di Damiano Tormen
Il Gazzettino, 12 aprile 2026
Raffaele Riposi: “Quella struttura ha cento anni e non è mai stata migliorata”. Tante le segnalazioni per sovraffollamento e servizi carenti. “Nel carcere di Baldenich le condizioni ambientali sono disastrose. I detenuti sono costretti a vivere in condizioni precarie. Come gli animali, se non addirittura peggio”. È una considerazione amara e insieme una manifestazione di protesta, quella di Raffaele Riposi, che da qualche settimana è il nuovo garante dei diritti delle persone private della libertà personale (una figura istituzionale creata e voluta dal Comune capoluogo).
di Giovanna A. de’ Manzano
Il Piccolo, 12 aprile 2026
In occasione dell’anniversario della costituzione del Corpo della Polizia Penitenziaria il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha colto l’occasione per sottolineare “il senso del dovere, la consapevolezza del delicato ruolo affidato e la lealtà nei confronti delle istituzioni” che caratterizzano l’opera della Polizia Penitenziaria, il cui compito è tutelare i diritti e la dignità delle persone detenute in un’ottica di funzione rieducativa della pena.
di Antonio Andreotti
Corriere del Veneto, 12 aprile 2026
Ad appena tre mesi dall’inaugurazione dell’8 gennaio scorso, ieri sera è arrivata la prima rivolta al nuovo carcere minorile “Vivaldi” del Triveneto, in via Verdi in pieno centro città, con tentativo di fuga di cinque detenuti sui 22 anni frustrata dall’intervento delle Forze dell’ordine. La rivolta è scoppiata dopo le 19, promossa da cinque giovani detenuti, un italiano e quattro stranieri. Il quintetto, dopo aver creato disordine rompendo vetri e danneggiando suppellettili, ha cercato di fuggire scavalcando il muro di cinta della struttura che ora ospita 20 detenuti su un massimo previsto di 31. Le urla dei “rivoltosi” sentite fino in strada, fino a notte tutte le strade chiuse attorno al carcere minorile. Il tentativo bloccato dall’intervento degli agenti penitenziari, poi aiutati da personale di Questura e carabinieri.
La Sicilia, 12 aprile 2026
Il progetto mira all’uso consapevole del denaro e dell’accesso al credito. Ha preso il via nel carcere di Pagliarelli il progetto “Riparto dai miei conti e dai miei diritti”, promosso dall’associazione donne giuriste Italia (Adgi) e da Codacons Donna. L’iniziativa è rivolta alle donne detenute e nasce con l’obiettivo di fornire strumenti concreti di conoscenza dei propri diritti, educazione finanziaria e crescita personale, al fine di favorire percorsi di autonomia e reinserimento sociale. Il progetto è coordinato dall’avvocata Federica Prestidonato e si basa su un approccio multidisciplinare innovativo grazie al contributo di una task force composta da esperte dell’area economico finanziaria Anna Maria Garofalo dell’area sociale Chiara Ferotti e Veronica Tranchida, dell’area giuridica avvocate Serena Romano, Alessia Mezzatesta, Tiziana Pantina, Irene Di Stefano, Girolama Cinzia Manzella, Giovannella Licari, Claudia Naccari, Maria Mannino, Alessandra Inguaggiato, Rosa Elvira Dattolo e Rosa Salemi.
La Sicilia, 12 aprile 2026
Una rete interistituzionale creata nel tempo è costellata di molteplici progettazioni di inclusione sociale per l’abbattimento del pregiudizio, la riparazione e la prevenzione della recidiva, come significative finalità espresse nell’art. 27 terzo comma della Carta Costituzionale. In questa direzione si inquadrano i protocolli d’intesa stipulati sull’attività riparativa dei ristretti a favore della società esterna e lo sportello-famiglie, fra l’istituto penitenziario di via Foscolo a Giarre, rappresentato dal direttore Giorgia Gruttadauria, che ospita una sezione a custodia attenuata per soggetti tossicodipendenti, l’ufficio distrettuale di esecuzione penale esterna (Udepe) con la direttrice Maria Pia Fontana e il Comune di Giarre, rappresentato dal sindaco Leo Cantarella.
