di Eleonora Martini
Il Manifesto, 22 novembre 2025
Il convegno dell’associazione Antigone per analizzare l’impasse e ridare slancio al ruolo del National Preventive Mechanisms. Palma: “Serve una griglia strutturale per evitare che l’efficacia dipenda dalle persone”. Ci sono metaforicamente tre sedie vuote, nella sala dove fin dal mattino si sono radunati ieri quasi tutti i Garanti dei diritti delle persone private di libertà personale - comunali, provinciali e regionali - provenienti da ogni parte d’Italia, chiamati a convegno dall’associazione Antigone che di questa authority è senz’altro la madrina. E ci sono tre posti in piedi vuoti, per quei convitati di pietra, durante il mezzo minuto di silenzio dedicato ai morti in carcere: solo nelle ultime 48 ore due detenuti suicida, a Como e a Torino. L’assenza dei tre componenti del collegio nazionale - Turrini Vita, Conti e Serio - che non hanno accettato l’invito, è un vulnus per tutti i presenti, qualunque sia l’orientamento politico delle amministrazioni che hanno determinato la loro nomina, qualunque sia il grado di conoscenza del proprio mandato, l’autorevolezza e l’indipendenza; che siano retribuiti o volontari.
di Maria Brucale
Il Domani, 22 novembre 2025
Due circolari amministrative a confronto, una del direttore generale dei detenuti e trattamento, l’altra del capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, mostrano due visioni opposte di carcere: una di carcere come “non luogo”, l’altra di carcere come luogo in cui comunque poter restare parte attiva della società. Il carcere appare sempre più opaco, sempre più chiuso, strumento non di recupero ma di segregazione e di isolamento sociale, di negazione di relazionalità, di esclusione dalla comunità civile. Una visione volutamente solo punitiva, assai distante dal sentire dei Padri Costituenti, tesa a disegnare solo l’apparenza fallimentare del baluardo di sicurezza del buttare la chiave e a nascondere la sconfitta dello Stato e del suo sistema penitenziario dietro una coltre sempre più fitta di burocrazia, di firme e di autorizzazioni, di cavilli e di ostacoli, di castelli di carta.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 22 novembre 2025
Sono 72 i detenuti che hanno deciso di togliersi la vita dall’inizio dell’anno, uno ogni quattro giorni. L’ultimo questa notte alle Vallette di Torino, mentre il penultimo aveva 24 anni ed era stato uno dei protagonisti della rivolta scoppiata all’istituto di pena di via Bassone a Como, era l’unico detenuto rimasto ferito e trasportato in pronto soccorso. Aveva 24 anni ed era stato, la settimana scorsa, uno dei protagonisti della rivolta scoppiata in carcere al Bassone di Como. Era l’unico detenuto rimasto ferito e trasportato in Pronto soccorso. Mercoledì sera, poche ore dopo essere stato dimesso e riportato nell’istituto, si è tolto la vita: era di origine marocchina, residente a Como, lo hanno trovato impiccato in una cella d’isolamento nella sezione Infermeria. Stanotte un altro ristretto si è tolto la vita, al carcere Le Vallette di Torino: è il suicidio numero 72 dall’inizio dell’anno, secondo i dati del dossier “Morire di carcere” di Ristretti orizzonti. Abbiamo fatto il conto: precisamente una persona ogni quattro giorni e mezzo.
di Chiara Lenzi
L’Unità, 22 novembre 2025
L’opera di misericordia corporale di “visitare i carcerati” e quella di “curare gli ammalati”, hanno sempre connotato l’azione di Nessuno tocchi Caino. Innanzitutto nei luoghi detti di privazione della libertà, ma che spesso sono di privazione di molto altro: affetti, salute, la stessa vita. Ne parleremo al Congresso di Nessuno tocchi Caino, il 18, 19 e 20 dicembre a Milano presso il Teatro Puntozero del Carcere Beccaria. “Dopo gli articoli de La Stampa il rampollo della Roma bene Costacurta è finito in manette.” Così rivendica il giornale, dopo che Francesca Fagnani, in una lunga intervista su Sigfrido Ranucci, aveva deciso di citare anche Matteo che nulla ovviamente ha a che vedere con quella vicenda, parlando del suo come un caso di “impunità” e insinuando che invece di stare in carcere era in una “clinica di lusso”.
di Giunta e Osservatorio Carcere dell’UCPI
camerepenali.it, 22 novembre 2025
La Circolare del 21 ottobre, come rappresentato in occasione dell’incontro del 18 novembre scorso, ha destato forti preoccupazioni e allarme tra tutti i soggetti interessati ad una corretta e ampia attività trattamentale dei detenuti nei rapporti con la comunità esterna, in particolare attraverso offerte e incontri promossi da terzi con finalità educative, culturali, ricreative. Al fine di ristabilire una certa serenità collettiva, anche nell’interesse dei detenuti già sottoposti a tensioni e stress per le condizioni soprattutto di sovraffollamento negli istituti, riteniamo opportuno che si proceda ad una correzione-integrazione della stessa.
