di Mirko Spadaro
strettoweb.com, 30 dicembre 2022
Un Tribunale amico dei minori e delle famiglie. Accordo di collaborazione con Save the Children, Camera minorile, Agape. Continua la politica di apertura del Tribunale per i minorenni alla comunità tesa a valorizzare tutte le risorse possibili del territorio nella tutela dei minori attraverso la creazione di nuovi spazi di ascolto in grado di dare informazioni e consulenza su una serie di materie che coinvolgono la vita dei minori e delle loro famiglie.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 30 dicembre 2022
La tendenza a spostare sul piano amministrativo le sanzioni le sottrae al controllo del magistrato. Fuga dalla giurisdizione, vissuta con insofferenza alla stregua di una zavorra di lacci e lacciuoli da aggirare, se non addirittura percepita pregiudizialmente ostile ai programmi governativi: è la tendenza evidente nel decreto legge sulle Ong, con il quale il governo Meloni sposta dal terreno penale a quello amministrativo le sanzioni per le navi che soccorrano naufraghi con modalità diverse dalle regole poste dal ministro dell’Interno Piantedosi. Ma è una tendenza che, pur nella diversità degli ambiti, permea ad esempio anche la riproposizione delle norme che sterilizzano i rischi penali per gli amministratori di aziende di “interesse strategico nazionale” come Ilva; o nella legge di bilancio la transazione agevolata delle controversie tributarie con l’Agenzia delle Entrate pendenti in Cassazione; o, negli auspici del Guardasigilli, la preferenza teorica accordata alle intercettazioni preventive rispetto a quelle giudiziarie.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 30 dicembre 2022
Sea-Eye: “Non rispetteremo norme contrarie al diritto internazionale e di bandiera”. A Tripoli una delegazione italiana guidata dal capo della polizia Giannini. “Dice il governo che così diminuiranno le partenze, ma non è vero: la gente continuerà a partire sempre, come può. Saranno gli arrivi a ridursi e il saldo sarà quello, insostenibile, di altre vittime in mare”. Chi al Mediterraneo ha dedicato lavoro e passione non fatica a vedere in anticipo gli esiti più nefasti del decreto anti-Ong voluto dal Viminale. Il breve commento è dell’ammiraglio in congedo Vittorio Alessandro, 31 anni nella guardia costiera e ora componente del comitato per il diritto al soccorso. In attesa di leggere il testo definitivo pubblicato in Gazzetta ufficiale cattolici, Ong e rappresentanti dell’opposizione attaccano duramente la misura.
napolimonitor.it, 30 dicembre 2022
Il 19 dicembre scorso un 38enne di origini marocchine, di cui non conosciamo il nome, è morto al Cpr di Restinco, a Brindisi. Secondo le notizie che questura ed ente gestore hanno dato alla stampa locale, l’uomo è morto intossicato durante una protesta scoppiata all’interno del centro nel cuore della notte.
di Sergio D’Elia
Il Riformista, 30 dicembre 2022
La legge che abolisce per sempre, non solo l’uso, ma il pensiero stesso della forca in Zambia è arrivata come regalo di Natale ai detenuti del braccio della morte. Quale modo migliore per festeggiare la Natività, la venuta al mondo dell’uomo delle buone novelle? “Non giudicare!”, ha detto, per non incatenare vittime e carnefici al ciclo assurdo della vendetta, del delitto e del castigo, della violenza e della pena. “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”, ha ammonito, per non ridurre i rapporti umani a storie di lapidazioni e il mondo a un mucchio di sassi. “Non uccidere”, ha esortato, neanche in caso di legittima difesa.
di Martino Liva
Avvenire, 29 dicembre 2022
In questi giorni di Natale e di feste di fine anno, ricchi di doni e tavole imbandite, un gruppo di persone ha scelto di non sedersi a degustare le prelibatezze di stagione. Sono i Garanti dei detenuti, guidati dal loro portavoce nazionale, Stefano Anastasia, garante della Regione Lazio. Uno sciopero della fame a staffetta, per sfidare il Governo su un tema specifico, che difficilmente lascia indifferenti e, ancor meno, può essere derubricato a questione di nicchia.
di Don Antonio Mazzi
Corriere della Sera, 29 dicembre 2022
Il sistema penitenziario minorile non è il metodo migliore da attivare per i ragazzi che sbagliano. Non vorrei collegare le mie riflessioni a seguito dei fatti successi al Beccaria. Da tempi vado dicendo che il sistema penitenziario minorile non è il metodo migliore da attivare per i ragazzi che sbagliano. Evito con attenzione le parole: pena, colpa, crimine, cioè tutto quel tipo di vocabolario da sempre usato per nascondere la voglia di affrontare seriamente una situazione così importante, delicata, culturale, sociale, educativa e adolescenziale.
di Luigi Patronaggio*
Avvenire, 29 dicembre 2022
Nulla so dei sette minorenni fuggiti dal carcere “Beccaria” a Milano e nulla so dei delitti di cui gli stessi devono rispondere e tuttavia queste due circostanze sono assolutamente ininfluenti rispetto al ragionamento che voglio sviluppare come padre e come magistrato. So infatti nella mia duplice veste di quanta immaturità e fragilità vi sia in un adolescente e so allo stesso modo come la via del crimine sia fatta di solitudine, povertà economica e di affetti, di mancanza di valori e di esempi da seguire, di assenza di vita sociale all’interno di una vera comunità dove si respiri solidarietà ed amicizia.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 29 dicembre 2022
Il sistema giudiziario sembra aver imboccato il superamento della detenzione come risposta alla devianza giovanile. Lo dimostrano i dati del rapporto “Ragazzi dentro” di Antigone. “Il Beccaria non sembra più l’istituto penale minorile modello che era stato in passato”. Così scrisse in tempi non sospetti l’associazione Antigone, mettendo già in guardia le autorità competenti sulla situazione tesa e precaria dell’istituto di Milano. Che ora è da giorni al centro della cronaca per l’evasione di Natale da parte dei sette ragazzi. Quattro di loro sono stati già ripresi. Ma la punizione già è arrivata nei confronti di undici giovani che il giorno di Natale si sono ribellati contro un permesso natalizio prima concesso e poi vietato, dando fuoco a materassi e suppellettili: sono stati trasferiti in sei carceri diverse del Sud Italia. Due di loro sono finiti a Catania, e gli altri sono stati distribuiti tra gli istituti minorili di Bari, Catanzaro, Potenza, Palermo e Caltanissetta. Almeno un giovane sarebbe finito nel carcere per gli adulti. Una punizione che fa regredire il senso della pena. Molti di loro sono più che ventenni, i cosiddetti “giovani adulti”, quelli che hanno commesso il reato da minorenni. Adulti nella teoria. L’adolescenza di oggi si è dilatata e va oltre i vent’anni. Tra i sette ragazzi evasi, invece, si contano due 18enni, un 19enne e quattro 17enni: quattro sono italiani, due di origine nordafricana, uno è nato in Ecuador.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 29 dicembre 2022
“Dare fiducia ai ragazzi non è buonismo, ma un investimento per il nostro futuro”. Parte da queste considerazioni la Garante per l’infanzia e l’adolescenza, Carla Garlatti.
- Don Rigoldi: “In carcere non c’è più chi sa parlare ai ragazzi”
- Il cappellano del Beccaria: “Bisogna dare un senso al tempo che i ragazzi vivono in carcere”
- Le carceri minorili sono da abolire?
- La fuga di un detenuto ci stupisce, come se non fosse un uomo
- Sul carcere il governo punta a tagli, edilizia e agenti. Le opposizioni: “Lontani dal problema reale”









