rainews.it, 4 aprile 2026
L’ennesima denuncia arriva dall’associazione Antigone. Il Garante dei detenuti Caforio: “Difficoltà nell’assistenza sanitaria”. Celle pollaio, detenuti ammassati anche negli spazi per la socialità, nelle ex cabine telefoniche o nei locali che ospitavano congelatori e frigoriferi. Reparto di osservazione psichiatrica non operativo e trasformato in un dormitorio. Questa la situazione che gli osservatori di Antigone, associazione che vigila sul rispetto dei diritti nel sistema penale, si sono trovati davanti nel carcere di Spoleto pochi giorni fa. Anche l’istituto considerato fiore all’occhiello tra i quattro penitenziari umbri, risente degli effetti del sovraffollamento. 529 i reclusi a fronte di una capienza massima di 456 posti.
di Silvia Andretti
La Sicilia, 4 aprile 2026
I sindacati della polizia penitenziaria dell’istituto penale per minori “Malaspina”, che da tempo lamentano gravi carenze in organico, si dicono soddisfatti dell’incontro di ieri con il capo del dipartimento Giustizia minorile Antonio Sangermano che ha ascoltato le rivendicazioni di chi in carcere lavora spesso in condizioni critiche. Sappe, Uilpa Polpen, Uspp e Fns Cisl avevano deciso di cancellare un sit-in di protesta già programmato proprio dopo l’arrivo della notizia che Sangermano sarebbe stato in città. “Per cortesia istituzionale”, avevano scritto in una nota.
La Sicilia, 4 aprile 2026
La compagnia “Gli ir-ritati in Catarsi” si prende la scena. Promosso e pensato dall’associazione La Poltrona Rossa Ets ha regalato momenti speciali a genitori e figli. L’importanza di sognare e di non perdere mai la speranza è l’essenza del personaggio di Peter Pan, l’eterno bambino creato da James Matthew Barrie all’inizio del Novecento ed è anche il tema dello spettacolo andato in scena alla casa circondariale di Bicocca. “Peter Pan e l’ombra che non sapeva volare”, riadattamento del classico di Barrie, è stato interpretato dalla compagnia Gli ir-ritati in Catarsi, composta da attori detenuti, con la regia di Ivana Parisi, presidente dell’associazione La Poltrona Rossa Ets.
di Roberta Rampini
Il Giorno, 4 aprile 2026
Bollate, domani e lunedì torna l’iniziativa “Aggiungi un posto a tavola” organizzata da Catena in Movimento. Pranzo organizzato dai reclusi per le famiglie dell’esterno. “Così costruiamo fiducia e cuciamo relazioni”. Questa volta non sono i volontari che entrano in carcere per portare qualcosa, ma 30 detenuti del settimo reparto della casa di reclusione di Bollate che preparano il pranzo e accolgono le famiglie dall’esterno. Una Pasquetta diversa, che inverte in modo simbolico il concetto di accoglienza.
di Francesco Veneziano
Il Manifesto, 4 aprile 2026
Il carcere raccontato attraverso un podcast che dà voce all’umanità nascosta dietro le sbarre, tra errori, amicizie e riscatto. In uno dei miei film preferiti si racconta di un uomo che precipita da un palazzo di cinquanta piani. E mentre cade continua a ripetersi: “Fino a qui tutto bene… fino a qui tutto bene”. Ma il problema non è la caduta. È l’atterraggio. Quell’uomo ero io. Lo sono stato per anni. E alla fine mi sono schiantato. Per molto tempo ho vissuto come se le conseguenze delle mie azioni non esistessero davvero. Mio padre era un contrabbandiere e sono cresciuto ascoltando le sue storie come fossero avventure. Forse è lì che ho iniziato a deformare la realtà, a costruirmi una lente che rendeva tutto meno grave. Con quella lente davanti agli occhi ho fatto molte scelte sbagliate. Non le ho pagate tutte. Ma quelle che ho pagato, le ho pagate care. Sono stato arrestato. Ero colpevolissimo, dico sempre io. Ho passato anni in carcere.
