anconatoday.it, 3 febbraio 2024
Donati a Tenda di Abramo e Unità di Strada. Un quintale di verdura per aiutare chi ha più bisogno. Cassette di finocchi a chilometro zero, il frutto del lavoro dei detenuti che partecipano all’orto sociale del carcere di Barcaglione, sono state consegnate questa mattina al Comune di Falconara che le ha immediatamente girate alla Tenda di Abramo e all’Unità di Strada - Ri.Bo. Dopo la consegna di giorni scorsi al Mercato Dorico di Ancona un nuovo segno tangibile di solidarietà nei confronti del territorio e della comunità. “La Fattoria Barcaglione - spiega Mattia Ciavattini, responsabile regionale di Campagna Amica - fa parte della rete degli agrimercati di Coldiretti e spesso è presente anche al mercato del giovedì di Falconara. Già da anni effettua queste donazioni: i prodotti dell’orto vengono suddivisi tra chi lavora mentre le eccedenze vengono destinate a progetti sociali. Un modo, per i detenuti, di restituire alla società qualcosa di concreto e ricostruirsi un percorso di socialità”. Alla consegna era presenta l’assessore ai Servizi Sociali del Comune di Falconara, Ilenia Orologio.
asl3nuoro.it, 3 febbraio 2024
“Il metaverso è una dimensione tecnologica che, a differenza di quanto si tenda a pensare, travalicherà il mondo dei giochi e dell’intrattenimento, generando profonde trasformazioni anche nel settore dell’assistenza sanitaria”. L’azienda ha dimostrato di avere una sensibilità spiccata e una predilezione per le innovazioni tecnologiche, come testimoniano il sistema di telemedicina e teleassistenza aziendale, ormai decollati con i primi incoraggianti risultati, ecco perché, nei giorni scorsi, il Direttore Generale dell’ASL 3 ha presentato un progetto sul Metaverso in un luogo insolito, dove persone che sperimentano limitazioni nella libertà e vita quotidiana potrebbero avere un deciso miglioramento nell’assistenza medico-sanitaria. Stiamo parlando della Casa di reclusione di Mamone, dove un direttore altrettanto sensibile, quale Vincenzo Lamonaca, non ha avuto difficoltà a sposare senza indugio la proposta dell’ASL di Nuoro, con il sostegno del Provveditore regionale, Antonio Galati.
di Emanuele Alecci*
Corriere della Sera, 3 febbraio 2024
La competizione è stata lanciata nel 2013 dal Centro Europeo del Volontariato di Bruxelles. Trento è la seconda città a vincere dopo Padova 2020. Ha ricevuto inoltre da Cosenza il testimone di Capitale italiana del volontariato. Non è comune sedersi attorno ad un tavolo per discutere. Ma quando si riesce a condividere progetti e sogni tutto cambia. Ed è proprio questo che ho vissuto insieme al Csv di Padova, al sindaco Sergio Giordani e all’assessora Cristina Piva nei tre anni in cui ho presieduto il Comitato per la candidatura di Padova a Capitale Europea del Volontariato 2020. Sono stati tre anni di iniziative, progetti e proposte di formazione. Oggi siamo felici di festeggiare il ritorno di questo titolo nel nostro Paese. Trento, Capitale Europea del Volontariato 2024, è una notizia straordinaria e una grande opportunità. È un’occasione unica per rilanciare l’incredibile energia civile che rappresenta il volontariato italiano, con una storia di conquiste e testimonianze che lo hanno trasformato in un movimento maturo e irrinunciabile.
di Gerardo Villanacci
Corriere della Sera, 3 febbraio 2024
Oltre alla carenza di risorse necessarie per vivere, c’è anche l’impossibilità di fruire di beni o servizi che dovrebbero essere per tutti. Tra le numerose e complesse problematiche del nostro tempo, quella della povertà assume un ruolo centrale poiché rappresenta il punto di collegamento tra il disagio post pandemico, la certezza di una incertezza futura e la fluidità delle scelte che soprattutto nell’ultimo decennio ha espresso la propria forza dirompente nella politica o per meglio dire nella incoerenza del voto. La difficoltà principale non riguarda l’accertamento della povertà, che peraltro è sempre esistita salvo accentuarsi a partire dalla nascita della società industriale fino a giungere alla ormai strutturata e insostenibile situazione dei nostri giorni, bensì la sua complessità dimensionale che, ai fini del suo contrasto, oggi più che in passato impone un’analisi storicamente contestualizzata dal punto di vista culturale, economico e sociale. In primo luogo è necessario prendere atto della ormai universalmente riconosciuta distinzione tra povertà assoluta e relativa.
