di Luca Celada
Il Manifesto, 2 aprile 2026
Se la modifica dovesse prevalere, potrebbe impattare su 250mila neonati all’anno e, anche se ufficialmente non retroattiva, non potrebbe che aprire la porta a possibili future revisioni. Il dibattimento della Corte suprema sullo ius soli è stato trasmesso in diretta da molte emittenti e in tempo reale sui siti dei principali quotidiani. In aula un ospite d’eccezione, Donald Trump che è diventato il primo presidente della storia nazionale a presenziare un procedimento del massimo tribunale. Messaggio inconfondibile di un presidente che ha apertamente criticato i giudici per mancanza di fedeltà a “lui che li ha nominati”.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 1 aprile 2026
Andrea Piazzoli, consigliere dell’Ordine degli Psicologi della Toscana: “Bisogna ripensare il carcere e iniziare a considerarlo come un ecosistema umano. Servono investimenti sugli spazi e sul supporto psicologico”. Il sovraffollamento “non è solo un problema logistico, ma un fattore che alimenta la violenza e il disagio mentale all’interno degli istituti penitenziari. Se non si interviene in modo strutturale non potrà che peggiorare”. “A rischio anche la salute mentale di chi lavora in carcere, non solo dei detenuti. Servono investimenti sugli spazi e su supporto psicologico”.
di Marco Belli
gnewsonline.it, 1 aprile 2026
Rafforzare la prevenzione del suicidio in carcere attraverso un approccio multidisciplinare, una maggiore integrazione tra operatori e un potenziamento degli strumenti di sostegno psicologico. È questo l’obiettivo delle nuove linee guida per la prevenzione degli autolesionismi in ambito penitenziario emanate il 9 marzo scorso dal dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia, che aggiornano e integrano le strategie già in vigore. L’analisi dei dati relativi al periodo 2015-2025 - svolta dal gruppo di lavoro multidisciplinare per la prevenzione del rischio suicidario in ambito penitenziario - evidenzia un andamento complessivamente crescente dei suicidi e dei tentativi di suicidio, indipendentemente dal numero dei detenuti. Tra i fattori di maggiore rischio emergono specifici contesti criminologici e personali: in particolare, una quota significativa dei casi riguarda detenuti responsabili di maltrattamenti in ambito familiare, atti persecutori e, in misura minore, omicidi di familiari.
Il Dubbio, 1 aprile 2026
Pd, Azione, Avs e M5s chiedono chiarimenti al ministro della Giustizia sulla posizione di due dirigenti del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. L’informativa sul Dap chiesta a Nordio diventa il nuovo terreno di scontro politico alla Camera, dove le opposizioni hanno chiesto al ministro della Giustizia di riferire con urgenza sulla posizione di due dirigenti del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. A sollevare il caso, intervenendo sull’ordine dei lavori in Aula, è stata la deputata del Pd Debora Serracchiani, che ha chiamato in causa direttamente il direttore generale dei detenuti e del trattamento Ernesto Napolillo e la sua vice Lina Di Domenico. La richiesta nasce dal fatto che, secondo quanto richiamato in Aula, entrambi sarebbero stati presenti allo stesso tavolo con l’onorevole Andrea Delmastro e la dottoressa Giusi Bartolozzi alle Bisteccherie d’Italia, circostanza che le opposizioni collegano alla vicenda emersa negli ultimi giorni. Il pressing parlamentare si allarga così dal caso politico-giudiziario alla gestione complessiva del sistema penitenziario.
di Massimo Donini
L’Unità, 1 aprile 2026
Cari amici del “no”, avete paventato il vento della destra, come se fosse in gioco la democrazia e avete fatto una cosa utile, ma non avete risolto il problema fondamentale, perché diritto e politica non sono la stessa cosa. La vittoria del “no” si è abbattuta sul governo con la forza delle cose che accadono. Il carattere totalmente politico del dibattito massmediatico ha annullato la percezione collettiva già debole dei profili tecnici dei quesiti e il risultato travolgente le politiche del Ministro Nordio può essere valutato a posteriori per gli aspetti prevalentemente positivi che reca con sé, stemperando il clima di odio che si era creato. Tuttavia, sul piano giuridico e costituzionale l’appuntamento è stato mancato dagli italiani, che non hanno votato sul tema specifico del governo della magistratura, delegittimando forse definitivamente l’istituto del referendum, che è diventato uno strumento di lotta politica generale.
