di Federico D'Agostino
comune.torino.it, 10 febbraio 2021
È durato sei giorni lo sciopero della fame di alcune detenute del "Lorusso e Cutugno" di Torino. La protesta, iniziata il 20 gennaio, si è conclusa anche grazie all'intervento della Garante per i diritti delle persone private della libertà del Comune di Torino, Monica Cristina Gallo, che ha incontrato le donne nel carcere torinese, dopo aver appreso la notizia.
Tutto era nato dall'impossibilità di ottenere colloqui con i familiari nel periodo in cui il Piemonte era considerata zona arancione, per l'emergenza sanitaria. Il Dpcm, infatti, non contempla, tra le visite ai familiari, gli incontri di congiunti residenti in un comune diverso da quello nel quale si trova l'istituto di pena. La vicenda, che si è aggravata anche per l'impossibilità di effettuare videochiamate a causa dell'usura di smartphone e tablet molto utilizzati nel primo lockdown, si è in parte risolta con la sostituzione di nuove apparecchiature e si è normalizzata con il ritorno della Regione in zona gialla. La questione è stata illustrata, ieri mattina, dalla stessa Garante nel corso della riunione congiunta delle Commissioni Contrasto fenomeni di intolleranza e razzismo e Pari opportunità, sotto la presidenza di Daniela Albano.
L'incontro in carcere, ha sottolineato la Garante, è stata l'occasione per fare il punto sulla condizione femminile nella struttura. Ha sottolineato come le istanze emerse siano state immediate inoltrate alla direzione dell'istituto. Le maggiori criticità riguardano situazioni, alcune in realtà già note: la presenza di blatte e topi, la mancanza di acqua calda nelle celle, le griglie fitte oltre le sbarre che, se da un lato impediscono il lancio di oggetti, dall'altro non lasciano filtrare la luce, umidità delle pareti in caso di pioggia. Ma vengono segnalate anche questioni di tipo organizzativo, come la concomitanza dell'ora d'aria con visite mediche o con la doccia, o l'assenza di personale di sorveglianza per un periodo prolungato, in occasione dei cambi turno. Situazioni per alcune delle quali l'amministrazione carceraria ha già posto rimedio mentre su altre vi sono posizioni contrastanti per le quali la Garante stessa svolgerà ulteriori approfondimenti.
Ma c'è chi pensa ovviamente al dopo. Di qui la preoccupazione per la scarsità di progetti di reinserimento. Si sente infine la mancanza di un regolamento dell'istituto. Sarebbe utile, ha sostenuto la Garante, per far conoscere i diritti dei detenuti ma anche le regole da seguire in una struttura che oggi ospita 1.400 persone. A questo proposito, la stessa Garante ha creato un rapporto di collaborazione tra l'università e la direzione del carcere per la stesura del regolamento.
di Roberto Puglisi
livesicilia.it, 10 febbraio 2021
Ci sono quattro contagi nell'altro padiglione del carcere Pagliarelli a Palermo. Cioè in una zona dell'istituto che finora era rimasta indenne dal Covid. È una notizia di oggi e proviene dal monitoraggio che si fa della situazione per via dell'attenzione quotidiana con cui il garante dei detenuti, il professore Giovanni Fiandaca, segue la vicenda. Il carcere è un microcosmo che prevede, per la sua stessa natura, stati d'animo diversi da quelli della vita normale.
Sono sentimenti umani ovviamente esasperati dalla reclusione. Un'esperienza straordinaria come il Covid viene percepita con maggiore pesantezza. Il dato è aggiornato a oggi e la prima parte rappresenta una buona notizia: del vecchio focolaio di positivi ci sono 48 casi da 58 che erano, tra le persone detenute. Rimane sempre intorno alla decina il numero di personale contagiato. Ma, appunto, in una diversa porzione dell'istituto sono saltati fuori quattro positivi.
