di Federica Fantozzi
Il Riformista, 18 novembre 2022
Qual è - nella società globalizzata in cui l’informazione galoppa sui social - il punto di equilibrio tra libertà di stampa e giusto processo? Dove (e come) finisce il diritto di cronaca e inizia la presunzione di non colpevolezza? Chi contribuisce, a volte inconsapevolmente, alla creazione di un “populismo penale e giudiziario” che deforma la realtà in senso criminogeno creando allarmi sociali inesistenti e alimentando pulsioni securitarie? Ed è ancora possibile, in organizzazioni complesse e geograficamente frastagliate come le redazioni dei grandi media concentrare la responsabilità per “omesso controllo” sulla figura del direttore?
di Liana Milella
La Repubblica, 18 novembre 2022
Da gennaio 2.853 i rimpatri forzati. Seguiti sui voli charter e monitorati dall’ufficio del Garante dei detenuti e delle persone private della libertà. Che chiede di rendere certe conquiste fondamentali di persone di fatto detenute in un Cpr “meno trasparente di una prigione”.
di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 18 novembre 2022
La proposta che il capo del Viminale porterà al vertice dei ministri dell’Interno europei del 25 novembre a Bruxelles. “Siamo riusciti a far tornare in cima all’agenda il tema della gestione degli ingressi”. Ma al G7 non si è parlato delle navi Ong.
di Roberto Maggioni
Il Manifesto, 18 novembre 2022
Tra Francia e Italia controlli rinforzati dopo la recente crisi diplomatica: gendarmerie e troupe tv. Negli ultimi anni vittime lungo i binari, in gallerie e dirupi. Erano diretti oltralpe. Il viaggio in treno tra Ventimiglia e Mentone-Garavan dura solo 10 minuti ma custodisce sette anni di storia delle migrazioni dall’Italia verso la Francia. Da giugno 2015 ogni vagone che attraversa questo confine viene controllato dalla polizia francese che rimanda indietro chi non è in regola con i documenti. Di treni che da Ventimiglia vanno verso la Francia ce ne sono almeno tre o quattro ogni ora. I binari di partenza spesso sono controllati da polizia o carabinieri.
asianews.it, 18 novembre 2022
Le ultime esecuzioni risalivano al 2017 e hanno riguardato anche un membro della famiglia reale. Fra le persone giustiziate quattro cittadini kuwaitiani (tre uomini e una donna), un siriano, un pakistano e una etiope. La condanna della Ue, che minaccia ritorsioni fra cui il blocco dell’iter sui visti di ingresso.
Il Dubbio, 17 novembre 2022
77 morti in poco più di 10 mesi. È il numero di suicidi in carcere registrati fino ad oggi. Un record lugubre, terribile, inaccettabile. Mai prima d’ora era stato raggiunto questo abisso. Sappiamo bene cosa si dovrebbe fare per evitare o contenere questo massacro quotidiano: depenalizzare e considerare il carcere solo come extrema ratio, moltiplicare le pene alternative, dare la possibilità al cittadino detenuto di iniziare un vero percorso di inclusione nella comunità. Chi è in custodia nelle mani dello Stato dovrebbe vivere in spazi e contesti umani che rispettino la sua dignità e i suoi diritti. Chi è in custodia dello Stato non dovrebbe togliersi la vita!
di Liana Milella
La Repubblica, 17 novembre 2022
Il Capo del Dap Carlo Renoldi: “Le torture a Bari? Non difendo chi tradisce il giuramento fatto sulla Costituzione, ma chi lavora in condizioni difficili, comunque esiste la presunzione d’innocenza”.
di Francesca de Carolis
ultimavoce.it, 17 novembre 2022
77 morti. 77 suicidi nelle carceri italiane. E per lo più persone giovani, lì a scontare pene irrisorie. In carcere per uno scippo, per il furto di una cuffia, per quella dose di droga che, per quel manifesto della cultura illiberale che è la Fini- Giovanardi, ti fa finire in carcere. Persone “fragili” si commenta spesso. Una compassione che quasi si ritorce in colpa… eh, sì, troppo fragile per resistere alla “cura” dello stato. Che cura intollerabile lo è per tutti, anche per chi quella “cura” non si traduce in abbraccio di morte.
di Andrea Leccese*
Il Fatto Quotidiano, 17 novembre 2022
Mai così tanti suicidi nelle carceri italiane come quest’anno. Il 2022 è l’anno con il numero maggiore di detenuti che si sono tolti la vita dal 2009, quando si raggiunse quota 72. Da gennaio a oggi se ne contano già 77. Un dato a dir poco allarmante, tanto che il garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale è intervenuto per rilevare che il nostro sistema penitenziario “sta vivendo un momento di particolare complessità”.
di Valter Vecellio
lindro.it, 17 novembre 2022
Un numero di suicidi e di morti mai stato così alto; e crescerà dal momento che l’anno ancora non è finito. È inquietante che in meno di un anno si siano uccise oltre ottanta persone, per lo più giovanissimi, detenuti per reati che comportano pene irrisorie. Molti di questi suicidi in carcere non avrebbero dovuto neppure starci: dipendenti da alcol o droga o malati psichiatrici. Si parla dei suicidi, ma va considerato che ogni settimana di agenti della polizia penitenziaria salvano una media di tre detenuti che cercano di togliersi la vita. Siamo arrivati, a 77 detenuti che si sono uccisi; a loro vanno aggiunti anche quattro agenti della polizia penitenziaria. Ogni storia è una storia a sé; al tempo stesso chi deve sorvegliare i detenuti spesso si viene a trovare nelle stesse condizioni di disagio e di angoscia di chi è recluso.
- Le nostre carceri sono infernali
- Ministro Nordio, “un messaggio” per lei…
- Peggio di una fogna, il carcere è una cloaca che non va da nessuna parte
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