di Lorenza Pleuteri
osservatoriodiritti.it, 16 marzo 2021
La terza ondata di Covid-19 entra nelle carceri italiane. Dove ad essere colpiti sono sia i detenuti, sia gli agenti. Mentre le vaccinazioni vanno a rilento. Ecco cosa sta succedendo e come evitare che esplodano queste "bombe epidemiologiche".
di Claudia Osmetti
Libero, 16 marzo 2021
A Taranto il carcere più affollato. Al Nord il 50% dei reclusi è straniero, al Sud il 20%. 900 hanno oltre 70 anni. Quasi 54mila detenuti (53.697, per essere precisi) al 28 febbraio scorso, di cui 851 over70, 2.250 donne e ben 9.497 con meno di trent'anni.
di Tiziana Maiolo
Il Riformista, 16 marzo 2021
"Certezza della pena non è certezza del carcere". Bisogna risalire ai tempi di Filippo Mancuso, quello che fu sfiduciato dal Pds perché troppo garantista, per sentire un (una!) guardasigilli che non vuole costruire nuove prigioni ma anzi vorrebbe abbattere quelle esistenti.
Qualche ceffone e tante carezze. La ministra Marta Cartabia ha presentato il suo programma alla Commissione giustizia della Camera. Con colpetto pare diretto su una guancia del procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, e riguarda "la necessità che l'avvio delle indagini sia sempre condotto con il dovuto riserbo", per "la tutela della presunzione di non colpevolezza, uno dei cardini del dettato costituzionale".
di Fabio Calcagni
Il Riformista, 16 marzo 2021
"Presunzione d'innocenza un diritto, carcere come extrema ratio". Una nuova stagione per la giustizia italiana, in netta discontinuità rispetto alla gestione dell'ex Guardasigilli Alfonso Bonafede. Marta Cartabia, neo ministro della Giustizia, nel corso di un'audizione di fronte alla commissione Giustizia della Camera sulle linee programmatiche del dicastero, ha annunciato il cambio di passo rispetto alla linea turbo-giustizialista tenuta dall'ex ministro pentastellato.
Riforma impraticabile, si a emendamenti - L'ex presidente della Consulta, come era facile pronosticare vista la larga ed eterogenea maggioranza a sostegno del presidente del Consiglio Mario Draghi, ha chiarito che una riforma di sistema "non è praticabile" perché "nelle condizioni date la riforma dovrà puntare a interventi mirati".
La prossima settimana verranno dunque presentati "emendamenti ai testi già incardinati", perché la titolare del dicastero di via Arenula almeno in parte salva l'operato dell'esecutivo Conte 2 sul tema della giustizia: "Bisogna verificare il lascito del precedente Governo, verificando quel che va salvato o modificato e implementato. Il lavoro svolto non va vanificato ma rimodulato e arricchito anche alla luce di questa maggioranza di governo così ampia", ha chiarito in audizione la Cartabia.
Presunzione di innocenza: un diritto - Ma sui temi di fondo è netto il cambio di passo con Alfonso Bonafede. La ministra ribadisce infatti che vanno messi in campo "tutti gli sforzi tesi ad assicurare una più compiuta attuazione della Direttiva (UE) 2016/343 del Parlamento europeo e del Consiglio del 9 marzo 2016, sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali". Sempre a proposito della presunzione di innocenza, un principio ormai cestinato in Italia da giornali e politici, Cartabia ha puntato l'indice anche sulla "necessità che l'avvio delle indagini sia sempre condotto con il dovuto riserbo, lontano dagli strumenti mediatici per una effettiva tutela della presunzione di non colpevolezza, uno dei cardini del nostro sistema costituzionale".
