di Sibilla Ottoni
giustiziainsieme.it, 12 aprile 2026
Il 25 gennaio 2011, Piazza Tahrir al Cairo è lo scenario delle proteste contro il regime del Presidente Hosni Mubarak. Cinquantamila persone si riversano nella piazza, destinate a crescere nei giorni successivi fino a raggiungere il milione di manifestanti pacifici, che accusano il regime di non avere a cuore gli interessi della popolazione. La rivoluzione, nonostante i tentativi di repressione nel sangue, conduce l’11 febbraio 2011 alle dimissioni di Mubarak. Il 25 gennaio 2016, cinque anni dopo, Piazza Tahrir, ossia piazza della liberazione (dal Regno Unito che occupava Egitto e Sudan fino al 1919), è blindata. Il Presidente al-Sisi, che dal 2013 con un colpo di Stato militare ha rovesciato il governo Morsi ed ha preso il potere, teme che l’anniversario della rivoluzione porti nuove proteste. Il Cairo pullula di polizia, di militari, di agenti in borghese dei servizi di sicurezza.
di Angelo Picariello
Avvenire, 12 aprile 2026
Il ritorno al voto (dei giovani soprattutto) riporta al centro la partecipazione. Mentre il dibattito sulla legge elettorale e i meccanismi di premio rischiano di comprimere rappresentanza e ruolo del Parlamento, rafforzando l’esecutivo. L’”occasione storica” di riformare la giustizia, lamenta Giorgia Meloni, è stata mancata perché un tema così complesso e delicato è diventato, con il referendum, una contesa tutta politica. In realtà le esperienze pregresse avrebbero dovuto avvertire che ciò era inevitabile, sarebbe quindi servito un accordo ampio in Parlamento che invece non si è nemmeno cercato.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 12 aprile 2026
A giugno entrerà in vigore il nuovo Patto, che prevede una nuova visione della gestione dei flussi: il pericolo è che la cosiddetta “difesa delle frontiere” vada a schiacciare la protezione umanitaria. Dopo decenni di tensioni fra le cancellerie degli Stati membri, le politiche migratorie dell’Unione Europea stanno entrando in una nuova fase. Una sliding door, varcata la quale, comunque la si pensi, non sarà semplice tornare indietro. A giugno il Patto su migrazione e asilo - presentato dalla Commissione Europea e approvato da Parlamento e Consiglio nel 2024 - entrerà pienamente in vigore. I dieci fascicoli del pacchetto includono vari regolamenti e una direttiva su una quantità di aspetti: gestione dell’asilo, procedure di frontiera, rimpatri, condizioni di accoglienza, cooperazione con Paesi terzi e sistema informativo Eurodac.
di Edoardo Albinati
Corriere della Sera, 12 aprile 2026
L’Alto Commissario Onu per i rifugiati, al termine del suo secondo mandato, traccia un bilancio delle tante emergenze che attraversano il mondo. “Le regole delle Nazioni Unite vanno riviste: perché il sistema tenga, servono maggiori rinunce a una parte di sovranità, il che non mi sembra oggi nelle corde dei singoli stati”. Dialogo con uno scrittore, cinque anni dopo il primo faccia a faccia. Filippo Grandi ha da poco terminato il suo secondo quinquennio come Alto commissario Onu per i rifugiati. Alla fine del suo primo mandato, nel gennaio del 2021, lo avevamo intervistato per il Corriere: sarebbe dovuto restare altri due anni e mezzo soltanto, ma le continue crisi hanno fatto sì che egli fosse in qualche modo obbligato a restare e a completare anche il secondo mandato con l’Unhcr.
di Enzo Risso
Il Domani, 12 aprile 2026
Complessivamente il 76 per cento del Paese è orientato a una visione costruttiva della pace e va oltre il silenzio delle armi (24 per cento). Per l’89 per cento del paese l’uso della forza da parte delle superpotenze è il vero problema, non la soluzione. I conflitti in corso, dall’Ucraina alla Palestina, dall’Iran al Libano, alimentano un senso di indignazione per le vittime civili, per delle guerre che vedono potenti eserciti scatenati contro la popolazione inerme. Non c’è più neanche la foglia di fico delle vittime collaterali. In tutti i conflitti si bombardano impunemente case, palazzi, ospedali, scuole ecc.