di Catello Maresca*
Il Riformista, 22 novembre 2025
Tra fake news e prese di posizione, più vicine al tifo da stadio che a serie questioni costituzionali, prosegue lo scontro sulla cosiddetta riforma della giustizia. Il 30 ottobre scorso, il Senato della Repubblica ha concluso l’iter legislativo per l’approvazione della norma e, non avendo raggiunto la maggioranza dei due terzi dei componenti, richiesta per le modifiche costituzionali, la parola definitiva spetterà, infatti, ai cittadini, che dovranno esprimersi attraverso un referendum, detto confermativo. Nei prossimi mesi, ma in realtà il percorso è già stato anticipato attraverso la creazione di alcuni comitati a favore o contro, il dibattito si annuncia particolarmente intenso.
di Luciana Cimino
Il Manifesto, 22 novembre 2025
Polemiche per le frasi dei ministri della Giustizia e della Famiglia e della natalità durante una conferenza sugli abusi di genere. Novembre è un mese delicato per il governo. C’è la giornata contro la violenza sulle donne e ogni anno la destra, durante gli eventi correlati, inciampa. E cade fragorosamente. Anche quest’anno il protagonista delle gaffes è il guardasigilli Carlo Nordio. Siccome gli atti comici vengono meglio quando si è in due, a fargli da spalla c’era la ministra per la Famiglia, Eugenia Roccella, organizzatrice dell’incontro che li ha visti protagonisti.
di Fabrizia Giuliani
La Stampa, 22 novembre 2025
Pesano le parole pronunciate ieri dal Guardasigilli, sulla mascolinità inemendabile. Pesano perché le ha pronunciate un ministro della Repubblica in un luogo dove si svolgeva un confronto istituzionale internazionale sulla violenza contro le donne, a pochi giorni dal 25 novembre. Pesano perché siamo alla vigilia dell’approvazione unanime di due misure determinanti nella strategia di contrasto alla violenza che contraddicono radicalmente, nelle ragioni e nella storia che hanno alle spalle, il senso di quelle affermazioni. E pesano anche per il tono, il linguaggio che le ha accompagnate: i maschietti, le femminucce, la riflessione quasi estemporanea. Non è questione di anacronismo, ma di gravità che scompare. Accostarsi a un tema di questa portata con un lessico adatto a scuole d’altri tempi, esprimendo pensieri che sembrano ignorare - prima ancora di contraddire - mezzo secolo di riflessioni, studi, ricerche confluiti in una stratificata normativa sovranazionale, sembra rivelare quanto poco valore gli si attribuisce.
di Raphael Zanotti
La Stampa, 22 novembre 2025
Inutili le procedure di rianimazione. È l’una e un quarto di notte. Un agente della polizia penitenzia del carcere di Torino sta facendo il suo giro di controllo per i corridoi in penombra del padiglione C del Lo Russo e Cutugno quando all’improvviso percepisce che qualcosa non va. Da una cella arriva silenzio. Troppo silenzio. Chiama, non riceve risposta. Tenta di aprire lo spioncino, che però è bloccato. Allora apre parzialmente la porta. Un uomo è appeso alla finestra della cella con un cappio di stoffa al collo.
di Rosaria Federico
Cronache della Campania, 22 novembre 2025
L’eurodeputata di Avs denuncia condizioni disumane nel penitenziario partenopeo: “Muffa, niente riscaldamento e letti a castello illegali. Oltre duemila reclusi per 1.300 posti: servono misure alternative urgenti, il governo non può ignorare questa emergenza”. Non è solo un problema di numeri, ma di dignità umana calpestata quotidianamente. È un quadro a tinte fosche, quello emerso dall’ispezione condotta questa mattina dall’eurodeputata di Sinistra Italiana e Verdi, Ilaria Salis, all’interno della casa circondariale di Poggioreale. Il report diffuso al termine della visita è un vero e proprio cahier de doléances che certifica il collasso del sistema penitenziario nel più grande carcere del Mezzogiorno.
- Firenze. Incendio nella sezione psichiatrica di Sollicciano: detenuti ustionati
- Torino. “Nel Cpr trattenuti soggetti pericolosi”: la nota del prefetto Cafagna
- Roma. Cosa sta accadendo alle attività culturali nelle carceri? Intervista al regista Fabio Cavalli
- Teramo. Patrizia Boccia e il lavoro di educare oltre le sbarre
- Bergamo. Al Donizetti Studio la Bottega dell’economia carceraria