Valorizzare le alternative al carcere - Altro punto di discontinuità da parte della Guardasigilli riguarda l'uso, o per meglio dire l'abuso, che si fa in Italia dello strumento della carcerazione. Per Marta Cartabia infatti è "opportuna una seria riflessione sul sistema sanzionatorio penale che, assecondando una linea di pensiero che sempre più si sta facendo strada a livello internazionale, ci orienti verso il superamento dell'idea del carcere come unica effettiva risposta al reato". Con un parallelo il Guardasigilli ricorda in audizione al Senato che "la certezza della pena non è la certezza del carcere, che per gli effetti desocializzanti che comporta deve essere invocato quale extrema ratio. Occorre valorizzare piuttosto le alternative al carcere, già quali pene principali. Un impegno che intendo assumere è di intraprendere ogni azione utile per restituire effettività alle pene pecuniarie, che in larga parte oggi, quando vengono inflitte, non sono eseguite. In prospettiva di riforma sarà opportuno dedicare una riflessione anche alle misure sospensive e di probation, nonché alle pene sostitutive delle pene detentive brevi, che pure scontano ampi margini di ineffettività, con l'eccezione del lavoro di pubblica utilità".
Il caos al Csm - La ministra è quindi intervenuta, discutendo delle linee programmatiche del dicastero, sul caos interno al Csm dopo il divampare del Palamaragate. Una soluzione proposta dal Guardasigilli "potrebbe essere quella del rinnovo parziale del Consiglio Superiore della Magistratura come già avviene per altri organi costituzionali: ad esempio, ogni due anni potrebbero essere rinnovati la metà dei laici e la metà dei togati. Una tale previsione potrebbe rivelarsi utile sia ad assicurare una maggiore continuità dell'istituzione, sia a non disperdere le competenze acquisite dai consiglieri in carica, sia a scoraggiare logiche spartitorie che poco si addicono alla natura di organo di garanzia che la Costituzione attribuisce al Csm".
Resta il dubbio dal punto di vista costituzionale, ha aggiunto Cartabia, se tale obiettivo "obbiettivo sia alla portata di una legge ordinaria, cioè se sia possibile interpretare i "quattro anni" di cui al penultimo comma dell'art. 104 Cost. come riferiti ai membri singolarmente considerati e non all'organo nel suo complesso". Le vicende "non commendevoli", le definisce Cartabia, che hanno riguardato la magistratura col caso Palamara "rendono improcrastinabile un intervento di riforma di alcuni profili del Consiglio Superiore della Magistratura e dell'ordinamento giudiziario, anche per rispondere alle giuste attese dei cittadini verso un ordine giudiziario che recuperi prestigio e credibilità".
Il nodo prescrizione - Quanto al nodo sulla prescrizione, cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle, per il Guardasigilli la soluzione sarebbe quella di 'aggirarè il problema: "Un processo dalla durata ragionevole risolverebbe il nodo della prescrizione, relegandola a evento eccezionale".
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 16 marzo 2021
Martedì 23 marzo si discuterà sull'illegittimità costituzionale sollevata dalla Cassazione per la libertà condizionale di Francesco Pezzino. Dopo il permesso premio per chi è in ergastolo ostativo, la Consulta dovrà valutare l'illegittimità costituzionale in merito alla preclusione dell'ammissione alla libertà condizionale in assenza della collaborazione con la giustizia. La data è fissata per martedì prossimo, 23 marzo. Se la Consulta dichiarerà incostituzionale l'articolo 4 bis dell'ordinamento penitenziario, nella parte in cui esclude tale beneficio ai non collaboranti con la giustizia, cadrà definitivamente l'ergastolo ostativo e si ritornerà all'origine: ovvero al primo decreto voluto da Giovanni Falcone, volto ad un discorso premiale della collaborazione, ma non precludendo in assoluto i benefici della pena. Infatti, prima del 1992, l'ergastolano del passato, pur sottoposto alla tortura dell'incertezza, ha sempre avuto una speranza di non morire in carcere.
di Rocco Schiavone
L'Opinione, 16 marzo 2021
Fino a pochi anni orsono le persone anche solamente un po' "strane", o "strambe", non parliamo poi se "devianti" o supposte come "pericolose", o di cui le rispettive famiglie volevano disfarsi, anche per poco nobili motivi ereditari, avevano un posto dove la società li mandava spesso e volentieri - e con molta facilità - ed era il vecchio manicomio. Quello teoricamente abolito dalla legge Basaglia. Adesso quelle stesse persone, insieme a tante altre che appartengono alla fascia sociale dell'emarginazione, hanno da anni una nuova e unica casa a disposizione loro e della società che vuole liberarsene come se si trattasse di spazzatura: il carcere. Anche quello preventivo.
