di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 2 febbraio 2024
“Neanche un giorno di galera”: polemiche e proteste per la pena inflitta a Matteo Di Pietro, condannato per l’omicidio di un bimbo di cinque anni travolto da un suv a Casal Palocco. Sono gli stessi, quelli che lamentano il sovraffollamento delle carceri ma poi vorrebbero sbatterne in galera uno in più, quel tal Matteo Di Pietro, youtuber ventenne che, nel lanciare come un bolide impazzito a 120 chilometri l’ora un Suv Lamborghini per una ripresa video adrenalinica, aveva travolto una Smart, ucciso un bambino di cinque anni e mandato in ospedale la mamma e la sorellina. “Neanche un giorno di galera”, protestano giornali di destra e di sinistra.
di Andreina Baccaro
Corriere della Sera, 2 febbraio 2024
Le motivazioni della condanna a Franco Cioni di 6 anni e 2 mesi che uccise con un cuscino la moglie malata terminale. Concesse le attenuanti generiche e l’attenuante dei motivi morali e sociali. Uccise la moglie ma il suo fu il gesto disperato di un marito che non poteva più veder soffrire la donna con cui aveva trascorso tutta la vita e per i giudici non può essere tralasciato “il contesto”, né “l’altruismo” che Franco Cioni, 74 anni, aveva dimostrato nell’accudire la moglie dal principio dell’insorgere della sua malattia degenerativa.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 2 febbraio 2024
In carcere ingiustamente per quattro mesi un 35enne del Bangladesh. “Solo” quattro giorni di reclusione per un cinese scambiato per un suo omonimo. Dovrebbe essere la massima garanzia teorica contro errori di identificazione e false generalità: il “Cui-Codice univoco identificativo”, stringa alfanumerica assegnata dai reparti scientifici delle forze dell’ordine al fotosegnalamento e alle impronte digitali di uno straniero, e da lì in poi “vangelo” per gli uffici giudiziari che vi si basano per i vari provvedimenti.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 2 febbraio 2024
Il 30enne che si è suicidato nel carcere di Montorio a dicembre soffriva di disturbi psichici e che aveva già tentato di togliersi la vita più di una volta. Si è impiccato nella cella di isolamento del carcere di Montorio, nonostante gli mancassero tre mesi alla libertà. Parliamo del suicidio di Oussama Sadek avvenuto l’8 dicembre scorso, che forse poteva essere evitato e solleva interrogativi sulla responsabilità. Tramite l’avvocato Vito Daniele Cimiotta, i familiari del ragazzo trentenne di origini marocchine hanno presentato un esposto presso la procura di Verona. Nel frattempo, se ne è aggiunto un altro, presentato da Sandra Berardi, presidente dell’associazione Yairaiha. Il quadro che emerge è disarmante.
di Filippo Fiorini
La Stampa, 2 febbraio 2024
Parla la mamma del ragazzo 25enne che si è suicidato in carcere ad Ancona. Contro il direttore della Casa circondariale di Monteacuto, Ancona. Poi, contro gli agenti penitenziari di un istituto a cui manca il 30% del personale. Ma anche contro il tutore legale di un ragazzo giudicato non autosufficiente per problemi psichiatrici. Inoltre, contro il cappellano di questo stesso penitenziario, il più sovraffollato d’Italia, così come contro i due medici che hanno firmato l’uno le dimissioni dall’ospedale di Matteo Concetti, dove era arrivato per un tentato suicidio e, l’altro, l’autorizzazione a metterlo in cella d’isolamento al suo ritorno dietro le sbarre (la sua pena finiva ad agosto). In aggiunta, contro il giudice che ha condannato questo 25enne per rapina e piccoli fatti droga, nonché contro i vari avvocati che nel corso del tempo lo hanno assistito. Su, verso l’alto nella gerarchia, arrivando al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e finanche alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni: Roberta Faraglia è arrabbiata con tutti.
di Massimo Massenzio
Corriere di Torino, 2 febbraio 2024
Associazioni e avvocati in visita alle Vallette, oggi un convegno: “Rispettare i diritti umani”. “La soluzione non è più la repressione, il controllo sociale o il castigo, ma riportare la legittimità in questo “non-luogo”. Lo scrivono le detenute della casa circondariale Lorusso Cutugno in una lettera aperta in cui chiedono il rispetto dei diritti di tutti reclusi.