E questo rappresenta un naturale elemento di preoccupazione. Vale sempre l'invito all'equilibrio del garante: "La consapevolezza del problema esiste. Ai detenuti vorrei dire che non sono abbandonati, che si segue la vicenda con attenzione e sensibilità, costantemente. Per cui, pur comprendendo il momento, consiglierei di avere un po' di pazienza e di evitare di assumere atteggiamenti di protesta che potrebbero pregiudicare anche il calendario della vaccinazione".
chietitoday.it, 10 febbraio 2021
L'Associazione "Voci di dentro" chiede misure alternative per evitare i contagi. Sono almeno 10 i detenuti risultati positivi al virus in questi giorni a Madonna del Freddo. Situazione preoccupante nel carcere teatino di Madonna del Freddo, dove almeno 10 detenuti sono risultati positivi al Coronavirus. Lo segnala l'associazione Voci di dentro, che ha ricevuto la notizia dai alcuni parenti.
"La preoccupazione è molta: la casa circondariale di Chieti - denuncia l'associazione - è vecchia e fatiscente, ci sono celle anche da sei persone, alcune hanno ancora la turca. La promiscuità, l'impossibilità di mantenere le distanze stanno rischiando di mandare in tilt tutto l'istituto di Madonna del Freddo dove sono rinchiuse un centinaio di persone, molte delle quali malate. Nessuna notizia sullo stato di salute del personale, agenti, impiegati, personale della direzione.
Una situazione preoccupante: non ci sono celle per la quarantena, non ci sono stanze dove mettere le persone risultate positive. Una delle ipotesi in via di definizione è lo spostamento di tutti i positivi nella sezione femminile. Al momento la direzione del carcere ha sospeso tutte le attività dei volontari (molto poche a dire il vero) che fino a sabato si tenevano unicamente via Skype".
Per "Voci di dentro Onlus", il rischio di focolai potrebbe essere ovviato con un'organizzazione diversa. "Nel carcere di Chieti, ma succede in tanti carceri in Italia, si continuano a portare in cella persone con una pena di pochi mesi o persone che devono scontare carcerazioni per reati compiuti anche dieci anni fa. Uno tra tanti il caso di un detenuto che è stato portato in carcere a Chieti per una pena di pochi mesi, si è fatto la quarantena, poi è stato messo fuori. È normale tutto ciò? Per noi la risposta è no. E le conseguenze oggi si vedono: sovraffollamento, poca sicurezza, e adesso anche il contagio di una decina di persone che potrebbero finire in ospedale e intasare ancora di più il sistema sanitario con ospedali ormai al completo".
Voci di dentro chiede soluzioni alternative, come la messa in prova, i lavori di pubblica utilità i domiciliari per tutte le persone con pene sotto i tre anni, così come tutti coloro che hanno più di 70 anni, i malati, le donne (qualche migliaio dentro per reati spesso minori), le persone con dipendenze gravi, i bambini.
di Cecilia Capanna
ildigitale.it, 10 febbraio 2021
Il carcere di Rebibbia senza acqua per tutta la giornata di ieri mentre all'interno del penitenziario è attivo un focolaio di Covid. È successo ieri. Per tutta la giornata il carcere di Rebibbia senz'acqua mentre continua a diffondersi il Covid all'interno delle mura della Casa circondariale di Roma. I detenuti in protesta.
Perché Rebibbia senza acqua - La rottura di una conduttura sulla Tiburtina avrebbe causato la mancata erogazione del servizio Acea lasciando il carcere di Rebibbia senza acqua, oltre che una parte della zona di Ponte Mammolo. I tecnici hanno lavorato per ore e sono riusciti a ripristinare il servizio solamente alle 22 di ieri sera. L'acqua però sarebbe uscita marrone per parecchio tempo e i detenuti non hanno potuto lavarsi per tutto il giorno di ieri fino a stamattina.
La protesta dei detenuti - Per tutta la giornata i detenuti di Rebibbia senza acqua hanno protestato per non potersi lavare e per la compromissione dell'igiene di tutto il carcere dovuta alla mancanza di acqua in piena pandemia. Nel carcere infatti è scoppiato un focolaio di Covid ormai da una decina di giorni e l'igiene personale e degli ambienti è quanto mai fondamentale.
