di Fabrizio Costarella e Cosimo Palumbo*
Il Dubbio, 27 novembre 2025
L’articolo pubblicato sul Dubbio il 6 novembre, firmato da Errico Novi, dedicato alle intercettazioni emerse durante le indagini sull’allora presidente del Tribunale delle misure di prevenzione di Palermo, Silvana Saguto, offre uno spunto di riflessione che va ben oltre il singolo caso. Riporta al centro dell’attenzione un tema cruciale e spesso ridotto a sterile scontro ideologico: la separazione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti. Molti, cittadini potrebbero chiedersi che nesso ci sia tra il dibattito in corso sulla necessità di separare le carriere di pubblici ministeri e giudici carriere e il procedimento di prevenzione, quello strumento che consente di disporre sequestri e confische dei beni nei confronti di soggetti ritenuti socialmente pericolosi, anche in assenza di condanna penale.
di Alberto Sofia
Il Fatto Quotidiano, 27 novembre 2025
La protesta dei precari Pnrr: “6.000 a rischio taglio”. Assunti negli ultimi quattro anni, rischiano di rimanere a casa da giugno 2026 e ora chiedono stabilizzazioni al governo Meloni. “Altro che separazione delle carriere e la creazione del doppio Consiglio superiore della magistratura. Questa riforma non è la priorità. I cittadini chiedono tempi certi, dalle cause che si fanno per il risarcimento del danno, fino ai processi penali. Ma il sistema è già sotto organico, senza di noi la giustizia sarà al collasso”. Mentre governo e forze politiche già si scontrano e si preparano al referendum sulla giustizia di marzo 2026, è il personale precario assunto con il Piano nazionale di ripresa e resilienza e ora in scadenza con la fine degli stessi progetti Pnrr, a rivendicare garanzie per il proprio futuro.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 27 novembre 2025
La giurista: “Nel nostro ordinamento non esisteva nessuna lacuna. Assistiamo all’ennesimo ricorso al diritto penale per rispondere, in termini meramente repressivi e simbolici, a fenomeni ad alto tasso emotivo, dimenticando invece di investire sulle politiche di prevenzione”. Il reato di femminicidio? Inutile, simbolico, irrazionale, ma soprattutto di dubbia efficacia e di difficile applicazione. È netto il giudizio di Elena Mattevi, professoressa di Diritto penale all’Università di Trento, sul nuovo reato introdotto dopo il via libera unanime della Camera di martedì. La notizia dell’approvazione definitiva del disegno di legge bipartisan è paradossalmente passata in secondo piano, travolta dalle polemiche politiche generate dalla decisione della maggioranza di sospendere l’esame del ddl sulla violenza sessuale.
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 27 novembre 2025
Salvini fa saltare l’accordo sul reato di violenza sessuale tra Meloni e Schlein. E la premier rilancia il premierato. Matteo Salvini non aspetta nemmeno di smaltire l’adrenalina post-elettorale per impallinare la legge sulla riforma del reato di violenza sessuale. Il leader della Lega, davanti alle telecamere convocate per commentare il voto in Puglia e Campania, ha rivendicato apertamente lo stop del Carroccio a un testo che solo una settimana fa aveva incassato il via libera unanime della Camera e che Palazzo Madama avrebbe dovuto approvare in via definitiva, proprio nel giorno dedicato alla lotta contro la violenza sulle donne. Una frenata che ha sorpreso perfino parte della maggioranza, e che soprattutto ha contraddetto il patto politico che Giorgia Meloni aveva stretto con Elly Schlein: un accordo bipartisan, simbolico e politico, per arrivare a una legge condivisa.
di Fabrizia Giuliani
La Stampa, 27 novembre 2025
Che il diavolo sia nei dettagli è cosa nota. I dettagli, nella battaglia per una legge che metta nero su bianco che un rapporto sessuale diventa violenza, se imposto, sono nelle parole di commento. Il vicepremier parla di eccesso di spazio interpretativo, vendette personali, di una legge che finirà per intasare i tribunali, esacerbare i conflitti, un far west. Non è il solo, ne abbiamo lette tante e in fondo non c’è ragione di stupirsi se ci voltiamo indietro: tutte le leggi che hanno restituito alle donne una libertà che il quadro normativo non ammetteva hanno visto compatte levate di scusi. Compattissime.
