di Simona Musco e Errico Novi
Il Dubbio, 3 aprile 2026
L’allarme sui social della figlia Mehraveh Khandan: sequestrati i dispositivi elettronici suoi e del marito. Ma nessuno sa dove si trovi. Il legale di Nasrin, Mohammad Moghini, contattato dal Dubbio, dice: “Il regime usa la guerra come pretesto per reprimere i suoi oppositori”. L’ultimo messaggio inviato al Dubbio da Nasrin Sotoudeh, l’avvocata iraniana simbolo dei diritti umani, risale a lunedì. “Stiamo bene, anche Reza (Khandan, il marito in carcere a Evin, ndr) sta bene”. Poche parole. Essenziali. Quasi trattenute, come se ogni frase potesse costarle qualcosa. L’impressione è che centellinasse l’essenziale per non finire stritolata da quella repressione che, con ostinato coraggio, non ha mai smesso di denunciare. Oggi l’arresto.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 2 aprile 2026
Nuove linee guida per la prevenzione. Secondo Parisi e Napolillo, i casi si realizzano “in assenza di sovraffollamento”. Tra i 14 suicidi dall’inizio dell’anno di persone detenute in carcere ce n’è uno in particolare - quello del collaboratore di giustizia Bernardo Pace trovato impiccato nella sua cella dell’istituto Lorusso e Cutugno di Torino - su cui, oltre all’indagine aperta dalla procura, “occorre approfondire” anche in Commissione antimafia. È quanto affermato ieri, a conclusione di una visita nella casa circondariale torinese, dai senatori dem Verini e Giorgis. Una faccenda “molto seria e inquietante” che lascia numerosi interrogativi aperti, e non solo dal punto di vista giudiziario. Il problema infatti è che, come sottolineano i due parlamentari, “al di là di questa vicenda, non si può e non si deve morire in carcere”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 2 aprile 2026
Il magistrato di sorveglianza di Spoleto solleva questione di legittimità: al centro la legge del 2022 che “sottrae” la valutazione al giudice. La Corte Costituzionale dovrà occuparsi di una delle questioni più delicate che riguardano il carcere duro: i detenuti al 41 bis possono presentare istanza di permesso premio e ottenere una risposta nel merito, oppure la loro richiesta va respinta a prescindere, senza che nessun giudice la esamini? Dal 2022 la legge del Governo Meloni, quella che teoricamente ha abolito la preclusione assoluta ai benefici come sancito dalla Corte Costituzionale (ergastolo ostativo), dice la seconda. Ma il magistrato di sorveglianza ha ritenuto che quella risposta debba essere verificata dalla Consulta. L’ordinanza porta la firma di Fabio Gianfilippi, magistrato di sorveglianza di Spoleto, ed è scaturita dall’istanza dell’avvocata Barbara Amicarella, del foro dell’Aquila, che assiste un detenuto recluso al carcere duro da oltre undici anni.
di Pasqualino Trubia
Gazzetta Sarda, 2 aprile 2026
Il Cnop interviene sulle nuove linee guida del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Il dito puntato contro la mancanza di risorse e il precariato degli specialisti che lavorano dietro le sbarre. Morire dietro le sbarre non è quasi mai il gesto imprevedibile di un singolo individuo fragile. È l’effetto finale di un sistema che cede. Il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (Cnop) interviene a gamba tesa sul dramma dei suicidi nelle carceri italiane, commentando le nuove direttive emanate dal Ministero della Giustizia. Il bersaglio delle critiche non è la teoria, ma la pratica. Le recenti istruzioni diramate dal Dap indicano percorsi corretti per arginare il rischio suicidario, ma rischiano di rimanere inchiostro su carta senza uomini, fondi e stabilità contrattuale per applicarle. I documenti citano continuamente il Dap. Cos’è? È il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, ovvero l’ente statale (che risponde al Ministero della Giustizia) incaricato di gestire fisicamente le prigioni in Italia, il personale di Polizia Penitenziaria e il trattamento dei detenuti.
di Angela Stella
L’Unità, 2 aprile 2026
Il Capo del Legislativo non è una toga (ed è la prima volta). Nicola Selvaggi succede ad Antonio Mura, nominato capo di gabinetto di Nordio dopo le dimissioni di Bartolozzi. Le deleghe di Delmastro a Sisto e Ostellari. Nicola Selvaggi è il nuovo capo dell’Ufficio Legislativo del Ministero della Giustizia. Già Vicecapo nell’ufficio di diretta collaborazione, succede ad Antonio Mura, nominato dal Ministro Carlo Nordio per rivestire il ruolo di Capo di Gabinetto, dopo che Giusi Bartolozzi è stata “dimissionata”. “Anche tenendo conto delle ragioni dell’opposizione” ha spiegato una nota di Via Arenula, “per la prima volta la scelta è caduta su una figura che non proviene dalla magistratura”. Nicola Selvaggi ha infatti intrapreso la carriera universitaria: dal 2021 Professore ordinario di Diritto penale presso l’Università mediterranea di Reggio Calabria, ha rivestito il ruolo di Ricercatore nella medesima materia sin dal 2008 e dal 2015 quello di Professore associato.
