di Valeria Valente*
Il Dubbio, 17 novembre 2025
Le città italiane sono più insicure, anche se al governo c’è il centrodestra da ormai tre anni, che ha fatto della sicurezza, nella teoria, il suo cavallo di battaglia. Secondo la banca dati interforze del Dipartimento di pubblica sicurezza del ministero dell’Interno, nel 2024 i reati hanno fatto registrare un aumento dell’1,7% rispetto all’anno precedente, con un incremento ancora più rilevante (+3,84%) della microcriminalità di strada, come le rapine ma anche la violenza sessuale (+7,5%) e i furti, anche in appartamento (+4,9%). Roma, Milano e Firenze occupano il podio del nuovo indice della criminalità del Sole 24 ore, perché è nelle prime tre grandi città italiane che si concentra il 23,5% dei 2,38 milioni di illeciti rilevati. È dunque allarme sicurezza, come farebbe pensare il discorso pubblico dell’Esecutivo Meloni e soprattutto il suo continuo ricorso a nuove fattispecie penali?
di Marica Fantauzzi
Il Dubbio, 17 novembre 2025
Create per limitare l’accesso a determinate aree per soggetti considerati pericolosi, sono al centro di una crescente contestazione giuridica e sociale. In Italia esistono intere aree urbane sottratte alla libera circolazione delle persone. O meglio, di alcune persone. La piazzetta di periferia o la via principale di un quartiere possono essere interdette a soggetti considerati pericolosi, tanto da predisporne l’allontanamento. Dal 2024 le zone rosse possono essere attivate dal prefetto, teoricamente per un periodo di tempo limitato e per ragioni straordinarie, in quartieri considerati problematici poiché segnati da episodi di microcriminalità.
di Anna Foti
ilreggino.it, 17 novembre 2025
La magistrata di sorveglianza Cinzia Barillà spiega: “A noi la responsabilità di valutare, alla comunità quella di accogliere e di offrire opportunità. Solo così garantiremo alla persona di riscattarsi e di tornare libera migliore di come è entrata in carcere”. “La possibilità di avere un riscatto sociale e di mettersi alla prova con un’attività lavorativa fuori dal carcere consente a loro di guardare oltre quel periodo di detenzione, ad un futuro più concreto di riscatto quando poi usciranno, e garantisce il recupero della libertà a persone che, dopo avere commesso un reato, tornano in società migliori di come sono entrate in carcere”.
catanzarochannel.it, 17 novembre 2025
L’iniziativa è frutto di un protocollo d’intesa con l’associazione “Un raggio di Sole”. L’obiettivo è formare professionalità in vista del ritorno in società. È stato firmato nei giorni scorsi un protocollo d’intesa tra l’associazione “Un Raggio di Sole”, presidente Piero Romeo, e l’Istituto Penale Minorile “Sandro Paternostro” di Catanzaro, direttore Francesco Pellegrino, per l’avvio del progetto, previsto domani, dal titolo “Libertà e Legalità” - Pizzaiolo.
di Aldo Losito
Gazzetta del Mezzogiorno, 17 novembre 2025
Un altro tassello di crescita nel progetto diocesano del carcere alternativo, che ad Andria ha un nome imprescindibile: “Senza sbarre”. È stato siglato ieri mattina, un accordo tra la cooperativa sociale “A mano libera” e l’azienda andriese olivicola “Olio Levante”. Si tratta di un altro passaggio importante che segna il futuro della cooperativa sociale, portandola verso una maggiore autonomia. “Senza Sbarre” è un progetto nato nel 2018 che riguarda il reinserimento di detenuti ed ex detenuti nelle carceri pugliesi e italiane, ammessi a programmi alternativi alla detenzione, all’interno di un cammino di rieducazione e inclusione sociale, attraverso l’accoglienza residenziale e semi-residenziale. Il quartier generale della Masseria di San Vittore (ai piedi di Castel del Monte), al momento ospita una decina di detenuti, ma in passato ne ha anche avuti il doppio. Questi sono già protagonisti della lavorazione, produzione e commercializzazione di taralli che portano il nome della stessa cooperativa “A mano libera”.
