di Simona Musco
Il Dubbio, 1 febbraio 2024
La drammatica lettera di una delle due professioniste indagate insieme all’avvocata per la perizia sulla madre accusata di aver ucciso la sua bimba di 18 mesi. “Ho lavorato ricoprendo vari ruoli nelle carceri della Lombardia per quasi 30 anni. Ho dato la mia vita per quel posto. Ora quello che mi sta accadendo lo vivo con angoscia e stupore allo stesso tempo. Sono affranta e basita. Sono riusciti a spaventarmi e umiliarmi per motivi che fatico a comprendere”.
Ristretti Orizzonti, 1 febbraio 2024
La segreteria dell’Osservatorio carcere-territorio di Milano mostra grande preoccupazione rispetto ai fatti recenti verificatisi a margine di un processo penale pendente in corte d’Assise a Milano. È stata aperta un’indagine nei confronti di due operatrici sanitarie che lavorano in carcere ritenendo inidonei e non pertinenti gli interventi posti in essere, condivisi e trasmessi all’Autorità giudiziaria. Un intervento così diretto sul merito dell’assistenza psicologica e clinica realizzata all’interno delle carceri e prevista dall’ordinamento penitenziario rischia di paralizzare un sistema già in perenne affanno per la scarsità di risorse, di spaventare operatori che quotidianamente e in piena coscienza svolgono un lavoro previsto dalla legge e di calpestare i diritti dei detenuti a ricevere questi interventi.
La segreteria dell’Osservatorio carcere di Milano
Corriere del Trentino, 1 febbraio 2024
Le Acli non ci stanno. “Apprendiamo con sconcerto e profondo rammarico - scrive il presidente Luca Oliver - la notizia del mancato rinnovo dell’autorizzazione ad entrare nel carcere comunicata a Piergiorgio Bortolotti, infaticabile promotore di iniziative in favore dell’integrazione dei più deboli e membro del consiglio provinciale delle Acli”. A nome di “tutto il movimento aclista”, Oliver presenta “una civile protesta nei confronti di una decisione che penalizza ingiustamente il lavoro di una persona che per oltre dieci anni ha lavorato in carcere a fianco dei detenuti, nel pieno rispetto delle autorità preposte alla sorveglianza e dei responsabili della struttura, operano in modo trasparente e costruttivo al fine di creare le migliori condizioni di vivibilità, formazione e ravvedimento all’interno dell’istituzione e per facilitare la piena integrazione di queste persone al rientro nella società”.
di Massimo Selleri
Il Resto del Carlino, 1 febbraio 2024
“Fare impresa in Dozza” è un’azienda metalmeccanica e fattura 300mila euro all’anno. Passare dalla cultura dell’espediente a quella del lavoro mantenendo quelli che sono i canoni tipici di una qualsiasi azienda. È la sfida che sta vincendo “Fare impresa in Dozza”, l’impresa sociale che a maggio compirà 12 anni e che è nata all’interno della Casa circondariale di Bologna. Il progetto è stato avviato nel 2012 da G.D., IMA, e Marchesini Group e a questi tre colossi della Packaging Valley nel 2019 si è unita anche Faac, la multinazionale leader nella produzione di cancelli automatici. Al fianco di queste realtà imprenditoriali ha giocato, e gioca tuttora, un ruolo fondamentale anche la Fondazione Aldini Valeriani che si occupa di formazione professionale a tutto tondo.
circolocubounibo.it, 1 febbraio 2024
Il libro è una finestra di libertà: tanto più se chi lo legge è costretto fra le mura di un carcere. Le porte della casa circondariale ‘Dozza’ di Bologna si aprono per lasciare entrare altri giovani lettori, ma anche gli stessi scrittori e oratori illustri come il latinista ed ex rettore Unibo prof. Ivano Dionigi, il quale ha parlato del “De rerum natura” di Lucrezio. Il Circolo dei lettori della Dozza nasce cinque anni fa dalla collaborazione fra la struttura penitenziaria, l’università e la biblioteca Sala Borsa, altro luogo dove si svolgono gli incontri.
di Silvia Stilli*
Corriere della Sera, 1 febbraio 2024
All’indomani della Conferenza Italia-Africa, l’analisi di Aoi: i Governi mondiali immaginano l’Africa come un grande bacino per estrarre materie prime in cambio di una cooperazione basata sui trasferimenti di competenze tecnologiche che il popolo africano non è in rado di valorizzare.