di Dario Lucisano
L’Indipendente, 2 aprile 2026
Dopo avere concesso ai membri dei servizi segreti di assumere il comando di organizzazioni criminali e terroristiche, il governo Meloni punta alle carceri. Un articolo del nuovo decreto sicurezza estende infatti i casi in cui gli ufficiali della polizia giudiziaria possono condurre operazioni “sotto copertura”, aprendo alle missioni di infiltrazione nelle strutture detentive. Il decreto - che oggi si trova in esame presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato - permette agli agenti coinvolti in inchieste relative a diversi reati, tra cui quelli legati ai casi di terrorismo e droga, di ricevere, acquistare, nascondere, e ostacolare l’individuazione di denaro e beni legati alle indagini; tale intervento, “rischia di acuire la conflittualità, alimentando diffidenza e sospetto generalizzato tra detenuti e operatori”, osserva l’associazione Antigone. “Il risultato è la trasformazione dell’istituzione penitenziaria in un presidio di sicurezza interna, dove la gestione delle tensioni assume i tratti dell’intervento di polizia più che del governo trattamentale”.
di Serena Sileoni
La Stampa, 2 aprile 2026
L’esito di un voto popolare, che si tratti di elezioni o di referendum di qualsiasi tipo, non solo è influenzato, ma è determinato dalle campagne elettorali che gli intermediari della politica, cioè i partiti ancora e nonostante tutto, vogliono fare. Se un insegnamento generale si può trarre, anche stavolta, è che, al di là della retorica che lo sovrasta, il referendum è uno strumento più di partito che di popolo. Il referendum sulla giustizia ormai è alle spalle, il governo e le opposizioni ne hanno già tratto le conseguenze e si stanno riassestando ognuno a suo modo, le analisi politiche del voto si sono consumate. Sembra il momento propizio per una considerazione più generale. Uno dei commenti comuni è stato che gli italiani litigano su tutto e nulla sembra interessarli davvero, eccetto la difesa della Costituzione. Chi ha detto con orgoglio che i cittadini hanno protetto la loro Carta dai tentativi di aggredirla, chi si è rammaricato che è stata messa una pietra tombale sulla possibilità di ammodernare il testo del ‘48, chi ha notato la differenza numerica rispetto all’astensionismo alle politiche, chi infine ha letto nell’inaspettata mobilitazione dei giovani un legame con i fondamenti storici e civici della Repubblica, molto più solido rispetto a quello che hanno con la politica.
di Giuseppe Gargani
Il Dubbio, 2 aprile 2026
A distanza di una settimana dal voto referendario è possibile una valutazione che a caldo, subito dopo il risultato, era arduo poter dare. La valutazione è complessa ma molto importante per renderci conto delle situazioni del nostro paese e dei movimenti che avvengono all’interno della società. Da parte mia la prima valutazione è che il voto contro le modifiche della Costituzione dimostrano che la Costituzione è più amata dai cittadini di quanto non si immagini, perché è radicata nell’animo degli italiani, a volte anche in maniera inconsapevole, e quindi l’elettore la protegge. La carta Costituzionale è riconosciuta come una garanzia per la democrazia e non si ritiene di modificarla a cuor leggero.
di Luciana Cimino
Il Manifesto, 2 aprile 2026
Il testo deve essere convertito in legge entro il 25 aprile, pena la decadenza, è non è detto che ci arrivi. Il governo sta perdendo terreno sulla sua misura spot per eccellenza: il decreto sicurezza bis. Il testo deve essere convertito in legge entro il 25 aprile, pena la decadenza, è non è detto che ci arrivi, anche se da ieri sono partite le sedute in notturna per sveltire il processo. Non pesa solo l’ostruzionismo delle opposizioni ma anche i pasticci combinati dalla stessa maggioranza in fase di scrittura. Martedì la discussione in commissione Affari Costituzionali sugli emendamenti (oltre mille quelli presentati dal centrosinistra) è saltata perché mancavano i pareri della commissione Bilancio. La riunione tra governo e maggioranza è servita però alla destra per fare il punto della situazione: l’impianto del provvedimento non si tocca ma alcune norme vanno riviste, a cominciare dal confuso art.1 sul possesso di coltelli.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 2 aprile 2026
Un gruppo di toghe sta valutando di creare un nuovo sindacato della magistratura, alternativo all’Associazione nazionale magistrati, per ribellarsi alla sua trasformazione in vero e proprio partito politico. Spunti, timori e il precedente storico dimenticato. Creare un nuovo sindacato della magistratura, alternativo all’Associazione nazionale magistrati. E’ questa l’idea che, come risulta al Foglio, un gruppo di toghe sta valutando per reagire all’involuzione vissuta dall’Anm, che negli ultimi mesi si è trasformata in un vero e proprio soggetto politico. Le scene di giubilo viste dopo la vittoria del No al referendum, con balli e cori da stadio rivolti da magistrati contro la premier Meloni e i colleghi che si erano schierati per il Sì, sono state la goccia che ha fatto traboccare il vaso nella mente di tanti pm e giudici. Che ora pensano di dare una scossa alla magistratura. Tante le ragioni alla base dell’insofferenza dei magistrati nei confronti dell’Anm: l’assenza di una vera autocritica e riforma interna dopo lo scandalo delle correnti, la costituzione di un Comitato per il No e la realizzazione di una campagna referendaria fondata sulla menzogna e sull’allarme democratico, la pretesa di sedere al tavolo per scrivere le riforme della giustizia, contro ogni principio di separazione dei poteri.
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