di Errico Novi
Il Dubbio, 16 marzo 2021
Marta Cartabia ha presentato ieri le linee programmatiche sulla Giustizia in commissione alla Camera. Impressionante lezione della ministra nel discorso in commissione Giustizia alla Camera. Dal "superamento del carcere come unica risposta al reato" alla censura del "processo mediatico". Fino alla chiara sintonia con il "Recovery del Cnf" e al gruppo di lavoro sul penale affidato a Lattanzi.
Marta Cartabia è una donna che non si limita semplicemente a pensare da costituzionalista: al primato della Carta crede con una profondità, una fiducia, un'adesione assoluta che forse le provengono dall'orizzonte culturale complessivo, ma che in ogni caso hanno un potere: disarmano.
Ieri, dal suo primo intervento in un consesso parlamentare, l'esposizione delle linee programmatiche davanti alla commissione Giustizia di Montecitorio, sono venuti messaggi chiari, di una forza dirompente: dal "superamento dell'idea del carcere come unica risposta al reato" alla prescrizione, con un passaggio significativo sulla proposta di distinguere fra estinzione "del reato" e "prescrizione processuale".
Fino a una frase che dà in pieno il senso di una visione umanistica della giustizia: "L'idea di efficienza non rappresenta soltanto un obiettivo pragmatico, riflesso della stretta compenetrazione tra giustizia ed economia, ma si coniuga altresì con la componente valoriale del processo, con gli ideali tesi alla realizzazione di una tutela giurisdizionale effettiva per tutti". E tutto l'intervento è un lungo omaggio alla migliore tradizione di studi che l'Italia è in grado di offrire.
Si dirà: verrà travolta in poco tempo. E invece no. Perché questa signora sa farsi rispettare nell'agone politico attraverso la ragionevole proposta del metodo. Vi dedica un paragrafo, che consiste nel rispetto della "centralità del Parlamento" ma anche nella netta richiesta di "impegno da parte delle Camere, che debbono essere luogo di confronto autentico schietto" e "tempestivo". Mediare sì, ma non all'infinito.
"Superare il carcere come unica risposta" - Nel dibattito seguito alla relazione, garantisti come Lucia Annibali ed Enrico Costa si abbandonano a vigorosi sospiri di sollievo, ma nessuno dal fronte 5 stelle pronuncia anatemi. Sembra un miracolo. È il disarmo che viene dalla forza della Costituzione. E che strabilia soprattutto in quel passaggio sull'esecuzione penale, destinato a restare negli annali: "Penso sia opportuna una seria riflessione sul sistema sanzionatorio" che "ci orienti verso il superamento dell'idea del carcere come unica effettiva risposta al reato. La certezza della pena", scandisce la guardasigilli del governo di Mario Draghi, "non è la certezza del carcere". La detenzione in cella, ricorda, "per gli effetti desocializzanti che comporta, deve essere invocata quale extrema ratio. Occorre valorizzare piuttosto le alternative al carcere, già quali pene principali". Esemplare.
Lattanzi guiderà la "commissione Cartabia" sul penale - D'altra parte Cartabia non si limita a parlare: fa. Un esempio? Mentre espone il suo programma a Montecitorio, ha già scelto i componenti dei gruppi di lavoro destinati a proporre modifiche alle riforme di Bonafede: ebbene, la "commissione" sul penale è presieduta dal suo predecessore al vertice della Consulta, quel Giorgio Lattanzi che ha guidato la Corte nel "Viaggio nelle carceri" e con il quale la ministra condivide la necessità della "speranza da offrire a qualsiasi condannato".
Nella commissione compare un altro nome che di per sé è una garanzia come Vittorio Manes, avvocato, costituzionalista dell'università di Bologna e figura di riferimento per l'Unione Camere penali. Ci sarà equilibrio fra avvocati, magistrati (ad esempio l'ex presidente Anm Rodolfo Sabelli) e accademici (tra gli altri Gian Luigi Gatta, scelto anche quale consigliere per le professioni).
