di Enrico Di Croce* e Stefano Naim**
quotidianosanita.it, 7 febbraio 2024
Gentile Direttore, quando si parla - come di recente noi abbiamo fatto - di temi come la non imputabilità per infermità di mente non c’è dubbio, bisogna tener conto della loro complessità. E delle distorsioni che creano le visioni semplificatorie. Un esempio, di drammatica attualità, ce lo offre il tema dei suicidi nei luoghi di detenzione. Pochi giorni fa un autorevole deputato, capogruppo alla Camera dichiara: “Un detenuto, dimesso da pochi giorni dal reparto psichiatrico, ieri ha deciso di impiccarsi. I malati psichici non dovrebbero stare in carcere (…) Andrebbero inseriti in Rems, strutture sanitarie di accoglienza per chi commette reati ma è affetto da disturbi mentali”. A ruota, un’altra deputata afferma che bisogna “togliere dal carcere coloro che non devono starci, perché affetti da malattie psichiatriche, a volte anche gravi”.
di Angiola Petronio
Corriere di Verona, 7 febbraio 2024
Da domani i detenuti di Montorio inizieranno lo “sciopero del carrello”, rifiutando il vitto. Intanto sulla situazione del carcere è scontro politico. La comunicazione arriva dall’associazione Sbarre di Zucchero. “Da giovedì 8 febbraio - è scritto in una nota - i detenuti di tutte le sezioni del carcere di Montorio, a partire dalla quinta sezione, inizieranno lo sciopero del carrello - rifiutando il vitto - come forma di protesta nonviolenta contro le drammatiche condizioni in cui versa il penitenziario scaligero”. Parla di “sovraffollamento, quasi totale assenza di attività lavorative, escalation impressionante di suicidi e tentativi di suicidio, sempre più frequenti tensioni interne tra detenuti stessi” Sbarre di Zucchero. Ed elenca gli ultimi casi, da un incendio in seconda sezione del 30 gennaio alla “furibonda lite in prima sezione di ieri sera (il 5 febbraio, ndr), che ha portato in isolamento 5 ristretti, tensioni aumentate innegabilmente dal regime chiuso delle sezioni”. L’associazione ricorda i 5 suicidi avvenuti da novembre a sabato nella casa circondariale veronese e denuncia che “la disperazione regna sovrana nel non-luogo di Montorio, dove la funzione rieducativa della pena, sancita dalla carta costituzionale è ridotta ad un non-tempo esclusivamente punitivo, senza prospettive per il dopo carcere, un cupo trascorrere di ore, giorni, settimane e mesi, con la speranza di avere il coraggio di restare in vita”.
di Paolo Pandolfini
Il Riformista, 7 febbraio 2024
Ancora un suicidio nel carcere di Verona. Intorno alle ore 20 di sabato scorso, nell’infermeria della casa circondariale della città scaligera si è impiccato un detenuto ucraino di 38 anni che era stato dimesso da qualche giorno dal reparto psichiatrico. È il quinto suicidio in tre mesi in quello che ormai per tutti è il “carcere della morte”.
di Sabrina Vecchi
Il Messaggero, 7 febbraio 2024
Ci sono occasioni di rinascita che a volte hanno il sapore di un panino fragrante. Sta capitando in questi giorni al McDonald’s di Rieti, dove un giovane detenuto a fine pena sta lavorando per rimettere in piedi la sua vita. “Appena sono venuto a conoscenza di questa opportunità mi sono attivato, mi è sembrata una cosa bellissima”, dice il titolare Paolo Orabona, che viene a sapere circa un anno fa del progetto dell’associazione “Seconda Chance”, nato per idea della giornalista Flavia Filippi. Un’idea virtuosa che offre agevolazioni per gli imprenditori, e allo stesso lavoro e dignità per i detenuti, che vengono occupati dentro e fuori dalle carceri.
di Paola Mauti
Il Resto del Carlino, 7 febbraio 2024
Una rete di oltre venti aziende del territorio collaborano con la casa circondariale di Forlì e con l’ente di formazione Techne, d’intesa con oltre 40 soggetti tra istituzioni, enti, associazioni e sindacati. Tra questi, i Comuni di Forlì, Forlimpopoli e Castrocaro, l’Ausl Romagna, l’Inail, l’Ispettorato territoriale del lavoro e l’Ufficio scolastico di Forlì-Cesena e Rimini. Sono sono alcuni dei dati e dei ‘volti’ riguardanti il progetto per il sostegno all’inserimento socio-lavorativo e al rafforzamento dei percorsi di inclusione di persone detenute, nato oltre 18 anni fa. Da allora, sono state tante le iniziative che lo hanno reso operativo, con l’organizzazione di laboratori, percorsi formativi e tirocini.
