di Adolfo Leoni
viverefermo.it, 19 gennaio 2026
La Sala di Lettura della Biblioteca Civica Romolo Spezioli di Fermo ieri pomeriggio palpitava per le parole profonde e toccanti, e per le invocazioni alla libertà echeggiate sotto le sue antiche volte. E palpitava anche il cuore dell’enorme pubblico - tanti i giovani - venuto ad ascoltare il concerto-recital Partitura di Stagioni di Serena Abrami e del suo gruppo. E, ancora, palpitavano - ne sono sicuro - anche i libri che se ne stavano composti alle pareti dell’austera Sala. Tra di essi ne mancava uno: Poesie dalla Prigione, fatto di rime scritte da Mavhash Sabet, poetessa prigioniera ad Evin in quell’Iran che, proprio in queste ore, si è infiammato di giovani che chiedono libertà e giustizia, come accadde 45 anni fa in Piazza Tien An Men, a Pechino; come era accaduto nel 1956, a Budapest, in Ungheria.
di Andrea Malaguti
La Stampa, 19 gennaio 2026
Metto assieme due episodi che sono apparentemente lontani ma che incarnano perfettamente lo Spirito del Tempo: la violenza di Minneapolis, che porta alla morte assurda di Renee Nicole Good, e l’omicidio del diciottenne Abanoub Youssef, detto Abu, accoltellato da un compagno di scuola all’istituto professionale Einaudi-Chiodo di La Spezia. Esiste un filo, per quanto lunghissimo e quasi invisibile, che lega la repressione pubblica ordinata dalla Casa Bianca in Minnesota e la barbarie privata di un criminale di periferia, anche lui, come la vittima, “italiano di seconda generazione”?
di Federico Capurso
La Stampa, 19 gennaio 2026
Il ministro prepara la stretta: “Coinvolgeremo dirigenti scolastici e prefetti”. ll pacchetto sicurezza arriverà in Cdm nei prossimi giorni, Lega in pressing. Oggi il ministro Valditara sarà a La Spezia, in visita al liceo Einaudi-Chiodo dove venerdì scorso un ragazzo di 19 anni, Zouhair Atif, ha accoltellato e ucciso il compagno di scuola Abanoud Youssef, di 18 anni. Incontrerà anche il prefetto per testimoniare la presenza dello Stato e, magari, per iniziare a mettere sul tavolo una prima risposta. “Stiamo ragionando se, su richiesta delle scuole e in accordo con i prefetti, sia il caso di predisporre controlli agli ingressi”, dice il ministro a chi lo ha sentito nelle ultime ore. “Non metal detector generalizzati ovunque, ma solo dove venga fatta espressa richiesta”.
di Viviana Ponchia
La Nazione, 19 gennaio 2026
“Vanno tranquillizzati studenti e genitori”. Intervista a Cristina Costarelli, dirigente e presidente dell’Anp Lazio: “Serve uno strumento che impedisca alle armi di entrare a scuola. Nessuno ha mai potuto perquisire gli studenti, chiedere di aprire uno zaino spetta alla polizia”. Quando anni fa comparvero i primi metal detector nelle scuole delle periferie americane lo abbiamo pensato tutti: da noi mai. In Italia c’è una bolla protettiva, la rigidità educativa previene e rassicura.
di Giulia Ricci
La Stampa, 19 gennaio 2026
I ragazzi: corteo per le strade della città. La dirigente: “Sono giorni di dolore, abbiamo bisogno di voi”. “Non entriamo, dovrebbero vergognarsi”. Sono in centinaia gli studenti davanti all’istituto Einaudi Chiodi a La Spezia, tutti stretti in un abbraccio ad Aba, nel primo giorno di scuola senza di Youssef Abanoud, accoltellato dal compagno di classe Atif Zouhair. Superate le otto, c’è anche un momento di tensione tra alcuni ragazzi, compagni e parenti del giovane assassinato e il personale scolastico: “Queste porte devono rimanere aperte, la scuola è un luogo pubblico”, intimano da dentro. “No, si deve chiudere, vorrei vedere se fosse stato un italiano”, le urla.
di Marco Lignana
La Repubblica, 19 gennaio 2026
“La scuola non è un luogo di morte”. Cartelli gialli appaiono davanti all’obitorio, e poi in prefettura: “La scuola è complice”, “I professori sono complici”, “la classe deve essere un luogo sicuro, non di morte”. La mamma di Abanoub Youssef urla straziata, si batte le mani sul viso, quasi si strappa la pelle dal volto, non vuole l’ambulanza. Il papà è annientato, ripete litanie e stringe la foto del suo “Aba”. La agita avanti e indietro, avanti e indietro: al suo ragazzo, vestito elegante, hanno aggiunto ali d’angelo. A pochi passi il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara si siede al tavolo della riunione straordinaria del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica per capire da qui, a Spezia, come un ragazzo di 18 anni possa morire accoltellato fra una lezione e l’altra.
