di Flore Murard-Yovanovitch*
Il Manifesto, 9 agosto 2023
Negli ultimi mesi le scomparse di massa in mare hanno conosciuto una mostruosa accelerazione. Solo dal 4 agosto ad oggi, in almeno 4 naufragi sulle coste tunisine e al largo di Lampedusa, sono scomparse più di un centinaio di persone (circa 120).
di Gian Antonio Stella
Corriere della Sera, 9 agosto 2023
Il premier britannico Sunak, figlio e nipote di immigrati, propone soluzioni durissime nei confronti degli immigrati di oggi. Come spesso è avvenuto un po’ ovunque. Dio salvi gli ultimi dai penultimi. L’estrema durezza del premier britannico Rishi Sunak nei confronti degli immigrati, soprattutto quelli africani, conferma una volta di più una costante delle migrazioni. Dicono infatti le cronache che il capo del governo inglese, per scoraggiare il costante arrivo di disperati che riescono a sbarcare in Inghilterra a dispetto delle crescenti rigidità nei controlli dopo la Brexit spacciata dai demagoghi come il magico ritorno ai tempi antichi con le frontiere blindate, butta lì ogni giorno un’idea diversa. Prima quella di deportarne il più possibile in Ruanda. Poi di depositarne una parte sulla vulcanica Ascension Island, a metà oceano tra l’Angola e il Brasile. Quindi di ammassare gli indesiderati su dormitorio galleggiante attraccato nel porto di Portland.
di Emanuele Bonini
La Stampa, 9 agosto 2023
Il portavoce dell’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Unione Europea: “Cooperazione ormai compromessa, non lavoriamo con il governo dei golpisti”. L’aumento dei flussi migratori “è uno dei rischi che pone la situazione” in atto. Adesso il colpo di Stato in Niger inquieta non poco la Commissione europea, preoccupata per le ripercussioni su un tema da sempre divisivo in un’Unione mai davvero unita su questioni di accoglienza e asilo. Peter Stano, portavoce dell’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Ue, Josep Borrell, riconosce che il golpe rimette tutto in discussione. Anche perché, sottolinea, “non lavoriamo con le autorità al potere” attualmente, vale a dire i golpisti che l’esecutivo comunitario non riconosce né intende riconoscere.
di Marco Bardazzi
Il Foglio, 9 agosto 2023
Un politico americano raramente può dire di aver “appreso dai giornali” di essere sotto inchiesta, in America non ci sono legami malati tra inquirenti e media. Quando la scorsa settimana negli Stati Uniti è diventato pubblico l’atto d’accusa contro Donald Trump per aver cercato di far saltare in aria la democrazia americana, un dato di fatto è apparso scontato e non degno di nota: fino al momento in cui il documento è stato notificato all’ex presidente, nessuno sapeva che cosa contenesse, né come ricostruzione dei fatti, né come capi d’imputazione.
di Alessandro Fioroni
Il Dubbio, 9 agosto 2023
Storica sentenza della Corte suprema. L’avvocata Rubia Abs da Cruz: “Decisione importante anche se tardiva”. La giudice Marcia Kern: “Ha un carattere pedagogico”. La Corte suprema del Brasile (Stf) è intervenuta sul delitto d’onore, dichiarandolo con una storica sentenza incostituzionale. Una decisione, quella dei giudici di Brasilia, che mette mano alla tesi, consolidatasi nel tempo tanto nella società quanto nei Tribunali, della “legittima difesa dell’onore” per giustificare i femminicidi o per riconoscere le attenuanti nei casi di violenze. La sentenza è stata pronunciata all’unanimità ed è destinata a cambiare, seppur in parte, il volto di un paese in cui un certo retaggio si era sedimentato non nel corso degli anni, ma addirittura dei secoli.
