di Liana Milella
La Repubblica, 28 gennaio 2024
Anno giudiziario, le toghe contro Nordio. L’allarme del sovraffollamento nelle carceri e dei suicidi. Nuovo no a cancellare l’abuso d’ufficio e a punire i magistrati che interpretano la legge. Il procuratore Nicola Gratteri da Napoli: “Non servono riforme spot”. Il presidente della Corte d’Appello di Milano Giuseppe Ondei: “Non si possono punire i giudici che interpretano la legge”. E quindi quelli che hanno dato i domiciliari al russo Uss messi invece sotto inchiesta disciplinare dal Guardasigilli Carlo Nordio. E ancora Ondei: “Nonostante tutto, i giudici respingano le pressioni e rendano giustizia”. E da Roma il suo omologo Giuseppe Meliadò: “Il nodo della giustizia? A Roma molti reati e pochi giudici”. E ancora da Milano ecco la denuncia di “carceri indecorose”.
di Vincenzo Zeno Zencovich
Il Riformista, 28 gennaio 2024
Contro il disegno di legge n. 969 (legge attuativa della direttiva UE 2016/343) si sono scagliati gli Ordini dei Giornalisti qualificando il testo come ‘legge bavaglio’ che lede il diritto dei cittadini ad essere informati, in particolare nel campo dell’attività giudiziaria”. La Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) addirittura ha promosso un appello al Presidente della Repubblica perché non firmi la legge di delega in quanto si tratta di “un provvedimento autoritario gravissimo che non solo colpisce e limita il lavoro dei giornalisti, ma soprattutto il diritto dei cittadini di essere informati e rende più indifese le stesse persone private della libertà. Di conseguenza dal momento dell’arresto fino al processo, all’opinione pubblica per mesi sarà negato il diritto di essere informata su temi importanti come la lotta alla corruzione e la lotta alla mafia. A questo si aggiunge anche il recente provvedimento che limita l’utilizzo e rende incomprensibili le intercettazioni in quanto verranno oscurati con omissis i nomi delle persone non indagate.” Dunque “un provvedimento liberticida”. Difficile dire se tali prese di posizione siano frutto di malafede o di ignoranza. In ogni caso, denotano il provincialismo di chi non ha mai preso in mano un giornale straniero e cercato di comprendere se in altri paesi i provvedimenti di arresto (e le eventuali intercettazioni) possono essere pubblicate.
di Daniela Padoan
La Stampa, 28 gennaio 2024
Non ci assolve parlare ora della sua liberazione, tutti lo abbiamo dimenticato. Il suo caso è un errore che si perpetua, eppure sarebbe bastato ascoltarlo. Non è facile guardare in viso un uomo che ha conservato un sorriso dolce, timido, dopo trentatré anni di carcere per un reato mai commesso. Era un pastore, Beniamino Zuncheddu, non aveva ancora compiuto ventisette anni quando le porte della Casa circondariale di Badu’e Carros si sono chiuse dietro di lui con la terribile eco delle parole “fine pena mai”. Per più della metà della sua vita ha vissuto spostato di cella in cella, in differenti carceri sardi, senza poter usufruire degli istituti premiali previsti dalla legge, avendo sempre rifiutato di dichiararsi colpevole di un reato che non aveva commesso.
di Corrado Zunino
La Repubblica, 28 gennaio 2024
“Vorrei tornare a lavorare con le bestie, ma il carcere mi ha fatto ammalare”. L’uomo in una conferenza stampa convocata dai radicali il giorno dopo la sua assoluzione in corte d’Appello: “Neppure oggi ho capito perché lo hanno fatto. Sono libero, ma devo pensare alla salute e a riposare la mente”. C’è la grande foto a muro con Marco Pannella che abbraccia il Dalai Lama e, sotto, seduto, Beniamino Zuncheddu, gli occhiali tenuti in punta sul naso adunco. Sussurra: “In questi 33 anni mi è mancato tutto, il mondo è andato avanti per conto suo, senza di me. Non riesco a spiegare, adesso, che cosa è stata questa prigionia a cui mi hanno costretto senza che avessi fatto nulla. Ho bisogno di riposo, riposo mentale, per capire. Lo troverò a casa di mia sorella Augusta”.
di Giusi Fasano
Corriere della Sera, 28 gennaio 2024
“Le mie frasi hanno smosso la coscienza di chi lo accusava. Dopo la sentenza ho pianto”. Il pastore sardo, dopo 33 anni di carcere, è stato assolto per non aver commesso il fatto. Francesca Nanni era Pg a Cagliari, oggi è a Milano. “Non le nascondo che ho pianto. Quando si fa un lavoro come il mio si finisce per costruirsi addosso una specie di corazza di fronte alla sofferenza altrui. Però non sempre funziona”. In questi due giorni non ha funzionato. Francesca Nanni si è commossa ogni volta che ha sentito parlare di lui, di quel pastore sardo che nemmeno conosce. Oggi è la procuratrice generale della Corte d’appello di Milano, ma nel 2019 aveva lo stesso incarico a Cagliari e fu lei a firmare la richiesta di revisione per Beniamino Zuncheddu . Fu lei a credere, studiare, collegare fatti, indagare. Insomma: fu lei a trovare la chiave che poi avrebbe aperto la cella di quell’uomo in carcere da innocente.
