di Ilaria Dioguardi
vita.it, 29 gennaio 2024
La Corte costituzionale ha dichiarato illegittima la norma dell’ordinamento penitenziario che nega gli incontri senza controllo visivo tra i detenuti e i partner. L’avvocato Brucale: “È un passo in qualche misura rivoluzionario, che disegna una strada da percorrere, ancora lunga, ancora difficile”. La sentenza della Corte costituzionale, n.10 del 2024 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art.18 dell’ordinamento penitenziario nella parte in cui non permette di avere colloqui “con il coniuge, la parte dell’unione civile o la persona con lei stabilmente convivente, senza il controllo a vista del personale di custodia”. “È un passo di estrema importanza nella direzione della necessità di riconoscere al carcere un volto umano e alla persona detenuta la possibilità di accedere, pur privata della libertà, alla piena estrinsecazione della propria personalità”, commenta Maria Brucale, avvocato, componente del Direttivo dell’associazione Nessuno tocchi Caino.
di Alessandro Bergonzoni
La Repubblica, 29 gennaio 2024
Nel “decreto sicurezza” c’è una norma che considera reato nelle carceri anche forme di protesta non violenta. Mentre è permesso e legale restare indifferenti di fronte alle ingiustizie. Uccidere è possibile lecito quasi nemmeno più tanto celato, normale e costante, nelle carceri di tutto il mondo, e quindi anche nel nostro stato democratico. Ma “fare il morto”, cioè fingersi tale come estrema antica e gandhiana forma di resistenza passiva pacifica, è diventato reato, contro la legge (leggesi per repressione aumentata attivamente).
di Franco Giubilei
La Stampa, 29 gennaio 2024
Sono 30 mila, in 20 anni, le persone finite in galera senza colpe. Quasi un miliardo le spese per lo Stato. Gli anni di libertà rubati dalla giustizia italiana costano cari per le spese di risarcimento che lo Stato è chiamato a rifondere, due milioni e 460 mila euro all’anno, ma non hanno prezzo per le persone che subiscono la detenzione essendo innocenti. I numeri danno la dimensione di un fenomeno che in vent’anni, fra il ‘91 e il 2021, ha colpito 30 mila persone nel nostro Paese: significa che in media ogni anno 961 cittadini finiscono dietro le sbarre senza avere alcuna responsabilità dei delitti che vengono loro attribuiti. Nel lasso di tempo interessato, lo Stato ha sborsato quasi un miliardo di euro, 932.937.000 per l’esattezza. Nel solo 2022, 539 persone sono state incarcerate innocenti, per una cifra di 27 milioni 378 mila euro per indennizzi liquidati.
di Tommaso Fregatti
La Stampa, 29 gennaio 2024
Michele Lastella, colonnello dell’Arma oggi alla guida del reparto operativo di Genova, ha fatto riaprire il caso: “Oggi vorrei stringergli la mano”. “Quando riaprimmo il caso trovammo che sulla scena del crimine c’era una seconda arma. Lo capimmo da un bossolo calibro 20 profondamente diverso dal 12 utilizzato per il triplice delitto. A quel punto ci siamo detti che a compiere la strage del Sinnai poteva essere stato solo un killer professionista o una “sorta di rambo”. Michele Lastella è un colonnello dei carabinieri attualmente alla guida del reparto operativo dell’Arma di Genova ma più che altro è l’ufficiale che ha coordinato la squadra speciale creata dalla procura di Cagliari per indagare sulla riapertura dell’inchiesta della strage del Sinnai, tre pastori uccisi l’8 gennaio del 1991 all’interno di un ovile. Un eccidio per cui per 33 anni è stato in carcere un innocente: il pastore Beniamino Zuncheddu, oggi 59enne, che venerdì la Corte di appello di Roma ha assolto in maniera definitiva. Lastella, in gran segreto, nel 2019 ha iniziato a lavorare con i suoi uomini - sei militari del nucleo investigativo di Cagliari - proprio con l’obiettivo di capire se Beniamino Zuncheddu - tradito dal super testimone Luigi Pinna scampato alla strage - potesse essere davvero il killer”.
di Gian Domenico Caiazza
Il Riformista, 29 gennaio 2024
Intorno al tema - cruciale in una società civile - delle intercettazioni di conversazioni private, il dibattito e la polemica hanno da tempo preso una piega ben lontana dalle reali criticità democratiche di questo strumento investigativo. Il tema della pubblicazione dei contenuti è certamente un tema sensibile e di grande rilevanza, ma non è il solo e nemmeno il principale. Prima di discutere se, come ed entro quali limiti vietarne la pubblicazione, sarebbe indispensabile informare la pubblica opinione delle norme che regolano la potestà dello Stato di intercettare i cittadini.
