di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 11 dicembre 2020
Il Garante regionale Bruno Mellano denuncia la situazione precaria delle carceri in Piemonte e le difficoltà che hanno i direttori a gestirle. C'è una situazione insostenibile nei penitenziari del Piemonte.
Oltre alla carenza strutturale dei ruoli intermedi della Polizia penitenziaria e la cronica mancanza di educatori, si aggiunge il "problema dei problemi": ci sono solo 7 direttori del carcere su 14 istituti penitenziari piemontesi e diversi di loro sono responsabili di due o più carceri. Anzi, attualmente scendono a quota 6, considerando che il direttore del carcere di Ivrea (istituto conosciuto per i presunti pestaggi e dove la procura - dopo la richiesta di archiviazione- è stata costretta a rifare da capo l'inchiesta), oltre che essere vice direttore di Alessandria, da settembre risulta assente per motivi di salute.
Come se non bastasse c'è il direttore del carcere di Cuneo che si appresta ad assumere il nuovo, prestigioso incarico di direttore della Casa di reclusione di Milano Bollate. Cosa significa? Con la sua nuova collocazione, la cui sostituzione si può ragionevolmente pensare non sia immediata, si arriva a 5 direttori su 14 istituti penitenziari piemontesi.
La preoccupazione del garante regionale Bruno Mellano - A essere molto preoccupato è il garante regionale delle persone private della libertà Bruno Mellano. Per questo si è attivato segnalando la problematica al Dap e a tutte le autorità possibili. "In queste condizioni - spiega il Garante a Il Dubbio - si apre l'anno nuovo con un vero e proprio "Caso Piemonte". Il problema è cronico e credo che l'Amministrazione penitenziaria centrale debba prevedere concorsi o chiamate di personale su base territoriale, se non regionale almeno distrettuale". Questo per vincolare l'assunzione dei nuovi futuri dirigenti e in generale del personale "a un periodo di servizio significativo ed effettivo nella sede per cui si è presentata la candidatura - sottolinea sempre Mellano - per evitare inconvenienti come la cronica difficoltà a reperire le professionalità necessarie per alcuni territori e sedi considerate "disagiate", come pare essere considerato anche il Piemonte, in particolare alcune sue sedi".
Due carceri per ogni direttore - Per capire bene i numeri, è il caso di entrare nel dettaglio reso pubblico dal Garante regionale. C'è il direttore Giorgio Leggieri, pronto ad assumere la direzione di Bollate, che ha la responsabilità degli istituti di Cuneo e Aosta, così come Giuseppina Piscioneri deve gestire contemporaneamente le Case di Reclusione di Alba e Saluzzo, mentre la Assuntina Di Rienzo somma le competenze della Direzione della Casa di Reclusione a custodia attenuata di Fossano e la vice Direzione della Casa Circondariale di Torino.
Elena Lombardi Vallauri ha la responsabilità dei due istituti di Alessandria, Casa di Reclusione San Michele e Casa Circondariale don Soria. Antonella Giordano dirige la Casa Circondariale di Vercelli e quella di Verbania, mentre la dottoressa Tullia Ardito la Casa Circondariale di Biella e quella di Novara. Infine c'è Alberto Valentini che dirige la Casa di Reclusione di Ivrea e in contemporanea svolge il compito di vice direttore di Alessandria. Purtroppo però, com'è detto, si aggiunge il fatto che da settembre sta male.
L'ultimo concorso per dirigenti è stato fatto 23 anni fa - L'ultimo concorso per dirigenti risale addirittura al 1997, mentre quello finalmente indetto lo scorso anno per 45 posti da direttore ha le prove d'esame che sono già state rinviate al prossimo gennaio per l'elevato numero di candidati (12.000) e si prevede che i tempi per reclutare i nuovi direttori si allunghino di almeno due anni, rispetto al calendario inizialmente previsto.
