulla scelta di campo: “Hamas è un’organizzazione terroristica, lo è da tempo, e io mi considero una vecchia amica di Israele”, dice. La controffensiva ai danni di Hamas “era prevedibile, ce l’aspettavamo tutti”, eppure, nonostante questo, “mi ha sorpreso che l’escalation da parte dell’esercito di Tel Aviv si sia evoluta in questo modo”. Il modo, spiega Bonino, è “il peggiore di tutti”, perché il governo israeliano in queste ore “nega alle popolazioni palestinesi di Gaza l’accesso ad acqua, cibo, elettricità”.
di Guido Caldiron
Il Manifesto, 10 ottobre 2023
Parla lo scrittore israeliano, tra le figure più rilevanti della nuova letteratura del Paese. I suoi romanzi affrontano a vario titolo temi e momenti decisivi della storia israeliana, la sua ultima opera pubblicata in Italia è “Le diciotto frustate”, edito da Giuntina nel 2019. “Nel Paese dominano due sentimenti: chi invoca una reazione dura e altri che sono arrabbiati con Netanyahu e il suo governo che ci ha portati a questo e lo invitano a dimettersi. Le priorità? Ristabilire la sicurezza a Sud, impedire che la guerra si espanda a Nord. Riportare tutti gli ostaggi a casa. E poi la cosa più difficile: cercare una soluzione diversa al conflitto”.
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