di Anna Campaniello e Andrea Galli
Corriere della Sera, 30 marzo 2023
Hizbullah K., corporatura media, 15 anni: sparito e denuncia di scomparsa. Zakaria H., occhi neri, capelli scuri, 16 anni da compiere a novembre: sparito e denuncia di scomparsa. Moumen A., altezza 170 centimetri, corporatura media, 17 anni; a ottobre se n’era andato dalla parrocchia di San Martino, a Como, lo avevano trovato alla frontiera e riaccompagnato in parrocchia: ma di nuovo, sparito e denuncia di scomparsa.
di Vittorio Alessandro*
La Stampa, 30 marzo 2023
Non stupisce che il centralino della Guardia costiera sia sovraffollato in un momento drammatico di traversate dalla Tunisia (6.500 persone giunte a Lampedusa in soli tre giorni). È singolare piuttosto che, in questa emergenza, la centrale operativa di Roma abbia avvertito il bisogno di denunciare pubblicamente l’eccesso di chiamate che avrebbe “sovraccaricato i sistemi di comunicazione, sovrapponendosi e duplicando le segnalazioni”. Trattandosi di invocazioni provenienti da unità Ong che operano nel canale di Sicilia, una delle quali poi fermata nel porto di Lampedusa per aver compiuto più di un soccorso, siamo indotti a credere che si possono e si devono mandare messaggi di allarme all’autorità marittima, ma le Ong un po’ meno, così come tutti possono - se necessario - eseguire più di un salvataggio, ma non le navi umanitarie.
di Maria Cristina Origlia
Il Sole 24 Ore, 30 marzo 2023
La testimonianza che segue è stata raccolta assieme alla videomaker di origine bielorussa Tatsiana Khamliuk. Non possiamo dire i loro i nomi, nè possiamo sapere da dove ci rispondono esattamente. Ne va della sicurezza dei loro familiari rimasti in Bielorussia. Di certo, possiamo dire che in esilio, sparpagliati tra Lituania, Polonia e Georgia, continuano a lavorare senza sosta. Sono gli attivisti di Viasna Human Rights Centre, organizzazione nata in Bielorussia nel 1996 per offrire assistenza finanziaria e legale ai prigionieri politici del Paese.
di Loredana Lipperini
La Stampa, 30 marzo 2023
L’orrore in un centro di detenzione a Ciudad Juárez le guardie hanno lasciato morire 38 reclusi intrappolati. Gridavano “aprite” ma loro si sono girati e sono fuggiti. “Faceva caldo, la notte che bruciammo Chrome”. Ma no, ma qui la citazione letteraria che scivola dalla punta delle dita sulla tastiera è poca cosa, è solo il fievole, inutile, riflesso della realtà. E poi allora, il 1982, quando William Gibson raccontò in quella storia cyberpunk delle falene sbattevano fino a morire contro le luci al neon, non pensava che avremmo potuto vedere le fiamme, non pensavamo che ci saremmo potuti assuefare alle fiamme stesse. Siamo davanti al video, che avverte che le immagini potrebbero urtare la nostra suscettibilità (eccome, eccome).
di Valter Vecellio
huffingtonpost.it, 29 marzo 2023
Qualcuno, in quelle stanze dove si dice vi sia il “potere”, presta attenzione all’accorato appello/denuncia del segretario generale della UIL Polizia Penitenziaria Gennarino De Fazio? Mette il dito su una piaga che continua a sanguinare: “La spirale di morte che investe le carceri italiane non accenna a placarsi. Dopo gli 84 suicidi fra i detenuti e i 5 fra gli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria dell’anno scorso, un poliziotto in servizio al carcere napoletano di Secondigliano e originario di Aversa, quarantatreenne, dopo aver espletato il turno notturno, si è tolto la vita sparandosi con l’arma d’ordinanza. Ammontano già a 11, invece, i detenuti che hanno volontariamente messo fine alla propria esistenza nel corso del 2023”.
di Marco Perduca
huffingtonpost.it, 29 marzo 2023
Sono oltre quattro mesi che quest’uomo è praticamente a digiuno e, a più riprese, i giudici hanno riconosciuto “l’elevato rischio di conseguenze, anche gravi e imprevedibili, di natura cardio-circolatoria”. Il loro “dovere” lo hanno fatto, chi invece continua a non assumersi le proprie responsabilità sono le istituzioni: Parlamento, Governo e Capo dello Stato.
di Luigi Manconi e Marica Fantauzzi
Il Riformista, 29 marzo 2023
Le ragioni del no ai domiciliari. Due Tribunali di Sorveglianza, quello di Sassari e quello di Milano, hanno rigettato l’istanza di differimento della pena nella forma della detenzione domiciliare, presentata dai legali di Alfredo Cospito. Secondo i giudici il detenuto anarchico è perfettamente monitorato in ospedale e - questo è un punto essenziale - “la strumentalità della condotta che ha dato corso alle patologie oggi presenti è assolutamente certa”. Queste parole sorprendono perché sembrano prese in prestito dal linguaggio politico più ordinario e presentate surrettiziamente come argomenti giuridici.
di Stefano Folli
La Repubblica, 29 marzo 2023
Meloni ha voluto il Guardasigilli e adesso gli chiede di restare, ma di non smuovere le acque del rapporto tra politica e giustizia. Il che crea una situazione paradossale. Fino a pochi giorni fa il ministro della Giustizia Carlo Nordio, uomo di salda cultura liberale, era visto con sospetto da chi temeva una riforma della giustizia votata a ridurre il potere della magistratura. Per quanto accorate fossero le rassicurazioni del diretto interessato (“Nessuno più di me rispetta l’autonomia dei magistrati”), la diffidenza nei suoi confronti appariva inscalfibile.
di Luigi Manconi
La Repubblica, 29 marzo 2023
La presenza di quel reato nel nostro codice non è piaciuta ad alcuni e, in particolare, ai sindacati delle forze di polizia. Nel 2015 il dibattito sulla tortura nel nostro paese ebbe una accelerazione a seguito della condanna da parte della Corte europea dei diritti umani nei confronti dell’Italia per le violenze degli apparati di polizia messe in atto durante i giorni del G8 di Genova (2001), in particolare per il comportamento tenuto in occasione dell’irruzione notturna nella scuola Diaz.
di Liana Milella
La Repubblica, 29 marzo 2023
Ciro Maschio, il presidente meloniano della commissione Giustizia della Camera, presenta la proposta di legge e sfrutta quella di Costa che è già in calendario per tornare alla riforma Orlando. In commissione parte la battaglia sull’abuso d’ufficio.
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