di Niccolò Zancan
La Stampa, 8 settembre 2025
Stefano Nazzi, 63 anni, giornalista, scrittore, è uno dei più bravi a raccontare la cronaca nera e la giudiziaria. Dopo anni nella vecchia carta stampata, era inviato e poi vicedirettore del settimanale Gente, ha incominciato una nuova vita con un podcast di grande successo al Post. Pochi aggettivi. Ricerca accurata delle fonti. Chiarezza nel racconto. “Intanto a casa Gacy, la vita procedeva ordinata. John e Carole si erano sposati, ora erano una famiglia. La colazione insieme la mattina, poi il lavoro, la scuola, la sera la televisione. Ogni tanto lui si incantava guardando la moglie e le ragazze camminare su quel pavimento. Ascoltava i loro passi e pensava a cosa c’era lì sotto”, ecco una tipica frase alla Nazzi. Ora è in uscita il suo nuovo libro, “Predatori. I serial killer che hanno segnato l’America” (Mondadori).
di Raffaele Alberto Ventura*
Il Domani, 8 settembre 2025
La concentrazione è la risorsa più preziosa di questo tempo. Gli effetti polarizzanti delle piattaforme sono sotto gli occhi di tutti, lamentarsene è sport nazionale. Le ho lasciate quattro anni fa: da allora mi sembra che le mie giornate siano più lunghe e piene. Lamentarsi degli smartphone e dei social network è diventato uno sport nazionale, anzi internazionale. Gli effetti polarizzanti delle piattaforme digitali sono sotto gli occhi di tutti e i danni psicologici che provocano sono diventati un tema di dibattito accademico. Intanto cresce il numero di ore passate davanti agli schermi: tre, quattro, cinque, dieci al giorno. A minacciare di andarsene sono tanti, ma poi pochissimi sono quelli che tengono parola. Ecco, io l’ho fatto davvero. E sono tornato per raccontarvi come si sta dall’altra parte.
di Emi Bondi e Giancarlo Cerveri*
Corriere della Sera, 8 settembre 2025
In merito al pregevole articolo pubblicato il 19 agosto scorso sullo spinoso tema dei Trattamenti senza consenso in psichiatria ringraziamo la giornalista Chiara Daina per la sensibilità mostrata e il dottor Fabrizio Starace per l’intervento corretto sulla necessità di un osservatorio nazionale per il monitoraggio del fenomeno. Vorremmo però aggiungere alcune considerazioni. È un tema che abbiamo definito spinoso. Nell’articolo si fa riferimento a una sentenza della Consulta che ha giudicato incostituzionale la Legge Basaglia del 1978 nella parte in cui non prevede che chi è privato della libertà abbia la possibilità di interloquire con un giudice: di fatto equiparando il Tso a qualunque procedura di riduzione della libertà individuale e assimilando un atto sanitario chiamato Trattamento sanitario obbligatorio alla limitazione della libertà per un supposto atto antigiuridico. Cioè proprio ciò che si voleva eliminare con la legge Basaglia: nell’intento del legislatore gli interventi psichiatrici dovevano essere di “cura” in opposizione a quanto avveniva prima, quando l’internamento in manicomio era invece un atto giuridico.
di Niccolo Nisivoccia
Corriere della Sera, 8 settembre 2025
Si tratta di mettere la pace “al principio”, anziché alla fine, e dunque di includerla nel nostro orizzonte mentale come possibilità almeno altrettanto naturale quanto il conflitto. Com’è stato possibile arrivare a questo punto? A credere che tutto sia definitivo, irrevocabile? La violenza, il male, la guerra: a pensare che tutto sia ovvio, naturale? Come se niente potesse resistervi, tantomeno il diritto. Come se fosse, il diritto, una cosa inutile e priva di valore; o come se, nella migliore delle ipotesi, a nient’altro dovesse servire se non a punire e sanzionare - e sanzionare sempre più severamente. A replicare a sua volta la violenza, a legittimare il male e qualunque nefandezza.
