di Antonio Ciccia Messina
Italia Oggi, 8 agosto 2023
Bastano sufficienti indizi per i reati di mafia e di terrorismo, sequestri di persona e traffici illeciti di rifiuti. Si allarga così la deroga alla necessità di gravi indizi per autorizzare questi strumenti investigativi. Corsia preferenziale per le intercettazioni. Bastano sufficienti indizi per i reati di mafia e di terrorismo, sequestri di persona e traffici illeciti di rifiuti. Si allarga così la deroga alla necessità di gravi indizi per autorizzare questi strumenti investigativi. La novità è prevista dal decreto-legge approvato ieri dal Consiglio dei ministri, il quale, progetta la realizzazione di infrastrutture digitali centralizzate delle intercettazioni, a regime dal 1° marzo 2025.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 8 agosto 2023
Difendere il circo mediatico o difendere la Costituzione? Ecco perché i giornali che campano col fango sul “dossieraggio” fischiettano. Le riflessioni che i giornali hanno dedicato in questi giorni al caso dei presunti dosseriaggi che sarebbero stati organizzati da un funzionario della Guardia di Finanza per molti anni in servizio alla Procura nazionale antimafia hanno contribuito a illuminare alcune interessanti dinamiche relative alle follie presenti nel circo mediatico-giudiziario. Due in particolare. La prima dinamica gustosa e orripilante coincide con una tesi assai diffusa all’interno di quei giornali abituati da tempo a speculare sugli schizzi di fango.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 8 agosto 2023
Alla grande discrezionalità del ministero si affianca l’estrema angustia del sindacato del giudice amministrativo. Dall’entrata in vigore della norma (D.L. 164/1991) che regola lo scioglimento dei Comuni per infiltrazioni mafiose sono trascorsi trentadue anni durante i quali si sono succeduti diciotto ministri. Come ci spiega l’avvocato Pasquale Simari, che ha stilato una classifica in proposito (vedasi tabella), “il picco si raggiunge nei primi due anni di vigore della norma (1991-1993) con i Ministri Scotti e Mancino, che nel periodo della cosiddetta “mafia stragista” hanno disposto lo scioglimento di ben 73 Comuni”; mentre nel ventennio successivo “è stata mantenuta una media annua di scioglimenti compresa tra un minimo di 3 (nel 1995) e un massimo di 13 (nel 2005). Una improvvisa quanto inspiegabile impennata del numero dei commissariamenti per mafia si è invece registrata nel 2012, a seguito della nomina a Ministro dell’Interno del Prefetto Rosanna Cancellieri, che in neanche 18 mesi ha sciolto ben 37 enti, di cui 17 in Calabria. Dopo la parentesi di Angelino Alfano, con il quale i numeri sono tornati nella media ante Cancellieri, c’è poi stato l’exploit del calabrese Marco Minniti, che ha battuto ogni record con lo scioglimento, in meno di un anno e mezzo, di ben 38 comuni di cui 18 nella sua regione di origine”. Spiega ancora l’esperto: “la media si è di nuovo abbassata con il governo Conte 1, in concomitanza con la presenza al Ministero dell’Interno di Matteo Salvini, che ha commissariato 19 comuni in 15 mesi; quando alla guida del Viminale si è insediato il Prefetto Luciana Lamorgese in circa 38 mesi di mandato ha decretato lo scioglimento di 42 pubbliche amministrazioni, tra cui le Aziende Sanitarie Provinciali di Reggio Calabria e Catanzaro”. Da quando si è insediato Piantedosi, ossia nove mesi fa, sono stati 7 gli scioglimenti. Facendo un calcolo tra i mesi di mandato e gli scioglimenti il primo posto in classifica è di Vincenzo Scotti (Democrazia Cristiana), seguito da Marco Minniti (Partito democratico) e Annamaria Cancellieri (tecnica del Governo Monti). Ma c’è la possibilità che un Comune riesca a ribaltare in sede amministrativa il provvedimento di scioglimento? Come ribadisce Simari nel saggio contenuto nel libro Quando prevenire è peggio che punire, curato da Nessuno Tocchi Caino, “alla grande discrezionalità di cui gode il Ministero dell’Interno nella individuazione delle situazioni sintomatiche del pericolo di “infiltrazione” o di “condizionamento”, si affianca l’estrema angustia del sindacato del giudice amministrativo che, secondo la tesi ormai maggioritaria, non può estendersi oltre il profilo della logicità delle valutazioni che sorreggono il decreto di scioglimento e, dunque, non può entrare nel merito degli elementi indicati nella relazione ministeriale. Sicché è preclusa qualunque possibilità di procedere alla verifica in contraddittorio della sussistenza delle circostanze”. Un esempio? Nel 2019 la Prima Sezione del TAR Lazio ha annullato alcuni decreti di scioglimento poiché, dopo aver vagliato una per una le circostanze che motivavano i provvedimenti, è stata in grado di escludere, “per assenza di univocità e concretezza delle evidenze utilizzate, la ricorrenza di un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi, tale da compromettere il buon andamento o l’imparzialità delle amministrazioni comunali e provinciali in quanto tesa a favorire o a non contrastare la penetrazione della suddetta criminalità nell’apparato amministrativo”. Una delle circostanze addotte dal Viminale per sciogliere un Comune calabrese era stata la partecipazione di un amministratore a un “memorial” in ricordo di un soggetto il cui padre era esponente della criminalità mafiosa. Un altro elemento è che venivano contestati agli amministratori dell’ente due casi di ritardata notifica di provvedimenti di revoca delle concessioni balneari, a seguito dell’emanazione di altrettante interdittive antimafia.