"Manca persino un contratto di lavoro nazionale per i direttori di carcere!", osserva Bruno Mellano. "Una situazione obiettivamente insostenibile, in generale per il Paese ma in particolar modo per il Piemonte e che ho sottoposto al capo del Dap, il Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria, Bernardo Petralia, e che si va cronicizzando sempre più", conclude il garante della regione Piemonte.
palermotoday.it, 11 dicembre 2020
Politiche sociali, l'assessorato alla Famiglia pubblica un avviso. Scavone: "È destinato a persone sottoposte a misure detentive per fronteggiare l'emergenza Covid". L'assessorato regionale della Famiglia ha pubblicato l'avviso pubblico "Una casa per ricominciare" finalizzato a fronteggiare l'emergenza epidemiologia da Covid-19 negli istituti penitenziari. In particolare, l'avviso promuove la presentazione di proposte progettuali, da parte degli enti del terzo settore, rivolte al reperimento di alloggi da destinare a persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale. Il bando è realizzato in collaborazione tra l'assessorato regionale delle Politiche sociali e la Cassa delle ammende, l'ente di diritto pubblico del Ministero di Giustizia che, a tal fine, ha concesso alla Sicilia un finanziamento di 300 mila euro.
"Partiamo con un progetto "pilota", primo nel suo genere in Sicilia- afferma l'assessore delle Politiche sociali, Antonio Scavone - che nasce dall'esigenza di dare un contributo in termini di riduzione del sovraffollamento carcerario e, consequenzialmente, di riduzione del rischio di diffusione del contagio da Covid-19. L'obiettivo - continua l'esponente del governo Musumeci - è quello di agevolare la possibilità di accesso alle misure alternative alle persone in regime di detenzione che, pur avendo i requisiti oggettivi, risultano prive di riferimenti esterni e di risorse personali".
I destinatari dell'avviso sono i soggetti in esecuzione di condanna definitiva, con pene residue medio brevi e con un basso indice di pericolosità sociale, aventi i requisiti per accedere alle misure alternative rispetto alla detenzione in carcere, con particolare attenzione alla detenzione domiciliare.
Le risorse, 300 mila euro destinati a coprire le spese di vitto e alloggio, già finanziate dalla cassa delle ammende e con cui prende l'avvio il bando, potranno essere integrate sia dai comuni, anche sotto forma di fornitura di servizi quali banco alimentare, servizi di accoglienza residenziale, comunità alloggio per donne fragili e bambini, sia dai servizi sanitari specialistici e territoriali, come la messa a disposizione di posti in comunità protette per tossicodipendenti o per chi ha problemi di salute mentale.
"È un avviso che, oltre a dare un contributo in termini di riduzione del rischio Coronavirus nelle carceri - prosegue Scavone - prevede anche la possibilità di fornire ai soggetti interessati, nella fase finale del percorso detentivo, attività formative finalizzate all'educazione alla legalità centrata sia sulla riflessione guidata rispetto al disvalore delle condotte antigiuridiche sia sulla ideazione di condotte riparative a favore della collettività".
giustizianews24.it, 11 dicembre 2020
Una "Giornata di digiuno e di solidarietà" per chiedere misure urgenti per il mondo penitenziario si terrà sabato 19 dicembre a Napoli. A promuoverla sono stati il Garante per i diritti dei detenuti della Campania, Samuele Ciambriello, ed il responsabile della pastorale carceraria della diocesi di Napoli, don Franco Esposito.
Nel corso della giornata sul tema "Fame di Giustizia e Sete di Verità" (dalle 11 alle 15) si terrà anche un presidio dinanzi al carcere di Poggioreale. "Porteremo la nostra fame di giustizia e la nostra sete di verità, ognuno con la propria storia e la propria visione del mondo, ma tutti insieme per gridare forte che non è più tempo di perdere tempo e che c'è bisogno di intervenire subito", si leghe in una nota.
Il carcere, si legge sempre nella nota, non deve essere "un luogo oscuro e separato dalla società, perché ogni vita deve essere salvata da un virus che non conosce limiti e barriere. In questi mesi tutti noi abbiamo conosciuto la paura e il timore per un virus che ha cambiato le nostre vite. Abbiamo imparato a mantenere a usare le mascherine, a igienizzare le mani e a mantenere la distanza gli uni dagli altri. Tutte misure indispensabili, in attesa di un vaccino, che rispettiamo con rigore. E chi è in una cella con altre dieci persone e un solo bagno come fa?".