Il Resto del Carlino, 7 febbraio 2024
Venerdì alle 18 presso la libreria Ubik di Modena (via dei Tintori 22) si terrà la presentazione del volume "No Name. Il carcere negli occhi delle donne", a cura di Caterina Liotti ed edito da Mucchi, pubblicazione che illustra il percorso del progetto ’(Ri)comincio da me. Percorsi di consapevolezza e sostegno da donna a donna per il benessere psicofisico e reintegro lavorativo e sociale delle donne detenute’ realizzato nel 2023 nella sezione femminile della Casa circondariale S. Anna di Modena e promosso da Centro documentazione donna, Casa delle donne contro la violenza, Gruppo Carcere-Città, Csv Terre Estensi, in collaborazione con il Comune di Modena e la Direzione della Casa circondariale Sant’Anna, sostenuto dai fondi dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese.
di Roberta Barbi
vaticannews.va, 7 febbraio 2024
Anniversario importante per l’Opera voluta dalla marchesa Giulia Colbert, dichiarata venerabile dalla Chiesa, che assieme al marito Tancredi Falletti di Barolo si occupò per anni di opere caritative nel capoluogo piemontese, a cominciare dal recupero delle donne in carcere. “Il carcere è una parte negata della città, mi colpisce molto che quando si chiede ai bambini di disegnare come vedono la loro Torino, il carcere sia sempre assente…”. Così monsignor Roberto Repole, arcivescovo di Torino e presidente per il triennio in corso dell’Opera Barolo, spiega la propria idea di celebrare il 160.mo anno dell’istituzione con un ciclo di sei conferenze sul tema carcere, organizzate in collaborazione con il settimanale diocesano “La Voce e il Tempo”, che accompagneranno le attività dell’Opera per tutto il 2024. Per volere della stessa marchesa, infatti, l’Opera è presieduta per un triennio dalla più alta carica civile della città, per il triennio successivo da quella ecclesiale.
varesenews.it, 7 febbraio 2024
Lo spazio in cui sono state esposte accoglie anche un gran cartellone bianco dove i giovani studenti della Scuola media “Anna Frank” hanno incollato i loro pensieri rivolti agli autori. Venerdì 26 gennaio 2024, è stata allestita presso la sala colloqui detenuti/familiari della Casa Circondariale di Varese la mostra, denominata “Arte in libertà”, delle opere di ceramica realizzate da un nutrito gruppo di detenuti all’interno del laboratorio di scultura condotto dallo scultore e maestro di scalpello Ignazio Campagna. Opere che, dopo aver lasciato un’impronta indelebile nella Biblioteca della scuola media “Anna Frank” di Varese, fanno ora ritorno al loro contesto originario, portando con sé non solo la loro bellezza intrinseca, ma anche la forza della creatività e della rinascita.
di Elisa Chiari
Famiglia Cristiana, 7 febbraio 2024
L’ex presidente della Corte costituzionale Giuliano Amato a Palazzo di Giustizia a Milano dopo che il Dap ha negato l’autorizzazione a presentare a San Vittore il libro scritto con Donatella Stasio “Storie di diritti e di democrazia. La Corte costituzionale nella società”. Com’era prevedibile, lo “sconcerto”, per usare una parola di Francesco Maisto Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Milano, ospitato al volo nella presentazione del pomeriggio essendo previsto solo a quella saltata mattino e poco convinto della motivazione relativa a tempi tecnici, è stato espresso da molti presenti: dagli organizzatori di Rete per i diritti a Donatella Stasio, coautrice, che ha scelto di pronunciare l’intervento preparato per i detenuti e previsto per la mattinata saltata.
di Daniela Padoan
La Stampa, 7 febbraio 2024
La presentazione del volume a San Vittore doveva essere il coronamento di un lavoro. Perché, come disse una detenuta di Rebibbia, la Carta è uno scudo che non sapevano di avere. “Questa mattina non siamo riusciti a ringraziare i detenuti del carcere di San Vittore e per questo svolgerò adesso l’intervento che avrei fatto di fronte a loro, come testimonianza di un sentire che non è stato possibile esprimere per ragioni più o meno ufficiali”, ha detto Donatella Stasio, giornalista e già responsabile della comunicazione della Corte costituzionale, parlando nella sala della biblioteca del Palazzo di Giustizia di Milano, dove nel pomeriggio di ieri si è svolta la presentazione del libro Storie di diritti e di democrazia. La Corte costituzionale nella società, scritto con l’ex presidente del Consiglio e presidente emerito della Corte costituzionale Giuliano Amato. Avrebbe dovuto essere la seconda presentazione della giornata. “Avrei detto che il carcere non è altro da noi, nonostante il muro di cinta. Avrei detto che intendiamo proseguire con i detenuti il lavoro di cultura costituzionale e di alfabetizzazione che è fondamentale per sentirci davvero parte della medesima comunità”.
- Perché la polemica sull’evento di Amato a San Vittore è basata sul nulla
- La presentazione del libro di Giuliano Amato e l’incontro mancato con i detenuti
- Volontariato. L’impegno di tanti che non vediamo: “I care”, l’Italia della fiducia
- “Alla radice della crisi ci sono le disuguaglianze. E la situazione può solo peggiorare”
- Migranti. Suicidio nel Cpr di Ponte Galeria: “Il cuore batteva, soccorso dopo un’ora”