Dalla prescrizione ai riti alternativi, il ddl Bonafede cambierà - Difficile che possano venirne indicazioni ellittiche rispetto ai principi costituzionali. Richiamati da Cartabia anche a proposito dell'ordine del giorno sulla prescrizione condiviso con la maggioranza: quell'impegno a modificare il ddl penale nel rispetto degli articoli 27 e del 111 "deve essere onorato". Più di un indizio suggerisce che la guardasigilli rinuncerà al lodo Conte bis e non escluderà affatto l'opzione della prescrizione processuale, già messa sul tavolo, peraltro, anche dall'alleato del Movimento 5 Stelle, il Pd. Che la riforma penale sia destinata a cambiare volto è segnalato da altri punti dell'esposizione: dall'enfasi accordata all'"irrinunciabile diritto di difesa" che il ddl Bonafede qua e là compromette, alla volontà di "valorizzare i riti alternativi", ora assai timidamente trattati.
Il no di Cartabia al processo mediatico - Ma un altro passaggio chiave, di rilevanza forse pari alle parole sul carcere, arriva - peraltro a braccio perché non previsto nel testo della relazione - a proposito della "sponda" che a volte gli inquirenti cercano sui media per amplificare la forza delle accuse: "A proposito della presunzione di innocenza, permettetemi di sottolineare la necessità che l'avvio delle indagini sia sempre condotto con il dovuto riserbo, lontano dagli strumenti mediatici per un'effettiva tutela della presunzione di non colpevolezza, uno dei cardini del nostro sistema costituzionale". E qui Costa, già pronto a depositare un autonomo ddl a riguardo, esclama, a nome di Azione: "È musica per le nostre orecchie". Non manca il passaggio sulle "non commendevoli vicende del Csm", che però non giustificano l'equazione fra "degenerazione del correntismo" e "pluralismo nella rappresentanza in Consiglio". Cartabia non pare intenzionata a iscriversi al partito di chi vorrebbe trattare le correnti come la mafia.
Sintonia fra la ministra e il "Recovery del Cnf" - Andrebbe dedicato un capitolo a parte al peso riservato alle "soluzioni alternative delle controversie", evocate dalla ministra a proposito della riforma civile. C'è ad esempio un riferimento in particolare alla "mediazione demandata": è solo il più chiaro fra i moltissimi punti di contatto che emergono fra l'impostazione di Cartabia e la proposta avanzata dal Cnf sul Recovery. Si avanzano perplessità sulla rinuncia al rito sommario di cognizione, ma soprattutto, sempre a proposito del ddl sulla procedura civile all'esame del Senato, la guardasigilli pronuncia una frase ancora in sintonia con l'avvocatura: "Occorrerà tenere presente che ogni riscrittura del rito comporta necessariamente, almeno nelle prime fasi, un ulteriore rallentamento della macchina giudiziaria".
E non se ne sente la mancanza, visto che con la fine dei regimi straordinari legati alla pandemia, come il blocco dei licenziamenti, si rischia una "esplosione ingestibile" del contenzioso. Alla fine c'è una citazione per i padri dell'Europa, De Gasperi, Adenauer e Schuman: "Ciò che ci unisce è più forte di ciò che ci divide". Realistica e generosa nello stesso tempo. Perché il discorso di ieri non può lasciare tranquillo il Movimento 5 Stelle. Ma più che la ricerca della coesione, comunque indicata come irrinunciabile, colpisce un'altra frase ancora: "Non cerchiamo la perfezione, ma le migliori risposte possibili nelle condizioni date". E qui non si è generosi, perché un intervento come quello di ieri alla perfezione sembra guardare con un certo interesse.
di Andrea Fabozzi
Il Manifesto, 16 marzo 2021
La ministra presenta il suo programma in parlamento. Giustizia riparativa, prescrizione da rivedere e carcere "extrema ratio". Ma dice no ai partiti: a occuparsi delle correzioni ai testi di legge dei giallo-rossi saranno i suoi tecnici. Guidati da Lattanzi e Luiso.
