di Ruggiero Corcella
Corriere della Sera, 24 novembre 2025
Un nuovo rapporto dell’Oms/Europa denuncia la grave inadeguatezza dei sistemi sanitari nella risposta alla violenza contro donne e ragazze, mentre i primi risultati del progetto EpiWE dell’Istituto Superiore di Sanità mostrano come l’esperienza traumatica lasci segni profondi e duraturi, fino addirittura a modificare l’attività dei geni. La violenza contro le donne e le ragazze resta una delle più gravi emergenze sanitarie del nostro tempo. A denunciarlo è il nuovo rapporto dell’OMS/Europa, “Care, courage, change: health-sector leadership in tackling violence against women and girls” (“Cura, coraggio, cambiamento: leadership del settore sanitario nel porre fine alla violenza contro donne e ragazze”), presentato a Madrid.
di Melania Petriello
La Stampa, 24 novembre 2025
Migliaia di avvocate, assistenti sociali, volontarie e psicologhe fanno fronte a chiamate continue negli oltre 460 centri in Italia: “La pancia del Paese non è ancora cambiata”. Squilla il telefono. Di continuo, a tutte le ore. Nei centri antiviolenza, nelle case rifugio, al numero verde, persino sulle linee private, il tempo è scandito da quel suono. Chi risponde, chi si mette al lavoro quando una donna chiede aiuto? Altre donne. Le operatrici di tutta Italia, migliaia, in più di 460 strutture. Assistenti sociali, avvocate, psicologhe, sanitarie, professioniste, volontarie. Che inforcano occhiali speciali, le lenti di genere: guardare meglio, dare un nome alle cose. E stare, tenere l’albero nel vento, fare rete.
di Elisa Forte
La Stampa, 24 novembre 2025
Laura Ramaciotti, da settembre guida il Crui: “Una società più consapevole passa dalla scuola. Il rispetto non è un optional. Da studentessa e fino ad oggi per fortuna non ho subito violenze fisiche ma discriminazioni sì. Verso di noi c’è sempre una barriera di diffidenza. Pensi che quando 4 anni fa mi sono candidata a rettrice all’Università di Ferrara qualche collega ha avuto il coraggio di dire “non so se riuscirò a votare una donna”. Le donne devono ancora fare sempre uno sforzo in più per dimostrare di saper fare”.
di Gianni Oliva
La Stampa, 24 novembre 2025
“La scuola è il principale strumento di integrazione”, si legge da più parti. Tutti d’accordo. Ma la scuola non è il “banco alimentare”, dove la buona volontà dei volontari e la generosità dei donatori possono fare la differenza. La scuola è un’istituzione complessa, con parti che si integrano l’una con l’altra, dove l’indole positiva dei singoli non basta: la scuola ha bisogno di programmazione, di articolazione, di aggiornamento. In tempo di migrazioni, la scuola che integra non può essere la stessa scuola di prima aperta ai nuovi arrivati. Deve essere una scuola rinnovata. E senza pensare a improbabili rivoluzioni copernicane, qualche intervento si può fare: per esempio, a partire dall’insegnamento della lingua.
di Elena Molinari
Avvenire, 24 novembre 2025
In Louisiana è l’unica donna in lista per l’esecuzione. “Non posso restituire la vita a chi l’ho tolta, ma posso cambiare la mia. Durante l’isolamento il silenzio fa più paura delle urla”. Quando la porta di metallo si apre, Antoinette Frank entra nella piccola sala colloqui trascinando i piedi. Le caviglie sono unite da una catena che la costringe a muoversi a passi minuscoli. Eppure non vacilla. Da trent’anni quelle maglie le stringono la pelle ogni volta che lascia la cella, tranne per la doccia. Ha avuto il tempo di abituarsi. Un agente aggancia le manette a una barra che attraversa il tavolo di metallo e Antoinette è obbligata a tenere le dita intrecciate e i polsi sollevati, in gesto di perenne supplica. Si sistema sulla sedia e sorride. Nonostante qualche ciuffo bianco, sembra più giovane dei suoi 54 anni. La camicia blu delle carcerate nel penitenziario femminile di Saint Gabriel, in Louisiana, è fresca e stirata. Lo sguardo è mite, le spalle prendono velocemente la postura di chi è abituato a occupare meno spazio possibile.