di Marco Nigro*
Il Dubbio, 27 novembre 2025
La riforma dell’art. 609-bis c.p., approvata alla Camera 19 novembre, introduce nel sistema penale italiano il paradigma del consenso affermativo, determinando una metamorfosi che non si esaurisce nel mero aggiornamento della tecnica legislativa, ma incide profondamente sul patrimonio concettuale e sulle garanzie strutturali del processo penale. L’intento dichiarato è quello di armonizzare la disciplina interna ai modelli internazionali più recenti, rafforzando la protezione dell’autodeterminazione sessuale. Intento nobile, per carità, ma non per questo immune da problematiche applicative. L’innovazione normativa, infatti, si proietta su un terreno scivoloso, nel quale la tutela della vittima e la salvaguardia delle garanzie non possono essere considerate grandezze antagoniste, ma devono convivere entro un equilibrio che non sia puramente retorico.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 27 novembre 2025
L’omicidio di Lida Taffi Pamio, avvenuto il 20 dicembre del 2012 nella sua abitazione di Mestre, e per il quale sono state condannate due donne (Susanna Lazzarini e Monica Busetto), ma paradossalmente non in concorso tra di loro, arriva all’attenzione del Parlamento. Sono state infatti presentate quattro interrogazioni parlamentari: una del senatore Pd Andrea Martella, una della deputata del M5S Stefania Ascari, una del senatore pentastellato Roberto Cataldi, una del deputato di Avs Devis Dori. Tutte chiedono di far luce su una vicenda giudiziaria che ha dell’incredibile, e di rivalutare soprattutto la posizione di una delle due condannate, Monica Busetto, in carcere da 12 anni ma sempre professatasi innocente. Ieri Nordio ha risposto proprio all’atto di sindacato ispettivo promosso da Dori. Ma riassumiamo la vicenda. Tutto inizia con la morte dell’anziana Taffi Pamio.
di Sara Nocentini
Corriere Fiorentino, 27 novembre 2025
La separazione delle politiche regionali per le questioni carcerarie da sanità e sociale, da lavoro e formazione, rischia di indebolire i rapporti con la giustizia e l’amministrazione penitenziaria. La definitiva composizione della giunta regionale toscana e l’assegnazione delle deleghe invita a sviluppare una riflessione su un tema apparentemente ai margini delle nostre comunità, ma in realtà pienamente parte di un più ampio ragionamento sui sistemi di welfare e sulla loro efficacia. Il tema è il carcere o, se preferiamo, i percorsi di esecuzione penale (che possono essere interni al carcere o esterni attraverso varie misure), o ancora più in generale, il legame tanto profondo quanto poco esplicitato tra il governo delle nostre istituzioni territoriali, Regione e Comuni, e l’amministrazione della giustizia.
di Valentina Farina*
brindisireport.it, 27 novembre 2025
Ancora vite spezzate. Ieri mattina un detenuto della Casa circondariale di Brindisi si è tolto la vita. Dietro questo tragico gesto c’è un volto, una storia, una sofferenza umana, da Potenza a Brindisi, lontano dagli affetti. Nel disporre i trasferimenti deve essere favorito il criterio di destinare i soggetti in istituti prossimi alla residenza delle famiglie. Si registrano, invece, continui e frequenti trasferimenti da carcere a carcere, e da regione a regione, i quali non sono motivati da interessi di avvicinamento all’ambiente di provenienza, ma dagli interessi interni al sistema penitenziario.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 27 novembre 2025
In 70 si sono rifiutati di tornare in cella fino all’arrivo della direttrice. Sventato un tentativo di evasione. Dai rubinetti non veniva l’acqua calda, come accade spesso. E quindi una settantina di detenuti, martedì sera intorno alle 21, ha inscenato una protesta rifiutandosi di rientrare nelle proprie celle. “Vogliamo che la direzione si renda conto dello stato in cui viviamo. Non possiamo neanche farci una doccia”. La protesta è andata avanti fino a che la direttrice e il comandante non si sono recati nelle sezioni del subbuglio, verificando di persona la mancanza di acqua calda con la promessa di tentare di risolvere la situazione. Una situazione ormai atavica, nel penitenziario fiorentino, dove si prolungano da anni le criticità all’impianto di riscaldamento e di raffreddamento, con conseguenze di inverni molto freddi ed estati molto calde.
- Sulmona (Aq). “Incompatibile con il carcere” ma resta in cella: nessuna struttura disponibile
- Spoleto (Pg). Colloqui intimi in carcere, il ricorso del Ministero
- Roma. Caldaie rotte a Rebibbia, il Garante: “Situazione al limite, serve l’indulto”
- Andria (Bat). Nella masseria il riscatto dei detenuti ha il sapore dei taralli
- Belluno. “Detenuti per il sociale”, rinnovato fino al 31 dicembre 2026 il progetto di reinserimento