di Laura Di Santo
avantionline.it, 8 settembre 2025
Insieme alle vittime civili, ingiustificate ed innocenti, uccise nella striscia di Gaza dal governo e dell’esercito israeliano, si rischia un’altra vittima illustre: la “giustizia”, così come abbiamo imparato a conoscerla nella difficile pratica quotidiana della nostra democrazia. Già messa in crisi duramente dal “garantismo” d’opportunità e di convenienza mirato a proteggere gli “indagati” della propria parte ed a condannare senza processo quelli di parte politica avversa, dalle finte “riforme della giustizia” a costo zero che hanno spesso aggravato i problemi piuttosto che risolverli, dalla generale superficialità con cui le cronache giornalistiche trattano temi delicatissimi di cronaca nera; il colpo di grazia rischia di essere inferto dagli “omicidi mirati” e dalle esecuzioni sommarie che vediamo all’opera nei conflitti internazionali.
di Sergio Labate*
Il Domani, 8 settembre 2025
Abbiamo assistito in questi giorni alla celebrazione in pompa magna di un altro nuovo ordine mondiale. Ma una domanda rimane: quali sono gli elementi di alterità che caratterizzano questo “altro” ordine mondiale? Tra non molto, l’unica che rimarrà è la potenza: niente più che due potenze differenti che si contendono lo stesso tavolo e lo stesso progetto di mondo. In questi giorni un altro ordine mondiale si è autocelebrato presentandosi al mondo in pompa magna. Certamente non è difficile approfittare del nostro tragico declino. In politica non esiste il vuoto. E quello che l’Occidente sta lasciando è un vuoto, una pervicace e ottusa sottrazione di tutti gli strumenti che potevano garantirci ancora autorevolezza.
di Benedetta Perilli
La Repubblica, 8 settembre 2025
La sentenza dopo i morti per fame nelle prigioni. Ben Gvir: “Difendete i terroristi”. Con una sentenza destinata a infiammare il conflitto già acceso tra giustizia e governo Netanyahu, l’Alta Corte di Israele ha stabilito che lo Stato non sta rispettando gli obblighi di nutrire adeguatamente i prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane e lo ha esortato a adottare misure immediate per “garantire la loro sussistenza”. Due voti contro uno, che ieri hanno segnato il dibattito nazionale e scatenato la reazione del ministro della sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir: “I nostri ostaggi a Gaza non hanno un’Alta Corte a difenderli. I terroristi assassini di Hamas e gli abominevoli stupratori hanno, con nostra vergogna, l’Alta Corte a proteggerli”, ha accusato il politico di estrema destra assicurando che continuerà a fornire ai detenuti “le più minime condizioni previste dalla legge”.
di Raffaella Tallarico
gnewsonline.it, 7 settembre 2025
alle mamme e i bimbi di Rebibbia ai ragazzi di Regina Coeli. “A Roma, Insieme”, l’associazione fondata da Leda Colombini. Trent’anni fa, all’ingresso del carcere di Rebibbia, si poteva vedere una donna portare per mano dei bambini. Erano figli di madri detenute che uscivano dal penitenziario per il “Sabato di libertà”. Quella donna era Leda Colombini. Storica bracciante agricola e sindacalista, deputata, poi assessora regionale ai servizi sociali del Lazio, nel 1991 fonda “A Roma, Insieme”.
di S.C.
L’Osservatore Romano, 7 settembre 2025
L’estate se ne va ed io, detenuto, resto esattamente come ero prima: senza aver ottenuto nulla. Anzi, ancora una volta ho assistito alle visite di rappresentanti delle istituzioni, ho ascoltato tante dichiarazioni, sempre le stesse, un anno dopo l’altro, senza che nulla sia accaduto - al di là della professionalità degli operatori - per rendere la detenzione più umana.
di Domenico Marino
Avvenire, 7 settembre 2025
Da Cosenza a Napoli, da Avellino ad Opera ad altre carceri ancora. La scoperta di cinquanta telefoni cellulari e altrettanti grammi di droga ieri mattina nel penitenziario di Cosenza è solo l’ultimo anello d’una catena tanto lunga quanto inquietante. La scoperta di ieri è avvenuta a seguito d’una perquisizione straordinaria nella struttura di reclusione dedicata al direttore Sergio Cosmai, ucciso dalla ‘ndrangheta proprio per la sua gestione inflessibile del carcere cosentino.
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