di Danilo Lupo
Il Fatto Quotidiano, 20 gennaio 2026
“A Lecce infiltrazioni d’acqua, problemi all’impianto antincendio e penuria di agenti”. L’ammissione del ministro della Giustizia nella risposta all’interrogazione del deputato dem Stefanazzi: “Inconvenienti tecnici che ben possono verificarsi nell’ambito di realizzazione di qualsivoglia intervento edilizio”. Sei pagine fitte di falle tecniche, mancanze strutturali e problemi di organico: dalle infiltrazioni nel soffitto ai problemi all’impianto antincendio, dalla penuria di agenti penitenziari all’assenza di percorsi di rieducazione. A firmare la relazione sull’Istituto Penale per Minori di Lecce però non è qualche oppositore del governo Meloni ma il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che però minimizza.
di Goffredo Buccini
Corriere della Sera, 20 gennaio 2026
I partiti e il problema che nessuno vuole affrontare. Fuori dai giochi di fazione è necessario recuperare il principio di realtà. A ogni stormir di cronaca, la questione della sicurezza riesplode nella politica italiana con le sue consuete modalità: confusione, strumentalizzazione, rimozione. Un dossier che dovrebbe risultare bipartisan per natura (la sicurezza non può essere di destra o di sinistra, essendo semplicemente una precondizione della vita democratica con la tutela dei più deboli) si trasforma come sempre in una sequela di slogan da brandire contro gli avversari, soprattutto in un anno come questo, che ci proietta dritti verso le elezioni politiche del 2027.
di Milena Gabanelli
Corriere della Sera, 20 gennaio 2026
È il 6 novembre e Giorgia Meloni consegna ai social la sua irritazione per le critiche rivolte al governo che non avrebbe investito nulla sulla sicurezza: “Negli ultimi tre anni abbiamo già assunto circa 37.400 agenti nelle Forze di Polizia e prevediamo, da qui al 2027, altre 31.500 assunzioni. Abbiamo sbloccato investimenti fermi da tempo e potenziato mezzi, strutture e tecnologie, previsto strumenti più rapidi ed efficaci e introdotto pene più severe”. È vero, sono stati introdotti 15 nuovi reati, dai rave al blocco stradale da parte di manifestanti, all’occupazione abusiva, e aumentate le pene, per esempio fino a 5 anni di reclusione nei casi di accattonaggio con minori. Ma basta rispondere a ogni problema con nuove fattispecie di reato o inasprimenti di pena? Dopo tre anni si possono valutare i risultati andando a vedere le risorse stanziate e le forze in campo.
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 20 gennaio 2026
Riunione di maggioranza a Palazzo Chigi sulle nuove norme su armi da taglio e rimpatri degli stranieri. Ipotesi dl subito in Consiglio dei ministri. L’accelerazione è arrivata in pochi giorni, dalla capitale della Corea del Sud, Seoul, sospinta da una cronaca che ha fatto irruzione nel dibattito politico e ha trasformato un dossier già sensibile in una vera e propria competizione tra due partiti di maggioranza. Le nuove misure sulla sicurezza annunciate dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, finora incardinate su un percorso tecnico e istituzionale, sono trasformate nell’ennesimo episodio del feuilleton securitario che vede protagonisti Giorgia Meloni e Matteo Salvini, con la tragedia dell’accoltellamento di La Spezia a fare da detonatore.
di Valeria Verdolini
dinamopress.it, 20 gennaio 2026
Le proposte in tema di “sicurezza” restringono le garanzie e i diritti dei nemici pubblici conclamati del Governo: le persone straniere, i “maranza”, le e i manifestanti. Dalla “sicurezza dei diritti” al “diritto alla sicurezza”, inteso come controllo e repressione del dissenso e del non conforme. Il governo italiano ha fatto circolare nei giorni scorsi due bozze che dovrebbero andare a delineare un nuovo decreto e un nuovo disegno di legge sui temi della sicurezza e delle forze dell’ordine. I due testi sono usciti in coincidenza del terribile fatto di cronaca avvenuto a La Spezia, dove Atif Zouhair ha colpito con un coltello Youssef Abanoud Safwat Roushdi Zaki a causa di una foto su Instagram della sua fidanzata, uccidendolo a scuola.
