di Stefania Aoi
La Repubblica, 13 aprile 2026
L’esperienza al Lorusso e Cutugno e in altri istituti penitenziari messa al servizio di Palazzo civico con una consulenza. Favaro: “Contrastare la recidiva e favorire in reinserimento aumenta la sicurezza in città”. Palazzo di Città arruola l’ex direttore del Lorusso e Cutugno, Pietro Buffa. Obiettivo: riorganizzare i percorsi di inserimento sociale e lavorativo dei detenuti a fine pena o di quelli sottoposti a misure alternative. La vicesindaca Michela Favaro spiega a Repubblica: “Troppo spesso i detenuti, una volta fuori, tornano a delinquere. E questa è una questione sociale ed economica e non contribuisce a creare un clima di sicurezza nella nostra città”.
abruzzosera.it, 13 aprile 2026
L’ultimo episodio di cronaca registrato all’interno dell’Istituto Penale per i Minorenni dell’Aquila, dove tre giovani detenuti hanno ingerito pile e frammenti di ceramica, non può essere derubricato a un semplice incidente di percorso o a una protesta strumentale. Il Centro Giustizia Minorile (Cgm) per Lazio, Abruzzo e Molise, con giurisdizione diretta sulla struttura aquilana, ha opportunamente parlato di una “forma di espressione del disagio”, una definizione che, se letta in profondità, apre una voragine di riflessioni sulla natura stessa della detenzione per i minori. Quando la parola viene meno e lo spazio vitale si restringe alle pareti di una cella, il corpo diventa l’ultimo territorio di confine su cui proiettare una sofferenza che non trova altri canali di sfogo. Ingerire oggetti estranei è un atto estremo che rompe il “silenzio” istituzionale per gridare una fragilità che l’ordinaria restrizione della libertà, pur necessaria dal punto di vista giudiziario, rischia di esasperare.
di Marina Lucchin
Il Gazzettino, 13 aprile 2026
Il Comitato per l’ordine e la sicurezza è chiamato a valutare le criticità dopo la tentata evasione di sabato. Pegoraro (Cgil): “Promesso un carcere modello senza adulti invece sono stati i primi a essere trasferiti: lo avevamo detto”. Dopo la rivolta di sabato al carcere minorile, il caso approda ora sul tavolo della Prefettura. La gestione dell’ordine pubblico e, soprattutto, l’organizzazione interna della struttura saranno al centro del prossimo Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, chiamato a fare il punto su quanto accaduto e a valutare eventuali correttivi. Il bilancio, al momento, è quello di una sommossa con tentativo di evasione rientrata solo dopo ore di tensione, grazie a una trattativa. Ma a pesare sono le modalità con cui si è arrivati a quel punto, a partire dalla presenza dei cosiddetti “giovani adulti” all’interno di una struttura minorile inaugurata da poche settimane come modello organizzativo.
di Giacinto Carvelli
Quotidiano del Sud, 13 aprile 2026
A Crotone un 22enne con grave patologia psichiatrica detenuto in carcere condizioni considerate incompatibili, l’appello di Nadia Di Rocco, referente di “Quei bravi ragazzi family”. Ha accoltellato un ciclista: condannato per tentato omicidio. “La malattia non si arresta ai cancelli del carcere e lo Stato ha il dovere di farsene carico, soprattutto quando si tratta di soggetti così fragili”. Queste le parole di Nadia Di Rocco, referente dell’associazione “Quei bravi ragazzi family”, a proposito di un ragazzo di 22 anni, affetto da una grave patologia psichiatrica e riconosciuto invalido al 100% con diritto all’accompagnamento, che si trova detenuto nel carcere di Crotone in condizioni che, secondo gli stessi dirigenti dell’associazione, risultano del tutto incompatibili con il suo stato di salute.
di Dario Crippa
Il Giorno, 13 aprile 2026
Osteopata, biologo e massofisioterapista: “Lancio un appello per trovare attrezzi gratuiti di cui dotare la palestra”. Un personal trainer dietro le sbarre. Quando ha deciso di entrare nella casa circondariale di via Sanquirico a Monza per offrire sostegno pratico alla popolazione carceraria, sapeva che non bastava rivolgersi ai circa 750 detenuti rinchiusi lì dentro. Se si volevano fare le cose per bene, bisognava occuparsi anche di chi fra quelle mura trascorre gran parte della propria vita anche se per lavoro. Massimo Messina, “iron man” nel corpo (ne ha già corsi diversi) e nello spirito, un curriculum sterminato come personal trainer, ma anche una laurea in Scienze motorie, preparatore atletico, osteopata, massofisioterapista, biologo nutrizionista.
