La Stampa, 4 febbraio 2023
“Parlano di collaborazione, ma tornano sempre a mani vuote”. “Sette anni. Chissà cos’hanno tutti da nascondere per ostacolare la verità con tanta oltraggiosa determinazione. Abbiamo i nomi, abbiamo i volti di quattro tra i molti artefici di ‘tutto il male del mondo’. Ci manca la loro elezione di domicilio per celebrare finalmente un processo in Italia”.
di Fabiana Magrì
La Stampa, 4 febbraio 2023
Scarcerato su cauzione dopo oltre 200 giorni di cella, era condannato a sei anni. Jafar Panahi sorride emozionato, stretto nell’abbraccio dei suoi cari all’uscita dal carcere di Evin a Teheran, nella foto twittata dal quotidiano riformista Sharagh. Quarantotto ore dopo aver iniziato uno sciopero della fame per protestare contro la sua condanna a sei anni, dopo oltre 200 giorni in cella, il regista iraniano è stato rilasciato e appare in buona salute. Non ci sono stati commenti immediati da parte della magistratura ma il Centro indipendente per i diritti umani in Iran (l’Ong con sede a New York) e gli avvocati di Panahi, Yusef Moulai e Saleh Nikbakht hanno fatto sapere che si tratta di libertà su cauzione. Poco dopo, Tahereh Saidi ha postato su Instagram una foto con il marito, a bordo dell’automobile con cui sono tornati a casa insieme. La notizia è stata accolta con gioia dalla comunità cinematografica globale che da mesi si batteva per la liberazione di Panahi, tanto che anche il mensile francese Cahiers du cinéma, ricevuto lo scatto da Panah, il figlio del regista, divulgato su Twitter l’immagine che immortala il sollievo di una famiglia che si ricongiunge.
di Massimo Cacciari
La Stampa, 3 febbraio 2023
C’è da augurarsi che, comunque si concluda, il caso Cospito - che questo giornale ha sollevato tra i primi all’attenzione di tutta l’opinione pubblica - serva ad aprire, come la sua gravità imporrebbe, una seria discussione sullo stato del nostro diritto penale. Dai dibattiti parlamentari non sembra proprio emergere una simile, lodevole intenzione.
di Michele Marchesiello
micromega.net, 3 febbraio 2023
Esiste o meno nei confronti dell’anarchico Cospito, e dell’organizzazione criminale di riferimento (movimento anarchico) quella situazione di pericolo per la sicurezza e l’ordine pubblico che costituisce il presupposto per la sua sottoposizione al “carcere duro”?
di Nicola Mirenzi
huffingtonpost.it, 3 febbraio 2023
“Dico le stesse cose di Cospito e Riina sul 41 bis? Non saprei. Cosa dicono Cospito e Riina?”. Gasparri lo accusa di avere le stesse posizioni dell’anarchico e del boss. “Non credo loro pongano rilievi costituzionali. Io sì. E il 41 bis non è costituzionale. Lo Stato non si preoccupi di trattare con chi lo minaccia, ma di come tratta i carcerati”.
di Salvatore Curreri
Il Riformista, 3 febbraio 2023
Nella sentenza 349 del 1993, la Consulta ricorda che Costituzione punisce “ogni violenza fisica e morale” sui detenuti. Un regime carcerario speciale può essere ammesso: non così certe inutili crudeltà.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 3 febbraio 2023
“Il Pd non lo ha mai messo in discussione” dice anche oggi Serracchiani sul regime carcerario a cui è sottoposto Cospito. E la memoria va a Provenzano. La dannosa logica emergenziale (e prona all’antimafia chiodata) del Pds-Pd.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 3 febbraio 2023
Il procuratore generale di Torino avrebbe espresso il suo parere al ministro della Giustizia Nordio. Cospito è in sciopero della fame da oltre 100 giorni; il suo avvocato ha detto che è pronto ad andare avanti anche di fronte a “conseguenze irreversibili”.
di Simona Musco
Il Dubbio, 3 febbraio 2023
Per il procuratore Melillo può andare in “alta sicurezza”. Ma il pg di Torino: resti al carcere duro. “Alfredo Cospito può restare al 41 bis oppure tornare al regime di alta sicurezza, con tutte le dovute cautele”. La Direzione nazionale antimafia restituisce la palla al ministro della Giustizia Carlo Nordio, lasciando aperto uno spiraglio sulla possibilità di revocare il carcere duro all’anarchico, in sciopero della fame da oltre 100 giorni. Un’apertura, quella del procuratore Giovanni Melillo, che parte dal presupposto della correttezza della decisione presa a maggio 2022 dall’allora Guardasigilli Marta Cartabia - a seguito di emergenze istruttorie dalle quali risultava al vertice di un’associazione con finalità di terrorismo e in grado di collegarsi con l’esterno - e superata, secondo l’avvocato Flavio Rossi Albertini, dalla sentenza con la quale la Corte d’Assise di Roma ha recentemente assolto alcuni imputati anarchici dal reato di associazione con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico, rispetto ai quali, secondo l’accusa, Cospito avrebbe avuto un ruolo centrale, fornendo dal carcere direttive a quelli che erano considerati suoi consociati.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 3 febbraio 2023
La premier precede Nordio. Il Pg di Torino chiude. Dall’Antimafia mezzo sì all’alta sicurezza. La Cassazione anticipa l’udienza sul 41 bis. Il legale: “È un momento tragico, agite ora”. La corte di Cassazione ha ulteriormente anticipato al 24 febbraio (dal 7 marzo) l’udienza per decidere sul ricorso contro il 41 bis, cui è sottoposto l’anarchico Alfredo Cospito dal 4 maggio scorso, presentato dal suo avvocato contro il rifiuto opposto dal Tribunale di Sorveglianza di Roma. Una data però ancora non compatibile con le cattive condizioni di salute del detenuto che è in sciopero della fame dal 20 ottobre: “Non c’è più tempo”, spiega il suo legale.
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