"Sarebbe sleale delineare programmi inattuabili. Cercheremo di affrontare i problemi più urgenti" dice in premessa la ministra Marta Cartabia. E poi tiene impegnata per quattro ore la commissione giustizia della camera tra relazione, domande e replica. Perché, anche restando sull'essenziale, le urgenze della giustizia sono tali - dal processo civile a quello penale, dalle carceri al Csm, dai concorsi agli impegni nel Recovery plan - da portare il tema comunque in cima all'agenda di governo. Ma pesa anche la personalità dell'ex presidente della Corte costituzionale, che si presenta in parlamento con parole di miele per i deputati - "la mia formazione e la mia storia mi rendono particolarmente sensibile ad una corretta impostazione dei rapporti tra governo e parlamento, troppo spesso piegata alle ragioni dell'urgenza e alle difficoltà politiche" - ma poi risponde sostanzialmente di no alla principale richiesta della sua vasta coalizione. Non ci sarà il coinvolgimento preventivo dei gruppi parlamentari di maggioranza nel lavoro dei tecnici incaricati di preparare gli emendamenti ai disegni di legge delega di riforma del processo civile (incardinato al senato) e di riforma del processo penale (alla camera). Eppure quello è il vero nodo politico che deve affrontare l'esecutivo, perché situato all'incrocio tra l'eredità giallo-rossa di Bonafede, autore dei testi in discussione, e la richiesta di discontinuità che soprattutto Lega, Forza Italia e renziani avanzano insistentemente.
Sulla prescrizione, per esempio, Cartabia ha elogiato il passo indietro di Iv e centrodestra che hanno congelato i loro emendamenti al Mille proroghe. E subito dopo, offrendo indizi su come intende muoversi, ha indicato due modelli alternativi - quello della prescrizione processuale e quello degli sconti di pena nel caso di processi eccessivamente lunghi - che tutti e due smonterebbero il modello costruito da Bonafede, difeso adesso dai 5 Stelle e (meno) da Pd e Leu.
Il gruppo di lavoro più delicato, quello sul processo penale, Cartabia lo ha affidato al (suo) ex presidente della Corte costituzionale Giorgio Lattanzi. Con lui, presidente, ci sono due vice, l'ex primo presidente della Cassazione Ernesto Lupo e il professore di diritto penale Gian Luigi Gatta appena entrato tra i consiglieri della ministra. Nella commissione anche avvocati (Manes, Luparia Donati, Arata), magistrati (Rossi, Sabelli, Citterio, D'Arcangelo) e accademici (Mannozzi, Quattrocolo, Gialuz, Simoncini). Nessun politico. Mentre il gruppo di lavoro sul civile è presieduto da Francesco Paolo Luiso.
"Sono arrivata con venti pagine di intervento, me ne vado con più di venti pagine di appunti", ha detto la ministra ai parlamentari. Risponderà più avanti. Qualcosa ha già detto. "Non si deve rinunciare al lavoro già svolto", la premessa che rassicura un po' i grillini: i testi di legge base restano quelli di Bonafede. Ma anche se, promette, "gli emendamenti del governo non arriveranno già confezionati", a conoscerli potranno essere al più i presidenti delle commissioni. Il tempo è poco, "non avevo calcolato pasqua", i nuovi testi devono arrivare entro fine aprile e la ministra non intende aprire un tira e molla tra le - assai distanti posizioni - della maggioranza. Ci penseranno i tecnici, che - viene assicurato - sentiranno avvocati e magistrati. Altri tecnici.
Per il civile, intanto, la ministra si domanda se la soluzione scelta da Bonafede che rinuncia al "rito sommario di cognizione" - "un modello funzionante" - sia la più giusta. Sul penale fa pesare la sua impostazione garantista (opposta a quella del predecessore) avvertendo che c'è ancora una direttiva europea (2016/343) sulla presunzione di innocenza che in Italia non è pienamente applicata. Direttiva che si occupa anche del diritto a presenziare ai processi nei procedimenti penali. Tema quanto mai attuale in tempi di Covid e udienze online. "Sono convinta che ci siano momenti del processo che devono essere al più presto riportati in presenza", chiarisce la Guardasigilli per la gioia degli avvocati penalisti.
