di Giovanni Lamberti
Il Foglio, 21 gennaio 2026
In occasione delle comunicazioni del ministro della Giustizia i partiti della coalizione puntano a piantare le proprie bandierine sulla sicurezza. Ma, dice un big di FdI, “se cominciamo a metterci tutte le riforme necessarie non la finiamo più”. L’assalto alle norme sulla sicurezza non viene portato avanti solo attraverso il pacchetto ad hoc che arriverà sul tavolo del Consiglio dei ministri. In occasione delle comunicazioni del ministro Carlo Nordio sull’amministrazione della giustizia che si terranno questa mattina a Montecitorio i partiti della coalizione puntano a piantare le proprie bandierine.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 21 gennaio 2026
A Palazzo Chigi vertice di Governo per esaminare i testi (un ddl e un decreto legge). Condivisione sull’impianto, ma restano da definire diverse misure. Il Consiglio dei ministri potrebbe occuparsene non prima di fine gennaio. Il labor limae sui contenuti delle singole norme proseguirà almeno fino alla prossima settimana, quando l’annunciato nuovo “pacchetto sicurezza” potrebbe andare al vaglio del Consiglio dei ministri. Intanto, ieri, fra i leader di maggioranza c’è stata una prima condivisione dei profili giuridici del duplice provvedimento disegnato dal Viminale (sotto forma di un disegno di legge di 40 articoli e di un decreto di altri 25, almeno stando alle ultime bozze circolate), che contiene giri di vite su furti e scippi, armi da taglio, immigrazione, ordine pubblico, oltre a ulteriori tutele per le forze di polizia.
di Federico Capurso
La Stampa, 21 gennaio 2026
Il governo punta a inserire nel decreto anche le norme sui migranti. Al termine del vertice convocato da Giorgia Meloni a Palazzo Chigi per parlare del pacchetto di norme sulla sicurezza, la speranza di tutti è di riuscire a portare la prossima settimana in Consiglio dei ministri entrambi i provvedimenti, decreto e disegno di legge. Sempre che dal Quirinale - a cui non sono ancora stati trasmessi i testi definitivi - non vengano mossi rilievi importanti, tali da rendere necessario risedersi al tavolo. Per evitare di indispettire il Colle e di tornare all’incubo dello scorso anno, quando il muro contro muro tra la Lega e la Presidenza della Repubblica ritardò di oltre sei mesi l’approvazione di uno dei tanti decreti sicurezza.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 21 gennaio 2026
Una pioggia di processi “temerari” si abbatte ogni anno sulla giustizia italiana. Procedimenti “nati morti”, il cui esito assolutorio è spesso prevedibile fin dall’inizio, ma che comunque vengono avviati, celebrati e trascinati per anni. Lo ha scritto ieri in un post su X il deputato di Forza Italia Errico Costa, componente della Commissione giustizia di Montecitorio. La conseguenza di questa bulimia processuale senza fondamento è una “lunga sospensione della vita per centinaia di migliaia di persone palesemente innocenti, costrette a subire il peso di un processo che, anche quando si conclude con un proscioglimento, ha già prodotto danni irreversibili”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 21 gennaio 2026
L’articolo 21 scatta solo per loro. Se si osa decostruire il servizio pubblico con documenti e fatti, scatta l’inchiesta ritorsiva. La lettera pubblicata da Ginevra Cerrina Feroni, vicepresidente del Garante della Privacy, su Il Giornale dovrebbe farci riflettere. Non solo su quello che è successo a lei, ma su un metodo che ormai da anni si sta diffondendo nel giornalismo d’inchiesta condotto da Report in prima serata Rai. Un metodo che rischia di trasformare il servizio pubblico in uno strumento di ritorsione. Cerrina Feroni scrive: “Tali diritti fondamentali sono stati, in questa vicenda, calpestati come raramente è avvenuto in passato. Qui si è di fronte a una turbativa molto seria degli equilibri istituzionali: un soggetto sanzionato ha scatenato la sua straordinaria forza mediatica, usando un servizio pubblico, per colpire il soggetto sanzionatore che, come suo dovere, ha applicato la legge per un comportamento illecito”.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 21 gennaio 2026