di Umberto De Giovannangeli
L’Unità, 19 gennaio 2026
“È forse la maggiore conquista dal dopoguerra, non ci si rende conto dei disastri prodotti dalla sua demolizione che vede Israele e l’America di Trump in prima linea. Purtroppo la sinistra europea non l’ha difeso”. Un mondo in fiamme, dove la prepotenza armata sta cancellando il diritto internazionale e ogni barlume di umanità. L’Unità ne discute Anna Foa, una grande intellettuale, una voce libera, coraggiosa, coscienza critica della diaspora ebraica. Si spiega così lo straordinario successo del suo ultimo libro “Il suicidio d’Israele” (Laterza).
di Anna Maria Brogi
Avvenire, 19 gennaio 2026
La repressione non ama i giornalisti, ed è per questo che sono spesso tenuti lontani dai fronti di conflitto. Ma nel blackout informativo il rischio è l’indifferenza verso la sofferenza dei popoli. Ci chiamavano “gatekeeper”, guardiani del cancello. Quando spettava ai giornalisti filtrare i fatti e vagliare gli eventi per far depositare le notizie. Come cercatori nei fiumi auriferi del Klondike all’epoca della corsa all’oro. Oggi, in contesti tra i più critici dello scenario internazionale, ai cercatori è precluso l’ingresso. Il vaglio è arrugginito, il cancello blindato. E non in senso metaforico. La barriera metallica che sigilla la Striscia di Gaza non si è mai aperta alla stampa straniera in due anni di guerra.
ilpost.it, 19 gennaio 2026
Dal 2002 nel famigerato carcere di massima sicurezza gestito dagli Stati Uniti sono passati quasi 800 detenuti: 15 sono ancora lì. Nel 2026 il carcere di Guantánamo entra nel suo venticinquesimo anno di attività: i primi prigionieri arrivarono l’11 gennaio del 2002, ammanettati e nelle tipiche uniformi arancioni. Erano passati solo quattro mesi dagli attentati dell’11 settembre, gli Stati Uniti avevano invaso da poco l’Afghanistan ed era appena iniziata la cosiddetta guerra al terrore, che continuò per i successivi vent’anni. Dal carcere sono passati più di 780 detenuti, arrestati in vari paesi (soprattutto Pakistan e Afghanistan) perché sospettati di essere legati ad al Qaida, l’organizzazione terroristica che organizzò gli attentati del 2001 contro New York e Washington. Ora l’amministrazione Trump vorrebbe trasformare la base in cui si trova il carcere in un enorme centro di detenzione per migranti, un progetto con molti ostacoli sia pratici sia legali.
di Domenico Quirico
La Stampa, 19 gennaio 2026
Sembrano vispi, più che mai scalpitanti e ne hanno ragione. Avanzano. Verso l’Eufrate, verso Raqqa, la città perduta del Grande Califfato certo non millenario. La grande diga sul fiume dove è nato il mondo è già nelle loro mani, i curdi mollano la presa villaggio dopo villaggio, hanno fatto saltare i ponti sul fiume per rallentarne l’avanzata… Inutilmente. Raqqa è caduta. In Siria la guerra non è mai finita, la guerra è la forma compiuta della modernità. Bisogna averli visti negli anni della guerra civile, negli anni feroci del jihad, questi combattenti duri, brutali, entusiasti, fuori di testa. I ragazzi di al-Nusra, di al-Sham, gli scampati dell’Isis con i loro spettacoli da beccheria: adesso sono l’esercito dell’Emirato siriano nuovo fiammante. Bisogna averli visti ammazzare con il coltello, all’arma bianca con quella aria di lieta ferocia che caratterizza gli assassini più incalliti. Sono loro, sempre gli stessi, non sono cambiati. Qui non vivacchiano miserabili ideologie, vincono solo implacabili teologie totalitarie. Ridono soddisfatti gli assassini di Allah sui carri armati, i pick-up, le moto dei commando, fanno cenni di vittoria ai passanti e ai vecchi contadini che su trattori paleolitici lavorano nei campi. Perché la guerra è sempre lì ma bisogna pur seminare e forse poi se dio vorrà raccogliere.
- Nelle carceri minorili appena inaugurate celle senza sistema antincendio e buchi nel soffitto
- Accoltellamento a scuola a La Spezia, la Lega spinge sul pacchetto sicurezza
- I capri espiatori nel circolo vizioso della violenza
- Perché voterò no alla riforma della Giustizia, anche se sono favorevole alla separazione delle carriere
- Perché voterò Sì. Il Csm non è il Parlamento: sorteggiare i magistrati non è scandaloso









