camerepenali.it, 31 marzo 2026
Il diniego dell’ingresso della tradizionale via crucis nel carcere di Marassi rappresenta l’ennesimo sfregio alla Costituzione. La nota della Giunta e dell’Osservatorio Carcere. La notizia dell’irragionevole diniego alla sosta della via crucis cittadina all’interno del carcere di Marassi per un momento di preghiera e di meditazione, dopo una continuità di oltre 24 anni, rappresenta l’ennesimo segnale di irragionevole e incostituzionale isolamento del carcere rispetto alla società esterna. Come abbiamo avuto modo di ribadire in un incontro di alcuni mesi fa al ministero della Giustizia in occasione della famigerata circolare del DAP sui “provvedimenti autorizzativi degli eventi di carattere educativo, culturale e ricreativo presso gli Istituti Penitenziari”, stringere le maglie burocratiche per osteggiare e impedire, in concreto, l’ingresso della società esterna al carcere rappresenta la negazione di ogni forma di recupero oltre a costituire, attraverso la segregazione e l’isolamento sociale, la precondizione per ogni forma e condotta di illegalità.
La Sicilia, 31 marzo 2026
Altro passo in avanti verso l’avvio del progetto “Rerum Natura - La carovana di Iaso”, voluto dal nuovo direttore della Casa di reclusione, Andrea Calareso e che punta al reinserimento sociale dei detenuti. Nel weekend si è svolto l’incontro aperto alle associazioni e alle istituzioni coinvolte a cui ha partecipato anche la responsabile Inail di Siracusa Claudia Villari, proprio per fare il punto della situazione sugli aspetti legati alla parte assicurativa per i detenuti che svolgeranno le attività all’esterno.
di Livia Zancaner
Il Sole 24 Ore, 31 marzo 2026
“Fossi nato con più possibilità, forse sarebbe stato tutto diverso”. “Qui il mio tempo è proprio perso”. “Il mio desiderio più grande è essere vista. Se non ci prendiamo cura dei minori, che hanno tutta la vita davanti, ci ritroveremo con una società che cade a pezzi, piena di risentimento e astio”. Queste sono alcune delle voci che arrivano dagli istituti penali minorili italiani (ipm), raccontati nel podcast “Figli nostri. Vite e voci dalle carceri minorili italiane” di Radio24 e che fotografano una generazione di adolescenti e giovani adulti, tra i 14 e i 24 anni, con un disagio profondo. Un disagio che trova riscontro nei numeri: nel 2024 oltre 38mila minori tra i 14 e i 17 anni sono stati segnalati o arrestati, dato più alto almeno dal 2010.
di Stefano Montefiori
Corriere della Sera, 31 marzo 2026
Sulla continua protesta sulla “libertà di espressione negata” ha costruito la sua fortuna, in Francia, un canale televisivo che ha rivolto parole pensanti contro il neoeletto sindaco (di origini maliane) di Saint Denis. “La cultura del piagnisteo” è il notevole saggio, pubblicato in Italia da Adelphi con il sottotitolo “La saga del politicamente corretto”, con il quale Robert Hughes nel lontano 1995 prendeva in giro gli eccessi dell’ossessione progressista, dal generico sospetto verso la categoria del “maschio eterosessuale bianco” a certe ridicole premure linguistiche. Quel libro rappresentò per molti una specie di primo liberatorio urlo contro la polizia del pensiero e della parola.
di Alessandro D’Avenia
Corriere della Sera, 31 marzo 2026
Ho studenti di 14 anni che conoscono cose che a quell’età mi sognavo, e per fortuna, perché non sarei stato pronto, così come loro non sono preparati a sostenerne il contenuto emotivo e di senso. Dobbiamo ribellarci a questo abuso dei minori. “Sono giunto alla conclusione che non posso più vivere una vita così. Una vita piena di ingiustizie, mancanza di rispetto e banalità. Sono stanco di tutto questo, quindi ho deciso che la soluzione è prendere in mano la situazione. Ucciderò la mia insegnante di francese”. Così dichiarava il tredicenne, mercoledì 25, prima di compiere il crimine ideato nel dettaglio grazie a un fenomeno sempre più diffuso: il Nihilistic Violent Extremism (Nve: Estremismo Nichilista Violento).
di Walter Veltroni
Corriere della Sera, 31 marzo 2026
Il disagio dei ragazzi di Padova dopo il suicidio di due compagne. I rappresentanti di sei licei hanno scritto un appello pubblico e promosso un incontro per rompere il silenzio sul disagio giovanile. Al centro: solitudine, ansia e bisogno di ascolto. Davide, Simone, Riccardo, Anna, Lorenzo, Matteo, Tommaso, Giovanni, Benedetta, Massimo, Anisia, Alessandro, Francesca, Sofia. Sono ragazzi che frequentano a Padova gli ultimi due anni di sei licei, tra i più qualificati della città: il Fermi, il Marchesi, il Tito Livio, il Nievo, il Galileo, il Newton-Pertini. Li ho incontrati un pomeriggio nel liceo Nievo, con la presenza discreta e partecipe del dirigente, ai miei tempi preside, Carlo Marzolo.