La rabbia e la paura si aggiungono alla frustrazione di non poter vedere i propri congiunti, infatti a causa della pandemia tutti i colloqui nelle carceri sono stati sospesi. Fino a qualche giorno fa erano 110 i contagiati da Covid-19 all'interno della casa circondariale di Rebibbia, 5 gli ospedalizzati e probabilmente il numero è salito. Sono aumentate infatti le sezioni che sono state chiuse. I detenuti hanno l'obbligo di indossare le mascherine quando si spostano da una sezione all'altra ma sembra che possano toglierle all'interno della propria sezione. E mentre si rende urgente e prioritaria la vaccinazione della popolazione carceraria, sembra che le mascherine fornite dall'amministrazione del carcere non siano sufficienti e che i detenuti non possano cambiarle per più giorni.
Le condizioni di vita in carcere - Il fatto di Rebibbia senza acqua si somma ai moltissimi disagi della vita in carcere. Restare chiusi all'interno di un penitenziario è una delle esperienze più traumatiche che un essere umano possa vivere. Il detenuto viene disumanizzato, la sensibilità delle persone viene violata continuamente fino a paralizzarsi, lasciando il posto a rabbia e depressione. Il carcere dovrebbe essere un luogo di recupero e invece è il luogo principe della violenza, quella fisica, quella verbale, quella psicologica. La mortificazione e la frustrazione accompagnano le giornate di persone che hanno sbagliato ma a cui non viene data l'opportunità di imparare dai propri errori. la domanda è sempre la stessa: quanto tempo ancora dovrà passare perché la società e le istituzioni mettano veramente in pratica il concetto di rieducazione?
di Simone Gussoni
nursetimes.org, 10 febbraio 2021
Il neo-dottore sta scontando una pena detentiva di dodici anni nella casa circondariale "Giuseppe Panzera" di Reggio Calabria. Ha sostenuto tutti gli esami a distanza. Un giovane detenuto, recluso nella casa circondariale "Panzera" di Reggio Calabria, ha coronato il sogno di conseguire la laurea in Infermieristica. Il neolaureato, 25enne, si chiama Francesco Leone e sta scontando una pena detentiva della durata di 12 anni per associazione mafiosa. La laurea è stata rilasciata dal dipartimento di Medicina clinica e sperimentale dell'Università di Messina.
L'uomo ha potuto usufruire dell'opportunità concessa ai detenuti che decidono di seguire un corso universitario. Grazie al supporto di educatori e del personale della polizia penitenziaria, ha potuto portare a termine l'intero percorso didattico. Ha sostenuto tutti gli esami a distanza con un sistema di videoconferenza in collegamento con la commissione esaminatrice. La sua tesi è intitolata L'infermiere e la prevenzione delle infezioni correlate all'assistenza. Importante l'aiuto della professoressa Maria Caruso, relatrice dell'elaborato.
"Ho il dovere di ringraziare - ha dichiarato il neo-dottore - la direttrice della casa circondariale "Giuseppe Panzera" di Reggio Calabria, Carmela Longo, gli educatori e l'intero corpo di polizia penitenziaria, che mi hanno dato la possibilità di raggiungere questo importantissimo obiettivo, fondamentale per il mio futuro una volta che avrò pagato il mio debito con la giustizia. Un altro grazie va ai miei genitori, che nonostante tutto mi hanno dato ancora una volta fiducia, sostenendomi e accompagnandomi in questa straordinaria avventura, in attesa del giudizio di appello iniziato proprio il 28 marzo".
milanotoday.it, 10 febbraio 2021
Un progetto culturale sperimentale rivolto ai giovani del carcere minorile Beccaria di Milano per avvicinarsi alla musica intesa come linguaggio non verbale e, attraverso di lei, al mondo delle emozioni: si chiama "Swimmer" ed è stato pensato dal Cpm Music Institute e da Suoni Sonori col sostegno di Fondazione Cariplo.
