di Annarita Digiorgio
Il Foglio, 25 novembre 2025
La legge inverte l’onere della prova: d’ora in poi sarà l’imputato a dover dimostrare la propria innocenza. Ancora una volta, davanti a reati ripugnanti, si considera accettabile sacrificare i principi dello stato di diritto, come accadde per il 41 bis contro la mafia. Dovremmo chiederlo a Silvia Salis cosa ne pensa della nuova legge sulla violenza sessuale. Lei che ha vissuto le sofferenze di suo marito, il regista Fausto Brizzi, perseguito dai pm dopo che diverse donne avevano raccontato a Dino Giarrusso de Le Iene di aver subito molestie sessuali. E poi scagionato da tutte le accuse (come Paul Haggis e Kevin Spacey). O a Ignazio La Russa, il cui figlio Leonardo ha subito lo stesso calvario.
di Roberto Maggioni
Il Manifesto, 25 novembre 2025
Fiaccolata ieri sera per ricordarlo: il corteo ha raggiungo il luogo dello schianto dopo l’inseguimento da parte dell’auto dei carabinieri. Un anno fa il Corvetto si risvegliava con i segni di una rivolta. Dalle periferie di Milano gruppi di giovani si erano dati appuntamento per chiedere giustizia per un ragazzo come loro, morto al termine di un inseguimento dei carabinieri. Chiedevano di non insabbiare quel caso e di non bollare quel ragazzo come un “maranza”, un ladro, un balordo. Quel ragazzo di chiamava Ramy Elgaml, aveva 19 anni, era un giovane lavoratore del Corvetto di Milano. In quelle ore i giornali stavano liquidando il caso come uno dei tanti di cronaca finiti male, la rivolta del Corvetto e la reazione composta dei genitori di Ramy cambiarono il corso degli eventi e la narrazione di quei fatti.
di Massimiliano Mingoia
Il Giorno, 25 novembre 2025
Il sindaco punta sul trasferimento dei detenuti in altre strutture più moderne. Ma il Governo resta cauto e la Sovrintendenza in passato si era detta contraria. Parte ragionando del problema dell’immigrazione e delle soluzioni sbandierate dal centrodestra ma mai applicate nella realtà. E arriva alla situazione delle carceri sovraffollate, in particolari di quelle milanesi: “Sono strutture vecchi e senza dignità, basta andare a vedere San Vittore. Il Beccaria che ha 50 posti, solo maschili ed è sovraffollato. È stato 20 anni senza direttore”.
di Alessandro Pendenza
gnewsonline.it, 25 novembre 2025
La cooperativa L’Arcolaio nasce nel 2003 con l’obiettivo di favorire l’inserimento lavorativo delle persone detenute all’interno della casa circondariale di Siracusa. Attualmente il laboratorio di pasticceria interno al carcere interessa ogni anno circa 15 detenuti e attraverso altri progetti minori riesce a coinvolgere ogni anno altre 20 persone ristrette. Attualmente lo staff della cooperativa è composto da 13 persone. I valori cui dichiara di ispirarsi sono solidarietà, sostenibilità, territorio, relazione e generatività, intesa come la capacità di trasformare l’esclusione in opportunità attraverso il reinserimento socio-lavorativo dei detenuti.
di Roberta Rampini
Il Giorno, 25 novembre 2025
Il progetto di Fondazione Feltrinelli e Fiera Milano in vista delle Olimpiadi e Paralimpiadi Milano Cortina. Con Tiribocchi, allenatore ed ex calciatore, e Laura Giuliani, portiere di Ac Milano femminile e Nazionale. Lo sport come strumento di crescita e di riscatto personale e collettivo. Lo sport come spazio di incontro, coraggio e resilienza. Storie e narrazione per avvicinare comunità, istituzioni e territori ai valori che animano il movimento olimpico, creando ponti e nuove opportunità di dialogo, soprattutto per chi vive condizioni di fragilità. È il progetto “Vite in campo” promosso da Fondazione Giangiacomo Feltrinelli e Fiera Milano, un progetto culturale che da novembre 2025 a gennaio 2026 unisce sport, memoria e impegno sociale in vista delle Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali Milano Cortina 2026.
