di Paolo Di Stefano
Corriere della Sera, 16 novembre 2025
Gli studenti dovranno essere accompagnato da un bravo insegnante di letteratura, di quelli e di quelle che sanno leggere e appassionare (ce ne sono tanti e tante). Sarà la volta buona che finalmente la scuola riuscirà a fare apprezzare la lettura ai ragazzi e alle ragazze, se l’educazione sessuale o affettiva, chiamiamola come vogliamo, passerà attraverso le pagine dei grandi romanzi. Chi è che insegnerà l’educazione sessuale o sentimentale o affettiva ai nostri figli e alle nostre figlie? Quali figure professionali o morali saranno le più adatte? Gli psicologi e le psicologhe? I filosofi? Gli scienziati? La psicoterapeuta o l’esperto dell’età evolutiva?
di Nadia Somma Caiati*
Il Fatto Quotidiano, 16 novembre 2025
Lo studio di Choudry e Rodriguez Gutierrez, realizzato in collaborazione con D.i.Re, mostra un problema comune ai sistemi giudiziari: una comprensione parziale della violenza familiare. Per molte donne europee, lasciare un partner violento non significa mettersi in salvo. Significa entrare in un nuovo labirinto: quello della giustizia familiare, che spesso finisce per aggravare il trauma della violenza. Un ampio studio condotto in cinque Paesi - Bosnia, Inghilterra e Galles, Francia, Italia e Spagna - solleva interrogativi sulla capacità dei sistemi giudiziari di proteggere donne e bambini. Quali sono le conclusioni della ricerca? La giustizia familiare, così com’è, rischia di riprodurre la violenza anziché contrastarla.
di Federica Pennelli
Il Domani, 16 novembre 2025
Non solo il ragazzo trasferito da via Corelli di Milano alla struttura di Gjadër, in Albania, valutato inidoneo al trattenimento. Come denuncia la rete Mai più lager, le storie legate al sistema di violenza detentiva dei Cpr sono molte, quotidiane e strutturali. L’infettivologo Nicola Cocco: “Il contesto detentivo che non può essere migliorato, riformato e nemmeno “monitorato”: può solo essere abolito”. Prima nove mesi nel Cpr di via Corelli a Milano, poi spostato nella notte nel centro di detenzione per migranti di Gjadër in Albania e ora valutato dalla Commissione vulnerabilità come persona non idonea al trattenimento, e rispedito in Italia.
di Leonard Berberi
Corriere della Sera, 16 novembre 2025
“Sarà il Patto europeo a dire come evolveranno i Centri per migranti. Le accuse? Parte del gioco”. Il primo vertice intergovernativo Italia-Albania di Villa Doria Pamphilj, a Roma, ha ribadito il rapporto sempre più stretto tra i due Stati e quello personale (e politico) tra i premier Giorgia Meloni ed Edi Rama. Il primo ministro balcanico si è addirittura spinto a dire che Italia ed Albania sono un “unico Paese”. Anche se la polemica - politica e giudiziaria - sui centri per migranti italiani in territorio albanese causa qualche mal di testa. “Quello che posso dire è che anche su questo dossier siamo stati e siamo al fianco del governo italiano”, dice Rama in un’intervista al Corriere.
di Natalia Distefano
Corriere della Sera, 16 novembre 2025
Il cooperante italiano è detenuto in un carcere in Venezuela da un anno senza un capo di accusa formale. Nell’anniversario dell’arresto la madre Armanda Colusso accusa: “Gli è stato tolto un anno di vita”. “Mi aveva rasserenata la stretta di mano del nostro presidente Mattarella il 19 ottobre scorso alla ministra dell’Istruzione venezuelana e il clima disteso e costruttivo con cui si erano tenute le celebrazioni per la canonizzazione dei due santi venezuelani a Roma. Avevo sperato che quella occasione fosse il punto di svolta per la liberazione di Alberto”.
di Francesco Anfossi
La Domenica, 16 novembre 2025
Il figlio di Jimmy Lai, l’editore di Hong Kong arrestato dalla Cina: “I diritti non vanno dati per scontati”. “Mio padre ha dato tutto per difendere la libertà di Hong Kong, ora rischia di morire in carcere”. La voce di Sébastien Lai, 31 anni, è ferma ma velata di dolore. Figlio di Jimmy Lai, imprenditore e giornalista cattolico, fondatore del quotidiano Apple Daily, detenuto con l’accusa di “collusione con forze straniere”, è oggi il volto internazionale della campagna per la sua liberazione. A Milano ha ritirato a nome del padre il premio “Fatti per la verità”, e dal palco ha lanciato un appello: “Spero che anche l’Italia si unisca a Trump nel chiedere il suo rilascio”.
di Costanza Oliva
Avvenire, 16 novembre 2025
Lo denuncia un rapporto Onu secondo cui le condizioni di detenzione nell’isola sono “disumane e degradanti”. Tra luglio e settembre, in soli tre mesi, nelle carceri di Haiti sono morti 52 prigionieri. Di fame, di sete, di malattie che non avrebbero dovuto uccidere nessuno, se solo avessero avuto accesso a cure mediche o a un po’ d’acqua pulita. A denunciare la situazione è l’ultimo rapporto delle Nazioni Unite sui diritti umani, che definisce le condizioni di detenzione nell’isola come “disumane e degradanti”.
Il Sole 24 Ore, 15 novembre 2025
Un corso a Parma sulla scrittura creativa, uno teatrale a Secondigliano, le lezioni della scuola di rugby a Livorno, un percorso di lettura a Padova, una serie di laboratori e tanti altri eventi dedicati ai detenuti. La lista delle attività annullate nelle ultime settimane all’interno delle carceri aumenta giorno dopo giorno e sotto i riflettori è finita una nota formalizzata lo scorso 21 ottobre con cui il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria obbliga le direzioni degli istituti - quelli in cui siano presenti detenuti in reparti di alta sicurezza - a chiedere per gli eventi trattamentali l’autorizzazione alla direzione generale del Dap.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 15 novembre 2025
Intervista a Francesco Maisto, memoria storica dell’organismo oggi sotto attacco governativo. A Roma un convegno di Antigone. “In questi ultimi anni c’è stato un ricambio notevole dei Garanti, spesso di nomina politica e non per competenza. Va costruito un policentrismo istituzionale di controllo”. Affidare al solo Garante della privacy il meccanismo di monitoraggio dei diritti fondamentali durante gli accertamenti e le procedure di frontiera richiesto dal Nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, escludendo il Garante nazionale delle persone private di libertà personale (Gnpl), “mostra un obiettivo politico ma anche una ignoranza delle leggi”.
di Iacopo Benevieri
L’Unità, 15 novembre 2025
Conosciamo il disinteresse che da sempre la politica manifesta nei confronti della condizione carceraria, disinteresse che riflette una percezione diffusa nella società contemporanea, quella che equipara il criminale a colui che è stato espulso dalla comunità civile, destinatario dell’infamia e del bando collettivi. In questa rappresentazione il carcere continua a restare un luogo irrappresentabile, oggetto di una rimozione psichica collettiva. La stessa etimologia della parola “crimine” rivela il nesso tra questo concetto e quello di esclusione sociale.
- Il silenzio della politica che copre il disastro delle carceri italiane
- Le insidie del referendum dove Meloni non ci metterà la faccia
- Tra il Sì e il “forse”, quei dem contrari alla linea Schlein sulla separazione delle carriere
- L’ipocrisia dell’Anm nel non ritenersi un soggetto politico
- La Russa: “No alla guerra tra politica e magistrati. Avvocati, serve umanità”











