di Luca Foschi
Avvenire, 19 novembre 2025
Le storie di Bilal e Mohammad: per l’esercito israeliani i due ragazzini erano armati di molotov. Ma il loro villaggio denuncia una messa in scena dei coloni. Il corpo di Bilal è supino. Un braccio disteso, l’altro sul petto, la testa coperta dal passamontagna adagiata sui sassi. A mezzo metro la piccola bottiglia di vetro. Una plastica nera ne avvolge il collo, dentro un liquido lattiginoso. Mohammad è riverso sul limitare della vigna, un piede poggiato sul tubo d’irrigazione, una cuffia e il cappuccio della felpa sul volto cianotico. La morte dei due ragazzi è nelle foto scattate dall’esercito israeliano, che giovedì scorso, quando l’uccisione è avvenuta, ha descritto l’episodio come “l’eliminazione di due terroristi che si preparavano a compiere un attacco nell’insediamento di Karmei Zur”.
di Fulvio Fulvi
Avvenire, 18 novembre 2025
L’allarme di associazioni e cooperative dopo i “no” alle attività dietro le sbarre. Il sottosegretario Ostellari: non limitiamo, ma creiamo un modello che valorizza percorsi positivi. Arrivano altri “no” alle attività trattamentali in carcere organizzate da soggetti esterni, mentre i tempi delle altre autorizzazioni si allungano. Con la circolare del Dap (Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria) del 21 ottobre scorso, firmata dal direttore Ernesto Napolillo, che obbliga associazioni e cooperative a inviare dettagliate richieste “in tempi congrui” non più al direttore dell’istituto penale ma al Ministero, cominciano a fioccare i “no” ai nullaosta per lo svolgimento di eventi culturali, iniziative educative, laboratori di formazione a favore di detenuti di alta e media sicurezza. Terzo settore e addetti ai lavori criticano il provvedimento.
di Francesco Cajani*
Avvenire, 18 novembre 2025
A che titolo entriamo in carcere? Ero seduto tra il pubblico di Bookcity Milano alla presentazione del libro “Fragili dentro. Storie di detenuti in un sistema da riformare” e del dialogo al quale hanno preso parte la professoressa Claudia Mazzucato e il dottor Setti Carraro, nella sede della Avvocatura comunale. Si è fatto, inevitabilmente, cenno alla recente circolare del direttore generale del Dap. Qui la voce di Setti Carraro si è fatta ancora più seria, quando ne ha scandito alcuni passaggi: “Ogni richiesta di autorizzazione di attività di carattere trattamentale trasmessa a questa direzione generale dovrà… contenere, in modo chiaro ed esplicito, i seguenti elementi informativi: l’elenco dei nomi e dei titoli dei partecipanti della comunità esterna”.
di Giuliana Musso*
facebook.com, 18 novembre 2025
Penso al sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro che ha deciso di limitare pesantemente tutte le attività culturali che si svolgono nelle sezioni AS, Alta Sicurezza, dei nostri carceri italiani. Ma perché? Perché? È l’unico modo che hanno questi uomini di ritrovarsi dentro, di rimettersi in piedi, di dare senso alla propria responsabilità, di provare ad avere rapporti con persone che non siano né guardie, né detenuti. L’unico modo per non far morire l’anima, mentre la vita scorre e si paga per i crimini commessi, e di uscire, ormai anziani, con qualcosa di positivo da dare a sé stessi e alla comunità.
di Teresa Olivieri
Italia Oggi, 18 novembre 2025
Cosa prevede l’intesa siglata dai ministri della Giustizia Carlo Nordio e della Salute Orazio Schillaci, dalla rappresentante di Think Pink Italy Alba Di Leone e dalla presidente della Fondazione Severino, Paola Severino. “Questa Convenzione ci permette di unire le forze per portare alle donne detenute non soltanto un messaggio, ma strumenti concreti di tutela della salute. Perché la salute è un diritto che deve arrivare ovunque, e insieme possiamo davvero andare più lontano”, così Paola Severino, Presidente della Fondazione Severino ha presentato la partnership sulla salute delle detenute.