di Rachele Callegari
Avvenire, 1 febbraio 2024
Democrazia contro dittatura, alla fine usano lo stesso sistema di punizione: il capestro. Ma a Teheran 60 donne del carcere di Evin, di fronte all’ennesima esecuzione, si ribellano e rifiutano il cibo. Da un lato l’Alabama, l’Occidente, la democrazia. Dall’altro l’Iran, il Medio Oriente, la Repubblica islamica. Due apparenti antitesi che la scorsa settimana si sono rese protagoniste di un medesimo episodio, l’esecuzione della condanna a morte di un detenuto.
di Luigi Daniele*
Il Manifesto, 1 febbraio 2024
Poche ore dopo le misure ordinate dalla Corte dell’Aja, i governi occidentali tagliano i fondi all’Unrwa, annullando di fatto le richieste del tribunale e violando essi stessi la Convenzione contro il genocidio: sarebbero in posizione di autonome violazioni dei propri doveri imperativi di prevenzione. Gaza continua a essere un campo di morte. Distese di macerie e corpi si estendono per chilometri nei luoghi in cui sorgevano le già immiserite città dell’enclave sotto assedio. Diecimila i bambini uccisi in tre mesi, settemila le donne. Sessantacinquemila feriti, moltissimi dei quali nei primi anni di vita. Due milioni di persone in lotta quotidiana per la sopravvivenza, ammassati in tendopoli, immersi nel fango, senza alcun servizio essenziale, con un sistema sanitario quasi integralmente distrutto da seicento attacchi a strutture mediche protette, secondo l’Oms.
di Letizia Tortello
La Stampa, 1 febbraio 2024
L’ex giudice del Ruanda, Silvana Arbia, dopo l’apertura del procedimento per le accuse di genocidio: “Se è uno Stato di diritto, lo dimostri. La Convenzione su questo crimine è nata proprio dopo la Shoah”. “Israele è uno Stato di diritto: bene, lo dimostri”. La Corte di Giustizia dell’Aia ha emesso un’ordinanza che avrà anche scontentato le parti in guerra (i palestinesi si aspettavano il cessate il fuoco, Gerusalemme parla di sentenza “antisemita”), ma ha un’importanza giuridica internazionale che dovrebbe produrre un effetto a farfalla. Quel che sembra un battito d’ali, potrebbe diventare uno tsunami. A spiegarla così è la giudice Silvana Arbia, ex procuratrice internazionale dei crimini del Ruanda ed ex cancelliera della Corte penale internazionale (Cpi) dell’Aia.
di Federico Rampini
Corriere della Sera, 1 febbraio 2024
“Datemi l’autorità per farlo, e chiudo la frontiera subito”. Questa non è una promessa di Donald Trump in campagna elettorale. Sono parole di Joe Biden, è lui ad averle pronunciate in un comizio. Amici e avversari concordano in questa constatazione: ormai Biden ha fatto un dietrofront totale sull’immigrazione, fino al punto di abbracciare la linea di Trump. Aveva cominciato alla chetichella, riprendendo la costruzione del Muro al confine del Messico. Ma fino a pochi giorni fa Biden si allineava su Trump quasi di nascosto, senza ammetterlo apertamente, per paura di scatenare una rivolta nell’ala sinistra del suo partito. Con l’ultima dichiarazione è cessata anche quella finzione. Dietro questo voltafaccia c’è il duro confronto con la realtà. La politica permissiva che Biden annunciò all’inizio del suo mandato ha avuto effetti disastrosi, attirando un flusso crescente di clandestini, con ripercussioni gravi in molti campi: dall’ordine pubblico al senso di sicurezza dei cittadini, fino allo sconquasso provocato nelle finanze di quegli enti locali (vedi le città di New York e Chicago) dove il costo dei migranti si fa sentire in modo estremo. A parlare di disastro non sono più solo i repubblicani ma anche i sindaci democratici, e la stessa stampa progressista favorevole all’immigrazione. Un giornale allineato al partito democratico come il New York Times intitola in prima pagina su “Crisi alla frontiera”. Nel sottotitolo evoca l’impossibilità di mantenere “la promessa di rovesciare le politiche di Trump”.
- Stati Uniti. Fentanyl, allarme consumo alle stelle per la “droga degli zombie”
- Suicidi in carcere, a Imperia il 13esimo dall’inizio dell’anno
- “I suicidi in cella un’emergenza assoluta: Nordio ora intervenga”
- Carcere, i colloqui intimi ora sono un diritto
- Il Garante Ciambrello: togliere diritto alla libertà, non alla dignità