Si chiede "che non si perda altro tempo ad adottare tutti quei provvedimenti che riducano la presenza nelle carceri sovraffollati e consentano a quante più persone possibile di scontare con misure alternative la propria pena". Tra le prime adesioni si registrano quelle dell'arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe arcivescovo di Napoli; di padre Alex Zanotelli missionario comboniano; di Pietro Ioia, garante dei detenuti della città metropolitana di Napoli; di Carlo Mele, garante dei detenuti della provincia di Avellino; di Emanuela Belcuore, Garante dei detenuti della provincia di Caserta; di don Tonino Palmese vicario episcopale Carità e Giustizia; di don Enzo Cozzolino, direttore Caritas diocesana di Napoli; dei cappellani carcere "Giuseppe Salvia" Poggioreale; dei cappellani carcere di Secondigliano, di don Antonio Loffredo Fondazione san Gennaro; di Don Maurizio Patriciello parroco di Caivano e della Comunità Sant'Egidio e di numerose altre associazioni di volontariato.
casertanews.it, 11 dicembre 2020
Protocollo d'intesa tra l'Ordine di Malta e la Casa circondariale. Formare detenuti "caregivers" in modo che possano a loro volta prestare assistenza ad altre persone detenute in difficoltà. È questo lo scopo del protocollo d'intesa che verrà firmato sabato 19 dicembre, alle 10, nella sede del Gran Priorato di Napoli e Sicilia del Sovrano Militare Ordine di Malta, dal professore Andrea Pisani Massamormile, vice cancelliere del Gran Priorato e delegato di Napoli, e Carlo Brunetti, direttore della casa di reclusione "G.B. Novelli" di Carinola.
Il progetto, denominato "Caregiver in carcere, avere cura di sé... dentro", sperimentale e innovativo, prevede che la Delegazione di Napoli dell'Ordine Di Malta indirizzi, gratuitamente, alla struttura penitenziaria di Carinola dei volontari, con professionalità adeguate allo scopo, per favorire l'empowerment della persona attraverso un percorso informativo-formativo di responsabilizzazione rispetto al proprio e dell'altrui stato di salute e stile di vita, favorendo la possibilità di prestare attività assistenziale a supporto di altre persone detenute in difficoltà.
Gazzetta del Mezzogiorno, 11 dicembre 2020
È quanto comunica il Sindaco, Giuseppe Pitta. Trentacinque detenuti e 18 dipendenti del carcere di Lucera (Foggia) sono risultati positivi al Covid. È quanto comunica il sindaco del comune foggiano Giuseppe Pitta che specifica anche che "si tratta di casi quasi tutti asintomatici. Si sta provvedendo ad isolare i casi positivi sistemando i detenuti in celle singole o accorpando più detenuti Covid in una stessa cella e alla sanificazione degli ambienti".
di Giovanni Ciolina
Il Secolo XIX, 11 dicembre 2020
Il procuratore Pelosi: "La priorità è il penitenziario, averlo dietro il tribunale sarebbe ottimale". Alternative a Cairo e Cengio. La collocazione del nuovo carcere in pieno centro di Savona irrompe prepotentemente alla vigilia del vertice convocato dal presidente della Provincia, Pierangelo Olivieri. La prima scelta per la costruzione del nuovo penitenziario è nelle ex aree delle Officine Rialzo, proprio dietro il tribunale e a confine con il torrente e via Corsi.
È lo stesso dipartimento dell'amministrazione penitenziaria a sostenere quella soluzione nell'ambito di un fitto scambio epistolare con le autorità locali e in particolare con l'amministrazione giudiziaria della Grande Vela di via XX Settembre. Confermando formalmente, quindi, la ricostruzione fornita dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede all'onorevole Sara Foscolo che gli chiedeva lumi ai primi di novembre sulla situazione carceraria.
