di Liana Milella
La Repubblica, 16 maggio 2022
Separazione delle carriere e scelta dei vertici del Csm, ecco perché oggi i magistrati scioperano contro la riforma Cartabia. Oggi i giudici italiani scioperano. L’Associazione nazionale magistrati, il loro sindacato, ha proclamato l’astensione il 30 aprile contro la riforma del Consiglio superiore della magistratura firmata dalla Guardasigilli Marta Cartabia.
di Giuseppe Legato
La Stampa, 16 maggio 2022
Da Anm ad Area Dg: “Il rischio è scoraggiare l’innovazione che ha portato le tutele ai rider”. I numeri dell’adesione no, non si conoscono ancora con precisione, “ma - dice un giudice di lungo corso a Palagiustizia - il Piemonte è stato sempre tiepido di fronte agli scioperi nazionali”. Eppure la riforma Cartabia, o meglio l’astensione per esprimere dissenso alla modifica dell’ordinamento giudiziario, anima eccome il dibattito in corso Vittorio Emanuele, nel tempio di magistrati requirenti e giudicanti che si sentono - perlomeno nei vertici delle rappresentanze sindacali e di corrente - all’ultima chance di dire no.
di Mariarosaria Savaglio
Il Domani, 16 maggio 2022
Le ragioni dello sciopero che è stato proclamato per oggi dall’Assemblea generale dell’Associazione nazionale magistrati probabilmente appaiono alla gran parte dei cittadini poco comprensibili. Non si sciopera per il rinnovo dei contratti o per negoziare sui livelli salariali. La magistratura sciopera perché le norme contenute nella riforma Cartabia appaiono suscettibili di ridurre gli spazi di autonomia e indipendenza della giurisdizione, in qualche caso in maniera impercettibile, in altri più significativa, ma comunque in modo inesorabile e progressivo.
di Gian Domenico Caiazza
Il Riformista, 16 maggio 2022
Il 12 giugno prossimo il corpo elettorale viene convocato “ad referendum”, dunque per esprimersi su cinque quesiti abrogativi di norme vigenti, il cui esatto - ma anche più generico- contenuto è noto ad una ristretta cerchia di addetti ai lavori e di cittadini appassionati della giustizia penale e dell’ordinamento giudiziario. Un numero di persone infinitamente inferiore al quorum (metà degli aventi diritto più uno) richiesto per la validità dell’esito elettorale.
di Davide Varì
Il Dubbio, 16 maggio 2022
Nel nostro Paese il 34,7% delle cause giudiziali di separazione con affido presenta indicazioni di violenza domestica mentre per quanto riguarda i procedimenti minorili sulla genitorialità siamo in presenza di violenza domestica nel 34,1% dei casi e nel 28,8 per cento di violenza diretta su bambini e ragazzi, per l’85% agita dai padri.
di Simona Musco
Il Dubbio, 16 maggio 2022
Sono dati allarmanti quelli contenuti nel rapporto della Commissione Femminicidio presentato venerdì scorso in Senato. “Il 35 per cento delle separazioni giudiziali e dei procedimenti sui minorenni contiene violenza, ma essa viene negata nelle aule giudiziarie”.
di Valeria Valente*
Il Dubbio, 16 maggio 2022
Perché le donne fanno fatica a denunciare la violenza che subiscono all’interno delle loro case, per mano di mariti, compagni, fidanzati? Perché le madri spesso non riescono a prendere le distanze dai mariti/padri violenti, anche se temono per la propria incolumità e per quella dei loro figli? Cosa succede alle mogli/madri che denunciano i mariti e cercano di separarsi? Cosa accade quando il Tribunale per i minorenni deve decidere sulla responsabilità genitoriale di bambine e bambini? È proprio vero che è così difficile per le donne vittime di violenza maschile, e per le madri in particolare, ottenere giustizia?
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 16 maggio 2022
“Una persona violenta non può essere un buon genitore, non può svolgere il ruolo educativo di guida autorevole nei confronti del figlio, e il principio di bigenitorialità deve cedere rispetto al superiore interesse del minore”.
di Giuliana Ubbiali
Corriere della Sera, 16 maggio 2022
La criminologa Isabella Merzagora: “C’è una parte malvagia in ciascuno di noi, inquieta che l’assassino non sia riconoscibile. Il prima passo per chi uccide? Ammetterlo”.
di Attilio Bolzoni e Giovanni Tizian
Il Domani, 16 maggio 2022
Fuori è già buio, lo squillo di un telefono viola il silenzio nella stanza. Giovanni Falcone, direttore generale degli Affari penali del ministero della Giustizia, trattiene il fiato. È da dieci lunghi anni che aspetta questo momento.
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