di Vincenzo Scalia
Il Manifesto, 4 aprile 2026
La questione minorile, nuovo capro espiatorio del panico morale all’italiana, da almeno un lustro viene interpretata come espressione di gruppi giovanili, possibilmente appartenenti agli strati marginali. La questione minorile, nuovo capro espiatorio del panico morale all’italiana, da almeno un lustro viene interpretata come espressione di gruppi giovanili, possibilmente appartenenti agli strati marginali. Per i quali, l’unica risposta plausibile, sarebbe una stretta repressiva. In questo solco si collocano i decreti anti-rave, quello cosiddetto Caivano, e, più recentemente, il cosiddetto provvedimento anti-maranza.
di Chiara Daina
Corriere della Sera, 4 aprile 2026
In forte aumento i casi di giovani segnalati. Maria Carla Gatto, magistrata di grande esperienza, che ha guidato prima il Tribunale dei minorenni di Brescia, poi quello di Milano fino allo scorso luglio, commenta: “Tanti di questi ragazzi non si rendono conto della gravità delle loro azioni, augurandosi perfino la morte della vittima che lotta per la vita in ospedale. Il coltello - spiega - viene portato con sé come arma di difesa, quasi rassicurante, contro una società adulta che appare minacciosa, ma in realtà esprime una profonda fragilità interiore e l’incapacità di gestire emozioni forti, come rabbia, solitudine, frustrazione. L’unico linguaggio che conoscono per sentirsi vivi e fare gruppo è la violenza. Il fenomeno della violenza minorile sta progressivamente peggiorando, in particolare per la crescente efferatezza delle modalità con cui si manifesta. A Milano si è passati in quattro anni da 1 indagato per omicidio e 5 indagati per tentati omicidi a 4 e 15, rispettivamente, da luglio 2024 a giugno 2025”.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 4 aprile 2026
Arrestato un 25enne che pubblicava su Instagram manuali sulla fabbricazione di armi in casa. Il giudice lo paragona a Unabomber. La pista anarchica: 200mila follower, meme e proclami contro il “sistema tecnologico”. Aver pubblicato sui social manuali, saggi, prontuari e volantini su come costruire armi e ordigni dentro casa è costato l’arresto a G.N., 26 anni ancora da compiere, originario della provincia di Teramo. Non solo questo: per gli inquirenti - l’inchiesta l’ha fatta la procura dell’Aquila - il giovane sarebbe un anarco-primitivista, un accelerazionista, un emulo di Theodore Kaczynski, ai più noto come Unabomber. Un potenziale pericolo pubblico, insomma.
di Glauco Giostra
Avvenire, 4 aprile 2026
Politiche securitarie, retoriche violente, richiami religiosi distorti: assistiamo a una deriva che banalizza la vita umana e legittima la brutalità istituzionale. Con un cappio giallo appuntato sulla giacca, il ministro israeliano Itamar Ben Gvir e i parlamentari del suo partito hanno discusso il disegno di legge per introdurre la pena di morte per i palestinesi che uccidono cittadini israeliani, sostenendo che costituisca un efficace deterrente e una adeguata forma di giustizia per le vittime. Il cappio - ci ha tenuto a chiarire - è solo “una delle opzioni attraverso le quali applicheremo la pena di morte per i terroristi. Certo, c’è l’opzione della forca, della sedia elettrica e anche l’opzione dell’iniezione letale”. Aggiungendo: “con l’aiuto di Dio, approveremo questa legge e faremo sì che i terroristi vengano messi a morte”.
di Giuseppe Gagliano
Il Fatto Quotidiano, 4 aprile 2026
La legge porta il segno di Itamar Ben Gvir e sancisce un principio preciso: lo Stato dimostra la propria forza non nella superiorità del diritto, ma nella capacità di infliggere la morte. La legge approvata dalla Knesset sulla pena di morte non rappresenta soltanto un irrigidimento giudiziario. È il segnale politico di uno Stato che, immerso nella guerra permanente, trasforma l’eccezione in norma e la vendetta in strumento di governo. Pur senza nominare esplicitamente i palestinesi, la struttura della legge rende evidente il bersaglio: chi compie attacchi mortali contro Israele potrà essere condannato all’impiccagione da un tribunale militare con semplice maggioranza e con esecuzione entro novanta giorni.
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