di Elena Marmugi
La Nazione, 28 gennaio 2024
Giuseppe Gulotta, di Certaldo, condannato all’ergastolo ha scontato 22 anni di carcere senza colpe. Un caso che si avvicina molto a quello di Zuncheddu. “Che ho pensato? Sa, in questi casi non c’è neanche bisogno di allacciare il cervello, i pensieri viaggiano da soli e portano a ricordi che riaffiorano di giorno in giorno. Più spesso sono incubi”. Giuseppe Gulotta, ex muratore di Certaldo, ventidue anni passati in carcere da innocente, ha tirato un lungo, profondo sospiro di sollievo per Beniamino Zuncheddu.
di Piero Sansonetti
L’Unità, 28 gennaio 2024
Mario Ciancio Sanfilippo, anni 91, non è mafioso e non ho concorso, neanche dall’esterno, con l’attività delle cosche di Catania. Lo ha deciso il tribunale. L’altro ieri sera. Mario Ciancio Sanfilippo, ex direttore della Sicilia, editore, stampatore, per cinque anni capo dell’associazione nazionale degli editori, ha trascorso però sette anni sotto la mannaia della magistratura. Il Pubblico ministero pochi giorni fa ha chiesto che fosse messo in cella e tenuto dietro le sbarre per 12 anni (cioè fino a 103 anni), la sua attività economica è stata pesantemente danneggiata dall’iniziativa della magistratura, la sua vecchiaia è stata distrutta ed è stata rovinata anche la vita e l’attività economica dei suoi figli.
di Tommaso Marvasi
La Discussione, 28 gennaio 2024
Una serie di eventi concomitanti mi fa tornare all’emergenza carceri, uno dei principali problemi del nostro vivere civile, che - si tratta di una mia dichiarata convinta - per il modo, ma sotto alcuni profili anche per il suo stesso essere, ci farà considerare barbari da generazioni future (ardisco: futuro prossimo, non futuro remoto). Il primo di questi fatti è estremamente positivo. Si tratta della Sentenza 26 gennaio 2024, n. 10 della Corte Costituzionale che segna un grande passo avanti dell’adeguamento del sistema carcerario alla Costituzione che, per i più (per fortuna non per qualche più sensibile ed illuminato magistrato, come Fabio Gianfilippi, magistrati di sorveglianza di Spoleto), sembra non riguardare chi sia stato riconosciuto reo.
di Adriano Bonanni
Il Tempo, 28 gennaio 2024
Il fenomeno della malagiustizia è una delle piaghe peggiori del nostro sistema giudiziario. Il sito errorigiudiziari.it che si occupa di questo problema fornisce le cifre con un lavoro fatto sui dati del 2022, gli ultimi a disposizione, spiegando che con il termine malagiustizia si intendono sia sia le vittime di ingiusta custodia sia quelle di errori giudiziari. Le prime sono coloro che subiscono una custodia cautelare in carcere o agli arresti domiciliari, salvo poi venire assolte) le seconde sono coloro che, dopo essere stati condannati con sentenza definitiva, vengono assolti in seguito a un processo di revisione. Unendo le due fattispecie spiegano i due autori della ricerca Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone - dal 1991 al 31 dicembre 2022 i casi sono stati 30.778: in media, poco più di 961 l’anno. Il tutto per una spesa complessiva dello Stato gigantesca, tra indennizzi e risarcimenti veri e propri: 932 milioni 937 mila euro e spiccioli, per una media di poco inferiore ai 29 milioni e 200 mila euro l’anno. Nel solo 2022 ci sono stati ben 547 casi tra ingiuste detenzioni ed errori giudiziari (-25 rispetto all’anno precedente). In notevole crescita, invece, la spesa complessiva per indennizzi e risarcimenti: poco meno di 37 milioni e 330 mila euro, oltre 11 milioni e mezzo in più rispetto al 2021.
di Fulvio Fiano
Corriere della Sera, 28 gennaio 2024
Il presidente della corte d’Appello, Meliadò: “Lazio capitale del crimine organizzato. A Regina Coeli affollamento al 160%”. “Per quantità e qualità dei fenomeni radicati nel territorio di Roma e nei circondari di Latina, Velletri, Cassino e Frosinone, la realtà criminale del Lazio è ormai comparabile a quella delle “capitali storiche” della criminalità organizzata del Paese”, dice il presidente della Corte d’Appello di Roma, Giuseppe Meliadò. Nell’anno trascorso erano 267 i procedimenti avviati contro la criminalità organizzata. Ma gli strumenti per contrastare questo dilagare di organizzazioni criminali, autoctone o “importate” come succursali delle grandi associazioni mafiose, sono insufficienti.
- Verona. Suicidi in carcere, 4 casi in 2 mesi: oggi sit-in davanti al penitenziario
- Torino. Allarme carceri, strapiene e violente. E la giustizia minorile rischia il tilt
- Ancona. “Detenuti psichiatrici, strutture inadeguate”
- Trento. Carcere, de Bertolini: “Un Provveditorato a livello regionale”
- Padova. “Portiamo il lavoro nella Casa circondariale”: l’appello del sottosegretario Ostellari