"L'iniziativa - si legge in una nota - mette al centro dell'attenzione ciò che per ogni giovane adolescente si può paragonare all'acqua per le piante: la musica da sentire". L'obiettivo è favorire "il passaggio da un ascoltatore distratto ad un sentire più vivo". Il lavoro verrà svolto da educatori e operatori in sinergia con le attività di tipo culturale e artistico già presenti nel carcere.
"Swimmer - spiega Franco Muffida del Cpm - è un progetto culturale educativo basato sull'ascolto. Mette al centro il ruolo della musica e del suono, oltre il suo consueto uso espressivo o ricreativo. È frutto di un lavoro di una decina di anni, durante i quali si è osservato il rapporto tra la sensibilità degli ascoltatori e ciò che di emotivo veniva trasmesso dalla comunicazione non verbale, ovvero i contenuti e le intenzioni emotive della musica strumentale di ogni genere e stile". I primi laboratori che sperimentavano i poteri emotivi dell'intervallo musicale risalgono al 1988: per la prima volta in Italia nel carcere di San Vittore si videro formazioni corali e chitarre nelle celle.
La musica non è più quindi solo intesa come elemento espressivo legato alla parola, utilizzata per manifestare rabbia o disagio, ma come nutrimento intimo. Ai giovani detenuti verranno fatti ascoltare brani di musica strumentale di tutti i generi e stili, suddivisi a seconda degli stati d'animo, raccolti in una audioteca chiamata Co2, un progetto già collaudato nelle carceri per adulti a partire dal 2013 e realizzato con l'Università di Pavia, la Siae e il Ministero della Giustizia.
di Antonella Barone
gnewsonline.it, 10 febbraio 2021
Fiabe, poesie, storie di vita raccontate da persone di differente provenienza, ceto, cultura, nazionalità, età compongono Un ponte di storie. Antologia di narrazioni dentro e fuori dal carcere. La raccolta, risultato di un progetto che ha visto coinvolti gli studenti del corso serale dell'Istituto Tecnico Commerciale Statale 'Gaetano Salvemini' di Casalecchio di Reno in collaborazione con il Centro Provinciale per l'Istruzione degli Adulti e il carcere di Bologna è stata realizzata sull'idea di creare un parallelismo tra persone libere e persone in carcere.
Nell'introduzione Roberto Lolli, presidente Associazione Volontari del Carcere (A.Vo.C), scrive che ciò che dell'iniziativa l'ha entusiasmato maggiormente è stato il "raccogliere le storie della nostra infanzia, che poi si sarebbero in alcuni casi trasformate in letture di storie di vita, con la stessa proposta a gruppi di lavoro nella società 'libera' e nella società 'ristretta' gruppi disomogenei in tutto e per tutto"- Sono stati i volontari dell'A.Vo.C. a tenere in carcere il laboratorio di scrittura "Ponte di storie", coordinato dalla giornalista Maria Caterina Bombarda.
Tra paesaggi d'infanzia idealizzati e fiabe antiche, si affaccia spesso anche la realtà. Come nella "Storia per la vita" raccontata a voce da Dunia che non sa leggere e scrivere in nessuna lingua, nei "Lupi Cattivi" sulla separazione da genitori emigrati in Svizzera e come in "Ho imparato troppo, non ho imparato niente" ricordo di uno scherzo infantile dalle conseguenze crudeli.
"Quando proponevamo le favole - scrive Maria Luisa Pozzi, una delle volontarie che hanno seguito il laboratorio alla Dozza - accadeva che i detenuti stessi si costruivano degli archetipi, cioè il proprio mito attraverso cui raccontarsi e narrare la loro storia di vita. C'era chi si raccontava come 'il giovane" o 'il monello', qualcun altro come 'il saggio' e 'il pacificatore", chi come 'il giramondo', 'il manager' o 'il mentore", chi altro come 'il filosofo' o 'il mistico'... Non gli servivano perciò le fiabe, quanto invece ricostruire se stessi, riconfermare il proprio Io da portare in giro per il mondo". Il volume "Un ponte di storie" può essere scaricato dal sito dell'Itcs Gaetano Salvemini.
agenpress.it, 10 febbraio 2021
"La buona e tanto attesa notizia è delle ultime ore: somministrate le prime dosi di vaccino AstraZeneca ai poliziotti penitenziari della Casa Circondariale dell'Aquila". Così Francesco Marrelli, Cgil L'Aquila, Anthony Pasqualone, Fp Cgil L'Aquila, e Giuseppe Merola, Fp Cgil Abruzzo Molise, esprimono soddisfazione e si appellano affinché si proceda per tutti i territori della Provincia e della Regione, coinvolgendo tutti i protagonisti, lavoratori di ogni ordine e popolazione detenuta.