di Riccardo Noury*
Il Fatto Quotidiano, 24 novembre 2025
Queste persone hanno dovuto pagare tra 700 e 3.500 dollari, indebitandosi a volte per sempre o in altri casi rinunciando a pagare le rette scolastiche per i figli, pur di lavorare. Decenni di sfruttamento del lavoro migrante sono alla base di uno dei progetti infrastrutturali di cui l’Arabia Saudita va maggiormente fiera: presentata come la “spina dorsale” del sistema di trasporti pubblici della capitale, la metropolitana di Riad - recentemente inaugurata - è stata costruita da imprese nazionali e internazionali che, sotto la supervisione delle autorità locali, si sono servite di manodopera straniera sottopagata e costretta a lavorare in condizioni di grande pericolo e con temperature estreme.
9colonne.it, 23 novembre 2025
Il tasso di sovraffollamento nelle 189 carceri italiane ha superato il 136%, con oltre 63.493 persone detenute (di cui 20.099 straniere) a fronte di 45.651 posti effettivamente disponibili (con dati aggiornati ad ottobre e 295 detenuti in più rispetto a settembre). In un solo anno la popolazione detenuta è cresciuta di 1.336 unità. Sono cresciuti anche i numeri dei bambini reclusi con le loro madri che sono attualmente 26 contro i 21 di inizio anno e i 18 dell’ottobre dello scorso anno. È una situazione che la stessa magistratura di sorveglianza riconosce come inumana e degradante, condannando sistematicamente l’Italia per violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (Cedu).
di Andrea Bulleri e Valentina Pigliautile
Il Messaggero, 23 novembre 2025
Il Governo corre ai ripari contro il sovraffollamento nei penitenziari per under 18: 4 nuove strutture in arrivo, ampliamenti in 5 istituti. Un detenuto su due è straniero. Una “inusitata esplosione di violenza”. Che dalla fine della pandemia ha visto protagonisti i giovanissimi. Minori italiani ma anche, molto spesso, stranieri non accompagnati. Provenienti quasi sempre dal Nord Africa. Tanto che oggi quasi un under 18 su due tra quelli detenuti in un istituto penale minorile è arrivato dall’estero, senza genitori. A lanciare l’allarme è il ministro della Giustizia Carlo Nordio.
di Laura Distefano
La Sicilia, 23 novembre 2025
Il magistrato catanese: “Il 41 bis è un sistema penitenziario che ha le ore contate, perché esiste nel Paese una sensibilità politica trasversale, opposta al sentimento comune dei cittadini, che tende a vanificare l’esperienza penitenziaria. Sia con riguardo l’obiettivo della sicurezza che rispetto a quello della rieducazione”. Replica Rita Bernardini, presidente di Nessuno Tocchi Caino: “Costituzione sospesa”. Il regime penitenziario previsto dall’articolo 41 bis fu introdotto nel 1986. Nella sua essenza aveva la temporaneità di controllare possibili comunicazioni con l’esterno ma poi, dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio del 1992, fu allargato ai detenuti per mafia.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 23 novembre 2025
Il ministro della Giustizia: il voto referendario sarà nella prima metà di marzo, l’Anm accetti il confronto in tv. E sul carcere non c’è una stretta alle attività culturali, Il ministro della Giustizia Carlo Nordio non sembra uomo da cambiare idea nell’espace d’un matin. E alla domanda-tormentone rivoltagli da settimane sulla possibilità di un confronto in tv coi sostenitori del No al referendum sulla riforma costituzionale per la separazione assoluta delle carriere (che si terrà, prevede, “nella prima metà di marzo”), risponde ancora una volta allo stesso modo: “Vorrei fare un incontro coi vertici dell’Anm.
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