"Per completezza - scrive il Guardasigilli nella risposta scritta all'interrogazione dell'onorevole leghista - si riferisce che l'ufficio tecnico del Dap ha elaborato uno studio di prefattibilità per la realizzazione di un complesso penitenziario per 140 posti nell'area libera compresa tra il palazzo di giustizia e il torrente Letimbro". Ex officine Rialzo, quindi, e non l'area di Binario Blu utilizzata come parcheggio che sarebbe stata oggetto di sopralluogo nel 2018 da parte del provveditore alle opere pubbliche della Liguria, Roberto Ferrazza. Ipotesi di fronte alla quale il sindaco Ilaria Caprioglio aveva alzato le barricate.
"L'aspetto prioritario è avere un carcere - taglia corto il procuratore Ubaldo Pelosi - L'assenza di un penitenziario è ormai diventata insostenibile per tutti. Per le forze dell'ordine che ogni volta che c'è un arresto devono andare a Genova o Imperia. E per gli interrogatori bisogna percorrere la strada a ritroso. Non è più sostenibile per gli stessi detenuti, ma anche per gli avvocati, gli agenti di polizia penitenziaria e per gli stessi operatori di Giustizia". Problematiche e rimostranze che la procura aveva manifestato in una lettera inviata al Dap ad inizio novembre e che ha ricevuto la risposta dai palazzi romani.
"Scontato che creare una cittadella giudiziaria a Savona sarebbe l'ideale per tutti - conclude il procuratore Pelosi - Ma ribadisco che la priorità resta l'esistenza di un carcere in provincia che funzionerebbe anche da valvola di sfogo per i penitenziari esistenti ed alle prese con il sovraffollamento". Nonostante quindi, il Dap abbia comunicato ufficialmente attraverso il suo ufficio stampa di "non essere stato coinvolto dal Mit e che quindi sul caso carcere a Savona non ci sono comunicazioni".
Condizioni non propriamente conforme alla realtà che sta marciando spedita, forse, verso una possibile soluzione. Savona, quindi, e in particolare le ex aree Officine Rialzo sono la prima scelta, ma sul tavolo restano forti le proposte del Tecchio a Cairo e delle ex aree Acna a Cengio. Domani dovrebbe arrivare la prima pietra del percorso che tutti sperano porti il carcere in provincia.
catanzaroinforma.it, 11 dicembre 2020
Un papà in carcere resta comunque un papà. Anche se svolgere il ruolo di genitore in un contesto di doppio isolamento, dovuto alla detenzione e alla pandemia, non è affatto semplice. I sensi di colpa e le sensazioni di scoraggiamento sono inevitabili e richiedono un supporto per essere superati. La direttrice del carcere di Catanzaro Angela Paravati racconta il tentativo quotidiano di ricordare il loro ruolo alle persone che sono genitori e che sono detenute presso la Casa Circondariale di Siano. Anche perché una figlia o un figlio sono la migliore motivazione che si possa avere per intraprendere una strada diversa.
"Sta proseguendo on line nel 2020 il corso di genitorialità tenuto già in precedenza dalla psicologa Maria Teresa Villì, in collaborazione con l'associazione Universo Minori, presieduta dall'avvocato Rita Tulelli, realtà che da anni collabora con il nostro istituto con varie iniziative dedicate ai bambini figli di genitori detenuti" spiega la dirigente, precisando: "In questo momento è particolarmente dura soprattutto per i ristretti i cui figli risiedono in altre città: a causa dell'emergenza epidemiologica i colloqui visivi sono sospesi, vengono sostituiti con le videochiamate e la "presenza" del genitore detenuto, per i figli minori, in questo 2020, è stata ancora di più "a distanza".
Si cerca da sempre di tutelare il più possibile i rapporti familiari e affettivi delle persone ristrette presso la Casa Circondariale: negli anni passati tanti sono stati i momenti di condivisione e i laboratori ricreativi organizzati in "giornate speciali" dall'associazione Universo Minori. Il ruolo di genitore è una molla per andare avanti in tanti percorsi rieducativi attivi presso la Casa Circondariale: nello studio, nella formazione professionale, nel lavoro.
