di Marco Revelli
Il Manifesto, 15 maggio 2022
Conflitto ucraino. Siamo all’ambiguità delle proposte. A chi è rivolto il “cessate il fuoco” di Austin: a Putin o anche a Zelensky? Intanto il conflitto cambia natura, ma anche l’Italia invia armi pesanti.
di Lorenzo Di Stasi
Il Domani, 15 maggio 2022
C’è un anno di nascita assegnato in serie: è il 2003, così da far risultare maggiorenne anche chi non lo è. Ci sono spazi così soffocanti da non rispettare nessuno standard di civiltà, nessuna privacy, manca l’acqua e anche i dottori. Questa è la vita dentro Wędrzyn. Il centro di detenzione per migranti è una vera e propria prigione e qui chi cerca protezione in Ue finisce spogliato della sua storia e dei suoi diritti. Questa è la sorte che la Polonia ha riservato a migranti e rifugiati arrestati al confine con la Bielorussia.
di Davide Lerner
Il Domani, 15 maggio 2022
Il Libano domenica vota per un nuovo parlamento, che a sua volta sarà chiamato ad eleggere un nuovo presidente dopo la scadenza del mandato di Aoun a fine ottobre. Nelle strade di Beirut però c’è sfiducia verso il rinnovo istituzionale. Le parti politiche si sono confrontate sul destino del braccio armato del potente partito sciita Hezbollah, ma tutti sanno che Nasrallah non ha nessuna intenzione di smantellarlo a favore dell’esercito nazionale.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 14 maggio 2022
Secondo la redazione di Ristretti Orizzonti, siamo a 23 suicidi in carcere dall’inizio dell’anno. Ma arriviamo a 24 con l’ultimo suicidio avvenuto al carcere di Foggia. Si tratta del secondo, nell’istituto stesso, nel giro di due settimane. Il detenuto avrebbe finito di scontare la pena nel 2027. Secondo il documento sulla prevenzione del suicidio in carcere realizzato l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il suicidio è spesso una delle cause più comuni di morte in carcere.
di Gabriele D’Angelo
L’Essenziale, 14 maggio 2022
Poco prima di salutarlo, i compagni di cella lo avevano avvisato: “Tu non hai idea. Fuori troverai un muro, la non libertà”. “Non ci volevo credere, ma avevano ragione”. La “seconda pena”, come la chiama lui, Santo la sta scontando a Castelvetrano, in provincia di Trapani, dove è nato e cresciuto. È tornato a casa nell’ottobre del 2019, dopo sette anni in cella tra il carcere di Palermo e quello di massima sicurezza di Badu e Carros in Sardegna. Una volta fuori lo stato lo ha lasciato solo.
di Rosaria Manconi*
Il Riformista, 14 maggio 2022
Detenuti non si nasce, si diventa dopo avere elaborato la separazione dal mondo, dagli affetti, dalle relazioni e inizia la costruzione, dolorosa, della nuova identità che, per non andare in frantumi, dovrà adattarsi a una diversa dimensione e convivere e sopravvivere sino al momento in cui, forse, presto o tardi, le porte si riapriranno per tornare in libertà.
di Anna Ditta
tpi.it, 14 maggio 2022
La pandemia ha portato allo stop dei colloqui in presenza, sostituiti per mesi dalle videochiamate. Ora che gli incontri sono ripresi, non va cancellato quanto di buono è stato fatto negli ultimi mesi. Le testimonianze dei familiari di due detenuti.
di Giacomo Salvini
Il Fatto Quotidiano, 14 maggio 2022
I tecnici a Cartabia: la richiesta di sostegno al governo farebbe tornare il testo alla Camera. L’ok finale alla riforma slitta a metà giugno. La riforma del Csm, approvata in prima lettura alla Camera il 27 aprile, dopo settimane di trattative e litigi tra i partiti di maggioranza, è bloccata al Senato e con ogni probabilità diventerà legge dopo il referendum sulla Giustizia del 12 giugno. Con un ulteriore rischio che preoccupa la ministra della Giustizia, Marta Cartabia: se i tempi di approvazione slittassero ancora a lungo, il prossimo Consiglio Superiore della Magistratura potrebbe essere eletto con le vecchie regole. Se così fosse, sarebbe una sconfitta politica per il presidente del Consiglio Mario Draghi e per la Guardasigilli che si sono impegnati pubblicamente a eleggere il prossimo Csm con il nuovo sistema elettorale che dovrebbe ridurre il potere delle correnti.
di Simona Musco
Il Dubbio, 14 maggio 2022
Da Nord a Sud si moltiplicano anche tra i big della magistratura le voci contrarie all’astensione proclamata dall’Anm per lunedì. “Temo non funzionerà”. Le voci delle toghe da nord a sud si rincorrono e nessuno vuole esporsi più di tanto. Ma l’aria che tira è chiara: in pochi credono che lo sciopero proclamato per lunedì dall’Associazione nazionale magistrati contro la riforma del Csm possa avere percentuali tali da poter essere definito un successo. Anzi, il timore (o l’auspicio, a seconda dei casi) è proprio quello opposto: che tutto possa ridursi ad un flop.
di Mariarosaria Savaglio
Il Domani, 14 maggio 2022
Se non si presta attenzione per tempo a tale restringimento, si corre il rischio che un giorno si arrivi al soffocamento di quelli che sono i principi cardine per il buon funzionamento della giurisdizione a garanzia e tutela del cittadino. Tale rischio, in uno Stato con una democrazia matura, non si può assolutamente correre, anche perché in assoluta controtendenza rispetto all’evoluzione del modello europeo del potere giudiziario.











