di Laura Badaracchi
Avvenire, 31 gennaio 2024
Un laboratorio sartoriale carcerario che confeziona borse, portafogli, coperte, sciarpe, presine, grembiuli e anche - l’unico in Italia - il classico saio francescano. Succede da alcuni mesi nella casa di reclusione Forte Urbano a Castelfranco Emilia grazie alla cooperativa sociale “Giorni Nuovi” di Modena, fondata nel 2015 da alcuni volontari.
di Giulia D’Agnolo Vallan
Il Manifesto, 31 gennaio 2024
Al Sundance - concluso domenica scorsa - il regista americano ha presentato il folgorante “Hometown Prison”. Il film di Linklater non è ambientato nella Germania nazista ma nel Texas contemporaneo, a Huntsville, la cittadina dove il regista è cresciuto, il fulcro del sistema industriale carcerario che alimenta una buona parte della cassa statale, e la sede di sette prigioni, tra cui quella in cui si effettuano il maggior numero di esecuzioni made in Usa. Linklater, che è cresciuto guardando i muri di mattoni rossi di quella prigione, torna a casa ed esplora ciò che passa, e non, tra l’interno e l’esterno di quei muri, scavando nelle implicazioni economiche, umane e morali della coesistenza tra “la normalità” e l’omicidio di stato.
di Mauro Magatti
Corriere della Sera, 31 gennaio 2024
Pluralismo, educazione e innovazione istituzionale giocano un ruolo decisivo. I segnali che indicano il generale riorientamento del clima psicosociale contemporaneo sono numerosi e, purtroppo, convergenti. L’elenco è impressionante: il fondamentalismo ha contagiato tutte le grandi matrici religiose, arrivando a giustificare la violenza e il sostegno del terrorismo; il razzismo e l’antisemitismo riemergono e risuonano persino nel cuore delle società più avanzate, a partire da quella americana e tedesca; l’odio sociale circola abbondantemente nei social, alimentando risentimento e hate speech; in sistemi politici molto diversi sono al potere “uomini forti”, cinici disincantati che non hanno remore nel calpestare le leggi e il diritto internazionale; infine, la moltiplicazione dei focolai di guerra rischia di saldarsi in un unico grande conflitto globale con a tema la riscrittura dell’ordine mondiale.
di Emanuele Bonini
La Stampa, 31 gennaio 2024
Commissione e Corte di giustizia ribadiscono la centralità dei minori non accompagnati e il ricorso limitato ai centri. L’Italia e il governo Meloni sotto la lente d’ingrandimento di Bruxelles per le nuove regole in materia di gestione dei richiedenti asilo minorenni. La Commissione europea, rileva la commissaria per gli Affari interni, Ylva Johansson, “sta analizzando” le disposizioni contenute nel decreto legge Immigrazione e sicurezza del 5 ottobre 2023. L’esecutivo comunitario non è voluto entrare nel merito, nel rispetto del processo legislativo di uno Stato membro, e ha atteso l’esaurimento dell’iter di approvazione. Le nuove regole, entrate in vigore il 5 dicembre 2023, ora sono ora al vaglio per quanto riguarda il trattamento dei minori.
di Marco Bresolin
La Stampa, 31 gennaio 2024
Un rapporto dell’agenzia Ue rivela: quando fu avvistata l’imbarcazione due ufficiali italiani erano con noi e non rilevarono alcun pericolo. Il monitoraggio spettava a Roma. Senza risposta l’offerta di un aereo per sostenere le attività di soccorso. Il rimpallo di competenze tra l’Italia e Frontex per il naufragio di Cutro, che nella notte tra il 25 e il 26 febbraio di un anno fa costò la vita ad almeno 94 migranti, si arricchisce di nuovi importanti elementi che sollevano ulteriori dubbi sulla condotta delle autorità italiane.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 31 gennaio 2024
Ma per la Procura è illegittima la “disapplicazione” del decreto da parte della giudice. Il “caso Apostolico” - dal nome della giudice catanese Iolanda Apostolico che per prima disapplicò il cosiddetto “decreto Cutro” sul trattenimento dei richiedenti asilo provenienti da Paesi considerati sicuri, ritenuto in contrasto con la normativa europea - approda nell’aula delle Sezioni unite civili della Corte di cassazione con un piccolo colpo di scena. La Procura generale sostiene che la decisione del tribunale di Catania è sbagliata e che le procedure di trattenimento si svolsero legittimamente, ma chiede di investire la Corte di giustizia europea: devono essere i giudici di Lussemburgo a stabilire se la “garanzia finanziaria” da quasi 5.000 euro prevista come alternativa al trattenimento è conforme o meno al diritto comunitario.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 31 gennaio 2024
Lo ha chiarito la Corte Ue, sentenza nella causa C-560/20, affermando che ha diritto al permesso anche la sorella non autosufficiente. Il raggiungimento della maggiore età nel corso della procedura di ricongiungimento familiare, da parte di un “rifugiato minore non accompagnato”, non osta all’ingresso dei genitori nell’Unione europea. Lo ha chiarito la Corte Ue con la sentenza nella causa C-560/20 (Landeshauptmann von Wien) aggiungendo che nel caso specifico deve essere concesso anche un permesso di ingresso e di soggiorno alla sorella maggiorenne del rifugiato non autosufficiente. Inoltre, tale diritto non può essere subordinato alla disponibilità di un alloggio, di un’assicurazione contro le malattie oppure a risorse sufficienti per loro e per la sorella.
di Luigi Manconi
La Repubblica, 31 gennaio 2024
Perché si è sopportato questo scempio per quasi un anno? C’è una ragione generale. E poi ce n’è una particolare. Come in un cupo dipinto medievale o nelle tavole di un allievo di Caravaggio o nella Ronda dei carcerati di Van Gogh, ecco la figura di Ilaria Salis in ceppi: è ammanettata mani e piedi e le catene che la legano sono agganciate a un cinturone impugnato da una guardia carceraria come un degradante guinzaglio. Sorride a testa alta, ma appare esausta. E se questa ostensione del corpo di Salis, dei suoi polsi e delle sue caviglie, non fosse l’involontaria documentazione di un dispotismo di regime, bensì un vero e proprio messaggio inviato all’Europa e all’Italia?
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 31 gennaio 2024
Tajani: “Si rispettino i diritti, ma Orban non c’entra”. Lollobrigida: “Non ho visto le immagini”. Lega e Forza Italia, assieme alle opposizioni, chiedono al governo di riferire in Aula sul caso di Ilaria Salis, italiana detenuta da quasi un anno in Ungheria e che lunedì è stata portata in udienza con mani e piedi ammanettati e tenuta con una catena da un’agente penitenziaria.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 31 gennaio 2024
Il senso di Viktor per lo Stato di diritto: da anni Budapest applica un’agenda illiberale, dall’attacco alla separazione dei poteri alle bordate contro gli organi di informazione. Da quando Viktor Orban e la sua Fidesz sono saliti al potere nel 2010, l’Ungheria ha subito una decisa svolta populista che ha dato la spinta a iniziative ultraconservatrici e di attacco sistematico a diversi diritti fondamentali. È lo stesso Orban che con grande fierezza respinge l’idea di democrazia liberale modello dell’Ue, definendo “illiberalismo” il suo credo politico. Per il Parlamento europeo, che da anni tiene Budapest sotto osservazione, si tratta di un “ibrido di autocrazia elettorale” come sottolineato anche dall’Ocse per la quale le elezioni in Ungheria sarebbero “libere ma distorte”.
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