"Le carceri - spiegano - stanno attraversando una fase molto delicata, riconoscendo le già ataviche problematiche che insistono e quindi riteniamo giusta l'attenzione dimostrata dalle Istituzioni, ricordando anche le preoccupanti questioni che hanno interessato diversi Istituti Penitenziari ed evidenziando l'acuirsi, in questi ultimi giorni, della pandemia con le diverse varianti in gran parte del Paese". "Come Organizzazione Sindacale abbiamo più volte coinvolto Amministrazione Penitenziaria, Istituzioni ed Organi sia sanitari che politici, affinché venisse avviata una campagna vaccinale nelle carceri - concludono - perché siamo fermamente convinti che il mondo penitenziario debba avere una certa priorità in questo protocollo, onde arginare eventuali ripercussioni sulla collettività pubblica e cluster nelle carceri come avvenuto per le Rsa".
lionsamarantorugby.it, 10 febbraio 2021
Da un anno, la palla ovale non rotola all'interno dell'istituto carcerario livornese de Le Sughere. Da dodici mesi non si disputano partite con protagonisti gli atleti delle Pecore Nere e, ovviamente, non si vive il simpatico rito dell'apprezzato terzo tempo offerto alle squadre ospiti, per una 'merenda', ben poco indicata dai dietologi, a base di arancini, hot dog, bomboloni alla crema e bibite gassate. Per le ben note restrizioni legate alla pandemia, da tempo non sono consentiti neppure i classici allenamenti. L'ultima gara disputata dalle Pecore Nere risale allo scorso sabato 1 febbraio, alla vittoria, per tre mete a una, sui Ribolliti Firenze. In tutto, nell'arco della stagione agonistica 2019/20, quattro le gare di campionato giocate dalla rappresentativa dei detenuti dell'istituto penitenziario labronico. Una squadra tutt'ora imbattuta in gare ufficiali: all'attivo di questa formazione del tutto speciale, tre successi, un pareggio e nessuna sconfitta.
Il progetto di un pallone da rugby da far viaggiare all'interno del carcere livornese prende corpo sabato 27 settembre 2014, quando 22 giocatori dei Lions Livorno, accompagnati dal presidente della stessa società amaranto Mauro Fraddanni, dall'allenatore Manrico Soriani (il vero promotore delle lodevoli iniziative rugbistiche svoltesi nell'istituto penitenziario livornese) e dai rappresentanti del comitato toscano della FIR, Marco Bertocchi e Claudia Cavalieri, danno vita, sul terreno di gioco in sintetico de 'Le Sugherè, ad un allenamento piuttosto sostenuto, con tanto di partitella in famiglia. Durante la seduta, lunga circa 60 minuti, si sviluppano varie fasi di gioco e vengono mostrati i fondamentali dello sport della palla ovale.
