di Alessandro Grimaldi
La Stampa, 31 gennaio 2024
La denuncia delle Ong: dal sovraffollamento deriva anche il problema della violenza, difficile da far affiorare. Un ragazzo ungherese, arrestato per crimini legati alla tossicodipendenza, ancora in attesa di giudizio, cade dal letto in carcere. Si rompe il femore. Dovrebbe essere operato d’urgenza ma viene trasferito in ospedale solo 12 ore dopo la caduta. Ha una gamba più corta dell’altra, ma quando si risveglia sul letto di ospedale ha comunque un piede ammanettato al letto. La giurisdizione europea vorrebbe che in questi casi i famigliari stretti vengano avvisati appena possibile, ma la famiglia viene informata solo dopo 24 ore.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 31 gennaio 2024
Sbattuto dapprima in una cella invasa da topi e zeppa di escrementi anche sui materassi, vecchi e maleodoranti, poi trasferito in una di circa 35 metri quadri dove alloggiano 24 detenuti, in condizioni igienico-sanitarie immonde, con un buco per terra per fare i bisogni, sporco e nauseabondo, e con la possibilità di lavarsi una volta alla settimana. Come se non bastasse, i riscaldamenti non funzionano mentre fuori ci sono temperature che in inverno raggiungono i 10 gradi sottozero. Parliamo di Filippo M., un giovane italiano recluso nell’istituto penitenziario di Porta Alba di Costanza in Romania. Uno dei peggiori istituti penitenziari di Europa.
di Marina Catucci
Il Manifesto, 31 gennaio 2024
Un rapporto dell’Fbi, il primo di questo genere, ha rivelato che le scuole sono il terzo luogo dove avvengono più crimini d’odio negli Stati Uniti. Si parla di scuole che vanno dalla materna alle università, quindi il termine “crimine” va inteso con le giuste cautele, visto che coinvolge anche bambini di pochi anni, forse sarebbe più corretto parlare di una commistione di “azioni” o “episodi” e di crimini veri e propri, ma non per questo il dato è meno preoccupante. Leggendo il rapporto si vede che tra il 2018 e il 2022 l’agenzia ha rilevato più di 4.000 episodi d’odio nelle scuole, di cui oltre il 60% riguardano il ciclo che va dalla materna fino alle superiori, università escluse.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 30 gennaio 2024
L’ultimo caso nell’istituto di Imperia, dove un uomo si è impiccato nella sua cella. Bernardini e Giachetti in sciopero della fame. Il sistema carcerario italiano si trova di fronte a una grave emergenza, evidenziata non solo dal sovraffollamento, ma anche dall’incremento recente dei suicidi tra i detenuti. Sotto l’ombra lugubre delle mura di cemento, un’altra tragedia si è consumata nel sistema penitenziario italiano: un uomo sessantaseienne, in attesa di giudizio per tentato femminicidio, ha trovato la sua fine per impiccagione nella sua cella del carcere di Imperia. Siamo quindi alla tredicesima vita che si auto-annichilisce nel mese di gennaio, un dato che pone l’Italia di fronte a una crisi carceraria senza precedenti.
di Giuliano Foschini
La Repubblica, 30 gennaio 2024
L’ultimo si è tolto la vita domenica a Imperia. Tredici morti nel primo mese è il doppio del 2022 quando si raggiunse il record di 84 vittime. Detenuti e agenti stavolta uniti nella critica al ministro Nordio che ha parlato di “una malattia ineliminabile”. Leggetela così: “Dall’inizio dell’anno, in 28 giorni, 13 persone sotto la responsabilità di una famiglia, sono morte. Suicidate”. Verrebbe giù tutto. Le telecamere si assieperebbero fuori da quella casa, non si parlerebbe d’altro, si racconterebbero dettagli sui carnefici e sulle vittime. E invece: 13 persone dall’inizio dell’anno sono morte sotto la responsabilità dello Stato. In carcere. Eppure la cosa sembra interessare a pochissimi.
di Thomas Usan
La Stampa, 30 gennaio 2024
Tredici detenuti si sono tolti la vita dall’inizio dell’anno. E dal primo gennaio al 30 novembre 2023 sono state ben 1.612 le aggressioni ai danni di agenti di polizia penitenziaria. Quello di oggi, a Imperia, è stato il tredicesimo suicidio in carcere dall’inizio del 2024. Una strage, che conta quasi una vittima ogni due giorni. I casi sono raddoppiati rispetto a un anno fa, quando i suicidi nei penitenziari, a gennaio, erano fermi quasi alla metà: sette.
di Carlo Di Gennaro
veneziatoday.it, 30 gennaio 2024
Di Giacomo (Osapp): “Si confermano gravi problematiche, prima fra tutte il sovraffollamento”. Con il dato aggiornato delle ultime ore, in Italia da inizio anno si registra un totale di 13 suicidi all’interno delle carceri. Alcuni istituti preoccupano particolarmente: al Montorio di Verona - su cui di recente si è soffermata l’attenzione mediatica perché tra i detenuti c’è Filippo Turetta, reo confesso dell’omicidio di Giulia Cecchettin - si sono suicidati quattro reclusi negli ultimi due mesi, altri due hanno tentato di farlo. A Venezia il periodo più critico in questo senso è stata l’estate del 2023: tra giugno e luglio si sono tolti la vita il tunisino Bassem Degachi, il romeno Alexandru Ianosi e il brasiliano Alexandre Santos De Freitas, morto per avere ingerito tappi di bottiglia e palline da calcetto. Più di recente, l’8 gennaio, un 27enne di Chioggia si è suicidato nel carcere di Padova.
di Andrea Pugiotto
L’Unità, 30 gennaio 2024
Dice la Consulta: la progressiva affermazione del diritto all’affettività carceraria altro non è che “una tappa importante del percorso di inveramento del volto costituzionale della pena. L’ordinamento penitenziario non ne parla. Il codice penale non la contempla. Nessun giudice l’ha mai irrogata. Eppure - benché priva di base legale - la deprivazione della sfera affettivo-sessuale è una punizione accessoria regolarmente inflitta a detenuti e detenute, senza eccezione alcuna: presunti innocenti o rei condannati.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 30 gennaio 2024
Si apre finalmente la possibilità di garantire una vita sessuale alle persone detenute, a oggi da sempre negata nelle carceri italiane, a differenza di quanto accade in altri paesi europei. La Corte Costituzionale ha infatti reso nota la sua storica risposta al magistrato di sorveglianza del tribunale di Spoleto Fabio Gianfilippi - in un procedimento nel quale l’associazione Antigone aveva partecipato con un proprio atto di intervento - che la interrogava sul fatto se non fosse in contraddizione con i principi della Costituzione italiana la norma dell’ordinamento penitenziario che impone il controllo visivo del personale di custodia su tutti gli incontri che la persona detenuta effettua con i propri cari.
di Denise Amerini*
collettiva.it, 30 gennaio 2024
La Corte Costituzionale afferma con una sentenza il diritto delle persone ristrette a trascorrere ore in intimità con il coniuge senza il controllo audiovisivo. È di pochi giorni fa la sentenza 10/2024 della Corte Costituzionale, con la quale si dichiara l’illegittimità dell’articolo 18 dell’ordinamento penitenziario, laddove “non prevede che la persona detenuta possa essere ammessa a svolgere i colloqui con il coniuge, la parte dell’unione civile o la persona con lei stabilmente convivente, senza il controllo a vista del personale di custodia”.
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