di Daniele Negri
Il Riformista, 29 gennaio 2024
Inviolabile. Ovvero, passibile delle più vaste, agevoli, penetranti e prolungate intrusioni. Potremmo racchiudere in questo paradosso la sonora smentita che la realtà delle intercettazioni ha dato, nei decenni, alle alte pretese della Costituzione repubblicana quanto a tutela della sfera comunicativa riservata (art. 15). Riecheggiano flebili da lontananze perdute, del resto, le parole di schietta impronta liberale con le quali la Corte europea dei diritti dell’uomo, ragionando sul doveroso rispetto della vita privata da parte delle pubbliche autorità, poteva ancora qualificare l’ascolto clandestino dei dialoghi al telefono come ingerenza “indesiderabile” e di norma “illegittima” in una società democratica (caso Malone c. Regno Unito, 1984): insomma, un’eccezione da evitare, mal tollerata dallo Stato di diritto; praticabile con diffidenza, solo se strettamente necessaria.
di Leonardo Filippi
Il Riformista, 29 gennaio 2024
Il bel Paese è anche il Paese delle intercettazioni. Infatti, l’impiego di questo insidioso ed invasivo metodo di indagine in Italia è stato progressivamente ampliato, aumentando di anno in anno i casi nei quali è ammesso. Basta leggere gli artt. 266 e 266-bis c.p.p. per rendersi conto che il numero dei reati che consentono l’intercettazione è stato progressivamente esteso. Ma l’armamentario intercettativo non si ferma alle intercettazioni disposte al fine di consentire la prosecuzione delle indagini. Infatti, esistono anche le intercettazioni che, pur avendo la finalità di agevolare le ricerche del latitante, la giurisprudenza ritiene però utilizzabili anche come prove del reato. Senza considerare le intercettazioni preventive, che hanno una funzione di pubblica sicurezza, cioè mirano alla prevenzione dei reati. Da qualche anno, ha fatto ingresso nelle indagini il virus trojan e, prima ancora che ci fosse una legge ad ammetterlo, le Sezioni unite della Corte di cassazione l’hanno legittimato, in spregio alla riserva di legge ex art. 15 Cost. Si ammette persino l’intercettazione all’estero quando l’attività di captazione avviene con la tecnica dell’instradamento su ponti telefonici italiani utilizzati per la fatturazione, fingendo così che l’intercettazione si sia svolta in Italia e che pertanto non richieda alcuna cooperazione internazionale. L’ultima frontiera dell’invasività investigativa riguarda l’intercettazione dei criptofonini.
La Repubblica, 29 gennaio 2024
I dati inediti: nel 36% dei casi erano presenti durante l’uccisione della mamma. Marco Rossi Doria: “Così diventano orfani due volte. La responsabilità di star loro accanto e non lasciarli soli”. Non ci sono stime ufficiali su quanti siano gli orfani delle vittime di femminicidio in Italia. Con i Bambini, nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile ha avviato “A braccia aperte”, la prima iniziativa di sistema in loro favore e a supporto delle famiglie affidatarie. In gergo vengono definiti “orfani speciali” perché la perdita di uno dei genitori è avvenuta per mano di un coniuge. Ma sono doppiamente orfani, perché la perdita della madre per mano del padre significa anche che l’altro genitore non ha più contatti con il figlio o la figlia e questi, divenuti maggiorenni e consapevoli dell’accaduto, quasi sempre non vogliono più vederli.
di Stefano Lorenzetto
Corriere della Sera, 29 gennaio 2024
Sono nove i Tribunali coinvolti sul territorio piemontese e coprono un bacino di utenza composto da circa 500 comuni e 650 mila abitanti. E ancora: 6 mila i contatti registrati dalla nascita, 3 mila e 500 i cittadini “aiutati”, 4 mila e 350 i servizi offerti (di questi, il 40 per cento riguarda il deposito di atti giudiziari e il 60 per cento indicazioni tecniche e altre richieste).
di Sarah Martinenghi
La Repubblica, 29 gennaio 2024
I magistrati: troppi problemi con il nuovo programma ministeriale “App”. Arnaldi di Balme (Anm): “Sistema ancora in costruzione, rinviato di un anno il passaggio al processo telematico”. Attesa da anni, la rivoluzione telematica nel settore penale è sbarcata in procura. I pm e i gip da qualche settimana sono alle prese con il programma ministeriale “App”, che al momento li vede lavorare in digitale solo nelle richieste e nei provvedimenti di archiviazione. E non sono mancati intoppi, bug, dubbi e difficoltà, illustrati anche all’inaugurazione dell’anno giudiziario. Se in civile infatti i fascicoli cartacei sono ormai un ricordo del passato, nel settore dei reati tutto funziona ancora tra cartelline colorate e faldoni. Ma l’obiettivo di sveltire le pratiche grazie a App è ancora un orizzonte lontano.
- Calabria. Disagio mentale e autori di reato, solo due strutture
- Imperia. Detenuto si impicca in carcere, indagini in corso
- Verona. Manifestazione davanti a Montorio contro i suicidi in carcere
- Santa Maria Capua Vetere (Ce). Detenuto di 59 anni muore per infarto nel carcere militare
- Brescia. Il carcere scoppia: i detenuti sono quasi il doppio della capienza