Un centinaio di detenuti, presente all'allenamento, mostra entusiasmo e grande partecipazione emotiva. Ecco l'elenco degli atleti Lions protagonisti di quella seduta-esibizione: Marco Lorenzoni, Dario Testi, Bryan Barresi, Leonardo Ciandri, Leonardo Demiri, Matteo Magni, Alessio Margelli, Andrea Filippi, Maurizio Sarno, Antonio Baselice, Davide Mantovani, Gabriele Saviozzi, Luca Baroni, Carlo Cantini, Andrea Bigongiali, Alessandro Lampugnale, Vittorio Abbiuso, Paolo Ciandri, Stefano Vestri, Andrea Caputo, Fabio Ciliegi e Claudio Morreale. Da quel giorno, grazie al lavoro dei Lions (ed in particolare grazie all'impagabile attività svolta dallo stesso Soriani e dai suoi colleghi-allenatori Michele Niccolai e Mario Lenzi) e al concreto appoggio dell'Associazione Amatori Rugby, scattano veri allenamenti per i detenuti. Ben presto è allestita una squadra del tutto particolare, composta, appunto, da atleti reclusi nella casa circondariale livornese
La formazione, con grande autoironia, viene battezzata, dagli stessi detenuti, Pecore Nere. Tali giocatori, tutti con pene piuttosto lunghe, iniziano ad effettuare, una volta alla settimana (la domenica mattina), sul campo sportivo del carcere, sedute piuttosto intense. Grazie alla stretta collaborazione e alla grande sensibilità della direzione e del personale della casa circondariale stessa, l'intenzione di far disputare anche alcune gare amichevoli si trasforma in realtà. Varie squadre federali si presentano all'interno dell'istituto carcerario, per giocare partite ricche di significato. Belle gare, nelle quali la formazione dei detenuti palesano buone qualità.
Un'importantissima svolta nel percorso di crescita del progetto si registra martedì 24 settembre 2019, quando, nel corso della conferenza stampa svoltasi nella sala riunioni dell'istituto penitenziario di Livorno, viene ufficialmente annunciata una novità di portata 'storica' per il movimento rugbistico toscano, con una notizia che va decisamente oltre l'aspetto tecnico. "Grazie all'interessamento del Comitato Toscano della FIR - emerge - la rappresentativa delle Pecore Nere, la formazione composta da detenuti nel carcere labronico de Le Sughere, ha acquisito il diritto di partecipare all'imminente campionato toscano Old, girone 2". All'incontro con i giornalisti, oltre ai tecnici delle Pecore Nere Manrico Soriani e Michele Niccolai, partecipano, tra gli altri, il direttore dello stesso istituto penitenziario Carlo Alberto Mazzerbo, il delegato provinciale del Coni Giovanni Giannone, il presidente del comitato toscano della FIR, Riccardo Bonaccorsi, il consigliere dello stesso comitato Luca Sardelli, l'assessore al sociale del comune di Livorno Andrea Raspanti e il garante dei detenuti Giovanni De Peppo.
Presenti anche Arienno Marconi dell'Associazione Amatori Rugby Toscana e, per i Lions Amaranto Livorno, il consigliere Fabio Bizzi e l'addetto stampa Fabio Giorgi. Nel campionato Old potrebbero militare solo atleti che hanno già compiuto 35 anni: prevista, per alcuni elementi della squadra dei detenuti, una deroga. Ovviamente tutte gli incontri delle Pecore Nere si disputano sul sintetico posto all'interno dell'istituto.
I giocatori delle Pecore Nere, tesserati Associazione Amatori Rugby Toscana, mettono in evidenza qualità notevoli. Le loro partite, viste le dimensioni del campo, piuttosto ridotte, si giocano con soli 13 elementi, senza flankers. Le Pecore Nere, nel proprio primo impegno ufficiale, con punti in palio, pareggiano con gli Allupins Prato, per poi sconfiggere, nei tre successivi incontri, le rappresentative dei Sorci Verdi Prato, degli Zoo Vasari Arezzo e dei Ribolliti Firenze. Poi l'emergenza della pandemia del Covid-19 costringe la FIR a sospendere e annullare tutti i campionati federali. Saltato, sul sintetico de Le Sughere, anche l'atteso derby cittadino con la rappresentativa di categoria dei Lions (i Rinocerotti), inizialmente previsto per sabato 4 aprile.
Il 5 luglio 2020 ecco la notizia più brutta: ad appena 55 anni Manrico Soriani ci lascia. 'Chico', promotore e allenatore delle Pecore Nere (nonché capitano dei Rinocerotti) passa l'ovale. Con lui, scompare un rugbista dalla rara generosità. Significative, per ricordare Soriani, le parole di Riccardo Bonaccorsi, presidente del Comitato Toscano della FIR: "Persona unica, degna di stima e amicizia, ha lavorato sempre per il mondo del rugby con passione e dedizione, donando a tutti il suo tempo e il suo impegno. L'ultimo suo progetto con le carceri ha dato frutti insperati tra quei ragazzi, che hanno ricevuto da lui molta più attenzione e passione di quanto la vita avesse dato loro fino ad allora. Ci mancherà".
