di Siegmund Ginzberg
Il Foglio, 14 novembre 2022
“Bella ciao” è tra le canzoni che accompagnano la protesta in Iran. I casali di campagna dove si svolgevano i concerti clandestini venivano circondati dalla polizia. Gli edifici venivano sequestrati. Talvolta dati alle fiamme. I giovani venivano fermati e schedati. I musicisti arrestati. Ci furono processi e condanne. I rave, pardon, i concerti rock, vennero proibiti. Il governo cercò di cancellarne la memoria. Traviavano la gioventù, si disse. Avevano “un effetto sociale negativo”. Diffondevano uno spirito anarchico, di teppismo. Erano brutti, sporchi, probabilmente drogati. Erano pericolosi per sé e per gli altri giovani. Per giunta esercitavano un insopportabile, disgustoso lassismo sessuale. E avevano pure i capelli lunghi.
di Daniele Raineri
La Repubblica, 14 novembre 2022
L’attivismo turco in politica estera moltiplica le piste per individuare la matrice dell’attentato a un anno dalle elezioni. Una strage di passanti con una bomba nel centro di Istanbul ci porta subito verso due grandi sospettati: il primo è il Pkk, il partito curdo dei lavoratori, che della Turchia è nemico acerrimo; il secondo è lo Stato islamico, il gruppo di fanatici che in Medio oriente non è più potente come un tempo e che considera il governo turco una potenza infedele da colpire - e non un alleato come talora si dice in modo davvero troppo sbrigativo.
La Repubblica, 14 novembre 2022
Un tribunale di Teheran ha condannato a morte, per la prima volta, una persona accusata di aver partecipato alle “rivolte” esplose dopo la morte di Mahsa Amini, la 22enne curda deceduta dopo essere stata arrestata dalla polizia morale per non aver indossato nel modo corretto l’hijab. Secondo il verdetto, riportato dall’agenzia di stampa della magistratura iraniana Mizan, questa persona, di cui non è stata rivelata l’identità, è stata condannata a morte per “aver appiccato il fuoco a un edificio governativo, turbato l’ordine pubblico, per essersi riunito e aver cospirato per commettere un crimine contro la sicurezza nazionale”.
Ristretti Orizzonti, 13 novembre 2022
76 morti in poco più di 10 mesi. È il numero di suicidi in carcere registrati fino ad oggi. Un record lugubre, terribile, inaccettabile. Mai prima d’ora era stato raggiunto questo abisso.
di Peppe Rinaldi
Tempi, 13 novembre 2022
Ogni quattro giorni un uomo dietro le sbarre si toglie la vita. Intervista a Riccardo Arena (Radio Carcere): “La maggior parte dei detenuti è composta da persone psicologicamente fragili”.
di Giorgio Spangher
sicurezzaegiustizia.com, 13 novembre 2022
Anche se la sua entrata in vigore è stata differita al 30 dicembre 2022 la riforma Cartabia della giustizia penale, pur non escludendosi modifiche in fase di conversione del d.l. n.162 del 2022, consente di sviluppare alcune riflessioni di ordine generale sull’origine e gli sviluppi della legge delega e della sua attuazione, nonché sulle sue linee portanti.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 13 novembre 2022
Ai giudici di pace diritti analoghi a quelli di magistrati togati: sentenza storica dalla Corte Ue di Lussemburgo. Il direttivo AssoGot, l’associazione dei giudici onorari, ha inviato una lettera al ministro della Giustizia Nordio. “Lei ha sempre espresso parole di apprezzamento per l’attività che svolgiamo e di censura per il modo in cui lo Stato ci tratta”, scrivono i magistrati, ricordando che pure Meloni, i sottosegretari Delmastro Delle Vedove e Ostellari e numerosi esponenti dell’attuale maggioranza “hanno assunto reiteratamente (…) il preciso impegno di procedere ad una vera stabilizzazione, con il riconoscimento della retribuzione e delle tutele dei magistrati di ruolo”.
di Lanfranco Caminiti
Il Dubbio, 13 novembre 2022
Erano gli anni del terrorismo e della repressione di uno Stato impaurito che si aggrappò a risposte che fecero vacillare lo Stato di diritto. Mi chiesero: “Lei è responsabile dei reati che le sono ascritti?” Risposi veloce: “Sì”. Non era vero, e lo sapevano anche loro - ma non importava. C’era il reato associativo e questo bastava.
di Rossella Grasso
Il Riformista, 13 novembre 2022
Lettere sul carcere a Sbarre di Zucchero. Il carcere non è un dramma solo per i detenuti, ma anche per le loro famiglie. Spesso la pena non la paga solo chi ha commesso un reato, ma anche sua moglie o marito, i figli, le mamme, i fratelli. Persone che soffrono non solo la lontananza fisica, che a volte è lunga chilometri, ma anche il quotidiano fuori dalle mura del carcere che è più difficile da affrontare in solitudine. A Sbarre di Zucchero scrive la moglie di un detenuto che racconta la sua vita che è come una corsa ad ostacoli: nel crescere i figli da sola, nell’andare e venire dal carcere lontano 172 chilometri da casa, nel trovare e mantenere un lavoro “perché quando chiedi il giorno di permesso per andare ai colloqui si spaventano e pensano che anche tu non sei una brava persona e quindi devi essere emarginata”. Nel riuscire a mantenere un rapporto affettivo diviso tra 4 telefonate da 10 minuti e 6 ore di colloquio al mese. “Essere la moglie di un detenuto è sacrificio ma è anche coraggio e forza di affrontare la vita da sole, perché l’unica cosa che ti senti dire ‘beh se sta lì qualcosa ha fatto”. Riportiamo di seguito la lettera della moglie di un detenuto.
telenord.it, 13 novembre 2022
Al lavoro per la nomina entro la fine di novembre. “Sorpresi dall’iniziativa individuale di Sansa”. “In questi mesi abbiamo lavorato per trovare, dopo ritardi inaccettabili, una sintesi e uno sbocco della vicenda della nomina dei garanti e del difensore civico.
- Torino. La Camera penale: “Basta indifferenze, un minuto di silenzio per i suicidi in carcere”
- Siracusa. Agente penitenziario si suicida vicino al carcere
- Ancona. Terremoto, tensioni nel carcere. I detenuti: “Lasciateci le celle aperte per la notte”
- Ancona. Il Garante regionale dei detenuti: “In caso di sisma le celle resteranno aperte”
- Caserta. La Garante: “C’è chi inizia a drogarsi quando entra in carcere”











