di Francesca Schianchi
La Stampa, 18 novembre 2025
A sei anni dalla prima sentenza della Corte Costituzionale, la discussione è ferma in Senato: si aspetta una nuova decisione sul testo approvato in Toscana. Chi l’ha più vista una legge sul fine vita? La chiese la bellezza di sei anni fa la Corte costituzionale: tre governi, due legislature e infinite, inconcludenti chiacchiere dopo, siamo ancora alle battute iniziali. E ora, per paradosso, il suo destino è appeso ancora una volta a una sentenza della Consulta. Già, perché una proposta c’è, giace in Senato, scritta dalla destra e parecchio contestata dalle opposizioni: solo che è congelata. Formalmente in attesa di un imprescindibile parere della commissione Bilancio: in realtà, anche e soprattutto della decisione che la Corte prenderà, da qui a fine mese, in merito al testo approvato dalla regione Toscana e impugnato dal governo.
di Elena Loewenthal
La Stampa, 18 novembre 2025
Non è dato sapere perché l’abbiano fatto, Alice ed Ellen. Di scegliere il suicidio assistito insieme dopo una lunga vita trascorsa insieme, sopra il palco e fuori dal palco. Certo è che doveva esserci, fra loro e con chi a loro è stato più vicino in vita, un cerchio degli affetti tanto stretto quanto tenace, e chissà quanto si sono immaginate e quanto si sono parlate di quelle ceneri che hanno chiesto di tenere tutte insieme, loro due e la mamma e il cagnolino. Ma noi non dobbiamo né vogliamo entrare in quel loro mondo intimo e prezioso. Così come non dovremmo entrare nel perché del gesto che le ha portate ieri via alla vita, insieme, dopo 89 anni trascorsi insieme - da gemelle, sorelle, persone che si sono volute bene. Questo confine fra il gesto, la loro scelta di morire, e il perché di questa scelta è proprio ciò che definisce il diritto civile cui le gemelle Kessler hanno potuto disporre nel loro Paese e che per altro verso avrebbero fatto molta fatica ad “ottenere” qui in Italia.
di Frank Cimini
L’Unità, 18 novembre 2025
Siamo ben oltre lo sfruttamento dei lavoratori immigrati. L’operazione anti caporalato della procura di Catania con tre persone arrestate perché li costringevano a vivere nel degrado, tra i topi, senza servizi igienici e con paghe da un euro e 26 centesimi l’ora, dice che si può parlare di riduzione in stato di schiavitù anche se l’accusa non viene formalmente contestata. Le accuse sono tratta di esseri umani, intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro e atti di crudeltà su animali. Il giudice delle indagini preliminari ha disposto la custodia cautelare in carcere. Le indagini hanno consentito di individuare alcuni cittadini stranieri assistiti da associazioni anti-tratta. I rapporti di collaborazione tra queste associazioni, la polizia e la procura rappresentano la chiave di volta di una efficace strategia contro i moderni schiavisti, spiega il capo dei pm catanesi Francesco Curcio. Approfittando dello stato di necessità in cui versava un cittadino marocchino i tre poi arrestati lo inducevano a trasferirsi dalla Francia a Ramacca.
di Michele Giorgio
Il Manifesto, 18 novembre 2025
Lo rivela un rapporto della ong israeliana “Medici per i diritti umani”. I crimini peggiori commessi nel centro di detenzione di Sde Teiman nel Neghev. Novantotto prigionieri palestinesi morti negli ultimi due anni. È il dato più alto degli ultimi decenni di decessi tra i palestinesi rinchiusi nelle carceri e nei centri di detenzione israeliani. Questo numero include 94 casi documentati tra il 7 ottobre 2023 e l’agosto 2025 e altri quattro registrati tra ottobre e novembre. Queste e altre cifre, pubblicate ieri da Medici per i diritti umani (Phri) nel rapporto “Deaths of Palestinians in Israeli custody: enforced disappearances, systematic killings and cover-ups”, fotografano un sistema carcerario che, già criticato e sotto accusa prima del 7 ottobre 2023, ha mostrato con l’inizio della reazione di Israele all’attacco di Hamas un’escalation senza precedenti. Phri sottolinea che la maggioranza dei palestinesi provenienti da Gaza e deceduti in detenzione non era classificata dalle stesse autorità israeliane come combattente: erano semplici civili. Inoltre, questi dati lanciano l’allarme sui rischi in carcere per gli altri prigionieri, alla luce anche della politica del pugno di ferro nelle prigioni di massima sicurezza voluta dal ministro della Sicurezza Itamar Ben Gvir, promotore di una proposta di legge per la condanna a morte dei “terroristi palestinesi”.