andriaviva.it, 17 novembre 2025
Il progetto diocesano “Senza Sbarre”, giunge a Trento, così da mostrarsi sempre più con la sua diffusione, una concreta alternativa alla detenzione in carcere. Don Riccardo Agresti e l’ex magistrato della procura barese Giannicola Sinisi, rispettivamente direttore generale e presidente della fondazione che si rifà al programma di rieducazione e reinserimento dei detenuti ed ex carcerati voluto dal vescovo delle diocesi di Andria Mons. Luigi Mansi, sono stati ospiti nei giorni scorsi della Consulta regionale dei volontari del Trentino Alto Adige.
di Paolo Bencich
nordestnews.it, 17 novembre 2025
Un confronto aperto, intenso, che attraversa i confini visibili e invisibili del carcere per riflettere sul potere della parola come strumento di libertà e di riscatto. È questo il senso dell’incontro “Voci oltre il muro: donne e diritto/dovere di raccontare”, in programma mercoledì 19 novembre alle 17.30 al Teatro Miela di Trieste, nel corso delle giornate che anticipano le Giornate del Premio Luchetta, in collaborazione con Bonawentura nell’ambito del festival S/Paesati, che prenderanno il via il 21 e proseguiranno fino al 23 novembre.
mondoreale.it, 17 novembre 2025
La Provincia di Latina rafforza il proprio impegno a sostegno delle persone più fragili, con particolare attenzione alla popolazione carceraria. Le iniziative avviate delineano un percorso concreto di inclusione, formazione e giustizia riparativa, volto a costruire una comunità più attenta e solidale. Grazie all’approvazione del nuovo piano di dimensionamento scolastico, è stato attivato su proposta del Liceo Artistico “Buonarroti” un Percorso di Istruzione per Adulti, indirizzo audiovisivo e multimediale, dedicato ai detenuti della casa circondariale di Latina. L’iniziativa offrirà competenze tecniche e creative utili sia alla crescita personale sia alla futura reintegrazione sociale e lavorativa.
di Donatella Mega
ilsussidiario.net, 17 novembre 2025
Chi si sia detenuti o che si viva fuori dal carcere, c’è un bisogno che accomuna tutti gli uomini e li fa sentire vicini. Dopo mesi di silenzio, seguiti alla vicenda di Emanuele - di cui scrissi a maggio sulle vostre pagine - torno a raccontare le mie personali esperienze legate al mondo carcerario. La vicenda di Emanuele, che tanto mi ha turbata, mi ha costretta a ripensare il mio sguardo sulla realtà del carcere, che da anni mi riguarda da vicino: “Che cos’è l’uomo perché te ne curi?” (Salmo 8) è la provocazione che mi ha accompagnato in questi mesi. Dopo un episodio come questo, quelle parole mi sono apparse di una concretezza mai prima sperimentata. Come disse il beato Rosario Livatino, primo giudice elevato agli onori degli altari nel 2021, in occasione di un sopralluogo a seguito di un omicidio, regolamento di conti fra mafiosi, che non suscitava la pietà di nessuno: “Di fronte a un uomo che muore, chi crede prega; chi non crede, sta in silenzio”.
di Giacomo Andreoli
Il Messaggero, 17 novembre 2025
Scattano nuove verifiche dell’Inps per evitare le truffe sull’Assegno di inclusione (Adi), il contributo che da circa due anni ha sostituito il Reddito di cittadinanza per i cosiddetti “inabili al lavoro”. Il nuovo intervento riguarda ex detenuti, persone in semi-libertà e i condannati per reati, ma ammessi a misure alternative al carcere (come le comunità di recupero). Le norme che regolano l’Adi, infatti, prevedono che possa riceverlo chi è in “condizioni di svantaggio” (sempre se rispetta anche i requisiti economici come le basse soglie Isee), compresi i condannati che non si trovano in istituti penitenziari o quelli che possono uscirne per parte della giornata per meriti e magari svolgere anche lavori di pubblica utilità.
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