di Giuseppe Deiana
Il Sole 24 Ore, 8 aprile 2026
La recente vicenda pone interrogativi centrali per il diritto penale: la tenuta delle categorie dell’imputabilità minorile, la configurabilità dell’istigazione a delinquere in contesti digitali diffusi e i limiti dell’attuale sistema repressivo rispetto a fenomeni di radicalizzazione nichilista. Il recentissimo episodio verificatosi a Bergamo, da cui è emerso come il tredicenne che ha accoltellato in diretta social una insegnante fosse connotato da sfumature ideologiche estremizzanti e latamente riconducibili all’oscuro sostrato culturale sintetizzabile nel più ampio fenomeno “No Lives Matter” (NLM), impone una riflessione che travalica la mera qualificazione giuridica del fatto. La vicenda sollecita, infatti, interrogativi centrali per il diritto penale: la tenuta delle categorie dell’imputabilità minorile, la configurabilità dell’istigazione a delinquere in contesti digitali diffusi e i limiti dell’attuale sistema repressivo rispetto a fenomeni di radicalizzazione nichilista.
di Alessandro Casano
terzultimafermata.blog, 8 aprile 2026
Il minore che non ha ancora imparato a parlare può partecipare ai colloqui? Eppure, è proprio nel carcere che il diritto rischia di smarrire sé stesso: accade quando la punizione diventa un fine e l’umanità un ostacolo. Negare a un padre detenuto la possibilità di accedere a colloqui più frequenti con la propria figlia neonata, sul presupposto della sua incapacità di parlare, non è un semplice errore interpretativo, ma un sintomo di indifferenza verso la persona e i suoi affetti. Il difensore di un indagato sottoposto a custodia cautelare in carcere richiedeva al GIP, ai sensi dell’art. 37, comma 9, del D.P.R. n. 230/2000, l’autorizzazione affinché il detenuto potesse svolgere colloqui “straordinari” con la figlia di appena due mesi. Il giudice rigettava la richiesta sul presupposto che la disciplina di favore prevista dalla norma dovesse ritenersi applicabile solo nei confronti di minori in grado di partecipare al colloquio, escludendo dunque i neonati, incapaci di instaurare una comunicazione verbale.
di Andrea Joly
La Stampa, 8 aprile 2026
Oltre a sovraffollamento e mancanza di personale il sindaco Lo Russo denuncia: “Nel nostro carcere servono più percorsi rieducativi”. C’è il tema del sovraffollamento, con 1.467 detenuti in una struttura che ne può ospitare massimo 1.113. C’è la grave carenza di personale, con 225 di agenti di polizia penitenziaria che mancano. E ancora: la diffusione senza controllo di droga e telefoni, le ripetute risse e le rivolte come quella di settimana scorsa. Ma, oltre all’allarme lanciato da La Stampa di ieri, nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino c’è un’altra emergenza. A parlarne è il sindaco Stefano Lo Russo, nel suo tradizionale collegamento con ToRadio del martedì mattina: “Serve investire molto di più nei processi di rieducazione civica dei detenuti”.
di Claudio Coli
Corriere di Siena, 8 aprile 2026
Sarà discusso il ricorso dei dieci agenti che scelsero l’abbreviato. In Appello la conferma in blocco delle condanne da 2 anni a 3 mesi fino ai 2 anni e 8 mesi e della sussistenza del reato autonomo di tortura. Terzo e ultimo atto, domani a Roma in Corte di Cassazione, per la vicenda giudiziaria legata al rumoroso caso del pestaggio di un detenuto tunisino nell’ottobre 2018 durante un trasferimento di cella al carcere di Ranza a San Gimignano, che vede complessivamente coinvolti 15 agenti di Polizia Penitenziaria accusati a vario titolo di tortura e lesioni. Sarà discusso infatti il ricorso all’ultimo grado di giudizio dei dieci agenti che scelsero il rito abbreviato, e per cui la Corte di Appello di Firenze, un anno fa, ha negato lo sconto di pena, confermando in blocco le pene da 2 anni a 3 mesi fino ai 2 anni e 8 mesi, per tortura e lesioni aggravate, già comminate a Siena nel febbraio 2021.
