di Guido Caldiron
Il Manifesto, 23 novembre 2025
Lo scrittore: “Costruire una rete di letteratura di opposizione che analizzi la situazione del Paese per mostrarne tutte le contraddizioni”. I suoi romanzi non hanno reso Massimo Carlotto solo uno dei protagonisti del noir europeo, ma anche un attento e appassionato osservatore delle trasformazioni del Veneto. Come indicano le indagini dell’Alligatore, il detective senza licenza protagonista di molte sue storie, che vive e opera a Padova, la città di Carlotto, che hanno appena compiuto trent’anni, celebrati con il romanzo “A esequie a venire” (Einaudi), recensito sul manifesto l’8 novembre.
di Anna Foa
La Stampa, 23 novembre 2025
Stiamo ogni giorno di più interrogandoci sulla democrazia, su cosa la definisca, su come si sia trasformata a partire dalla seconda metà del Novecento, quando si è affermata sulle rovine della guerra e delle dittature, sul suo declino o forse sulla sua morte imminente, da troppi profetizzata. Era per tutti, almeno per chi come noi viveva in un continente come l’Europa, al sicuro nelle nostre tiepide case, un dato scontato, acquisito, e pensavamo che non sarebbe mai tramontata. Dico un continente, ma dovrei dire la nostra parte, quella occidentale, del continente, perché nella parte orientale invece imperversavano mancanza di libertà, processi, gulag, invasioni, come nell’Ungheria del 1956 o nella Praga del 1968. E anche in Occidente, come non ricordare la Spagna di Franco, il Portogallo di Salazar, la Grecia dei colonnelli? No, era davvero piccola la parte dell’Europa in cui potevamo farci forti della nostra storia passata, richiamare Locke e Kant, la Rivoluzione francese e la lotta contro il nazifascismo, fin dimenticare i nostri crimini coloniali.
di Andrea Malaguti
La Stampa, 23 novembre 2025
Al Torino Film Festival Jacqueline Bisset porta sul palco del teatro Regio l’incredibile meraviglia dei suoi ottantuno anni. Elegante, determinata, piena di fascino, impugna il microfono e rompe il protocollo da serata inaugurale. Non parla di cinema, parla di una cosa che è successa a lei. Ma in realtà parla di chi non riesce a sbarcare il lunario, di chi non ha un tetto sopra la testa, di chi trattiamo come feccia. Gli invisibili, i fragili, meglio se immigrati.
di Marco Pappalardo
Avvenire, 23 novembre 2025
Abbiamo visto piazze e scuole riempite dalle proteste. Perché non fare lo stesso con un movimento di cultura, sport, musica e attività educative? Viviamo un tempo che chiamiamo spesso di “emergenza educativa”, una definizione importante che rischia di diventare abitudine, come se fosse un’etichetta inevitabile e il sottotitolo purtroppo scontato di molti convegni. Dietro questa espressione ci sono volti, storie, ragazzi e ragazze che si perdono per strada, che si cercano in notti confuse, tra la movida e il web, in quei vuoti che la scuola, la famiglia, la comunità non riescono più a riempire. È una povertà che non riguarda solo il portafoglio ma l’anima: povertà educativa, la mancanza di spazi di senso, di adulti credibili, di luoghi dove imparare a vivere serenamente insieme agli altri e per gli altri. Ogni giorno le cronache ci raccontano episodi di violenza, di sopraffazione, di indifferenza.
di Cristina Carelli e Luisanna Porcu
Il Manifesto, 23 novembre 2025
La violenza maschile contro le donne e di genere non è un fatto neutro, ma una questione culturale e sociale che ad oggi dipende da scelte politiche che di fatto negano questa origine. Lo dimostrano proposte di legge che vietano l’educazione sesso-affettiva nelle scuole primarie e impongono il consenso delle famiglie per portarla nelle scuole secondarie. Le famiglie hanno un problema: sono i luoghi in cui si manifesta maggiormente la violenza. Lo dimostra un approccio securitario alle politiche di sostegno alle donne che chiedono aiuto al sistema antiviolenza. La violenza si contrasta affermando e nutrendo la libertà delle donne e di tutte le soggettività che escono dalla norma patriarcale. Lottiamo perché i centri antiviolenza femministi possano continuare a realizzare percorsi di libertà, affermando l’autodeterminazione delle donne e la loro libera scelta. Richiamiamo lo Stato ad attivarsi per colmare quei gap culturali e formativi che oggi producono ancora rivittimizzazione delle donne, come afferma il Grevio nelle sue raccomandazioni allo stato. Lottiamo per affermare il diritto alla salute e alla libera scelta di praticare l’interruzione di gravidanza.
