di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 28 marzo 2023
Dal 2017 è entrato nel nostro ordinamento dopo le sentenze Cedu sulle violenze al G8 di Genova e nelle carceri. Processi e sentenze ne smentiscono la problematica applicabilità sollevata da Fratelli d’Italia. Una delle motivazioni addotte da Fratelli D’Italia per giustificare la modifica del reato di tortura, di fatto abolendolo, è che la Polizia penitenziaria rischierebbe di subire denunce e processi strumentali che potrebbero disincentivare e demotivare la loro azione contenitiva. Eppure, tale reato esiste da oltre vent’anni nel nostro codice penale militare di guerra nell’articolo 185-bis. Nessuno ha sollevato obiezioni del genere, a maggior ragione in un contesto decisamente più problematico.
di Mario Chiavario
Avvenire, 28 marzo 2023
Due questioni di civiltà e di buon diritto fatte di nuovo roventi. Detenute madri, figli incarcerati con loro e reato di tortura. Sono argomenti venuti in primo piano in questi giorni a seguito di parole e di iniziative di esponenti di prima fila dell’attuale maggioranza parlamentare e di governo: rivelatrici, le une e le altre, in ambo i casi, di una pericolosa tendenza ad alterare in peggio il già sempre precario rapporto tra severità e umanità nell’amministrazione della giustizia. Sul primo problema è difficile dissentire dalla puntuale analisi critica di Laura Liberto, pubblicata domenica 26 marzo su queste stesse pagine. Semmai si può sottolineare ulteriormente che è questo un test doppiamente significativo per verificare che cosa la legge intende fare, in generale, della giustizia penale: se uno strumento - checché se ne dica - semplicisticamente e ciecamente repressivo, o se un qualcosa che, attraverso percorsi non sempre facili, sappia appunto mostrare un volto umano, pur senza con ciò favorire a nessuno l’acquisizione di indebite impunità, e che s’impegni a dare un senso reale e non retorico alla finalità “rieducativa” prospettata dalla nostra Costituzione come obiettivo essenziale per l’intero sistema penale. Ma perché “doppiamente” significativo? Perché qui, se la soluzione è sempre e soltanto quella detentiva, sono due le persone a subirla; e, almeno una, del tutto innocente. E parimenti diabolica, d’altronde, è l’alternativa che si configura, se in luogo della detenzione per entrambe le persone le si costringe a un innaturale separazione allontanando il bambino dalla madre, che resta in prigione.
di Elena Cimmino*
Il Dubbio, 28 marzo 2023
Sembra incredibile ma in Italia, il Paese dove “la mamma è sempre la mamma”, i figli non sono sempre figli perché se sono figli di donne che hanno condanne da scontare in carcere, possono diventare piccoli detenuti. Questi figli non sono bambini da tutelare ma sono bambini “colpevoli” di essere nati da donne che hanno commesso reati.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 28 marzo 2023
Rigettate le istanze a Milano e Sassari sul differimento della pena per motivi di salute. Il difensore: “Ci appelleremo all’Europa”. Delmastro: “Partita chiusa, lo Stato ha affermato che non si piega”. Alfredo Cospito resta al 41 bis: i Tribunali di Sorveglianza di Milano e Sassari hanno respinto entrambi la richiesta di differimento pena per motivi di salute nella forma della detenzione domiciliare e quella di collocazione permanente nel reparto di medicina protetta dell’ospedale San Paolo di Milano, presentata dai suoi avvocati Flavio Rossi Albertini e Maria Teresa Pintus. I legali avevano indicato come residenza per gli eventuali arresti domiciliari la casa della sorella di Cospito, a Viterbo. Tale tipo di decisione non sembra inaspettata perché, come anticipato nei giorni precedenti, c’è giurisprudenza che nega questa richiesta quando a deteriorare lo stato di salute di un detenuto è il detenuto stesso. Ma vediamo nello specifico.
