di Paolo Moretti
La Provincia, 21 novembre 2025
Marocchino, 25 anni, si è impiccato in cella. Aveva preso parte alla sommossa della scorsa settimana. Voleva rifarsi una vita, dopo essere finito nella spirale della tossicodipendenza e dei reati (rapina) per procurarsi la droga. In carcere era riuscito a prendere un diploma di cuoco. L’idea alla quale lavorava, con il suo avvocato, Selene Marsiglia, era provare a chiedere l’anno prossimo un affidamento in prova. Poi la rivolta al Bassone della scorsa settimana. La folle aggressione a un agente. Il ricovero in ospedale, per le lesioni riportate dopo essere rimasto incastrato tra le sbarre. Infine il rientro in carcere. Dove, nel tardo pomeriggio di mercoledì, si è tolto la vita. Impiccandosi in cella.
di Simone Libutti
Il Domani, 21 novembre 2025
Pochi agenti, educatori e personale medico: l’istituto è un caso nazionale. Il sovraffollamento è al 190% e manca il garante dei detenuti dal 2024. “Le condizioni del carcere violano i più elementari diritti umani. La detenzione non può tradursi in una tortura moderna”, ha detto il presidente del Codacons Lombardia dopo la protesta del 13 novembre che ha portato al ricovero di un 25enne per un trauma toracico. L’uomo si è tolto la vita al ritorno in cella. Si è suicidato il detenuto 25enne che lo scorso 13 novembre aveva partecipato alla rivolta, insieme a oltre 150 detenuti, nel carcere del Bassone a Como. Era stato recuperato per un trauma toracico dopo essere stato schiacciato da altri detenuti contro i battenti di un cancello proprio durante la rivolta.
di Alberto Giulini
Corriere di Torino, 21 novembre 2025
L’uomo è stato trovato con un cappio artigianale attorno al collo, vani i tentativi di rianimazione. Dramma nella notte nella Casa Circondariale di Torino, dove un detenuto di circa 50 anni si è tolto la vita nella sua cella. L’allarme è scattato intorno all’1.15, quando un agente della Polizia Penitenziaria, durante un giro di controllo nella decima sezione del Padiglione C, ha notato un’anomalia nel blindo della cella. Nonostante lo spioncino fosse bloccato, l’agente è riuscito ad aprire parzialmente la porta e ha scoperto l’uomo appeso con un cappio di stoffa al collo. Immediatamente è scattato un intervento disperato, con il supporto del personale presente e l’arrivo del 118, ma alle 2:30 il decesso è stato constatato.
di Elisabetta Andreis
Corriere della Sera, 21 novembre 2025
Il Garante dei detenuti: “Al momento i fuorilegge siamo noi”. Le difficoltà del carcere minorile e del penitenziario: sovraffollamento e carenza di personale. Luigi Pagano: “Se proprio le carceri devono continuare ad esistere, devono rispettare loro per prime le norme”. A Milano convivono due carceri opposti. Uno respira, l’altro soffoca. Bollate, con i corridoi aperti e i laboratori vivi, sembra la prova che la Costituzione può funzionare. San Vittore e il Beccaria, invece, raccontano l’altra metà della città: muri che si sbriciolano, tensioni che si stratificano, celle che diventano angoli angusti dove la creatività non ha spazio e, nonostante gli sforzi, manca l’aria.
di Barbara Uglietti
Avvenire, 21 novembre 2025
Reportage dalla Casa di reclusione di Milano: i minuti nella “cella vuota” dove i più fragili vengono sorvegliati, poi il ritorno nei reparti dove ogni giorno si rinasce. Per capire come il “sistema” può funzionare. Il nome tecnico è “Cella Sav” - “Sorveglianza a vista” - ma la chiamano “Cella dei suicidi”. Ci sono arrivata perché un amico che lavora come volontario al carcere di Bollate mi ha detto dai, viene a vederla, l’abbiamo decorata. Ci sono andata. È in fondo a un corridoio, sulla sinistra, passate due rampe di scale, una decina di cancelli e una cinquantina di sguardi lenti o curiosi o infastiditi o attenti di detenuti e operatori e agenti che vedono, pesano e valutano in mezzo secondo ogni visitatore.