di Maurizio Turco e Irene Testa*
Il Dubbio, 3 febbraio 2024
La vicenda di Ilaria Salis rende chiare e visibili la debolezza dell’Unione europea e del Consiglio d’Europa con la sua Corte europea dei diritti dell’Uomo e il suo Comitato per la prevenzione della tortura, nonché dei mass media. Che i detenuti per particolari reati fossero accompagnati in aula con piedi incatenati, ammanettati e condotti con un guinzaglio è questione denunciata almeno dal 2013 dal Comitato per la prevenzione della tortura, con richiesta di evitare questa lugubre esposizione pubblica. Nulla di nuovo se non prendere atto che chi avrebbe dovuto, alla fine, non ha potuto: è quanto accade a tutti gli organismi intergovernativi. È questione che va superata non perché vi è una italiana coinvolta ma perché non è consono ai trattati europei, dell’Unione e del Consiglio d’Europa.
di Ilaria Donatio
thewatcherpost.it, 3 febbraio 2024
Sono 2.058, secondo la Farnesina, i detenuti italiani all’estero: 2.058 nostri concittadini accusati di aver violato la legge - spesso non ancora condannati in via definitiva - e per questo privati della libertà, tenuti in condizioni disumane nelle carceri di “paesi sovrani” dell’Unione. Di quasi tutte queste vicende ignoriamo le storie perché non ve n’è traccia alcuna sulla stampa mainstream. Una traccia importante, invece, l’ha lasciata il video pubblicato lo scorso 29 gennaio e che ha mostrato le condizioni disumane in cui è tenuta Ilaria Salis, l’insegnante di scuola elementare di Monza, da un anno nelle carceri ungheresi, con l’accusa di lesioni aggravate nei confronti di alcuni manifestanti di estrema destra (lei si è dichiarata non colpevole, rinunciando al patteggiamento di 11 anni e andando a rischiarne più di 20).
di Valentina Stella
Il Dubbio, 3 febbraio 2024
“La nostra Onlus si occupa dal 2008 dei connazionali reclusi oltre confine e li aiuta a rientrare in Italia. Spesso il clamore ostacola la diplomazia”. Quante Ilaria Salis, ossia quanti connazionali si trovano reclusi all’estero e in quali condizioni? Lo chiediamo all’avvocata Francesca Carnicelli, legale della Onlus “Prigionieri del silenzio”, che dal 2008 si occupa della tutela dei diritti umani degli italiani prigionieri oltre confine.
di Giuliano Foschini
La Repubblica, 3 febbraio 2024
I penitenziari dell’Ungheria sono nel mirino di Ue e Ong. “Così Orbán mostra il pugno duro”. La maestra prigioniera dove c’era la Gestapo. Fa freddo e le celle sono mal riscaldate. Fuori da un palazzo con le mattonelle rosse che porta i segni della storia (era la sede della Gestapo) e del tempo (“non avvicinarsi, pericolo crollo di intonaco”), sventola una bandiera azzurra dell’Unione europea tutta strappata. Forse è un segno. Questo è il carcere dove da poco meno di un anno è rinchiusa Ilaria Salis, l’attivista italiana arrestata a febbraio del 2022 con l’accusa di aver picchiato alcuni neonazisti arrivati in città per celebrare il “Giorno dell’onore”, la ricorrenza in ricordo della morte dei soldati dell’Asse nel 1945 per mano dell’Armata rossa, diventata negli ultimi tempi l’occasione per radunare migliaia di nazisti e fascisti da tutta Europa. Qui dentro hanno messo le manette ai piedi e ai polsi di Ilaria. Da qui l’hanno trascinata al guinzaglio in udienza, come fosse un animale. Qui l’hanno costretta a indossare “abiti sporchi e puzzolenti”, a dormire con le “cimici nel letto”.
di Alessia Candito
La Repubblica, 3 febbraio 2024
“Rispetto a Filippo Mosca, stiamo compiendo accertamenti sul caso”. Come già fatto per Ilaria Salis, la maestra 38enne detenuta in condizioni inumane e degradanti in Ungheria, il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale si muove anche per il 29enne nisseno finito in carcere in Romania. Sul suo caso, filtra dall’ufficio, si sta approfondendo, poi si potrà procedere all’avvio di interlocuzioni e interrogazioni formali con le autorità del Paese come già fatto per Ilaria Salis.
di Ornella Favero*
La Repubblica, 2 febbraio 2024
Il contributo della direttrice di Ristretti Orizzonti e presidente della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia dopo la sentenza della Consulta sul diritto all’affettività dei detenuti. Vogliamo iniziare una riflessione sulla situazione nelle carceri - scrive la direttrice di Ristretti Orizzonti e presidente della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia - a partire dalla sentenza della Corte Costituzionale 10/2024, che apre orizzonti nuovi, dichiarando l’illegittimità costituzionale dell’art. 18 dell’Ordinamento penitenziario “nella parte in cui non prevede che la persona detenuta possa essere ammessa, nei termini di cui in motivazione, a svolgere i colloqui con il coniuge, la parte dell’unione civile o la persona con lei stabilmente convivente, senza il controllo a vista del personale di custodia”.
- Le carceri in Ungheria e le nostre. La dignità calpestata
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