di Paolo Ferrua*
Il Dubbio, 8 agosto 2023
In uno scritto su Il Dubbio, l’amico Edmondo Bruti Liberati lamenta la mancata distinzione tra responsabilità politica per fatti eticamente riprovevoli e responsabilità penale. Si assisterebbe, di fatto, ad una scomparsa della responsabilità politica, con la conseguenza, ad esempio, che le dimissioni di un ministro verrebbero sistematicamente subordinate ad un accertamento della responsabilità penale da parte della magistratura, anche quando ben potrebbero trovare autonomo fondamento in un comportamento penalmente irrilevante ma riprovevole in termini di etica pubblica e, quindi, di responsabilità politica.
di Giuliano Cazzola
Il Dubbio, 8 agosto 2023
Quando la Cassazione, in via definitiva, fa a pezzi una sentenza di merito e stabilisce che i fatti addirittura non sussistevano, gli uffici che hanno indagato saranno pure responsabili di colpa grave se non persino di dolo? Per riformare la giustizia in Italia non ci sarebbe molto da fare, anche se fino ad ora (?) è risultata una missione impossibile: riportare nell’alveo della Costituzione.
di Niccolò Carratelli
La Stampa, 8 agosto 2023
De Angelis precisa: solo mie opinioni. FdI lo salva e lui non si dimette. Rocca: Meloni non era felice. La Russa: non tacere sulla verità giudiziaria. Un altro post su Facebook, questa volte di scuse e precisazioni contrite, per provare a spegnere le polemiche e a conservare il suo posto alla Regione Lazio. Marcello De Angelis, dopo un’energica moral suasion partita dai vertici di Fratelli d’Italia, rinuncia al proposito di “finire sul rogo come Giordano Bruno” pur di rivendicare la sua teoria revisionista sulla strage di Bologna. E accetta, invece, di rivedere la sua posizione: quella che due giorni fa era “certezza” diventa “dubbio”.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 8 agosto 2023
La lezione del Manifesto: si può criticare una sentenza anche senza avere la soluzione alternativa. Il 19 luglio 1990 Il Manifesto, quotidiano comunista diretto da Valentino Parlato, titolò “Lo scandalo di una sentenza giusta”. Nella stessa giornata L’Unità, quotidiano fondato da Antonio Gramsci e diretto da Massimo D’Alema, uscì con la prima pagina totalmente bianca, in segno di protesta.
di Carmelo Caruso
Il Foglio, 8 agosto 2023
“I responsabili sono altri. Sono certo della loro innocenza. A sinistra ho pagato per questa mia posizione. De Angelis è irreale che si dimetta. Meloni è priva di bontà e umanità”. Intervista all’ex direttore dell’Unità. Ha 92 anni, ha diretto l’Unità, cofondato il Fatto quotidiano, scritto su Repubblica, Stampa, ex parlamentare di sinistra: anche per Furio Colombo, come per Marcello De Angelis, i terroristi Francesca Mambro e Valerio Fioravanti non sono i responsabili della strage di Bologna.
di Domenico Forgione*
Il Dubbio, 8 agosto 2023
Segnalo il caso del Comune di Sant’Eufemia d’Aspromonte. Il 25 febbraio 2020, la maxi retata dell’operazione “Eyphèmos” privò della libertà - tra gli altri - il sindaco Domenico Creazzo, appena eletto consigliere regionale in quota Fratelli d’Italia, il vicesindaco Cosimo Idà, il presidente del consiglio comunale Angelo Alati, il sottoscritto (consigliere di minoranza) e il responsabile dell’ufficio tecnico Domenico Luppino.
reggiotoday.it, 8 agosto 2023
Si è svolta la riunione della Cabina di regia, per l’assessore regionale al Welfare è “Un investimento per un sistema di giustizia penale più umano ed efficace”. Ammonta a 148mila euro il finanziamento complessivo del ministero della Giustizia per la Calabria che verranno utilizzati per progetti destinati al recupero e al reinserimento dei detenuti e delle persone soggette a misure di comunità, per la cura, l’assistenza sanitaria e psichiatrica, al recupero dei tossicodipendenti e all’integrazione degli stranieri.
- Torino. Mancano i medici in carcere, agenti addetti a sorvegliare i detenuti “fragili”
- Roma. Inchiesta sulla mensa di Rebibbia. “Ai detenuti latte allungato con acqua e carne di scarto”
- Roma. “Noi costretti a cucinare le polpette con la carne avariata e puzzolente”
- Firenze. Botte al detenuto, la procura ricorre in appello: “È stata tortura”
- Sassari. Un lavoro fuori dal carcere, seconda chance per i reclusi