di Mauro Favaro
Il Gazzettino, 21 novembre 2025
Lorenzo Gazzola, Garante dei diritti delle persone private o limitate nella libertà del comune di Treviso, non usa giri di parole. “Il recupero dei detenuti passa anche e soprattutto per il lavoro. Ma questo territorio ad oggi non è troppo sensibile all’argomento. A Treviso su 250 detenuti sono solo 50 quelli che lavorano, tra l’altro 40 nella gestione del carcere stesso. È un grosso problema. La maggior parte passa la giornata sulle brande. E poi si va in infermeria a chiedere psicofarmaci per dormire, che tra l’altro rischiano di creare dipendenza. Questo non è affatto un percorso di recupero. Ma proprio per niente”.
di Laura Perina
L’Arena di Verona, 21 novembre 2025
Sono una sessantina, cioè il 10 per cento dei carcerati. Sono in cella mescolati agli adulti. Don Vinco: “Qui peggiorano invece di migliorare”. Sono 5.067, all’inizio del 2025, i giovani tra i 18 e i 25 anni detenuti nelle carceri italiane per adulti, 1.800 in più rispetto al primo semestre del 2023. Un detenuto su otto appartiene a questa fascia di età, con una crescita del 35 per cento. La popolazione reclusa under 25 cresce progressivamente anche nella casa circondariale di Montorio, dove il sovraffollamento cronico spinge al limite le condizioni di detenzione.
di Guendalina Ferro
lapiazzaweb.it, 21 novembre 2025
Dal laboratorio di panificazione ai percorsi formativi, il convegno di Rovigo mostra come investire nel lavoro penitenziario significhi sicurezza per la comunità e opportunità per chi ha sbagliato. Nel cuore della Casa Circondariale di Rovigo si è svolto un convegno che ha messo al centro un tema tanto delicato quanto decisivo: il lavoro come leva di cambiamento per chi sta scontando una pena. Il titolo - “Il lavoro in carcere e i suoi impatti: persone, imprese, istituzioni” - ha trovato piena coerenza nei contenuti di una mattinata che ha riunito rappresentanti del sistema penitenziario, del terzo settore, dell’impresa sociale e del mondo accademico. Un appuntamento che ha mostrato con chiarezza una visione condivisa: la reclusione non spegne il futuro; può, se accompagnata, riaccenderlo.
di Martina Capovin
Il Dolomiti, 21 novembre 2025
A gennaio parte il progetto che punta a favorire la rieducazione e il reinserimento. Sarà la casa Circondariale a scegliere i detenuti che prenderanno parte al programma e ne curerà la formazione. Il sistema penitenziario si trova costantemente in bilico tra la necessità di applicare la pena e l’obiettivo, sancito dalla Costituzione, della rieducazione del condannato. Quando un individuo completa il periodo di detenzione, il suo ritorno nella società innesca una serie di dinamiche complesse che influenzano direttamente il tasso di recidiva e la sicurezza della comunità. L’efficacia delle misure di reinserimento sociale dei detenuti - che spaziano dall’istruzione al supporto lavorativo e abitativo - è al centro del dibattito sulle politiche carcerarie. E Bolzano, in questo senso, vuole fare la sua parte.
bresciatoday.it, 21 novembre 2025
Quindici giorni e quindici notti di permanenza in carcere per i magistrati, come percorso obbligatorio di formazione. È la proposta di legge “Sciascia-Tortora”, che sarà presentata venerdì 21 novembre a Brescia nell’aula polifunzionale della Corte d’appello. La proposta di legge prevede per i magistrati in tirocinio un’esperienza per comprendere dove e come vivono le persone che verranno giudicate: il testo include anche lo studio di opere letterarie e giuridiche dedicate al tema della giustizia e del diritto penitenziario. La proposta è stata presentata alla Camera nel maggio di un anno fa e attualmente è in fase di calendarizzazione presso la commissione Giustizia.
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