garantedetenutilazio.it, 25 novembre 2025
Due attrici della compagnia teatrale di detenute ed ex detenute della Casa circondariale femminile di Rebibbia sono intervenute alla tavola rotonda che si è svolta nella chiesa metodista di Roma. “Che esperienza meravigliosa ieri! Ci siamo raccontate attraverso le parole dei nostri lavori e delle nostre testimonianze”. Così sulla pagina Facebook delle Donne del Muro Alto, la compagnia teatrale di detenute ed ex detenute della Casa circondariale femminile di Rebibbia, all’indomani della tavola rotonda “Oltre la detenzione - la condizione femminile dentro e fuori il carcere”, che si è svolta nella chiesa metodista di Roma lo scorso 20 novembre.
di Giovanna Cosenza*
Il Fatto Quotidiano, 25 novembre 2025
Per anni ho sostenuto l’importanza delle parole e della denuncia pubblica di tanta violenza e tante uccisioni. Certo. Però. Però c’è qualcosa che non va. Fino a dieci o quindici anni fa, in Italia parlare di violenza di genere e di femminicidio sui media, in rete, ma anche a scuola, in università e nelle case, era molto più difficile di adesso. La stessa parola “femminicidio” non era così diffusa come oggi, e non lo era nemmeno sui media mainstream: come attesta l’Accademia della Crusca, è solo dal 2010 che i giornali hanno cominciato a usarla con frequenza crescente.
di Gianpiero Dalla Zuanna*
Avvenire, 25 novembre 2025
Nel nostro Paese il numero di donne uccise diminuisce troppo poco, anche se è più basso rispetto ad altre nazioni. Serve uno sforzo di educazione sugli uomini. Ogni volta che la cronaca ci racconta di un femminicidio, siamo presi dallo sgomento. Partire dallo sdegno è utile per costruire una reazione comune e contraria. Tuttavia, per comprendere la strada giusta per combattere questa piaga sociale è importante anche definirne con precisione alcune caratteristiche: in Italia e nel mondo. Cominciamo da due dati positivi. Le donne in Italia muoiono per omicidio volontario meno che negli altri paesi sviluppati, come mostrano i dati delle polizie di tutto il mondo, raccolti dello United Nations Office on Drugs and Crime, relativi agli anni tra il 2005 e il 2024. Il nostro Paese resta sempre agli ultimi posti per omicidi con vittima una donna.
di Andrea Ceredani
Avvenire, 25 novembre 2025
La 42enne, sopravvissuta a un tentato femminicidio nel 2011, parla agli studenti: “Nessuno a scuola mi ha messa in guardia. Comincerei a discuterne dalle elementari”. Valentina Pitzalis ammette che, per anni, ha conosciuto solo i segni della violenza fisica: “Nessuno a scuola mi ha mai messo in guardia da tutte le altre forme di violenza, come quella psicologica e quella economica”, confessa di fronte a oltre 2.300 studenti riuniti al teatro Arcimboldi di Milano. Se l’avessero aiutata prima, forse, non sarebbe dovuta sfuggire al rogo con cui il suo ex marito tentò di ucciderla il 17 aprile 2011: “Forse ne sarei uscita”.
di Simonetta Sciandivasci
La Stampa, 25 novembre 2025
La scrittrice: “Una legge stabilisca il valore dell’altro. Mia madre mi insegnò a scappare”. Dacia Maraini, scrittrice, ha dedicato il suo lavoro alla voce delle donne, alla sua scoperta ed espressione, alla sua libertà. Ha fondato La Maddalena, il primo teatro femminista italiano, con Maricla Boggio ed Edith Bruck, rimasto attivo per quasi vent’anni.