Lo ha stabilito la Consulta con la sentenza n. 3/2026 dichiarando non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 628, quinto comma, del Cp. Con la sentenza numero 3, depositata ieri, la Corte costituzionale ha ritenuto non fondate le questioni di legittimità costituzionale riguardanti il divieto per il giudice di neutralizzare, mediante la circostanza attenuante della lieve entità del fatto, gli effetti relativi alla pena dell’aggravante, consistente nell’essersi consumata la rapina all’interno di un mezzo di trasporto pubblico.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 21 gennaio 2026
Lo ha deciso la Cassazione con l’ordinanza n. 1184 depositata ieri confermando la condanna di un legale a pagare 5mila euro. La continenza espressiva è un requisito necessario degli scritti difensivi. Per l’avvocato che utilizza nei confronti della controparte espressioni offensive, del tutto ingiustificate e prive di nesso con le esigenze difensive, oltre alla cancellazione scatta anche la condanna al risarcimento del danno. La Corte di cassazione, ordinanza n. 1184 depositata oggi, ha così respinto il ricorso di un legale condannato a versare 5mila euro a un Fallimento per espressioni ritenute “sconvenienti”.
dei Cappellani delle carceri lombarde
chiesadimilano.it, 21 gennaio 2026
È terminato l’Anno Santo della Speranza. Ultima celebrazione ufficiale, il 14 dicembre, è stata quella del Giubileo dei detenuti. Erano presenti a Roma migliaia di persone, provenienti da diverse parti del mondo, legate alla realtà del carcere: qualche detenuto (per forza maggiore pochi), parenti, appartenenti all’amministrazione carceraria e alla polizia penitenziaria, cappellani e volontari. Un anno che, nei limiti del possibile, ha visto diverse iniziative. Un anno di grazia accompagnati dalla speranza che i cristiani, insieme a ogni uomo e donna, si impegnino per costruire un mondo migliore e superare le divisioni attraverso il dialogo e il rispetto di tutti.
di Enrico Netti
Il Sole 24 Ore, 21 gennaio 2026
Una decina di associati ha visitato l’Istituto per valutare la formazione e assunzione di detenuti. a richiesta più ricorrente è “avere una seconda opportunità”. Per riprendere una vita sui binari di una voglia di normalità, mettendo in campo semplicemente la volontà, la voglia di lavorare. Questa è la frase che alcuni detenuti hanno ripetuto a una dozzina di imprenditori e manager di aziende associate a Confimprese, nel commercio mancano circa 10mila addetti, durante un incontro organizzato per iniziare ad approfondire le opportunità che queste persone possono offrire. Per le aziende un serbatoio di lavoratori anche per un passo avanti nella sostenibilità sociale, per i detenuti una opportunità di reinserimento del valore inestimabile. Perché una volta scontata la pena si è già nel mondo del lavoro.
di Roberta Rampini
Il Giorno, 21 gennaio 2026
“Vedere il carcere non come fardello ma come una potenzialità”. È il messaggio lanciato da Giorgio Leggieri, direttore del carcere di Bollate, durante l’incontro tra detenuti e i rappresentanti delle dieci aziende di Confimprese che ieri hanno visitato la struttura. “C’è un settore di imprese che non è ancora stato esplorato, quello del retail. Questo incontro vuole contribuire a fare in modo che pur con tutte le difficoltà, ci possano essere momenti di riscatto. È un vantaggio anche per il sistema impresa”. Dentro e fuori dalle mura del carcere per la casa di reclusione di Bollate il lavoro è un’abitudine quotidiana per molti.
- Rovigo. Carcere, l’allarme della deputata dem “Manca un terzo delle guardie”
- Mantova. Giustizia di comunità: lavori in parrocchia al posto del carcere
- Trapani. “La libertà è un libro”, un laboratorio per raccontare vite (recluse)
- Reggio Emilia. Giustizia riparativa, Culicchia incontra Bazzega
- Pescara. Mostra dipinti dei detenuti nel carcere: “L’arte come spazio di libertà”









