di Elena Marisol Brandolini
Il Manifesto, 4 febbraio 2024
L’8 marzo del 2022, la Commissione europea propose una direttiva sulla violenza di genere, per rendere cogente la Convenzione di Istanbul del 2011, che all’articolo 36 si riferisce allo stupro come a un rapporto sessuale realizzato senza consenso, specificando al paragrafo 2 che “il consenso deve essere dato volontariamente, quale libera manifestazione della volontà della persona”. Due anni dopo, la proposta approvata dal parlamento europeo, è stata rimaneggiata dal Consiglio, tanto che la presidenza di turno belga della Ue starebbe lavorando a un nuovo testo per stralciarne gli avanzamenti più importanti che ruotano attorno al concetto del consenso, sia nella definizione del reato di stupro che in quello sulle molestie sessuali sul lavoro. La prossima settimana, quando martedì riprenderà la discussione tra i capi di Stato e di governo riuniti a Bruxelles, potrebbe segnare un arretramento dell’Unione europea in materia di diritti delle donne. Ma le donne italiane non ci stanno e chiedono alla presidente Meloni di respingere la proposta al ribasso della presidenza belga.
di Marinella Salvi
Il Manifesto, 4 febbraio 2024
Il trentenne è ricoverato a Udine con fratture multiple. Il centro è una bomba e le istituzioni lo sanno. L’anno scorso un marocchino ha provato a fuggire, è morto dopo otto mesi di coma. Precipitato sull’asfalto dopo un volo di sei metri dal tetto del Cpr di Gradisca. Venerdì sera è toccato a un tunisino di 34 anni, che probabilmente voleva fuggire, raggiungere con un balzo la recinzione esterna ma ha mancato la presa: fratture multiple e ricovero in gravi condizioni all’ospedale di Udine. I racconti parlano di una sommossa, di letti dati alle fiamme, di decine di migranti sul tetto ma è sempre difficile sapere cosa davvero succede in quel blindatissimo cono d’ombra.
di Lilli Gruber
Corriere della Sera, 4 febbraio 2024
La destra italiana ha accarezzato il pelo della xenofobia di una parte dell’opinione pubblica. “Quando in Italia si parla di tasse e immigrazione poi vince la destra” diceva qualche settimana fa Romano Prodi a Corrado Formigli durante Piazzapulita. Semplice e purtroppo efficace, perché è vero che su questi due temi le destre - non solo in Italia - prosperano alimentando da un lato un certo lassismo fiscale e dall’altro la paura della cosiddetta invasione dei migranti. Intendiamoci, si tratta di due questioni enormi, cruciali per la tenuta del nostro tessuto sociale. L’immigrazione in particolare è un fenomeno così complesso che va affrontato con decisione, governato con lungimiranza e non derubricato in nome di una generica accoglienza senza se e senza ma.
di Francesco Strazzari*
Il Manifesto, 4 febbraio 2024
“Un attacco russo alla Nato è possibile, fra 5 anni, forse 8”. A parlare è il ministro della difesa tedesco, Boris Pistorius. Mosca minaccia sempre più paesi baltici e Moldavia e il capo del comitato militare Nato, Rob Bauer, evoca la necessità di una warfighting transformation dell’Alleanza. Fino a ieri neutrale, il vertice militare svedese invita i cittadini a “prepararsi mentalmente per la guerra”. Il ministro degli esteri lituano dichiara che “non esiste uno scenario in cui l’Ucraina non vince la guerra e le cose finiscono bene per l’Europa”, mentre la leadership polacca, che già destina alla difesa il 4% del proprio Pil, sottolinea come a questo punto nessuno scenario possa essere escluso.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 4 febbraio 2024
Il ministro: “Finché dura il processo in Ungheria non è possibile intervenire. Le nostre carceri sono sovraffollate, limitare la custodia cautelare. Con la riforma sarà un collegio di tre giudici a decidere la detenzione”. Bando all’ipocrisia, ai falsi miti e al politicamente corretto. Questo sembra essere il vero programma del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che vorrebbe stravolgere il sistema. Sul caso Salis, ad esempio, la giovane ammanettata e tenuta al guinzaglio, dice di avere provato “profondo dolore e sorpresa”. Ma aggiunge, malizioso: “Anche se ricordo che anni fa durante la tangentopoli veneta, un mio collega fece sfilare in manette due imputati in piazza San Marco a Venezia, dove avevamo gli uffici di Procura. Protestarono in pochi”.