di Aniello Palumbo
Gazzetta di Salerno, 13 aprile 2026
“L’Ipm, l’Istituto Penale per i Minorenni, è la misura più grave che può essere comminata a un adolescente. È un tempo, uno spazio, un luogo di custodia dove il minore può permanere quando è stato condannato in via definitiva per un reato che ha commesso o quando è in custodia cautelare”. A spiegare le caratteristiche principali degli Ipm, che a differenza dei carceri ordinari sono focalizzati sul percorso rieducativo dei detenuti, garantendo loro: istruzione, formazione professionale, il mantenimento dei legami affettivi e un trattamento che mira alla responsabilizzazione e alla crescita personale del minore, non solo alla punizione, è stata la dottoressa Eleonora Cinque, Dirigente Penitenziario e Consulente per la Giustizia Minorile e di Comunità - Direzione Generale per la Giustizia Minorile e Riparativa, nata a Bologna, ma di origini salernitane, durante l’incontro organizzato all’Hotel Mediterranea dal “Rotary Club Salerno Picentia”, presieduto dal dottor Lucio Bojano, in interclub con il “Rotary Club Battipaglia” presieduto dall’ingegner Luigi Bisaccia, rappresentato dal Vicepresidente, l’avvocato Vincenzo Cestaro.
parmatoday.it, 13 aprile 2026
Il capogruppo della Lega Tommaso Fiazza denuncia la mancanza di operatori socio-sanitari nella casa circondariale di Parma e chiede interventi urgenti. Proposta anche la formazione per i detenuti. “Nel carcere di Parma si registra da tempo la totale mancanza di operatori socio-sanitari e la Regione non può continuare a far finta di niente, perché l’organizzazione dell’assistenza sanitaria negli istituti penitenziari rientra nelle sue competenze”. Così il capogruppo regionale della Lega, Tommaso Fiazza, annuncia un’interrogazione alla Giunta sulla situazione della Casa circondariale di Parma.
di Simona Ciaramitaro
collettiva.it, 13 aprile 2026
Le restrizioni Dap mettono a rischio le attività in istituti dove vi siano reparti di alta sicurezza. Una recente serie di limitazioni imposte dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) ha creato forti restrizioni alle attività teatrali nelle carceri italiane dove insiste un reparto di alta sicurezza (niente a che vedere con regime di 41bis), con un impatto significativo però su tutti progetti portati avanti. A fare notizia è stato soprattutto il caso del carcere romano di Rebibbia, dove opera il regista, attore, docente universitario, Fabio Cavalli, cofondatore del Teatro Libero di Rebibbia.
di Maresa Palmacci
banquo.it, 13 aprile 2026
Nisida, con il suo carcere, è dipinta come un’enclave, un’isola in cui la bellezza può insinuarsi nella meschinità e nei dolori dell’esistenza e dove la luce può far tornare a splendere il buio, nel film “La Salita”, diretto da Massimiliano Gallo, al cinema dal 9 aprile. Il lungometraggio, prodotto da Panamafilm, F.A.N, Rai Cinema, segna l’esordio alla regia dell’attore partenopeo che fonde la Storia e le storie sullo sfondo di una Napoli di 40 anni fa e del carcere minorile maschile di Nisida, in cui nel 1983 vengono momentaneamente ospitate alcune detenute del carcere femminile di Pozzuoli, chiuso a causa di lesioni dovute al bradisismo. Nello stesso anno, Eduardo De Filippo attua dei progetti a favore dell’istituto penitenziario napoletano, portando il teatro in carcere con gli attori della sua compagnia che metteranno in scena lì con i detenuti, per la prima volta, uno spettacolo teatrale.
di Benedetta Cosmi
Corriere della Sera, 13 aprile 2026
Generalizziamo sui giovani, facendo credere loro che esista solo un modo di esserlo - essenzialmente frivolo - e pensiamo sia congenito alla modernità il loro distacco dalle istituzioni e dall’associazionismo. Le otto generazioni che (co)abitano in Italia, non ci sono dappertutto. E neanche i giovani del mondo che abbiamo inventato: sempre in vacanza con qualche volo low cost, a scattare selfie, il loro dominio e domicilio sul web, senza impegno o “fatica”, che hanno girato le spalle alle istituzioni del passato. Come mai non li vediamo gli altri? Studentesse iraniane che studiano e lavorano da noi, non possono comunicare con le loro famiglie, sono le famiglie che acquistano in loco pacchetti di telefonate solo via “cavo”, e attendono le chiamate, “internet” non esiste più.
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