ilgerme.it, 27 novembre 2025
Resta in carcere, nonostante sia stato dichiarato incompatibile con il sistema penitenziario, il 58enne di Sulmona indagato per maltrattamenti nei confronti della madre di 91 anni. La sua detenzione si sta infatti protraendo a causa dell’impossibilità di trovare una struttura sanitaria specializzata in grado di accogliere pazienti con doppia diagnosi, come richiesto dal giudice. Il caso ha registrato un importante sviluppo lo scorso 6 novembre, quando il gip Marta Sarnelli ha disposto la sostituzione della misura cautelare, ordinando il trasferimento dell’uomo in un luogo di cura. La decisione era stata sollecitata dal difensore, l’avvocato Alberto Paolini, e supportata dalla perizia del dottor Mario Di Napoli, che aveva certificato le condizioni cliniche dell’indagato.
di Massimo Solani
rainews.it, 27 novembre 2025
Verrà discusso questa mattina al Tribunale di Sorveglianza di Perugia il ricorso del ministero della Giustizia, il primo depositato in Italia, contro l’ordinanza con la quale il magistrato di sorveglianza di Spoleto aveva dato il via libera alle richieste di due detenuti del carcere di Sabbione di poter accedere ai colloqui intimi con il proprio partner all’interno della struttura carceraria. L’appuntamento, fissato dal presidente del tribunale di sorveglianza Antonio Minchella, è per le 9 e in quella sede verrà discusso il ricorso presentato dalla direzione generale dei detenuti e del trattamento del Ministero della Giustizia secondo il quale con l’ordinanza dello scorso gennaio il magistrato di sorveglianza Fabio Gianfilippi avrebbe applicato e interpretato in maniera non corretta la sentenza con cui la Corte Costituzionale aveva dichiarato illegittime le norme sull’ordinamento penitenziario che vietano colloqui privati fra il detenuto e il partner da svolgersi in strutture adatte e senza il controllo della polizia penitenziaria.
di Francesco Esposito
fanpage.it, 27 novembre 2025
Freddo e sovraffollamento a Rebibbia. Il Garante per i detenuti Stefano Anastasìa: “Le caldaie saranno riparate, ma nuove carceri saranno pronte fra molti anni”. I riscaldamenti del carcere di Rebibbia a Roma non funzionano. I detenuti soffrono il freddo e l’unica fonte di calore sono gli altri carcerati, con cui vivono sempre più attaccati a causa della situazione di terribile sovraffollamento che affligge tutte le ‘patrie galere’ d’Italia. “Un problema che non si risolve in tempi brevi - commenta a Fanpage.it il garante dei diritti dei detenuti per il Lazio Stefano Anastasìa. O meglio, si potrebbe fare se non ci fosse un tabù sulla soluzione dell’indulto”.
di Margherita De Bac
Corriere del Mezzogiorno, 27 novembre 2025
“Senza sbarre” è il progetto di reinserimento ideato da don Riccardo Agresti nella chiesa di San Luigi Castel del Monte. Tra i clienti anche il cantante Claudio Baglioni e l’attore Sebastiano Somma. Il valore del tarallo non si esaurisce nel gusto prelibato. Qui, è simbolo di riscatto, riconciliazione, restituzione. Così lo identifica don Riccardo Agresti, 64 anni, parroco della chiesa di San Luigi Castel del Monte di Andria, dotato di energia inesauribile e carisma, che ha saputo trasformare in realtà sociale ed economica un progetto da sognatore. Il tipico biscotto salato da forno è al centro di questa bella storia di gente dimenticata ed esclusa.
comune.belluno.it, 27 novembre 2025
Deliberato nei giorni scorsi in sede di giunta il proseguimento del progetto “Detenuti per il Sociale”, iniziativa avviata nel 2024 e promossa dal Ministero della Giustizia per favorire il reinserimento sociale dei detenuti attraverso attività di pubblica utilità sul territorio. Sarà valido fino al 31 dicembre 2026. Seguirà la sottoscrizione dell’accordo tra il Comune di Belluno e la Casa Circondariale di Baldenich, dando in questo modo seguito ad un’iniziativa che ha già portato buoni risultati in termini di inclusione, relazioni e reinserimento sociale. “Il reinserimento passa attraverso gesti concreti e attraverso la fiducia reciproca - commenta il sindaco, Oscar De Pellegrin -. “Detenuti per il Sociale” è un esempio di come il lavoro condiviso e l’inclusione possano trasformare percorsi difficili in nuove opportunità, generando benefici non solo per chi vi partecipa ma per l’intera Città. Belluno vuole essere una comunità capace di includere e di offrire seconde possibilità, perché è da queste scelte che si misura la maturità civile di un territorio”.
