di Pierpaolo La Rosa
Il Tempo, 6 agosto 2023
Il viceministro alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto, ha rilasciato un’intervista a Il Tempo in merito alla riforma del Guardasigilli, Carlo Nordio, ha iniziato il suo percorso in commissione al Senato. Queste le sue parole: “È una riforma che Forza Italia ha da sempre caldeggiato e che parte con il piede giusto. Una riforma frutto di importanti riflessioni che hanno portato a scelte chiare, consapevoli, su cui ovviamente, dopo aver avuto l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri, intendiamo andare fino in fondo. La logica della riforma è molto semplice, illuminata dai principi costituzionali, cerca di dare una risposta ai problemi reali, quotidiani della giustizia, ai cittadini, ai sindaci ed ai dirigenti della Pubblica amministrazione, a chi fa buona politica. È una riforma che cerca di evitare che finiscano nel tritacarne mediatico soggetti estranei al processo, che prova a restituire finalmente all’informazione di garanzia il ruolo di tutela del diritto di difesa e non di marchio color “rosso mediatico” che ti porti appresso praticamente a vita. Una riforma per una giustizia giusta, senza minimamente toccare i poteri della pubblica accusa nell’attività di indagine: da questo punto di vista, ogni illazione va respinta al mittente, e duramente”.
di Iuri Maria Prado
L’Unità, 6 agosto 2023
Politici spiati, quei dati provenienti dal sistema bancario che ha l’obbligo di segnalare le “operazioni sospette” aggravano le responsabilità di chi ha messo insieme quei dossier. Ci sarebbe nuovamente il sigillo antimafia, la patacca buona a giustificare ogni sorta di abuso, sulle operazioni di dossieraggio con cui alcuni pubblici ufficiali avrebbero raccolto dati relativi alle attività di politici e imprenditori, puntualmente finiti sui giornali. Ieri le prime cronache riferivano che gli episodi di divulgazione di quei dati sui mezzi di informazione erano “pochi”: come se dovesse tranquillizzare il fatto che la bava velenosa di un’attività di spionaggio in seno all’amministrazione pubblica, e prodotta da appartenenti alla stessa amministrazione pubblica (non da banditi intrufolati), ha contaminato dopotutto solo in qualche occasione (mica tutti i giorni!) il circuito dell’informazione italiana.
di Simona Musco e Giovanni Maria Jacobazzi
Il Dubbio, 6 agosto 2023
Nell’assurda storia della presunta “centrale di dossieraggio” scovata dai magistrati all’interno degli uffici della Direzione nazionale antimafia sono diverse le domande da porsi. La prima: possibile che un finanziere - di cui non faremo il nome, pure reso noto, in virtù della presunzione di innocenza - potesse, da solo, “collezionare” dati sensibili e informazioni finanziarie di centinaia di persone senza che qualcuno lo indirizzasse? E che fine hanno fatto le informazioni, ben più numerose di quelle finite sui giornali, che invece sono rimaste in un cassetto?
di Valentina Stella
Il Dubbio, 6 agosto 2023
Parla l’avvocato Pasquale Simari: “L’istituto non è più coerente con le coordinate dettate dalla Consulta”. La lettera dell’ex vicesindaca di Rende (provincia di Cosenza), pubblicata ieri sul nostro giornale, nella quale stigmatizzava il fatto che “In Italia c’è un potere assoluto dei prefetti che possono sciogliere Comuni senza alcuna possibilità di confronto”, ci offre la possibilità di interrogarci sul sistema di scioglimento di un ente per infiltrazioni o condizionamenti mafiosi da quando, nel 1991, questo strumento eccezionale di contrasto alla criminalità organizzata è stato introdotto nell’ordinamento giuridico italiano.
