Francia. Italiano 20enne “ufficialmente” suicida in cella. Ma i documenti raccontano un’altra storia
di Simone Alliva
L’Espresso, 3 febbraio 2023
Zone d’ombra nelle carceri francesi. La morte sospetta di un giovane sotto custodia cautelare nella prigione di Grasse. Che viene trovato impiccato. Ma gli audio e le lettere in nostro possesso, che pubblichiamo, fanno emergere omissioni, segreti e silenzi.
di Cristina Piccino
Il Manifesto, 3 febbraio 2023
Il regista iraniano è detenuto dallo scorso 20 luglio, secondo i familiari il suo stato è critico. “Con amore per la mia terra e per il popolo dell’Iran”. Si chiude con queste parole la lunga dichiarazione con cui Jafar Panahi, pubblicata sul suo profilo IG dalla moglie, ha annunciato di avere iniziato lo sciopero della fame nella prigione di Evin dove è detenuto dallo scorso luglio. Il regista, che era già stato ripetutamente condannato per la sua vicinanza all’Onda verde, nel 2009, e per questo non poteva più uscire dal Paese, era stato arrestato per avere protestato contro l’arresto di due altri registi, Mohammad Rasulof e Mostafa Al-Ahmad che era seguito a quelli di molti artisti nei giorni precedenti. Panahi mentre stava parlando con alcuni esponenti delle autorità insieme ai legali dei detenuti è stato arrestato con riferimento a una sentenza pendente in modo illegale visto che ormai dall’accusa erano passati più di dieci anni.
di Simona Musco
Il Dubbio, 2 febbraio 2023
Il ministro rinvia la decisione in attesa del parere del Pg di Torino. “Non cediamo alle pressioni”. “Se noi dovessimo solo dare l’impressione di cedere a una qualsiasi forma di pressione esterna, le fondamenta dello Stato di diritto e della nostra stessa democrazia scricchiolerebbero”.
di Andrea Fabozzi
Il Manifesto, 2 febbraio 2023
Non importa quante volte gonfi il petto e proclami che “lo Stato non cede ai ricatti” e che “il governo non arretra di un centimetro”, la destra ha un’idea molto misera della Repubblica che si trova disgraziatamente a governare se è convinta che lasciar morire uno sciagurato in carcere sia l’unico modo per “non far scricchiolare le fondamenta della democrazia”. Solo questo ha detto ieri in Parlamento, nella inutilmente attesa informativa sul caso Cospito, il ministro Nordio. I cui primi cento giorni dimostrano quale abisso separi l’azione concreta dal bofonchiare quotidiano sui giornali.
di Patrizio Gonnella*
Il Manifesto, 2 febbraio 2023
In primo luogo va ricordato che il codice penale in vigore, compreso il reato di cui all’articolo 285, è intriso di cultura politica illiberale. Per il delitto di strage, devastazione e saccheggio, nella sua originaria versione, era prevista addirittura la pena di morte. Cospito, anche a causa degli irrigidimenti previsti per i recidivi all’interno dell’orribile legge Cirielli del 2005, dovrebbe scontare la pena dell’ergastolo, pur non avendo ammazzato nessuno.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 2 febbraio 2023
Cospito, la fermezza, il diritto. Bene l’intervento del ministro sul 41-bis che non si tocca, ma una politica con la testa sulle spalle dovrebbe ricordare che difendere le garanzie per tutti, anche per i criminali, è un dovere non trattabile dello Stato.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 2 febbraio 2023
Acquisito il parere dell’antimafia, si aspetta il Pg. Che aveva già chiesto la verifica. L’anarchico “è pronto ad interrompere lo sciopero della fame se dovessero sospendergli il 41 bis”. Appello al ministro di Amnesty International, Antigone e A buon diritto.
di Luigi Manconi
La Repubblica, 2 febbraio 2023
L’anarchico è al giorno numero 106 di sciopero della fame contro il 41 bis. E ha perso 45 chili e 600 grammi di peso. La Cassazione deciderà però sulla revoca di questa misura tra più di un mese. Ecco i quattro punti fermi del caso che divide l’Italia.
di Alessandra Algostino
Il Manifesto, 2 febbraio 2023
La Carta costituzionale pone al centro la persona, la sua dignità, i suoi diritti. Elemento primo della dignità è il divieto di tortura e di trattamenti inumani e degradanti. La dignità della persona, intesa come suo “pieno sviluppo” (art. 3, c. 2, Cost.) e come pari dignità sociale (art. 3, c. 1, Cost.), è un principio imprescindibile e inviolabile: sempre e ovunque.
di Marco Gervasoni
Il Giornale, 2 febbraio 2023
Alla domanda se sia giusto, per un parlamentare, visitare in carcere un terrorista, la risposta l’ha già data il Guardasigilli Nordio: le missioni nei penitenziari sono non solo un diritto, ma addirittura un dovere, degli eletti. La visita del parlamentare non è infatti, assimilabile a quella dell’avvocato difensore o del sacerdote: questi vanno a incontrare il loro assistito o un’anima di peccatore che, come tale, può redimersi. Il parlamentare visita invece colui che lo Stato trattiene in prigionia, per tutelare se stesso e la collettività, sapendo che, nei sistemi liberali moderni, e nella nostra Costituzione, l’obiettivo del carcere è punitivo ma ai fini di riammettere il detenuto nella comunità - da qui la discussione sulla anti-costituzionalità dell’ergastolo. I parlamentari compiono cioè un gesto politico, verificano che in carcere non vi si verifichino episodi che ledono la dignità e, in tal modo, controllano il dettato costituzionale.
- Cospito e il corpo del condannato
- “Il 41 bis serve, ma no a mortificazioni inutili”
- “Il carcere duro è una tortura soft che mira a stroncare la resistenza umana”
- “Caso Cospito”, la solidarietà dei penalisti contro la “barbarie” del 41bis
- Inadatto a isolare il detenuto e a indebolirne la leadership: perché ripensare il 41 bis