di Lorenzo Rotella
La Stampa, 28 marzo 2023
I problemi cardiaci definiti “artefatti”. Lo sciopero della fame di Alfredo Cospito per i giudici del Tribunale di Sorveglianza di Milano è “strumentale” e dunque, l’anarco-insurrezionalista detenuto ad Opera in regime del carcere duro (41bis), dovrà continuare a rimanere detenuto nelle stesse condizioni che non “confliggono col senso di umanità della pena”. Ma potrà farlo rimanendo non più in cella ma nel reparto detenuti dell’Ospedale San Paolo, dove già si trova dal 4 marzo scorso.
di Gianfranco Pellegrino
Il Domani, 28 marzo 2023
I giudici suggeriscono che chiunque si metta da solo in certe condizioni di disagio e usi queste condizioni di disagio non merita aiuto per alleviarle. Mi chiedo se ai giudici sia concesso di argomentare talmente tanto nel merito da non poter estendere la loro posizione ad altri. Perché se questa posizione si estendesse, ne deriverebbe che un cittadino che si espone volontariamente a pericoli (per esempio, un cittadino che si espone al contagio di un virus) non merita le cure dello Stato.
di Frank Cimini
Il Riformista, 28 marzo 2023
“La strumentalità della condotta che ha dato corso alle patologie oggi presenti è assolutamente certa al pari della motivazione che ha indotto la forma di protesta” scrivono i giudici del Tribunale di Sorveglianza di Milano rigettando la richiesta di Alfredo Cospito in sciopero della fame dal 20 ottobre scorso di ottenere il differimento della pena e gli arresti domiciliari a casa di una sorella. Cospito resta al 41 bis. Le sue precarie condizioni di salute è il ragionamento del collegio presieduto da Giovanna Di Rosa sono il frutto di una deliberata e consapevole scelta sulla quale permane un discreto compenso cardio-circolatorio. Attraverso il ricovero in ospedale si permette il più attento monitoraggio clinico concepibile.
di Vincenzo Maiello*
Il Dubbio, 28 marzo 2023
Il dibattito pubblico sui temi della giustizia, in un paese governato da principi e regole della democrazia costituzionale, dovrebbe rispecchiarne i caratteri identitari. Quelli idonei a promuovere un modello di società aperta, fondata sul pluralismo e la libertà di opinione che espone le forme del potere al controllo dialettico nel teatro della polis.
di Errico Novi
Il Dubbio, 28 marzo 2023
Parla Enrico Costa (Azione): “Tornano le porte girevoli, bloccati i decreti sul Csm: è la rivincita dei magistrati”. “Non è che siamo alla stasi: siamo alla retromarcia. È sconcertante: in molti punti chiave la riforma Cartabia, la svolta che avrebbe dovuto garantire rigore, meritocrazia e coerenza nell’azione della magistratura, viene ripudiata. Addirittura si assiste a clamorosi tentativi di sabotaggio”. Enrico Costa è sempre in primissima linea nel promuovere innovazioni in materia di giustizia. E ha dichiarato fin da subito il proprio sostegno al programma di Carlo Nordio. Ma ora è allibito di fronte a segnali che vanno in direzione diametralmente opposta. In particolare per il tentativo di disinnescare la riforma Csm di Cartabia, per esempio sullo stop alle porte girevoli fra toga e politica.
di Angela Stella
Il Riformista, 28 marzo 2023
Durissima nota delle Camere Penali, che non risparmiano neppure Nordio. “Le riforme urgenti richieste dalla avvocatura sono ignorate, i diktat della magistratura prontamente eseguiti”: monta il malcontento verso governo e maggioranza tra i penalisti italiani, guidati da Gian Domenico Caiazza, che annunciano tre giorni di sciopero (19, 20, 21 aprile) e una manifestazione nazionale per chiedere il rispetto degli impegni elettorali sulla giustizia.
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