Potenza. “Stra.d.e.”, percorsi di reinserimento sociale e lavorativo di persone in esecuzione penale
esperienzeconilsud.it, 27 novembre 2025
Favorire il reinserimento sociale e lavorativo di persone detenute nel sistema penitenziario della provincia di Potenza con una pena definitiva residua non superiore ai quattro anni. È l’obiettivo di Stra.d.e. - strategie di empowerment per la ricerca attiva del lavoro, il progetto che sarà presentato giovedì 27 novembre, a partire dalle ore 9.30, nell’aula Grippo del Tribunale di Potenza. Stra.d.e. intende attivare una rete propositiva e sistematizzare le esperienze di reinserimento sociale di persone detenute, sperimentando un modello di inserimento lavorativo attraverso la realizzazione di tirocini di inclusione sociale e percorsi di orientamento e rafforzamento delle competenze.
corriereromagna.it, 27 novembre 2025
È andato in scena all’interno del carcere di Forlì, nei giorni scorsi, lo spettacolo “Lo specchio dell’arte: voci e colori in frantumi”, diretto dalla regista Sabina Spazzoli e interpretato da 15 detenuti della sezione maschile e della sezione femminile, che hanno condiviso il palco con 5 studentesse del triennio del liceo “Monti” di Cesena: Alice Drudi, Maria Antonieta Polichetti, Arianna Magnani, Greta Peroni, Agnese Sintoni. Gli attori, provenienti da otto paesi diversi (Italia, Ungheria, Tunisia, Repubblica Dominicana, Brasile, Albania, Tunisia, Marocco, Burkina Faso) hanno dato voce con monologhi molto toccanti, spesso scritti da loro, ad artisti folli che la società ha emarginato.
trevisotoday.it, 27 novembre 2025
Il saluto al termine dell’udienza generale. In dono al Papa anche un dolce a forma di Leone di san Marco, preparato da Giovanni. Due i detenuti della Casa circondariale che hanno partecipato, e tre i giovani, già ospiti del Minorile e oggi all’esterno in misura alternativa. “Quello che mi è successo oggi è stato un dono di Dio, l’incontro più bello della mia vita”: è così che Giovanni, detenuto della Casa circondariale di Treviso, racconta l’esperienza giubilare a Roma che si è conclusa con l’udienza generale di papa Leone e l’incontro con lui, mercoledì 26 novembre. Con Giovanni, un altro detenuto del “Maggiore” e tre giovani che sono stati ospiti dell’Istituto penale minorile e ora vivono all’esterno in misura alternativa. Insieme a loro il vescovo Tomasi, la cappellania del carcere di Treviso e la direttrice dell’Ipm, con il Comandante della Polizia penitenziaria e un’educatrice. Un’iniziativa resa possibile dall’impegno delle direzioni dei due Istituti, della Caritas di Trviso, e della cappellania, con don Otello Bisetto, don Pietro Zardo e tutti gli operatori e i volontari.
di Elisabetta Ambrosi
Il Fatto Quotidiano, 27 novembre 2025
“Lo scopo è aiutare i ragazzi detenuti a fare pace col passato”. Il progetto scelto da Terre des Hommes: un metodo pensato per chi non sa disegnare, che libera dai condizionamenti e crea nuovi punti di vista sulla realtà: “Non si giudica e non si viene giudicati”. “C’era un ragazzo, in carcere, che si masticava i fogli, perché non gli piaceva quello che disegnava. Un giorno si è disegnato in una buca, che era come si sentiva in quel periodo. Mi sono accorto che la forma della buca che aveva disegnato non era chiusa e quindi gli ho detto, ‘vedi, stai esprimendo il fatto che puoi uscirne’. Il disegno è parte di noi, e spesso rappresenta un pensiero o una sensazione”.
di Maria Giuseppina Buonanno
Oggi, 27 novembre 2025
“Se fossi stato saggio, non avrei fatto tutto quello che ho fatto”, dice il sacerdote. “Papà mi ha lasciato a 13 mesi: spero di rivederlo in paradiso”. “Sono nato in una stalla, come Gesù Bambino. Quello era il luogo più caldo della casa”. Così ricorda don Antonio Mazzi, venuto al mondo il 30 novembre 1929 a Verona, nella cascina dei nonni senza riscaldamento. E così il fondatore della Comunità Exodus, che si occupa di dipendenze, accoglienza, prevenzione e formazione, fa memoria della sua vita di uomo e di prete ora anche nell’autobiografia “Saggezza e follia”, appena pubblicata da Piemme.