di Giacomo Galeazzi
La Stampa, 12 aprile 2026
Il fondatore della Comunità di Sant’Egidio: “I regimi non si abbattono con le bombe”. “La guerra ha finito per trasformare l’Iran da oppressiva teocrazia khomeinista in regime repressivo e affaristico. Le alleanze sono diventate minuetti in cui si cambia continuamente partner e nessuno è più in grado di garantire la sicurezza internazionale”, dice Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, promotore dei corridoi umanitari dall’Africa e dal Medio Oriente, già ministro per la Cooperazione internazionale e mediatore di pace in Mozambico, Guatemala, Costa d’Avorio. “La terza guerra mondiale a pezzi sta diventando un’unica guerra globale che mette in pericolo la sopravvivenza dell’umanità”.
di Patrizio Gonnella
Il Manifesto, 11 aprile 2026
Due storie di violenza nei confronti di detenuti, due decisioni che vanno in direzione opposta. La Cassazione ha annullato la sentenza nei confronti di dieci agenti di Polizia penitenziaria condannati con rito abbreviato per concorso in tortura per fatti accaduti nel carcere di San Gimignano nel lontano 2018. Il Consiglio superiore della magistratura ha sanzionato disciplinarmente due pubblici ministeri della Procura di Viterbo per non aver dato seguito all’esposto del Garante regionale dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasia, su presunte violenze nel carcere viterbese nei confronti di un detenuto egiziano, poi suicidatosi. Anche qua i fatti risalgono al lontano 2018. In entrambi i casi le storie, complicate dal punto di vista dell’andamento giudiziario, sono ancora aperte.
di Fabio Pinelli*
Avvenire, 11 aprile 2026
Entrare in un carcere minorile non è mai un gesto formale. È sempre un incontro che interroga, che chiede attenzione, che richiama una responsabilità condivisa. Il carcere minorile è un luogo in cui la parola, ogni parola, non è mai scontata. Proprio per questo diventa preziosa. La parola scambiata, ascoltata, messa in discussione è ciò che permette di fermarsi, di riflettere, di guardare la propria storia senza esserne vittima. La giustizia minorile, almeno nelle sue intenzioni più profonde, nasce dal riconoscimento che ogni storia non è mai conclusa, che una persona non coincide con l’errore che ha commesso, che il futuro non può essere cancellato da una sentenza o da una cella.
di Chiara Di Benedetto
Avvenire, 11 aprile 2026
Il Fondo Repubblica digitale stanzia 10 milioni per la formazione tecnologica negli istituti penitenziari. Il progetto in collaborazione con il Cnel e il Dap. Favorire il reinserimento sociale dei detenuti attraverso percorsi di formazione digitale: è questo il progetto “Fuoriclasse”, promosso e sostenuto dal Fondo Repubblica digitale, in collaborazione con il Cnel e il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia. Nel 2026 oltre 3.600 persone potranno beneficiare gratuitamente di 26 iniziative selezionate dal Fondo con l’obiettivo di ridurre il rischio di recidiva tra i carcerati.
di Anna Paola Lacatena
L’Unità, 11 aprile 2026
Il personale di Polizia penitenziaria non si occupa solo di assicurare il mantenimento dell’ordine e della sicurezza all’interno degli istituti di detenzione, partecipa attivamente anche al trattamento rieducativo dei reclusi. Tra i “detenenti”, i componenti del corpo sono gli unici sempre a contatto con i detenuti nell’arco delle intere 24 ore, acquisendo significativa conoscenza delle dinamiche di gruppo. Il lavoro in contesti dove la tensione è alta, il sovraffollamento sempre più insostenibile, i turni di servizio massacranti, sono fattori che incidono sulla salute psico-fisica degli agenti. Il tasso di suicidi tra di loro è, infatti, notevolmente più alto della media nazionale (1,30 per mille).
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