di Chiara Daffini
fanpage.it, 3 aprile 2026
Al via a Monza il Festival di teatro nelle carceri “Secondo Atto”. I direttori artistici a Fanpage.it: “L’obiettivo è creare una rete tra carcere e territorio”. Monza ospiterà, dal 15 aprile al 12 maggio, la prima edizione del Festival di Teatro nelle Carceri “Secondo Atto”, cinque spettacoli che andranno in scena nei teatri e nella Casa Circondariale della città mettendo al centro il dialogo tra arte, inclusione e percorsi di reinserimento sociale. La rassegna, sostenuta dalla Fondazione della Comunità di Monza e Brianza, dal Comune e dalla Casa Circondariale di Monza, si pone l’obiettivo di collegare due mondi apparentemente distanti tra loro: quello della cultura e quello degli istituti di detenzione. Il nome “Secondo Atto” vuole infatti evidenziare il bisogno di aprire nuove possibilità e alternative alla detenzione anche attraverso il teatro e la musica. Al pubblico verranno proposte esperienze artistiche che nascono spesso in contesti fragili, dove la cultura diventa però spazio di espressione, crescita personale e relazione.
di Silvia Bini
La Nazione, 3 aprile 2026
Hanno cucinato, allestito i tavoli e servito le pietanze. Il momento più emozionante è stato quando alcuni di loro si sono raccontati spiegando le difficoltà personali e il timore di perdere i contatti con la famiglia e gli amici. Un’accoglienza impeccabile e piatti cucinati con creatività e cura. No, non sono le caratteristiche dell’ultimo ristorante di grido ma lo stile che ha caratterizzato la cena “galeotta” che, all’interno del carcere della Dogaia, ha visto ospiti la presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato, Diana Toccafondi, con numerosi componenti del cda e del consiglio di indirizzo, e la direttrice della Società della Salute, Lorena Paganelli. A fare gli onori di casa il direttore dell’istituto di pena, Luca Cicerelli, con la dirigente dell’Istituto Datini Francesca Zannoni ed alcuni docenti che insegnano nelle due sezioni dell’Alberghiero interne al carcere, frequentate da 15 alunni. L’idea e l’organizzazione della serata si devono in particolare a tre consigliere della Fondazione: Ambra Giorgi, Renza Sanesi e Idalia Venco.
di Franco Corleone
L’Espresso, 3 aprile 2026
Dal 25 febbraio è in vigore un nuovo decreto sicurezza che raccoglie in 33 articoli svariate norme assai discutibili, a cominciare dalla mancanza dei requisiti costituzionali di necessità e urgenza. Ennesimo provvedimento: va, infatti, ricordato il precedente decreto che già l’anno scorso peggiorava il codice Rocco prevedendo l’incarcerazione per le madri incinte o con bambini di meno di un anno, la criminalizzazione persino della protesta nonviolenta in carcere e la possibilità per i servizi segreti non solo di infiltrare, ma di promuovere organizzazioni terroristiche. L’inventiva del governo Meloni nel produrre norme di pura propaganda è senza fine.
di Ida Palisi
Corriere della Sera, 3 aprile 2026
Il procuratore generale di Napoli Aldo Policastro: “La risposta non può essere legata solo alla repressione, così si rischia di perdere una generazione intera”. Il magistrato parla di “cattivismo” dilagante e chiede l’intervento delle istituzioni, facendosi promotore di incontri pubblici come quello previsto per il prossimo 20 aprile all’Arciconfraternita dei Pellegrini (dove ci saranno anche la procuratrice per i minorenni Patrizia Imperato e il direttore del dipartimento di Salute mentale della Asl Napoli 1 Andrea Fiorillo).
di Leonardo Fiorentini
L’Unità, 3 aprile 2026
Nel 2016 l’ultima Sessione speciale dell’Assemblea generale ONU sul tema, salutata da molti come uno spartiacque. Da allora zero passi avanti e qualcuno indietro, sempre all’insegna del proibizionismo. Il bilancio? Più consumatori, più morti, più detenuti. A dieci anni dall’ultima Sessione speciale dell’Assemblea generale ONU sulle droghe, è tempo di fare un bilancio di quello che molti avevano salutato come uno spartiacque. Per la prima volta, il tema dei diritti umani entrò nel linguaggio del sistema internazionale di controllo delle droghe, da sempre impermeabile a qualsiasi interferenza esterna. La dichiarazione finale riconobbe inoltre la flessibilità delle convenzioni, aprendo lo spazio alla regolamentazione legale.
di Marina Lomunno
La Voce e il Tempo, 3 aprile 2026
Sovraffollamento, carenza di personale educativo, medico, di polizia penitenziaria e di attività formative continuano a pesare sul carcere torinese “Lorusso e Cutugno”. Lunedì scorso gli agenti hanno fatto fatica a sedare l’ennesima rivolta in una sezione dove alcuni detenuti hanno appiccato un’incendio nelle celle. Il fatto è accaduto proprio mentre presso la Fabbrica delle “e”, la sede del Gruppo Abele in corso Trapani 91/b, si teneva un’assemblea pubblica sul tema “Cpr istituzioni totali”, a partire dal secondo rapporto di monitoraggio sui Cpr (Centri per il rimpatrio) italiani tra cui quello di Torino in corso Brunelleschi.