di Giuseppe Fin
ildolomiti.it, 2 febbraio 2024
Al carcere di Trento è allarme sovraffollamento e manca personale. All’interno di alcune celle sarebbero stati tolti, dall’antibagno, alcuni piani di acciaio ancorato al pavimento ad uso cucinino per recuperare spazio. “Semplicemente, un’operazione indecente”, ha affermato in capogruppo Pd in Consiglio provinciale, Andrea de Bertolini. La prossima settimana in Consiglio provinciale ci sarà la nomina del nuovo Garante dei detenuti.
di Pietro Mecarozzi
La Nazione, 2 febbraio 2024
Cimici, infiltrazioni, celle inabitabili: le condizioni del penitenziario sono al centro delle polemiche. La direttrice Tuoni: “La struttura è a un punto di non ritorno, non possiamo più andare avanti così”. Quadri colorati, arte che ritrae (scolpiti) momenti di gioia, e legno dalle sfumature calde che ricorre nella mobilia. L’ufficio di Antonella Tuoni, direttore del carcere di Sollicciano, è una bolla estranea all’ammasso di cemento e ferro che ci si trova di fronte una volta arrivati a metà di via Girolamo Minervini. Tutt’intorno le bellezze di Firenze hanno lasciato spazio ad architettura di periferia, che sembra cresciuta a immagine e somiglianza dell’istituto penitenziario. Sollicciano è luogo di confine, per due città (Scandicci e Firenze), ma anche per chi ci è recluso.
di Andrea Cittadini
giornaledibrescia.it, 2 febbraio 2024
Sedici di Verziano e due di Canton Mombello, meno del 4% della popolazione carceraria bresciana. La presidente del tribunale di Sorveglianza: “Ci vuole un cambio culturale”. Oggi è un lusso per pochi. Diciotto per l’esattezza. Sono infatti 16 i detenuti di Verziano e due di Canton Mombello che oggi possono usufruire del lavoro esterno, su una popolazione carceraria di quasi 500 persone. Parliamo di una percentuale troppo bassa, che non arriva al 4%. “L’articolo 21 è uno dei primi passaggi verso il reintegro in società. È una misura che va incentivata” commenta la presidente del tribunale di Sorveglianza di Brescia Monica Cali. Che ammette: “Ci vuole un cambio culturale sull’esecuzione penale in Italia”.
redattoresociale.it, 2 febbraio 2024
Recuperare i giovani detenuti grazie a un percorso di socializzazione in grado di offrire concrete opportunità occupazionali. È l’obiettivo del progetto “Nisida in Rete”, l’iniziativa socio-formativa realizzata nell’istituto penitenziario minorile dall’associazione “Salvatore Nigrelli”, in collaborazione con l’azienda Pama. Un gruppo di ragazzi ristretti ha così potuto partecipare a un corso di specializzazione per tecnici delle telecomunicazioni, tra le figure attualmente più ricercate sul mercato del lavoro. L’iniziativa è stata presentata all’interno dell’Istituto penale minorile di Nisida, con la cerimonia di consegna dei diplomi ai partecipanti e il saluto del direttore Gianluca Guida. Oltre ai rappresentanti dell’associazione, hanno portato la loro testimonianza Samuele Ciambriello (garante dei detenuti della Campania), il magistrato Catello Maresca, l’ingegnere Apostolos Paipais (ex presidente della VIII Municipalità) e Valentina Esposito di Pama Srl, la società che ha gratuitamente offerto i corsi. A moderare gli interventi, il giornalista Gianni Molinari.
- Civitavecchia (Rm). Nordio: “La cultura, un itinerario verso la libertà intellettuale”
- Milano. Al carcere di Opera discussioni su “Delitto e Castigo” di Dostoevskij
- Ungheria. Ilaria Salis, un braccialetto per evitare la fuga: ecco su che cosa si tratta per il rientro
- Ungheria. Il caso Salis e la lezione di Gianni Letta e Valentino Parlato
- Ungheria. Luigi Manconi: “Anche l’Italia vìola i diritti, ma Salis va difesa”









