di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 1 febbraio 2024
Non poteva non cogliere la palla al balzo, Matteo Salvini, della vicenda che vede coinvolta Ilaria Salis, per aprire un altro fronte in maggioranza, sperando di portare a casa un dividendo politico ai danni di Fratelli d’Italia. È sotto gli occhi di tutti la difficoltà della premier Meloni a gestire l’amico e alleato politico Orban (in trattativa per entrare nell’Ecr, partito dei Conservatori europei guidato dalla stessa Meloni) per l’ennesimo affaire che lo rende incompatibile con l’appartenenza all’Ue. Un imbarazzo che decisamente non riguarda il Capitano: intercettato dai giornalisti (guarda caso a Bruxelles), il leader della Lega ha detto la sua senza risparmiarsi, riguardo alla prolungata detenzione in Ungheria dell’attivista antifascista italiana e delle immagini che l’hanno vista condotta in un’aula di tribunale praticamente incatenata.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 1 febbraio 2024
Il caso. “Ha assaltato un gazebo nel 2017”, ma in realtà è stata assolta. Salvini: “Non credo possa fare la maestra”. Schlein: “Ipocrita”. Non basta la detenzione in un carcere terrificante. Non bastano nemmeno le catene e il guinzaglio con cui è stata portata in carcere. Per Ilaria Salis c’è anche la pena accessoria della macchina del fango della Lega, che ha scagliato contro la 39enne maestra elementare un’accusa clamorosamente falsa. Tutto è cominciato nella mattinata di ieri, con una nota in cui il Carroccio: “Il 18 febbraio 2017, a Monza, un gazebo della Lega veniva assaltato da decine di violenti dei centri sociali, e le due ragazze presenti attaccate con insulti e sputi da un nutrito gruppo di facinorosi. Per quei fatti Ilaria Salis è finita a processo, riconosciuta dalle militanti della Lega”. Finita a processo sì, ma assoluta pure. Lo spiega bene il suo avvocato, Eugenio Losco. “Ilaria è stata assolta per non aver commesso il fatto e non è stata affatto individuata dalle due militanti della Lega ma solo individuata come partecipante al corteo che si svolgeva quel giorno a Monza da un video prodotto in atti - ha detto -. Il giudice nella sentenza ha specificato che risulta aver partecipato solo al corteo senza in alcun modo aver partecipato all’azione delittuosa di altre persone né di aver in qualche modo incoraggiato o supportato altri a farlo”.
di Simone Canettieri
Il Foglio, 1 febbraio 2024
Il leader della Lega attacca, Meloni abbozza ma la pensa come lui. Sono il poliziotto buono e quello cattivo del “caso Salis”. Giorgia Meloni e Matteo Salvini, gratta gratta, la pensano quasi alla stessa maniera sulla ragazza italiana comparsa in ceppi - mani, piedi e guinzaglio - in un’aula del tribunale di Budapest. Ce l’hanno con la sinistra che se la prende con Orbán. Certo, il leader della Lega, in versione l’Ispettore Matteo, tira fuori cartucce dal Viminale (fasulle). Dice che la 39enne non può tornare a fare la maestra e la dipinge come facinorosa accusandola di aver assaltato nel 2017 un gazebo della Lega (falso). Questione di stile e propaganda, perché intanto Meloni è stata costretta a muoversi presso “l’amico Viktor” sotto la spinta dell’opinione pubblica. Tuttavia premier e vice, che qui a Bruxelles sembrano darsi il cambio, sono abbastanza compatti sulla vicenda. Parlano a elettorati simili. E ci sono le europee, no?
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 1 febbraio 2024
Il caso Ilaria Salis. Intervista all’ex giudice della Corte europea dei diritti umani: “Il modo di presentare l’imputata è una messa in scena per il pubblico. Oltre all’umiliazione e all’offesa alla dignità c’è violazione della presunzione di innocenza”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 1 febbraio 2024
Il caso di Ilaria Salis, l’antifascista italiana rinchiusa da quasi un anno nel carcere di massima sicurezza di Budapest e portata nell’aula di tribunale in catene, apre lo spazio per una riflessione più ampia su come la presentazione pubblica degli imputati incida sulla formazione del giudizio collettivo da parte della giuria popolare o persino dei giudici togati.