"L'attività dell'associazione Universo Minori è specificamente volta a dare sostegno ai bambini figli di genitori detenuti, che si trovano a sopportare varie limitazioni nei rapporti familiari senza averne alcuna colpa" spiega il presidente Rita Tulelli. "Un detenuto che è genitore studia e lavora non solo per sé stesso: lo fa anche per essere un padre migliore" conclude la direttrice Paravati.
lavocedelpopolo.it, 11 dicembre 2020
"La situazione penitenziaria italiana - scrive Luisa Ravagnani, garante dei detenuti, in occasione della Giornata mondiale dei diritti dell'Uomo - è caratterizzata da anni da una serie di problematiche che mettono la salute dei detenuti e del personale penitenziario a serio rischio e riducono fortemente l'efficacia rieducativa cha la pena dovrebbe avere".
Come sottolinea la Garante dei diritti delle persone private della libertà personale "l'attuale emergenza pandemica ha nuovamente e pesantemente acceso i riflettori sulle celle sovraffollate che caratterizzano la maggior parte degli istituti di pena, Brescia compresa e ha da più parti spinto a richiedere interventi urgenti per proteggere la salute dei detenuti. È evidente che sia necessario, ora più che mai, ripensare il carcere e renderlo, una volta per tutte, luogo nel quale la salute non sia posta in secondo piano".
Per questo, l'Ufficio del Garante dei detenuti, la Camera Penale di Brescia e diverse realtà del territorio, si rivolgono alla comunità bresciana proponendo di condividere una iniziativa organizzata il 12 dicembre alle ore 12, facendo pervenire alla casella di posta del Ministero della Giustizia (
traniviva.it, 11 dicembre 2020
Presto i lavori nell'ala del penitenziario che fu di massima sicurezza. Soddisfazione della sen. Piarulli (M5S). La sezione blu del Carcere di Trani sarà presto ristrutturata. È infatti stato affidato il primo incarico professionale propedeutico all'inizio dei lavori di ristrutturazione di quell'ala del penitenziario di Via Andria. Lo annuncia la senatrice del Movimento Cinque Stelle Angela Bruna Piarulli che di quel carcere è stata direttrice sino alla sua elezione parlamentare. "Prendiamo atto con soddisfazione della nuova progettualità riguardante la ex sezione blu del carcere di Trani, da me ripetutamente sollecitata" afferma la parlamentare pentastellata.
La sezione blu come è noto, fu il settore di massima sicurezza del carcere costruito all'inizio degli anni '70 e che entrò in esercizio nel 1974. Ospitava i più pericolosi brigatisti e terroristi degli anni di piombo e poi ha continuato fino a qualche settimana fa ad ospitare detenuti in ambienti diventati però, nel frattempo, sempre più fatiscenti e obsoleti, soprattutto a causa dei bagni a vista e di tante situazioni di promiscuità in netto contrasto con i diritti universalmente riconosciuti in favore delle persone private della libertà.
Dopo tante sollecitazioni parlamentari da parte della senatrice Piarulli, che del carcere di Trani è direttore in aspettativa, i detenuti della ex sezione blu sono stati trasferiti al nuovo padiglione, denominato "Europa", che può ospitare fino a 200 reclusi. La ex sezione blu, nel frattempo, è stata chiusa ed è in attesa di ristrutturazione, previa relazione da parte del professionista incaricato con riferimento alla valutazione della vulnerabilità sismica.
La rifunzionalizzazione della ex sezione blu porterebbe il carcere di Trani ad avere almeno 200 posti letto in più rispetto ai 320 circa attuali, e soprattutto porrebbe la struttura nella condizione di diventare anche sede della casa di reclusione femminile, tuttora ospitata l'ex convento domenicano di piazza Plebiscito, anch'esso obsoleto e fatiscente.