di Francesco La Licata
La Stampa, 6 agosto 2023
Gli omicidi del commissario Beppe Montana e del vicequestore Ninni Cassarà. Nel 1985 il sacrificio di due uomini di legge che sono stati inghiottiti dalla “palude”. Il 28 luglio del 1985 era una domenica d’estate e il commissario Beppe Montana, in forza alla sezione investigativa (antimafia) della squadra mobile di Palermo, diretta dal vicequestore Ninni Cassarà, entrava nel suo primo giorno di ferie dopo una lunga e laboriosa guerra ingaggiata con la mafia di Ciaculli, quella più “titolata”, che aveva fatto registrare buoni successi come il ritrovamento dell’arsenale del mandamento governato da don Michele Greco detto “Il Papa” e una serie di catture di buoni latitanti come Nino Vernengo della omonima “famiglia” in quel tempo plenipotenziaria del traffico della droga.
di Gian Carlo Caselli
La Stampa, 6 agosto 2023
Collocare Paolo Borsellino nel proprio Pantheon è cosa buona e giusta. Purché poi si sia coerenti. Non sono tali, invece, certe scelte che il governo e il suo entourage amano inanellare. Il catalogo è ormai nutrito: la surreale discussione su un reato “inesistente”, il concorso esterno in associazione mafiosa; il garbato invito ad allontanarsi dal patrio suolo rivolto (insieme a una batteria di insulti) a un mite campione dell’antimafia come Luigi Ciotti; il masochistico licenziamento dalla Tv di stato di Roberto Saviano e delle sue preziose “lezioni” di legalità e giustizia; lo storno dal Pnrr, malamente giustificato, di 300 milioni destinati alla gestione dei beni confiscati ai mafiosi. E oggi, ecco una nuova voce: la cancellazione tout court per alcuni del reddito di cittadinanza e la sua trasformazione, per altri, in un lungo percorso a ostacoli dall’esito imprevedibile; reddito grazie al quale un consistente numero di poveri a malapena riusciva a campare, mentre ora neppure questo.
di Franco Corleone
L’Espresso, 6 agosto 2023
La Corte conferma la legittimità dei ristori per le vittime dei crimini commessi in Italia dal Terzo Reich. La Corte costituzionale, il 4 luglio scorso, era chiamata a decidere sulla legittimità del Fondo - istituito dal governo Draghi - per il ristoro dei danni subiti dalle vittime dei crimini di guerra e contro l’umanità per la lesione di diritti inviolabili della persona compiuti sul territorio italiano o comunque in danno di cittadini italiani dalle forze del Terzo Reich nel periodo tra il 1° settembre 1939 e l’8 maggio 1945.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 6 agosto 2023
L’intrusività del mezzo che arreca turbamento o molestia al destinatario è dirimente e rende superato il riferimento al telefono. È l’invasività nella sfera privata del destinatario delle plurime comunicazioni, effettuate a fini di disturbo o molestia, a far scattare il reato previsto dall’articolo 660 del Codice penale. E non rileva che esse non siano realizzate con lo strumento del telefono come esplicitamente indica la norma.
di Maurizio Patriciello*
Avvenire, 6 agosto 2023
Una telefonata da un numero sconosciuto. Chi mi cerca è una donna distrutta dal dolore. Uno dei suoi figli è in un carcere. Anni fa si macchiò di un orribile delitto. Ha bisogno di parlare, di sfogarsi, di piangere, di trovare un pizzico di conforto. La ringrazio. Ciò che mi ha donato non è paragonabile a ciò che da me ha potuto ricevere.
di Giuseppe Guastella
Corriere della Sera, 6 agosto 2023
Uno si è suicidato, l’altro ha inalato gas come una droga. La Presidente del Tribunale di Sorveglianza Giovanna Di Rosa: “Serve una rete che intercetti questi soggetti per prevenirne ì comportamenti”.
- Palermo. In carcere a 86 anni e con l’ulcera perforata, la denuncia del Garante dei detenuti
- Treviso. Il nuovo direttore dell’Ipm: “Voglio ridare un futuro ai ragazzi”
- Lucca. Il carcere di San Giorgio ai raggi X: poco personale
- Verona. Diritto allo studio per i detenuti, l’accordo tra Università e Comune
- Locri (Rc). Nel carcere dove si riparano vite. Coi saponi