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 1 aprile 2026
Mancano i pareri della commissione Bilancio sugli emendamenti al Dl sicurezza e la seduta della commissione Affari costituzionali, prevista per ieri sera, per questa sera è stata sconvocata. Se ne riparlerà quindi stamattina a partire dalle 9 mentre alle 14 dovrebbe cominciare in commissione il confronto sui testi, a partire dall’articolo 1 del provvedimento sui “coltelli”.Al termine della riunione di ieri il presidente nonché relatore al provvedimento Alberto Balboni di FdI ha letto le dichiarazioni di inammissibilità e improponibilità: circa 150 sui 1.215 emendamenti (di cui 120 della maggioranza) sono stati cassati. In particolare, soltanto un emendamento sarebbe risultato inammissibile in quanto privo di portata modificativa.
di Andrea Colamedici e Maura Gancitano
Vanity Fair, 1 aprile 2026
Ogni volta che un adolescente fa qualcosa di violento, la reazione dell’opinione pubblica è quella di chiedere pene severe e metal detector nelle scuole, perché una volta i giovani ubbidivano, mentre adesso non sono in grado di stare al mondo. Il tredicenne di Trescore Balneario che ha accoltellato la sua professoressa filmandosi con il telefono al collo ha prodotto in poche ore l’intero copione, generando indignazione, la richiesta di punizioni esemplari e la promessa di tolleranza zero da parte dello Stato. Eppure, la repressione e il controllo non rappresentano affatto una via efficace per comprendere le ragioni di questa violenza, né per evitare che accada di nuovo. Negli ultimi tre anni, dal decreto Caivano, i minori detenuti negli istituti penali sono aumentati di oltre il 50 per cento e per la prima volta nella storia italiana gli Istituti Penali per i Minorenni sono sovraffollati, ma la violenza non è calata.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 1 aprile 2026
Lo ha chiarito la Corte di cassazione, con la sentenza n. 10970/2026. Ai fini della riparazione per l’ingiusta detenzione, va considerato anche il ritardo nell’applicazione dei domiciliari, considerata l’evidente differenza qualitativa tra l’esecuzione della pena all’interno od all’esterno di un istituto penitenziario. Lo ha chiarito la Corte di cassazione, con la sentenza n. 10970/2026, accogliendo, con rinvio, il ricorso di un uomo trattenuto per un periodo di tempo in carcere mentre aveva diritto ai domiciliari. Il ricorrente era stato condannato per bancarotta fraudolenta e, mentre stava scontando una pena ai domiciliari, la Procura generale aveva chiesto la revoca della misura, facendolo trasferire in carcere. Successivamente, la Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna perché il reato era prescritto. A quel punto, la difesa ha chiesto il ripristino dei domiciliari, che è avvenuto alcuni giorni dopo.
Il Sole 24 Ore, 1 aprile 2026
Con la sentenza n. 45, depositata oggi, la Corte ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 628, secondo comma, del Cp, sollevata dal Tribunale ordinario di Firenze, per contrasto con l’articolo 3 della Costituzione. Non è irragionevole l’articolo 628, secondo comma, del codice penale, che configura la fattispecie della rapina impropria, nella parte in cui, diversamente da quanto stabilito nel primo comma per la rapina propria, non esige, ai fini della consumazione del reato, l’impossessamento della cosa altrui.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 1 aprile 2026
I dati del Garante sulle carceri toscane. La maggior parte dei detenuti nelle carceri toscane resta inattiva dal punto di vista lavorativo, con appena l’8% impegnato in attività per datori di lavoro esterni. È quanto emerge dall’ultimo rapporto del Garante dei detenuti della Toscana Giuseppe Fanfani. La situazione riguarda sia le strutture penitenziarie maschili che femminili. Nello specifico, al 30 giugno 2025, in Toscana su 3.295 detenuti, solo 1.498 persone (45%, leggermente meno dell’anno precedente) erano coinvolte in qualche attività lavorativa. Di queste, la stragrande maggioranza (81%, cioè 1.213 persone) lavorava alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria, mentre appena 285 detenuti (8,6%) erano impiegati per aziende o cooperative esterne.
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