La squadra delle Pecore Nere, anche per onorare la sua memoria, riprende, dopo alcune settimane, gli allenamenti. A guidare le sedute, oltre a Niccolai e Lenzi, anche Vincenzo Limone, altro allenatore Lions che si è aggiunto nello staff tecnico. La loro opera viene appoggiata dai preziosissimi nuovi dirigenti Maurizio Berti e Massimo Soriani (fratello di Manrico). Poi la seconda ondata ed i nuovi contagi del Covid-19, 'impongono' determinati protocolli e l'attività si ferma. Si spera, magari tra qualche settimana - dopo le visite mediche per gli atleti - di rivedere il pallone ovale su quel terreno di gioco, posto all'interno dell'istituto de Le Sughere. Un terreno di gioco che potrebbe essere ben presto intitolato a Manrico Soriani.
sassilive.it, 10 febbraio 2021
Si chiama "Teatro Oltre i Limiti" ed è la terza edizione della rassegna di promozione del teatro in carcere organizzata dalla Compagnia Teatrale Petra nella città di Potenza, con il contributo di Otto per Mille della Chiesa Valdese, il partenariato della Casa Circondariale di Potenza e del Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere.
Alla base del progetto ToiL, diretto da Antonella Iallorenzi, c'è l'assunto del teatro come linguaggio capace di superare il concetto stesso di limite, nel luogo a cui viene automaticamente abbinato dall'immaginario collettivo, ribaltando la concezione detentiva e favorendo una nuova visione: da luogo di vergogna a luogo di cultura.
Il progetto, avviato già da ottobre dello scorso anno all'interno della Casa Circondariale di Potenza con il laboratorio teatrale dedicato ai detenuti, entra nel vivo con le iniziative focus utili a creare un ponte tra il dentro e il fuori, tra società civile e detenuti.
Petra risponde alla limitazione della presenza dovuta all'emergenza in corso con una formazione per operatori e diversi approfondimenti, tutti online, allargando così il parterre degli ospiti nazionali, soggetti e voci che negli anni la compagnia lucana ha incontrato nel suo lavoro di teatro in carcere.
Il percorso di formazione, destinato a tutti coloro che già operano nel sociale, con particolare riguardo a quanti hanno una formazione nelle discipline artistiche, teatrali, psicologiche, sociali e umanistiche, è riservato agli iscritti e verrà garantito tramite prenotazione sulla piattaforma Zoom. Dopo la formazione gli operatori potranno entrare a far parte dello staff di Petra, affiancando con un tirocinio i tutor nelle lezioni del laboratorio teatrale con i detenuti, nella realizzazione della performance finale del laboratorio e nei workshop per il periodo che va da aprile a giugno 2021.
Le candidature vanno inviate tramite la compilazione di un google form (https://forms.gle/heaswKFne1JpaHA9A) entro e non oltre il 21 febbraio.
Sviluppati in 4 appuntamenti settimanali, dal 25 febbraio al 19 marzo, il percorso formativo è affiancato da un ciclo di incontri pubblico, i "varchi", con protagonisti esperti e artisti del panorama nazionale che come succede con i varchi creeranno delle fessure, delle possibilità di accesso attraverso parole e riflessioni in un ambito che solitamente ostacola. Tra gli ospiti Stefano Tè, regista e direttore artistico de Il Teatro dei Venti di Modena, Vito Minoia, Presidente del Coordinamento nazionale teatro in carcere, Simona Bertozzi e Silvia Gribaudi, performers ospiti nella precedente edizione della rassegna, gli operatori della Casa Circondariale di Potenza.
Per prendere parte agli incontri, in diretta sulla piattaforma online Zoom, è necessario inviare una e-mail di interesse all'indirizzo