di Vittorio Minervini*
Il Dubbio, 18 novembre 2025
In politica le rotture non avvengono all’improvviso. Si preparano nel tempo, spesso in modo silenzioso. La posizione assunta oggi dalla sinistra italiana in materia di giustizia rientra in questo schema. È l’esito di un inesorabile distacco dei progressisti dalla loro stessa tradizione riformista, da quel cammino che negli anni Settanta e Ottanta era iniziato e si era quasi compiuto: il percorso di adeguamento del processo penale italiano agli standard europei. Quella stagione aveva, tra i tanti progetti di evoluzione sociale del Paese, un obiettivo preciso: uscire definitivamente dall’impianto della normazione fascista, per costruire un processo accusatorio fondato sulla terzietà del giudice e sulla separazione delle funzioni.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 18 novembre 2025
“Non è possibile immaginare che il pm condivida col giudice la partecipazione allo stesso percorso di carriera e la soggezione allo stesso Consiglio superiore”, dice l’ex vicepresidente del Csm, favorevole anche alla creazione dell’Alta corte disciplinare. Perplessità sul sorteggio. “Sono favorevole alla separazione delle carriere tra pm e giudici”, dice al Foglio Michele Vietti, ex sottosegretario alla Giustizia ed ex vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura. “La riforma - spiega - si colloca in linea con la riforma del processo del 1989 in senso accusatorio e con la riforma dell’articolo 111 della Costituzione del 1999. Entrambe stabiliscono che il pubblico ministero è una parte del processo e che in quest’ultimo accusa e difesa devono confrontarsi su un piano di parità. Di conseguenza, non è possibile immaginare che il pm condivida col giudice la partecipazione allo stesso percorso di carriera e la soggezione allo stesso Csm”.
di Errico Novi
Il Dubbio, 18 novembre 2025
Da tempo Enrico Costa si batte perché le valutazioni su giudici e pm siano legate alla statistica. E non gli si potrebbe dar torto. Anche se la sua proposta di introdurre un “fascicolo del magistrato” negli iter che il Csm segue per promuovere o bocciare (cosa rarissima) le toghe è stato in gran parte depotenziato, con l’attuazione della riforma Cartabia. Ma ora l’ex viceministro della Giustizia e oggi deputato di Forza Italia offre una base quantitativa al dossier decisivo della politica giudiziaria, la separazione delle carriere. Lo fa attraverso un’interrogazione parlamentare rivolta al guardasigilli Carlo Nordio per conoscere i dati sulle intercettazioni autorizzate dai gip.
di Pietro Alessio Palumbo
Il Sole 24 Ore, 18 novembre 2025
L’offesa per essere considerata “oltraggiosa” deve colpire il decoro dell’istituzione pubblica e non del singolo pubblico ufficiale e la presenza di terzi estranei alla funzione pubblica o all’atto da compiere è elemento necessario. La sentenza n. 35233/2025 della Corte di cassazione introduce una significativa precisazione sull’elemento costitutivo della “presenza di più persone” nel delitto di oltraggio a pubblico ufficiale. La Corte chiarisce che tale requisito non può ritenersi integrato quando i soggetti presenti siano unicamente altri pubblici ufficiali intenti nello stesso atto d’ufficio, poiché l’offesa non si proietta all’esterno dell’amministrazione.
gnewsonline.it, 18 novembre 2025
Evitare la presenza di bambini in carcere, tutelando al contempo la genitorialità e l’infanzia, in linea con la normativa europea e nazionale. Questo riguarda i minori che hanno seguito oltre le sbarre il genitore che sta scontando una pena. Ma quando i minori hanno un altro genitore fuori dal carcere oppure non hanno più l’età per continuare a vivere dentro, allora è necessario guardare oltre quelle sbarre, cercando di curare i rapporti tra genitori e figli, evitando quello sfilacciamento che può essere determinato dalla mancata condivisione oltre che di spazi, anche di dialogo, di ore trascorse assieme. Tutto ciò che aiuta ad alimentare fra genitore e figlio il rapporto umano che ci accompagnerà per tutta la vita. Quali che siano le modalità in cui si trova a crescere. Ma anche, allo stesso tempo, proprio perché di rapporto biunivoco si tratta, il legame tra genitori e figli che rappresenta un presidio essenziale di stabilità emotiva, è capace di incidere positivamente oltre che sul benessere psico-sociale del minore, anche sul percorso detentivo dell’adulto.
- Firenze. Un carcere-volano per l’emergenza Sollicciano
- Milano. Dalla cella alla sartoria: le detenute cuciono toghe e borse di lusso
- Torino. In ricordo di Maria Teresa Pichetto, che portò la cultura in carcere
- Venezia. A Mestre si parla di donne e detenzione
- Napoli. “Carcere e detenuti”: dialogo sulla funzione rieducativa della pena al Circolo dell’Unione











