di Roberta Polese
Corriere della Sera, 17 giugno 2022
Otto denunce, per l’unica accolta processo dopo sette anni. La corte europea: “Violazione dell’articolo 3 della convenzione dei diritti umani”. La Corte europea dei diritti dell’uomo lo ha chiamato l’”affaire De Giorgi”: 27 pagine di istruttoria e quattro di sentenza. Verdetto: Strasburgo ha condannato lo Stato italiano per non aver protetto una donna padovana che aveva più volte denunciato l’ex marito che era stato violento con lei e con i suoi tre figli. “Violazione dell’articolo 3 della convenzione dei diritti umani”, quello che punisce i paesi che applicano la tortura e trattamenti disumani e degradanti, lo Stato italiano dovrà risarcire Silvia De Giorgi, 44 anni, con 10mila euro, più le spese legali.
di Claudio Conte*
Il Riformista, 17 giugno 2022
Nonostante io sia in carcere ininterrottamente da quasi 33 anni non mi addolora l’ulteriore rinvio della Corte costituzionale che sospende fino all’8 novembre 2022 gli effetti della sua ordinanza del 2021 sull’illegittimità dell’articolo 4-bis dell’Ordinamento Penitenziario in relazione alla liberazione condizionale.
di Maria Antonietta Cruciata
toscana-notizie.it, 17 giugno 2022
Per garantire la continuità e incrementare il servizio di assistenza psicologica nelle carceri, la Regione Toscana ha messo a disposizione circa 340mila euro di risorse. Il documento, che prevede il finanziamento complessivo di 338.745 mila euro per tutte e tre le Asl, che dovranno realizzare progetti dedicati, è stato approvato nell’ultima seduta di giunta regionale, in seguito a proposta di delibera dell’assessore al diritto alla salute Simone Bezzini. Il finanziamento è così suddiviso: 201.216 euro alla Asl centro; 100.000 alla Asl nord ovest; 37.259 alla Asl sud Est.
di Rashad Jaber
Corriere del Veneto, 17 giugno 2022
Tensione dopo il decesso per protestare sulle condizioni di vita. Un detenuto è morto nel carcere dei Due Palazzi, nonostante i vani tentativi di soccorrerlo. La vittima è un uomo, nemmeno trent’enne, di origini nordafricane, che secondo le prime indiscrezioni avrebbe ingerito diversi farmaci che lo avrebbero in breve tempo condotto alla morte. Era rinchiuso al quarto piano della Casa di Reclusione di Padova, dove in molti sia tra i compagni di braccio che tra gli agenti della polizia penitenziaria hanno subito dato l’allarme e tentato di prestargli almeno un primo soccorso, purtroppo invano.
Ristretti Orizzonti, 17 giugno 2022
Il ragazzo deceduto si chiamava Muhamed Elhabchi, di nazionalità marocchina, aveva 26 anni. Aveva scontato quasi 4 anni e gli mancavano 2-3 mesi per finire la condanna. Ha cominciato a sentirsi male verso le 17.00 del 15.06.2022. Dopo le urla dei detenuti è arrivato il medico dopo 40 minuti. Lo ha guardato e ha chiamato le barelle che non sono mai arrivate. È andato giù e dopo è salita con la faccia pallida una dottoressa in evidente difficoltà.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 17 giugno 2022
La conferma per chiudere il ricorso della famiglia alla Corte europea di Strasburgo: l’Italia ammette di avere violato l’articolo 2 della Convenzione (diritto alla vita).
napolitoday.it, 17 giugno 2022
L’autopsia sul corpo senza vita di Cosimo Di Lauro conferma quello che si pensava. Nessun segno di violenza autoinflitta sul figlio di Ciruzzo o’ milionario. L’ex reggente dell’omonimo clan di camorra di Secondigliano è morto a 49 anni nel carcere di Opera, dov’era detenuto in regime di 41bis, per deperimento fisico. Le sue condizioni di salute erano precarie. Attesa per gli esiti degli esami istologici e tossicologici, che potranno fornire un quadro completo sulle cause del decesso di Di Lauro. I funerali dell’ex boss saranno solo in forma privata, come disposto dalla Questura di Napoli.
vesuviolive.it, 17 giugno 2022
È stata eseguita l’autopsia sul corpo di Cosimo Di Lauro, ex reggente dell’omonimo clan di Secondigliano deceduto lo scorso lunedì all’interno del carcere Opera di Milano. In attesa della relazione conclusiva dei medici legali, è già stata esclusa la morte per infarto e suicidio.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 17 giugno 2022
È al 41bis, in area riservata che è un ulteriore restrizione. Da tempo gli hanno diagnosticato un tumore maligno e i medici hanno chiesto il trasferimento presso un ambiente ospedaliero per le cure. Ma è al centro clinico del carcere di Parma (conosciuto per le sue gravi criticità) dove - secondo quanto segnalato dall’associazione Yairaiha Onlus - non gli effettuano nessuna terapia e intervento mirato. Di recente ha subito un ulteriore peggioramento, tanto da essere trasportato in ospedale. Poi dimesso e rimandato al carcere con un cerotto di morfina che gli va cambiato ogni 48 ore. Una sofferenza immane, attendendo l’esito nefasto.
di Massimo Coppero
La Stampa, 17 giugno 2022
Aveva ucciso un vicino di casa e scontava la pena nella Casa di riposo “Maina”. Con i suoi 90 anni è uno dei detenuti italiani più anziani. Isidoro Schillaci, ex operaio metalmeccanico in una fabbrica astigiana, deve la condizione a un episodio particolare: condannato in via definitiva a 17 anni per l’omicidio del vicino di casa nel 2013 in corso Alfieri, aveva ottenuto gli arresti domiciliari per motivi di età alla casa di riposo Città di Asti. Ma nei reparti del “Maina” non avrebbe mancato di farsi notare per la sua indole aggressiva.
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