di Anna Maselli
Corriere del Veneto, 18 novembre 2025
Kaja Kallas: “Stiamo affiancando il governo”. I Verdi: “Tajani si svegli e faccia come Parigi”. Caso Trentini, si muove l’Unione Europea. La vicepresidente della Commissione europea Kaja Kallas ha confermato l’impegno delle istituzioni per la liberazione di Alberto Trentini, l’operatore umanitario originario del Lido di Venezia e arrestato in Venezuela 368 giorni fa. Dopo l’accorato (e polemico) appello lanciato dalla madre Armanda Colusso sabato mattina da Palazzo Marino, sede del Comune di Milano, giunge a stretto giro la risposta di Bruxelles: “Accogliamo con favore la risposta dell’alta rappresentante Kaja Kallas”, dicono i deputati dei Verdi Cristina Guarda, Ignazio Marino, Leoluca Orlando e Benedetta Scuderi.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 17 novembre 2025
I disordini al Bassone di Como rivelano un sistema penitenziario al limite, tra sovraffollamento, tensioni continue e personale insufficiente. ma il governo risponde con nuove pene e nessun intervento. Pochi giorni fa, al carcere Bassone di Como, oltre centocinquanta detenuti hanno preso il controllo dell’istituto per diverse ore. Una rivolta partita al mattino da un tentativo di evasione, poi degenerata in protesta violenta che ha coinvolto due sezioni intere. Tre agenti feriti, uno forse preso in ostaggio prima di mettersi in salvo. Un detenuto straniero di ventiquattro anni schiacciato tra i battenti di un cancello, portato via in codice rosso con una sospetta lesione spinale. Fuori dal carcere il cordone di sicurezza interforze. Dentro, il caos. Poi l’intervento del Gruppo di Intervento Regionale da Milano, il ritorno alla normalità verso le otto di sera, le ambulanze che rientrano. E il sindacato di polizia penitenziaria che parla di “situazione molto grave” e chiede “interventi immediati” dagli organi ministeriali.
di Simona Musco
Il Dubbio, 17 novembre 2025
“Bene così!”, twitta entusiasta Matteo Salvini, vicepremier e ministro delle Infrastrutture, il cui spirito, per quanto traslocato nella sede di un altro ministero, sembra ancora radicato nel Viminale. La causa di questa esultanza è una notizia che rimbalza rapidamente sui suoi social: l’arresto di una donna di 24 anni, di origine slava, accusata dalla procura di Venezia di borseggiamento. Una donna incinta, per di più. Il post, accompagnato da un simbolico applauso virtuale, non manca di mostrare l’immancabile immagine a corredo di tutti i suoi tweet: una foto, realizzata con intelligenza artificiale, che ritrae il pancione di una donna, mentre la stessa tiene in mano un portafogli e un cellulare, quasi esibendoli con fare provocatorio.
di Milena Gabanelli
Corriere della Sera, 17 novembre 2025
Quindici nuovi reati, ma agenti sottorganico (e pene inapplicabili): cosa si sta facendo davvero contro la criminalità? È il 6 novembre e Giorgia Meloni consegna ai social la sua irritazione per le critiche rivolte al governo che non avrebbe investito nulla sulla sicurezza: “Negli ultimi tre anni abbiamo già assunto circa 37.400 agenti nelle Forze di Polizia e prevediamo, da qui al 2027, altre 31.500 assunzioni. Abbiamo sbloccato investimenti fermi da tempo e potenziato mezzi, strutture e tecnologie, previsto strumenti più rapidi ed efficaci e introdotto pene più severe”.
di Emilio Minervini
Il Dubbio, 17 novembre 2025
Nel 2024 le denunce salgono a 2,38 milioni: furti, rapine e violenze sessuali in crescita, minori sempre più coinvolti. Aumentano i delitti denunciati in Italia: nel 2024 sono stati 2.38 milioni, dato che segna un aumento dell’1,7% rispetto al 2023 e del 3,4% dal 2019 e, pur rimanendo inferiore dalle cifre di dieci anni fa di 15 punti percentuali, segna il quarto anno consecutivo di aumento delle denunce e il secondo in cui sono superati i livelli pre-pandemici. A delineare il quadro relativo alla sicurezza in Italia sono le statistiche della banca interforze del dipartimento di Pubblica sicurezza del ministero dell’Interno, fornite in esclusiva al Sole 24 Ore nell’ambito del rapporto annuale sulla qualità di vita.
di Errico Novi
Il Dubbio, 17 novembre 2025
È un governo di destra. Così lo definiscono, o almeno lo considerano, le prime linee di FdI e Lega. Dovrebbe dunque tenere, per “statuto”, all’immagine del Paese, o della “Nazione”, comunque vogliamo definire l’Italia. Bene. Siamo sicuri che un simile, indispensabile prerequisito di qualsiasi destra sia compatibile con un altro ricorrente assioma delle politiche conservatrici, vale a dire l’investimento sulla sicurezza a colpi di nuovi reati e pene continuamente al rialzo? Il quesito sembra legittimo. Perché l’Italia come “Paese insicuro”, infestato dall’illegalità, dalla corruzione come dai criminali di strada, quest’idea sotterranea e spesso sfacciata, stride in modo clamoroso con la difesa dell’interesse nazionale. Ed è semplice spiegare perché, a cinque mesi dalla definitiva conversione in legge dell’ennesimo decreto sicurezza (il numero 48 del 2025).
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