"Adesso auspichiamo di assistere nel più breve tempo possibile ai previsti lavori - dichiara ancora la senatrice Piarulli - e, ancora prima, alla conclusione di quelli del nuovo plesso, non ancora del tutto terminati. In ogni caso, questa è la dimostrazione tangibile della mia vicinanza ai problemi dei detenuti e del personale della Polizia penitenziaria. La chiusura della ex sezione blu era stato il segnale di un nuovo inizio ed aveva rappresentato una mia prima vittoria, essendomi occupata di questa questione non solo da direttore degli istituti penali di Trani, ma anche come senatrice, partendo dal presupposto che la pena debba essere dignitosa per i detenuti, ma anche per i lavoratori. Adesso dobbiamo, necessariamente, passare alla seconda fase per ottimizzare spazi e risorse, nel supremo interesse della collettività".
primacomo.it, 11 dicembre 2020
Dalla prossima settimana in libreria l'ultimo numero nato dal progetto di Arianna Augustoni.. Natale 2020: sotto l'albero solo regali solidali. Arriva martedì prossimo in libreria Cucinare al Fresco Christmas Edition, 118 pagine di puro gusto, con ricette proposte e scritte dai detenuti e dalle detenute delle carceri italiane. Sponsor di questa pubblicazione natalizia, il Rotary Club Como.
"Abbiamo aderito con grande entusiasmo questa iniziativa editoriale a sostegno dei progetti a favore dei detenuti delle nostre Case Circondariali - spiega il presidente del Rotary Club Como, Alberto Grandi - una raccolta di ricette frutto di un incontro fra culture e nazionalità, sperimentazioni e tradizioni che trasforma la quotidiana abitudine della preparazione del pasto in un momento stimolante, creativo e perché no anche ludico. È uno strumento che avvicina chi sta fuori a chi sta dentro, facendo conoscere realtà e persone attraverso un tema che coinvolge quotidianamente ognuno di noi: il cibo".
Nato tre anni fa al carcere del Bassone, Cucinare al fresco è una testata giornalistica condivisa nelle carceri di tutto il Paese. Un progetto di volontariato, coordinato da Arianna Augustoni insieme ad Alessandro Tommasi e Giuseppe Bevilacqua per la parte grafica. Filippo Guatelli per la parte video, Dario Consonni e Nicolò Augustoni per quella social, oltre a numerosi volontari che, di volta in volta, sostengono l'iniziativa.
Ricettari semplici, ma spassosi, profumati e, soprattutto pieni di umanità perché ogni piatto viene pensato e studiato dai redattori che fanno proposte utilizzando ingredienti e strumenti a loro disposizione. Ancora una volta il cibo unisce, riempie i cuori, porta a realizzare qualcosa di buono. Una speranza, una consapevolezza, ma soprattutto, una sfida, un volersi rimettere in gioco e raccontare, attraverso il cibo, esperienze e ricordi.
Una sperimentazione che in molti hanno definito vincente perché mette a sistema i detenuti e le detenute che, attraverso le proprie esperienze, si rimettono in gioco e chiedono di portare la loro voce all'esterno. Un'iniziativa positiva perché questo percorso tiene conto di un elemento fondamentale: la riabilitazione. È una riabilitazione sociale per ovviare ai rischi dell'inezia che nuoce a tutti.
"I rischi dell'inattività in carcere sono una costante e rappresentano un grave male per la popolazione carceraria - spiega Arianna Augustoni - Rimanere nell'inattività, aspettando che il tempo passi senza scopo, senza avere uno scopo non permette di riflettere sulla propria vita, su se stessi e sulle situazioni che hanno portato la persona stessa a vivere nell'illegalità o a essere incarcerato. Oziare significa solo aggravare la situazione in cui vivono i detenuti, non aiuta certo a migliorarsi". Partendo da questa riflessione al carcere di Como è nata l'idea che ha permesso ad alcuni gruppi di detenuti di impegnarsi per realizzare un prodotto editoriale che è riuscito a mettere in collegamento la vita dei reclusi con quella della società esterna. Una sperimentazione che ha colto nel segno diventando un progetto esportato in tutta Italia. L'iniziativa infatti è approdata nelle carceri milanesi di Bollate e Opera, Varese, Sondrio, Perugia, Alba, Pavia, Monza, Locri e Vibo Valentia.
- Pisa. Maxi-donazione di panettoni per i detenuti del "don Bosco"
- Giornata dei diritti umani: la lotta alla pandemia banco di prova della solidarietà mondiale
- Commercio di strumenti di tortura: occorrono regole più rigide
- Mattarella: "La tutela dei diritti della persona sia al centro della risposta alla pandemia"
- Distanziamento