di Monica Serra
La Stampa, 4 febbraio 2024
Tajani: “I legali chiedano l’applicazione della misura a Budapest”. Domani l’incontro tra il padre e i ministri di Giustizia ed Esteri. Almeno per tre volte, nel corso di quasi un anno in una cella del carcere di Budapest, tra “topi, scarafaggi e cimici nel letto”, i legali di Ilaria Salis hanno chiesto ai giudici ungheresi di concederle gli arresti domiciliari in attesa della sentenza. Una possibilità negata alla maestra brianzola, ex militante anarchica, soprattutto per via del “pericolo di fuga”. Perché in quel Paese, Salis non ha legami familiari e un luogo sicuro dove trascorrere i domiciliari.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 4 febbraio 2024
“Chiediamo garanzie sul rientro in Italia”, dice Pietro Cammalleri. Ha due anni in più di Luca, in cella a Costanza con Filippo Mosca. “Inaccettabile sia tenuto in quelle condizioni. È una violazione della sua dignità”, aggiunge. Luca Cammalleri ha compiuto 30 anni a giugno scorso: dietro le sbarre della terribile prigione di Porta Alba, nella città rumena di Costanza. Era stato incarcerato il mese precedente insieme a Filippo Mosca e un’altra ragazza italiana. Accusato di traffico internazionale e possesso di stupefacenti per una vicenda controversa relativa a 150 grammi di sostanze, è stato condannato in primo grado a otto anni e due mesi durante un processo in cui le difese hanno denunciato gravi irregolarità. “La vita della mia famiglia è distrutta. Ormai vivo e lavoro solo per mio fratello. Non è possibile accettare che sia tenuto in quelle condizioni. Stanno violando la sua dignità”, racconta Pietro, due anni più grande. Lavorava al nord come informatore scientifico farmaceutico, dopo l’inizio dell’incubo si è fatto trasferire nella sua Caltanissetta per poter gestire meglio la difficile situazione.
di Lucia Annunziata
La Stampa, 4 febbraio 2024
Netanyahu pressato da tutte le parti potrebbe alla fine cedere alla tregua. I Paesi arabi puntano ad arrivarci prima che inizi il mese sacro, l’11 marzo. Ultima chance, mentre lo scontro Usa-Iran rischia di degenerare. Gerusalemme Est. Nessun caffè caldo per gli ospiti. Nessun “Marhaba”. Anche la centrale Salah ed Din, Via Saladino, cuore della parte palestinese di Gerusalemme che raccoglie tutto il traffico che viene fin da Nablus, dal profondo della Palestina occupata, e si infila dritta verso Damascus Gate, persino questa strada piena di attività, tappeti, vestiti in mostra, uffici cambio moneta, e persino quel movimento continuo tipico del mondo arabo nel ritrovarsi, aggregarsi e lasciarsi, in strada, sembrano ridotti al minimo. Ecco, “ridotta al minimo” è forse la definizione migliore per raccontare una giornata a Gerusalemme. Ridotta al minimo è la vitalità, o forse la vita, di questo piccolo quadrante della mappa di una città che è il cuore delle religioni mondiali.
di Nello Scavo
Avvenire, 4 febbraio 2024
Reportage da Burka, dove in poche ore è nato un nuovo insediamento di occupazione israeliano. Si contano oltre 290 tra “insediamenti” e “avamposti” illegali di Israele in Palestina. Dalla collina si vede Ramallah. Il fortino della politica palestinese è avvolto dalla nebbia del primo mattino. Non ci sarebbe metafora migliore. Ma è questione di minuti. Dalla colonna di polvere rossastra sbucano le camionette bianche. È il segnale: i ragazzi con i lunghi riccioli saltano giù e mettono in moto la betoniera. Nasce così la colonia ebraica di Burka.
di Davide Damiano*
Il Foglio, 3 febbraio 2024
Di fronte al tredicesimo suicidio in carcere da inizio anno, è impossibile restare in silenzio. Nel paese oggi si fa strada un manicheismo che non sa o non vuole vedere la realtà. “Non fatemi vedere i vostri palazzi ma le vostre carceri, poiché è da esse che si misura il grado di civiltà di una nazione”. Suicidi, pestaggi, sovraffollamento, condizioni igieniche disastrose: che direbbe Voltaire del sistema penitenziario italiano? Solo una persistente indifferenza ci salva dalle domande che la cronaca, con regolarità, ci ripropone: come trattiamo chi ha compiuto degli errori? Come li aiutiamo a prendere coscienza del danno che hanno recato a loro stessi e alla società? Cosa possiamo fare per questi “ultimi”, oltre a infliggere loro una giusta pena, che possa aprire la strada a un percorso di recupero?
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