catania2000.com, 8 aprile 2026
Il Consiglio comunale di Catania ha dato il via libera al regolamento per l’istituzione del Garante cittadino dei diritti dei detenuti, per la vigilanza sulle condizioni di vita delle persone private della libertà personale. “Un segnale concreto e inequivocabile di civiltà giuridica, capace di colmare un vuoto istituzionale e rafforzare il legame tra carcere e comunità”, come commenta la Cisal provinciale, che si è battuta affinché anche la città di Catania si dotasse di questa importante figura professionale. “Nessuno” - scrive il segretario provinciale, Giovanni Lo Schiavo- “deve essere lasciato indietro, nemmeno, e soprattutto” - sottolinea - “chi vive una condizione di restrizione della libertà”. Un primo traguardo che la Cisal Catania ha raggiunto, anche se quella del Garante dei detenuti non è l’unica battaglia che la sigla sindacale si è attestata, perché ci sono altre problematiche del territorio che necessitano di soluzione.
gnewsonline.it, 8 aprile 2026
Nell’ambito di una collaborazione tra la Direzione della Casa di reclusione di Onanì-Mamone, l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) e la Direzione regionale Sardegna dell’Agenzia del demanio è stata posizionata una rete sismica locale e una stazione meteo nel sito carcerario sardo, che segue la posa di una stazione magnetica e metallurgica di un paio di settimane fa. Obiettivo del progetto è lo studio del campo elettromagnetico naturale terrestre e della caratterizzazione geofisica profonda del territorio. Queste attività rappresentano un tassello fondamentale per sostenere la candidatura italiana a ospitare il Einstein Telescope, il futuro osservatorio europeo di onde gravitazionali.
di Valeria Ottolenghi
Gazzetta di Parma, 8 aprile 2026
Il 14 maggio l’incontro conclusivo. Al termine, scarpe in mano - segno speciale di questo spettacolo, simbolo di cambiamento - passi accennati di danza, azione scandita, tutti in proscenio al ritmo di “Walk on the wild Side” con una gioia speciale, il gusto della leggerezza dopo una grande impresa, quel tocco prezioso che in qualche modo attraversa tutto lo spettacolo, nel rigore la disponibilità a lasciar trapelare modi di essere, di sentire, che regalano immediatezza comunicativa anche a una delle maggiori opere tragiche.
milanotoday.it, 8 aprile 2026
Il disco si intitola “Free for music vol. 1” e fa parte di un progetto finanziato da Orangle Records. Dopo le visite di Emis Killa, Jake La Furia, Fedez, Lazza e Camilla Ghini, il progetto sviluppato da Orangle Records nel carcere di Monza ha dato alla luce ‘Free for music vol. 1’, l’album realizzato proprio dai detenuti della Casa circondariale Sanquirico nell’ambito del laboratorio supervisionato da Paolo Piffer. L’idea di fondo è trasformare l’arte in una competenza spendibile anche oltre il periodo di detenzione. Il disco non è una ‘parentesi filantropica’, ma la prova tangibile che è possibile rientrare nel mondo da un punto diverso rispetto a quello in cui il percorso di vita si era interrotto.
aise.it, 8 aprile 2026
La cultura come spazio di libertà, la lettura come strumento di consapevolezza e rinascita. Riparte da Roma, dall’Istituto Penale per i Minorenni di Casal del Marmo, la nuova edizione di “Libri Liberi”, la rassegna che porta i grandi capolavori della letteratura all’interno delle carceri, trasformando ogni incontro in un’esperienza di condivisione, riflessione e dialogo. Il primo appuntamento, in programma il 9 aprile, propone la proiezione di Zvanì - Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli, film diretto da Giuseppe Piccioni. A seguire, un momento di confronto aperto vedrà protagonista l’attrice Benedetta Porcaroli, interprete del film, in dialogo con la giornalista Laura Pertici. Un’occasione per intrecciare cinema e letteratura, memoria e attualità, in uno spazio in cui le storie diventano strumenti di crescita personale.
di Enzo Ciconte
Il Domani, 8 aprile 2026
La storia di Giuseppina Pesce è raccontata in un volume di Danilo Chirico, La figlia del clan. Un cognome da nascondere un destino da riscrivere. Una storia tragica e avvincente, raccontata come un romanzo, che si inoltra nei luoghi più misteriosi di una delle famiglie più potenti della ‘ndrangheta. Una suggestione, nient’altro che una suggestione, ma è singolare che la denominazione delle mafie sia tutta al femminile: la mafia, la ‘ndrangheta, la camorra, la sacra corona unita, la stidda. Non so perché ciò sia accaduto. So che la questione donna è più che mai attuale. Nella ‘ndrangheta, fino a non molto tempo fa, le donne erano evanescenti, come se non esistessero; presenze silenziose, invisibili, protette da un bozzolo che li collocava in un cono d’ombra.
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