Per avvicinarsi all'obiettivo di una diminuzione dei processi, e dunque dei tempi dei processi, Cartabia indica la via della "deflazione sostanziale". E spinge sulla "giustizia riparativa". Soprattutto sull'esecuzione penale - "mia costante preoccupazione" - l'approccio è rivoluzionario rispetto a Bonafede: "La certezza della pena non è la certezza del carcere che per gli effetti desocializzanti che comporta deve essere invocato quale extrema ratio". È il versante dal quale è lecito attendersi le migliori novità. Da verificare nel rapporto con la Lega, più ancora che con i 5 Stelle.
di Nicola Barone
Il Sole 24 Ore, 16 marzo 2021
Alle forze politiche in Parlamento la ministra dice che "sarebbe sleale impegnarsi con programmi inattuabili". Perciò, "cercheremo di affrontare i problemi più urgenti e improcrastinabili". Riorganizzazione della macchina amministrativa, valorizzazione del personale, digitalizzazione, edilizia giudiziaria e architettura penitenziaria. Queste alcune delle priorità indicate dalla ministra Marta Cartabia, davanti alla Commissione Giustizia della Camera parlando degli interventi che dovranno trovare spazio nel Piano nazionale di ripresa e resilienza.
"La prossima settimana presenteremo emendamenti ai testi già incardinati" per le riforme, assicura la ministra. Sulla giustizia occorre "affrontare il lascito del precedente governo, verificare quanto può essere salvato e implementato. Il lavoro svolto non va vanificato ma arricchito senza trascurare le proposte dell'opposizione".
Ridurre i tempi dei processi è obiettivo primario - Uno degli obiettivi dell'azione che ha in mente, per il suo ministero, Cartabia sarà quello di "ridurre i tempi dei processi, che continuano a registrare medie del tutto inadeguate". Ciò in primis guardando alla Costituzione che "esige un processo giusto e breve". In questo, l'impegno assunto con l'ordine del giorno sulla prescrizione ad assicurare una durata media dei processi in linea con quella europea "deve essere onorato".
Sleale proporre programmi inattuabili - "Sento il dovere di affermare con chiarezza alle forze politiche e ai cittadini che sarebbe sleale impegnarsi con programmi inattuabili, che alimentino invano le già alte aspettative, sapendo di non poterle affrontare. Cercheremo di affrontare i problemi più urgenti e improcrastinabili" dice ancora la ministra.
Incarichi direttivi a magistrati con capacità di gestione - La capacita gestionale dovrà entrare tra i requisiti per la nomina dei magistrati agli incarichi direttivi. È un ulteriore direttrice su cui si muoveranno le scelte della ministra secondo quanto riferito in Commissione alla Camera. Come contromisura si potrebbero "scoraggiare le logiche spartitorie che poco si addicono" alla natura di organo di rilevanza costituzionale del Csm, anche attraverso il "rinnovo parziale" dell'organo di governo autonomo della magistratura. "Ogni due anni potrebbero essere rinnovati la metà dei laici e dei togati", spiega la ministra, aggiungendo che un intervento del genere servirebbe oltre che a combattere le logiche correntizie a dare "maggiore continuità" allo stesso Csm.
Pm rispettino riserbo su avvio indagini - In linea più generale per Cartabia "c'è la necessità che l'avvio delle indagini sia sempre condotto con il dovuto riserbo, lontano da strumenti mediatici per l'effettiva tutela della presunzione di non colpevolezza".
Nel penale tempo maturo per giustizia riparativa - Il tempo "è ormai maturo per sviluppare e mettere a sistema le esperienze di giustizia riparativa". Infatti a giudizio di Cartabia "le più autorevoli fonti europee e internazionali ormai da tempo hanno stabilito principi di riferimento comuni e indicazioni concrete per sollecitare gli ordinamenti nazionali a elaborare paradigmi di giustizia riparativa che permettano alla vittima e all'autore del reato di partecipare attivamente, se entrambi vi acconsentono liberamente, alla risoluzione delle questioni risultanti dal reato con l'aiuto di un terzo imparziale".