di Isabella Piro
L’Osservatore Romano, 9 agosto 2023
Mani dietro la testa, a torso nudo e con la fronte schiacciata sulla schiena del compagno di cella: sono i detenuti del penitenziario “Litoral” di Guayaquil che, con i suoi 9.500 detenuti, è il più grande e popoloso dell’Ecuador. La prigione, recentemente, è stata al centro di violenti fatti di sangue: lo scorso 25 luglio sono stati uccisi 31 detenuti, anche se le autorità non confermano i dati. Una vicenda drammatica che ha avuto conseguenze anche a livello nazionale: in tredici carceri del Paese i detenuti hanno avviato uno sciopero della fame e in sette prigioni si sono verificati disordini, con il sequestro di 137 agenti penitenziari. La violenza si è poi riversata anche nelle strade, con i gruppi della criminalità organizzata pronti a contendersi il controllo delle rotte del narcotraffico che ha reso l’Ecuador uno dei principali hub per la cocaina diretta in Europa e Nord America.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 8 agosto 2023
Alcuni direttori di carcere - basandosi su una nuova circolare del Dap - stanno invitando gli avvocati a evitare l’invio di mail o Pec per consegnare documenti o comunicazioni ai detenuti assistiti. Attraverso comunicazioni dirette al Consiglio Nazionale Forense, alcune direzioni carcerarie stanno invitando gli avvocati a evitare l’invio di email o poste certificate (Pec) per consegnare documenti o comunicazioni ai detenuti assistiti. Questo invito, basato su una nuova circolare del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap), è stato diramato da alcuni direttori di carcere. Alcuni avvocati, che hanno segnalato questa problematica a Il Dubbio, esprimono preoccupazione riguardo all’effetto che queste limitazioni potrebbero avere sull’accesso dei detenuti a una difesa adeguata. In effetti, risulta paradossale che, mentre l’evoluzione tecnologica ha semplificato e accelerato lo scambio di informazioni, la comunicazione all’interno del carcere sembri fare un passo indietro nel tempo.
di Alessandro Diddi
Il Dubbio, 8 agosto 2023
Si parla molto in questi giorni del possibile fallimento degli obiettivi che il Governo Draghi aveva posto per rientrare nei parametri europei richiesti dal PNRR, la riduzione del 25% dei tempi medi dei processi penali nei tre gradi di giudizio. Stanno infatti affiorando i limiti della riforma Cartabia che, nonostante i numerosi spunti di novità (alcuni apprezzabili, come il tentativo di superare la ormai inattuale logica sanzionatoria e l’implementazione degli strumenti informatici nel processo), non si è contraddistinta per soluzioni davvero originali nell’ottica della accelerazione dei tempi dei processi.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 8 agosto 2023
In Consiglio passa la “linea dura” che allarga l’uso delle captazioni. “Corretta” la Corte di Cassazione. Nordio aveva promesso più volte una stretta sulle intercettazioni e invece ne ha ampliato il perimetro. Con il decreto legge approvato ieri nell’ultimo Cdm prima della pausa estiva si prevede, infatti, l’estensione ad una serie di ipotesi di reato di criminalità grave degli strumenti di investigazione disciplinati dalla legislazione in materia di criminalità organizzata (art. 13 dl 152/ 91) e specificamente si estende l’impiego delle intercettazioni anche ambientali. L’obiettivo, si legge in una nota di sintesi di via Arenula, è quello di “rendere più omogeneo il sistema e rafforzare i principali strumenti di contrasto a reati di particolare gravità, come quelli aggravati dal “metodo mafioso”, con finalità di terrorismo, reati di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti e sequestro di persona a scopo di estorsione”.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 8 agosto 2023
Possibilità estesa e reati meno gravi dell’associazione criminale, basterà la contestazione del metodo mafioso. Garantisti spiazzati. Era la metà di giugno quando il ministro della Giustizia Carlo Nordio giurava e spergiurava, l’ultima volta, che il governo avrebbe messo mano alle intercettazioni per limitarne l’uso, definendole addirittura “una barbarie che costa 200 milioni all’anno per raggiungere risultati minimi”. Domani l’ultimo consiglio dei ministri prima delle vacanze estive approverà però una norma che consentirà alle procure di intercettare molto più di quanto si possa fare già adesso.
- Mafia, corsia preferenziale per le intercettazioni
- Il costituzionalismo penale in Italia non è cultura dominante
- Commissariamenti per mafia, quel ruolo a volte troppo “creativo” del Consiglio di Stato
- Lo strapotere del giudiziario spesso finisce per vittimizzare e deresponsabilizzare la politica
- Solo la magistratura può fermare il quarto potere delle procure