di Alberto Sofia
Il Fatto Quotidiano, 23 novembre 2025
“Le parole dei ministri Nordio e Roccella? Sono fuori dalla realtà, non soltanto producono senso di impunità, ma confermano e normalizzano una struttura sociale che vuole la violenza maschile contro le donne e la violenza di genere ancora fortemente radicate e al centro della nostra organizzazione sociale”. Nel giorno in cui per le strade di Roma è tornato il corteo nazionale di “Non una di meno”, con lo slogan “Sabotiamo guerre e patriarcato”, in vista della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne del prossimo 25 novembre, la “marea” fucsia si è scagliata contro gli esponenti del governo e contro l’attacco rivolto alla scuola pubblica e all’educazione sessuo-affettiva portato avanti dal ministro Giuseppe Valditara.
di Carlo Petrini
La Stampa, 23 novembre 2025
Nel testo finale sparisce l’impegno ad abbandonare i combustibili fossili. Ancora una volta gli unici vincitori sono le lobby dell’industria e del profitto. Mentre scrivo queste righe, nonostante il ritardo di un giorno, la Cop30 di Belém non si è ancora conclusa. Da quanto trapela dalle ultime bozze di dichiarazione finale, con ogni probabilità vincerà l’opzione al ribasso. La parola “uscita” dai combustibili fossili è stata rimossa dal testo e sostituita con un più soft e poco significante “allontanamento”; peraltro già menzionato alla Cop di Dubai di due anni fa (dove sta il progresso dunque?). Alla fine, gli unici vincitori della COP30 sono ancora una volta le lobby del profitto. Ma cosa hanno vinto se non la loro e nostra condanna? La loro e nostra distruzione?
di Estefano Tamburrini
Il Fatto Quotidiano, 23 novembre 2025
“È troppo dura da raccontare. Non lo capirete mai. Preferisco non parlarne”. Poche parole, scandite con dolore, quelle di Camilo Castro, il 41enne francese rilasciato lo scorso 15 novembre, anniversario di prigionia di Alberto Trentini, dal maxi-carcere El Rodeo I, dove si trova anche l’operatore umanitario di Lido Venezia. Ora è libero, ma una parte di sé è rimasta dietro le sbarre, con gli altri detenuti, compreso Trentini, che è stato il suo vicino di cella.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 22 novembre 2025
I dati sono drammatici: situazione peggiore del 2013, quando la Cedu condanno l’Italia con la sentenza Torreggiani e l’Associazione Antigone ha lanciato una petizione al governo e al Parlamento. La richiesta è chiara: intervenire subito per garantire condizioni di detenzione rispettose dei diritti umani. Non sono slogan, sono numeri. E i numeri dicono che siamo tornati indietro di undici anni, a quando la Corte europea dei diritti dell’uomo condannò l’Italia per le condizioni “inumane o degradanti” delle carceri. Era il 2013, la sentenza Torreggiani. Circa 4mila persone detenute avevano fatto ricorso.
di Patrizio Gonnella
Il Manifesto, 22 novembre 2025
Abbiamo bisogno di un dialogo effettivo, efficace, continuo con i garanti regionali e comunali e questa disponibilità l’abbiamo fortunatamente ampiamente riscontrata. La strategicità della loro funzione deve essere chiara ai governi territoriali e alle forze democratiche e progressiste. “Papà, ho dei problemi: in cella si sono messi a fare degli impicci e io sono voluto restarne fuori ma per questo è arrivato tal zio…, uno che si fa chiamare così, uno che gestisce questi impicci, e mi ha detto che se non volevo aiutare e collaborare mi avrebbe fatto spostare. Io gli ho ribadito di no, che non volevo aiutare, e il giorno dopo, cioè oggi, sono arrivati gli appuntati e mi hanno spostato… Parla con Antigone o con chi ti pare a te, ma io devo essere spostato da qui prima che mi mettano in mezzo. Poi ho fatto la denuncia (del tentativo di violenza sessuale) ma da quando l’ho fatta qui tutti mi vedono come un infame”.
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