La riforma del processo penale, secondo la ministra, "deve pure poggiare su meditati interventi di deflazione sostanziale", tra l'altro "intervenendo sui meccanismi di procedibilità, incrementando il rilievo delle condotte riparatorie ed ampliando l'operatività di istituti che si sono rilevati nella prassi particolarmente effettivi, come la sospensione del procedimento con messa alla prova dell'imputato e la non punibilità per particolare tenuità del fatto".
di Francesco Grignetti
La Stampa, 16 marzo 2021
Attenti, la pandemia sta per travolgere la giustizia italiana. È allarmatissima, la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, alla sua prima uscita in Parlamento. Nulla di nuovo sotto il cielo. La giustizia italiana è sempre la grande malata d'Europa.
"I tempi continuano a registrare medie del tutto inadeguate". Annuncia perciò, la ministra, che nel giro di qualche settimana si deve chiudere il Recovery Plan ed entro la fine di aprile presenterà la versione definitiva delle grandi riforme: penale, civile, Consiglio superiore della magistratura, forse anche la tributaria. Ma è la valanga del nuovo contenzioso ciò che davvero la preoccupa. Bisogna fare presto, avverte, per prevenire il collasso della giustizia civile.
Per questo motivo, immagina robusti investimenti grazie ai fondi europei, una riforma dei riti (ma lascia trapelare i dubbi sull'abolizione del rito sommario di cognizione "non soltanto funzionante, ma particolarmente apprezzato) e insieme un'accelerazione sulla mediazione e l'arbitrato con meccanismi di premialità.
Tutto, pur di disinnescare una terribile bomba ad orologeria. Prefigura infatti un'esplosione del contenzioso "quando cesseranno gli effetti dei provvedimenti che bloccano gli sfratti, le esecuzioni, le procedure concorsuali, i licenziamenti, il contenzioso bancario. Occorre prepararsi per tempo". Se sulla giustizia civile è facile immaginare una concordia tra le forze politiche, altro è il discorso sul penale.
Cartabia se ne rende conto. "Sento il dovere di affermare con chiarezza, a tutte le forze politiche presenti in Parlamento e a tutti i cittadini, che sarebbe sleale, nel contesto attuale, delineare programmi inattuabili, che alimentino invano le già alte aspettative che animano il dibattito pubblico, ben sapendo di non poterle realizzare. Cercheremo di affrontare i problemi più urgenti e improcrastinabili". Il primo dei problemi è l'accelerazione del processo penale. A riuscirci, si "sdrammatizzerebbe" il nodo della prescrizione.
Valuterà la riforma Bonafede che impone tempi definiti alle indagini e all'udienza preliminare. Una altra strada sono i riti alternativi. Quanto alla prescrizione, lascia intravedere l'esperienza tedesca o spagnola, "rimedi di tipo compensativo per le ipotesi in cui si registri una dilatazione eccessiva dei tempi processuali non ascrivibile a responsabilità dell'imputato". Sarebbe conforme alla giurisprudenza della Corte di Strasburgo.
E comunque, per essere europei a testa alta, occorre rafforzare gli aspetti della presunzione di innocenza, del diritto di presenziare al processo, del segreto sul registro degli indagati. Un approccio garantista. E non potrebbe essere altrimenti per un'ex presidente della Corte costituzionale. Da notare, peraltro, che la presidente emerita ha parlato ai parlamentari in piedi, in segno di rispetto. Proprio l'esperienza della Corte costituzionale le ha suggerito un'ipotesi abbastanza rivoluzionaria per il Csm, in crisi verticale dopo lo scandalo Palamara: il rinnovo parziale. "Ogni due anni potrebbero essere rinnovati la metà dei laici e la metà dei togati".
In questo modo - ragiona - si assicura "una maggiore continuità dell'istituzione", non si disperdono "le competenze acquisite", e soprattutto si scoraggiano "le logiche spartitorie". Senza illudersi, naturalmente, che un intervento sul sistema elettorale "possa di per sé offrire una definitiva soluzione alle criticità". Già, perché le "criticità che stanno interessando la magistratura italiana attingono a un sostrato comportamentale e culturale che nessuna legge da sola può essere in grado di sovvertire".
*Magistrato
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