di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 5 febbraio 2024
In Italia serve anche una riforma architettonica delle carceri “nell’ottica della riduzione del danno”. L’architetto Cesare Burdese lo sostiene da sempre. Il professionista torinese ha partecipato in passato ai lavori delle commissioni ministeriali che si sono occupate di architettura penitenziaria. “I nostri Istituti penitenziari sono architettonicamente informati secondo logiche securitarie, con soluzioni che sconfinano nell’afflittività, a scapito della funzione rieducativa della pena”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 5 febbraio 2024
L’Italia dovrà adeguarsi alla sentenza della Corte costituzionale sul diritto all’affettività in carcere e garantire momenti di intimità anche dietro le sbarre. La storica sentenza della Corte costituzionale, che riconosce pienamente il diritto all’affettività e alla sessualità dei detenuti, ha indicato il dovere dell’amministrazione penitenziaria di organizzare appositi spazi affinché questo diritto sia esercitato. Mentre la politica è indietro, lo Stato di Diritto - grazie all’intervento della magistratura di sorveglianza e della Consulta - promuove un cambiamento di paradigma dell’esecuzione penale, che inevitabilmente dovrà adeguarsi anche l’architettura carceraria.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 5 febbraio 2024
Non si può essere contro la gogna in Ungheria e a favore in Italia. Non si può essere per le garanzie da noi e per la barbarie a Budapest. Non si può offendere una libertà, diceva Filippo Turati, senza offendere tutte le altre. Ipocrisia, no, grazie. Ci sono buone ragioni per credere che l’attenzione mediatica e politica che si è andata a creare intorno al caso di Ilaria Salis possa aiutare l’attivista italiana, se così si può definire, ad avere un processo che non sia totalmente incompatibile con lo stato di diritto europeo. L’immagine della ragazza di Monza con il guinzaglio, le catene e i ceppi ai polsi ha suscitato emozioni, ha stimolato ragionamenti diversi e ha dimostrato però ancora una volta che il tema delle carceri, dei processi e della giustizia giusta sono questioni che appassionano l’opinione pubblica italiana più per questioni legate alle proprie appartenenze politiche che per questioni legate alla propria aderenza ai valori non negoziabili dello stato di diritto. Per i nemici di Meloni, il caso di Ilaria Salis è diventato rilevante quasi unicamente per via della vicinanza di Viktor Orbán alla destra meloniana. E per gli amici di Orbán, dall’altra parte, il caso Salis è diventato rilevante non tanto per tutto ciò che rappresenta del modo in cui funziona la giustizia in un paese europeo, quanto per tutto ciò che rappresenta per la sinistra il profilo gruppettaro della stessa imputata.
di Valentina Calderone*
lafeltrinelli.it, 5 febbraio 2024
Le immagini di Ilaria Salis condotta in catena nell’aula del tribunale di Budapest, con polsi e caviglie chiusi da ceppi con lucchetti, ci fa pensare a scene che provengono da un’altra epoca, a quei supplizi medievali in cui era prima di tutto il corpo dell’imputato a essere esposto, umiliato e mortificato, per essere mostrato agli altri cittadini con l’idea che la spettacolarizzazione di quelle sofferenze potesse fungere in qualche modo da deterrente. Gogne e impiccagioni, torture e catene, nel corso dei secoli le punizioni si sono evolute, per lo meno in questa parte del mondo, sottraendo sempre più i corpi dei condannati allo sguardo pubblico.
di Eriberto Rosso*
Il Riformista, 5 febbraio 2024
“Sono convinto che né il rito davanti al tribunale, né la gravità del reato, possono giustificare un limite, ed una differenziazione, dell’appello del P.M. rispetto alle sentenze di assoluzione”. Il Prof. Gaetano Pecorella, avvocato penalista, a lungo parlamentare della Repubblica, Past-President Ucpi, è il padre dell’omonima legge sulla inappellabilità delle sentenze di assoluzione, fermata dalla Corte costituzionale nel 2007. Ragionevole dubbio e impossibilità di un secondo grado di giudizio di merito per chi, assolto in primo grado venga poi condannato in appello sono ragioni fondamentali per l’abrogazione dell’appello del P.M.
di Guido Camera
Il Sole 24 Ore, 5 febbraio 2024
Si rafforza la tutela della riservatezza delle comunicazioni tra l’avvocato e il suo assistito. È l’effetto di un emendamento al disegno di legge sulla giustizia penale (atto Senato 8o8), approvato dalla commissione Giustizia di Palazzo Madama, che mira a evitare che gli inquirenti possano ascoltare le conversazioni o comunicazioni, telefoniche, ambientali e telematiche, che intercorrono tra l’avvocato e il proprio assistito.
di Giuseppe Legato
La Stampa, 5 febbraio 2024
Per ogni euro speso lo Stato ne incassa almeno dieci con i sequestri dei beni. I procuratori antimafia contro il tetto alla spesa di Nordio: “Ingerenza politica”. C’è grande confusione sotto il cielo di Roma su uno dei temi più dibattuti del mondo della giustizia: le intercettazioni. Fronte divisivo per eccellenza ancora di più degli altri che pure hanno un peso nell’economia dei rapporti tra l’esecutivo e il mondo delle toghe.
di Grazia Longo
La Stampa, 5 febbraio 2024
La procuratrice dei minori di Palermo Claudia Caramanna: “La nazionalità non c’entra, pesa il disagio sociale. I ragazzi in gruppo commettono reati più gravi e i social amplificano il problema”
di Marilù Musto
Il Mattino, 5 febbraio 2024
Si chiamava Carmine, aveva 58 anni e viveva in due prigioni: la prima, quella della sedia a rotelle. La seconda, fra le sbarre del carcere. Era disabile ed era rinchiuso nel reparto con 30 detenuti “sex offender”, Carmine. Durante la notte fra sabato e domenica si è tolto la vita impiccandosi con una cintura al termosifone della sua cella. Carmine è il quindicesimo detenuto suicida in un mese dall’inizio dell’anno, morto nello stesso giorno di un altro recluso a Montorio di Verona, un cittadino straniero, dimesso da qualche giorno dal reparto psichiatrico: si è impiccato anche lui.
veronasera.it, 5 febbraio 2024
Per il quinto suicidio in tre mesi a Montorio, presidio organizzato da Verona Radicale. Mentre il Comune “proseguirà ancora più incessante il lavoro di sensibilizzazione e approfondimento”. Non è caduto nel silenzio il suicidio in carcere del 38enne ucraino detenuto a Montorio. Il quinto in tre mese nel penitenziario veronese e il 14esimo in Italia da inizio anno, seguito in poco tempo dal 15esimo caso avvenuto a Carinola, in provincia di Caserta, dove a togliersi la vita è stato un 58enne con disabilità.
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