di Virginia Della Sala
Il Fatto Quotidiano, 31 marzo 2026
Le testimonianze: “Meglio passare per pazzo che per debole”. Da Bergamo a Perugia, emergono nuovi casi di aggressioni da parte dei giovanissimi. Alcuni di loro si raccontano nelll’ultimo rapporto di Save The Children: “Se non reagisci, perdi rispetto e sei finito”. È il 16 gennaio del 2026: a La Spezia, nei corridoi dell’Istituto professionale “Einaudi Chiodo”, uno studente impugna un coltello e uccide un suo coetaneo, il diciottenne Youssef Abanoub. Pochi giorni dopo, a Bologna, un quindicenne viene trovato con un machete nello zaino. A Milano, nella notte tra l’11 e il 12 ottobre 2025, in Corso Como, un ragazzo di 22 anni, studente della Bocconi, viene circondato da cinque ragazzi poco più giovani di lui.
di Chiara Lalli
Il Dubbio, 31 marzo 2026
A metà marzo la giudice per le indagini preliminari di Milano, Sara Cipolla, ha accettato la richiesta di archiviazione dei pubblici ministeri Tiziana Siciliano e Luca Gaglio nei confronti di Marco Cappato. Cappato era indagato per avere accompagnato in Svizzera Elena e Romano ad agosto 2022 e a novembre 2022. Elena e Romano avevano deciso di morire, o meglio avevano deciso di non voler più vivere nelle condizioni in cui la malattia li aveva costretti. La questione principale riguarda il cosiddetto trattamento di sostegno vitale e la sua interpretazione. È una condizione necessaria per il suicidio assistito e, soprattutto, cosa significa? Quando la Corte con la sentenza 242 del 2019 ha dichiarato illegittimo l’articolo 580 in determinate circostanze, tra quelle c’era l’avere un trattamento di sostegno vitale. Che cosa significa invece non è mai stato chiarissimo.
di Gabriele Segre
La Stampa, 31 marzo 2026
Chi può fare la guerra, prima o poi la fa. È la prima e più antica legge della politica: da Machiavelli in avanti, se riempi gli arsenali, presto o tardi troverai anche una buona ragione per svuotarli. Del resto, non ha senso lasciare la potenza in magazzino. Accanto a questo principio, però, ne esiste un altro, meno intuitivo, meno citato nei manuali, ma proprio per questo più rivelatore della folle spirale bellica nella quale stiamo precipitando: chi è convinto di avere il futuro dalla propria parte, la guerra preferisce rinviarla a data da destinarsi. Certo, non è filosofia da Nobel per la pace. È puro calcolo, più psicologico che militare, ma non per questo meno strategico. Immaginate uno Stato che guarda l’orizzonte e non vede che una lunga stagione di magra: stagnazione economica, culle vuote, avversari che si rafforzano mentre il Paese si svuota e chi rimane si ubriaca di malumore. Di fronte a un inverno senza primavera, la guerra smette di sembrare una follia e comincia ad assomigliare a un investimento: strappare oggi, con la forza, ciò che il tempo di certo non regalerà più domani. Se, al contrario, nell’aria si sente profumo di orizzonti fecondi, la guerra torna ad apparire per quello che è: una disastrosa assurdità. Molto meglio lasciare che sia il “Generale Tempo” a fare il suo mestiere - vincendo sulla concorrenza a colpi di Pil e prosperità, anziché con missili e cannoni.
di Daniela Fassini e Nello Scavo
Avvenire, 31 marzo 2026
La denuncia dell’ultimo rapporto delle Nazioni Unite sulla Libia: un intero Paese è in mano ai gruppi armati, il ritorno di Almasri dall’Italia dice che la giustizia è irrilevante. A denunciare l’ennesima tragedia del mare è ancora una volta la Ong Mediterranea Saving Humans che conferma gli allarmi e i timori allertati solo due giorni fa da Alarm Phone: un naufragio al largo della Tunisia con 19 corpi recuperati e almeno 21 dispersi. “Si trattava di una imbarcazione partita dal porto tunisino di Sfax la mattina del 28 marzo con 56 persone a bordo e che si è imbattuta nel mare in tempesta non appena allontanatasi dalla costa” spiega la Ong. “Sul posto è intervenuta la Guardia nazionale tunisina che ha soccorso e riportato a terra solo 16 sopravvissuti - aggiunge la Ong - Mentre la barca Safira continua la sua missione di monitoraggio in mare proprio nelle acque tra la Tunisia e Lampedusa, dall’isola pelagica arriva un’altra brutta notizia: durante la sua ordinaria attività di pattugliamento una motovedetta della Guardia Costiera italiana ha recuperato oggi pomeriggio (lunedì pomeriggio, ndr) un corpo senza vita, probabilmente in mare da diversi giorni”. Grande preoccupazione viene infine espressa dall’equipaggio di Mediterranea Saving Humans dal momento che una nuova forte perturbazione investirà da lunedì il mar Mediterraneo centrale.