di Mattia Aimola
Corriere della Sera, 12 aprile 2026
Nato nell’ex Jugoslavia, pallanuotista di Serie A, è stato anche convocato dalla nazionale serba. Poi i problemi con la giustizia in Italia. In carcere ha svolto l’intero corso di studio, oggi coordina un magazzino del Banco alimentare. “Mi ricordo i professori che venivano a fare lezione in carcere. Con il freddo, con la neve, la pioggia, sempre. Era un momento difficile della mia vita, ma quella presenza mi ha fatto capire che potevo ancora avere autostima, che qualcuno credeva in me”. Vladimir Bijelic ha 48 anni e oggi ha le chiavi del magazzino in cui lavora. Le tiene strette come un simbolo: fiducia, responsabilità, seconda possibilità.
di Riccardo Tempestini
Il Tirreno, 12 aprile 2026
L’iniziativa della Camera penale per sensibilizzare sulla difficile condizione dei detenuti alla Dogaia. Tanti pratesi, alcuni con i figli in carrozzina, ma anche molti avvocati, tra cui Matteo Biffoni e Simone Mangani, hanno visitato la cella carceraria a grandezza reale, allestita oggi, 11 aprile, in piazza delle Carceri, dove sono venuti anche il presidente della Provincia Simone Calamai e l’onorevole Christian Di Sanzo. “La cella in piazza” è un’iniziativa della Camera penale per avvicinare i cittadini alla realtà della detenzione.
La Sicilia, 12 aprile 2026
Prima un laboratorio di scrittura, poi l’attività teatrale due volte a settimana, infine le riprese e il montaggio di un cortometraggio che sintetizza il lavoro intenso di mesi. Si chiama “Dall’alba al tramonto” ed è stato presentato nei giorni scorsi proprio all’interno della casa circondariale di Piazza Lanza. La regia è di Cinzia Caminiti e i testi delle detenute della sezione femminile. Il tutto è stato realizzato nell’ambito del progetto “Koinè Restart”, di cui è capofila la cooperativa Prospettiva. Si tratta di un “presidio per la Giustizia di comunità della Sicilia Orientale”, cofinanziato da Casse delle Ammende - ente viglilato dal Ministero della Giustizia - e dall’assessorato regionale della Famiglia delle Politiche Sociali e del Lavoro.
Il Sole 24 Ore, 12 aprile 2026
La vita raccontata da chi la trascorre dietro le sbarre. Nei diversi Paesi dell’Ue nelle carceri vengono pubblicati dei giornali, settimanali, mensili o con altra periodicità, realizzati dai detenuti. A raccontare questa realtà è un servizio pubblicato su El Confidencial nell’ambito del progetto internazionale Pulse. Il servizio parte dal racconto dal carcere di Villanubla a Valladolid, e dai detenuti che, nella biblioteca dalle pareti gialle, discutono dell’ultimo numero della rivista “Desde el Paramo” (Dalla Terra Desolata).
di Vittorio Pelligra
Il Sole 24 Ore, 12 aprile 2026
Dalle ferite dell’anima alla grammatica dei conflitti: perché il bisogno di essere riconosciuti dagli altri è la vera base su cui poggia l’intera architettura della società. Che cosa ci fa dire che qualcosa è ingiusto? La tradizione filosofica moderna ha spesso risposto a questa domanda muovendo dai principi e partendo dall’alto dell’astrazione. Come la geometria euclidea muove dagli assiomi per ricavare i teoremi ed avvicinarsi progressivamente alla realtà del mondo, così le teorie della giustizia, in genere, partono dall’enunciazione di diritti e regole e da questi derivano i criteri di equità. La giustizia, in questa prospettiva, è qualcosa che si stabilisce prima e che poi si prova ad applicare, sperabilmente, alla realtà.
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