di Cataldo Intrieri
linkiesta.it, 1 febbraio 2024
Il pastore assolto dopo trentadue anni di condanna all’ergastolo deve la sua libertà a un buon avvocato, altrimenti sarebbe ancora ingiustamente in carcere. Mentre la revisione del processo a Olindo e Rosa è stata sponsorizzata da un programma che fa un uso disinvolto di scoop veri o presunti. L’incredibile vicenda del pastore Beniamino Zuncheddu, assolto dopo trentadue anni di condanna all’ergastolo, deve scuotere la coscienza civile del Paese sulla terribile condizione nelle carceri italiane - in cui migliaia di detenuti sono abbandonati al proprio destino come in una grande discarica umana.
di Enrico Sbriglia*
Il Dubbio, 1 febbraio 2024
Mentre continuavo a pensare al caso “Zuncheddu”, riponendo una scatola aperta contenente dei libri, sullo scaffale di una delle tante librerie che, come mute sentinelle, vegliano la mia casa, ho scorto un libro di qualche anno fa, prematuramente ingiallito (Pacini Editore, 2016), “Lettere a Francesca”, di Enzo Tortora. Sono quelle che Enzo, da detenuto innocente, scrisse alla compagna, Francesca Scopelliti. Il libro mi era stato donato da un amico che non c’è più, l’Avv. Sen. Antonino Caruso, già Presidente della Commissione Giustizia, il quale, in quella veste, sostenne convintamente, divenendo per me una sorta di nume tutelare, la proposta di legge sulla dirigenza penitenziaria, nominata “Meduri”, dal nome di un altro senatore, primo firmatario della stessa.
di Simona Musco
Il Dubbio, 1 febbraio 2024
La procuratrice generale di Milano: “È importante che i pm raccolgano elementi anche a favore dell’imputato, se mi venisse tolta questa possibilità, non so se riuscirei a continuare a fare il mio lavoro”. Quando i colleghi della Corte d’Appello di Roma hanno pronunciato la parola assoluzione non è riuscita a trattenere le lacrime. E anche se si trovava a chilometri di distanza, a Milano, dove guida la procura generale dal 2021, Francesca Nanni ha esultato. È anche merito suo se oggi, a 33 anni di distanza dal suo arresto ingiusto, Beniamino Zuncheddu è un uomo libero. Un uomo che ha pagato per un delitto mai commesso, un uomo la cui vita è stata letteralmente sequestrata dallo Stato. Un uomo che Nanni all’epoca della riapertura del processo procuratore generale di Cagliari - non ha mai incontrato e col quale ha parlato, per la prima volta, solo martedì sera, in videocollegamento su Rai 1. “Non avevo bisogno di incontrarlo - spiega oggi al Dubbio -. L’ho conosciuto attraverso le carte. E so che è un uomo di un rigore morale eccezionale”.
di Monia Sangermano
strettoweb.com, 1 febbraio 2024
Via libera della Cassazione alle videochiamate con Skype per i detenuti al 41 bis. Respinto il ricorso del ministero della Giustizia. Anche i detenuti al 41 bis potranno fare colloqui via Skype. È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con la sentenza 4282/24 del 31 gennaio 2024, ha respinto il ricorso del ministero della giustizia. Ad avviso della prima sezione penale, il detenuto sottoposto a regime differenziato, ai sensi dell’art. 41-bis Ord. pen., può essere autorizzato ad avere colloqui visivi con i familiari, in situazioni di impossibilità o, comunque, di gravissima difficoltà ad effettuare i colloqui in presenza - mediante forme di comunicazione audiovisiva controllabili a distanza, secondo modalità esecutive idonee ad assicurare il rispetto delle cautele imposte dal citato art. 41-bis.
di Irene Famà
La Stampa, 1 febbraio 2024
Parla la madre di Andrea Pagani: “L’ultima sua lettera prima di Natale”. “Ha ucciso suo padre, mio marito, mi ha strappato alla sua compagnia. Ma una madre non abbandona un figlio. Andrea ora è morto e non so nemmeno di cosa. Anche lui merita giustizia”. Maddalena Carrara ha un cuore così grande da lasciare spiazzati. Vedova per mano del figlio, ora si batte perché venga fatta chiarezza sulla sua morte. Andrea Pagani, 47 anni, è stato trovato senza vita in carcere a Ivrea. Gli avevano diagnosticato un’influenza, curato con Tachipirina e Brufen.
- Milano. La psicologa di Alessia Pifferi: “Umiliata senza motivo. Non lavorerò più in carcere”
- Milano. L’Osservatorio carcere-territorio: preoccupazione per l’indagine sulle due psicologhe
- Trento. “Il volontario Piergiorgio Bortolotti allontanato dal carcere, subito un incontro con la direzione”
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- Bologna. Una lettura per la libertà: il circolo che porta i libri ai detenuti della Dozza