di Simona Musco
Il Dubbio, 20 gennaio 2026
Vittorio Manes, avvocato e ordinario di Diritto penale presso l’Alma Mater Studiorum-Università di Bologna, la sentenza della Corte d’Assise d’appello di Milano sul caso Pifferi va ben oltre la vicenda in sé e rappresenta la prima pronuncia che riconosce esplicitamente le cosiddette “attenuanti mediatiche”, una categoria che lei aveva teorizzato quasi dieci anni fa.
di Elisa Sola
La Stampa, 20 gennaio 2026
Inchiesta su Hamas, il Riesame mette in libertà 3 indagati su 7. Un documento dei pm: “Utilizzabili gli atti di Servizi esteri e Fbi”. Sembra una sfida semplice. Ma è un risiko giuridico. Un braccio di ferro complesso che trova nuova linfa dopo che ieri il tribunale del Riesame di Genova ha scarcerato tre dei sette indagati per terrorismo accusati di avere finanziato Hamas con oltre sette milioni di euro. Sembra una vittoria solo per tre difensori su sette, l’avvocato Samuele Zucchini, che assiste Raed Al Salahat, Nicola Canestrini e Fausto Gianelli, che tutelano Abu Rawwa e Sandro Clementi, che difende Abu Dejah. Eppure la notizia è stata accolta come un punto a favore di tutte le difese.
di Liana Milella
Il Fatto Quotidiano, 20 gennaio 2026
In manette direttamente chi può delinquere di nuovo e si rinviano gli altri accusati a un secondo momento: doppio lavoro per gli uffici del Gip. Solo due pagine. In arrivo dalle Sezioni unite della Cassazione, fissano per pm e gip l’indirizzo da seguire su una delle norme più contestate della prima legge di Carlo Nordio che impone l’interrogatorio preventivo prima dell’arresto. Gli ermellini non solo confermano il diritto di conoscere le accuse, ma costringono pm e gip a scindere il destino degli imputati tra chi viene arrestato subito perché potrebbe delinquere di nuovo, e non ha diritto a essere interrogato prima, e chi il diritto ce l’ha.
di Vincenzo Giglio
terzultimafermata.blog, 20 gennaio 2026
Cassazione penale, Sez. 1^, sentenza n. 1449/2026, 7/14 gennaio 2026, ha affermato che l’obbligazione dello Stato al pagamento delle somme riconosciute ex art. 35-ter Ord. pen. sia suscettibile di essere compensata con l’obbligazione che grava sul detenuto, nei confronti dello Stato. Con la ordinanza indicata in epigrafe il Tribunale di sorveglianza respingeva il reclamo presentato dal Ministero della Giustizia - Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria contro il provvedimento del magistrato di sorveglianza che aveva parzialmente accolto l’istanza del detenuto GU per la concessione dei rimedi risarcitori di cui all’art. 35-ter Ord. pen. liquidando, in suo favore, a titolo di risarcimento del danno la somma di euro 6.244,00.
ordinamentopenale.it, 20 gennaio 2026
Cass. pen., sez. I, 16/12/2025 (ud. 16/12/2025, dep. 15/01/2026), n. 1748 (Pres. Santalucia, Rel. Calaselice). La questione giuridica, affrontata dalla Suprema Corte nel caso di specie, riguardava se i provvedimenti in materia di permessi con scorta del detenuto possano formare oggetto d’impugnazione. Ma, prima di vedere come il Supremo Consesso ha trattato siffatta questione, esaminiamo brevemente il procedimento in occasione del quale è stata emessa la sentenza qui in commento. Il Tribunale di sorveglianza di Sassari, in accoglimento di un reclamo proposto avverso un provvedimento del Magistrato di sorveglianza competente che aveva concesso un permesso ex art. 30, comma 2, ord. pen., e segnatamente concedendo al condannato il permesso di necessità per la durata di quattro giorni, in regime di detenzione domiciliare.
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