di Gianfranco Schiavone
L’Unità, 3 aprile 2026
Il Parlamento Ue ha votato la possibilità di sottoporre anche i minori non accompagnati alla deportazione verso paesi terzi, ipotesi che la stessa Commissione aveva escluso. Il 26 marzo scorso in seduta plenaria il Parlamento Europeo ha votato a larga maggioranza la propria posizione sulla proposta di regolamento presentata dalla Commissione (COM(2025) 101 final) per l’adozione di un nuovo regolamento sui rimpatri di cittadini di paesi terzi che soggiornano irregolarmente nell’Unione Europea. Prima di divenire norma dell’Unione il testo finale andrà discusso con il Consiglio Europeo che aveva a sua volta approvato un suo testo, ma l’accordo dovrebbe essere facile e veloce in quanto non ci sono forti differenze tra i due testi.
di Maurizio Ferrera
Corriere della Sera, 3 aprile 2026
Democrazie sotto assedio. La guerra invisibile della disinformazione all’Europa: trasparenza minacciata da fake news veicolate da Paesi stranieri. Norberto Bobbio diceva che le democrazie sono case di vetro. I loro processi decisionali sono guidati da principi di trasparenza e legalità, la contesa per il sostegno degli elettori si svolge in una sfera pubblica aperta, ma disciplinata da regole ed eventuali sanzioni. In pratica, sappiamo che i vetri non sono sempre puliti, in alcuni Paesi ci sono più macchie che in altri. Ma se i pesi e contrappesi funzionano, ciò che succede all’interno delle case democratiche può essere osservato e controllato. La crescente aggressività dei regimi autoritari espone la natura aperta e trasparente della democrazia a nuove serie minacce. La principale è la manipolazione delle informazioni dall’esterno. Le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale hanno enormemente facilitato la fabbricazione e diffusione di fake news, allo scopo di condizionare il cuore del processo democratico, le elezioni.
di Marco Aime
Il Domani, 3 aprile 2026
La risoluzione dell’Onu non ha valore giuridicamente vincolante, ma definisce la tratta “il più grave crimine contro l’umanità” e invita gli stati membri ad avviare percorsi di riparazione. È quindi un segnale politico importante che riporta i paesi africani al centro della storia. Il 25 marzo 2026, con 123 voti favorevoli, tre contrari e 52 astensioni, l’Assemblea generale delle Nazioni unite ha approvato ieri una risoluzione che definisce la tratta degli schiavi “il più grave crimine contro l’umanità” e, per la prima volta nella storia, invita gli Stati membri ad avviare percorsi di riparazione come “passo concreto per rimediare alle ingiustizie storiche”. Da un lato non si può che essere soddisfatti del riconoscimento storico del più grande atto criminale avvenuto nella storia, dall’altro, però viene da dire: “Era ora!”. Era ora che si riconoscesse l’entità e la violenza di una pratica durata tre secoli e troppo spesso occultata nei testi di storia. Mi spiace per Totò, ma la morte non è una livella, non ci rende tutti uguali: c’è una Giornata della Memoria, che, giustamente, ricorda le vittime della Shoah, ma non è mai stata istituita una giornata per ricordare quelle della tratta degli schiavi.
di Davide Assael
Il Domani, 3 aprile 2026
Nella notte fra il 30 ed il 31 marzo la Knesset ha approvato la nuova legge sulla pena di morte. Un obbrobrio giuridico che approfondirà ulteriormente le spaccature nel Paese e nell’ebraismo tutto. Come mi conforta in un’intervista a Daniel Reichel, pubblicata sul sito del’Ucei (Unione delle comunità ebraiche italiane), moked.it, il giurista italo-israeliano Michael Sierra, la legge sulla pena di morte approvata nella notte fra il 30 e il 31 marzo dalla Knesset, con 62 voti a favore e 47 contrari, è talmente oscena da andare incontro ad una più che probabile bocciatura della Corte Suprema, per poi, aggiungo io, usare l’ormai strutturale conflitto fra poteri dello Stato che da anni immobilizza la democrazia israeliana, nella campagna elettorale in atto ormai da mesi. Perlomeno da quando il governo Netanyahu è, di fatto, diventato un governo di minoranza in conseguenza delle rotture con i partiti charedim, o ultraortodossi. La legge, ricorda Sierra, presenta molte, macroscopiche criticità: anzitutto introduce una distinzione fra sistemi giuridici, differenziando, di fatto, fra tribunali militari che operano in Cisgiordania e corti competenti sul territorio israeliano, minando così il principio di uguaglianza.









