di Maurizio Ambrosini
Avvenire, 17 gennaio 2026
Pressoché inevitabilmente, buona parte del nuovo pacchetto-sicurezza in gestazione riguarda l’immigrazione. La visione dell’immigrazione come minaccia per la sicurezza è un mantra ripetuto insistentemente dai megafoni del sovranismo. Si declina in vario modo, a seconda delle vere o presunte emergenze: pericolo per la sicurezza nazionale, in tempi di attacchi terroristici, criminalità urbana, quando sono le cronache a dettare l’agenda, attacco all’identità culturale, quando il dibattito si sposta sui simboli religiosi e i luoghi di culto. Già il fatto di rappresentare l’immigrazione come un problema di sicurezza, oggetto ripetutamente di norme specifiche di contrasto, si traduce in un messaggio: invita l’opinione pubblica a diffidare degli stranieri (poveri), chi li incontra in vari contesti a stare in guardia, le forze dell’ordine ad alzare la soglia di allerta. Mentre in altri paesi le norme anti-discriminatorie vietano la profilazione etnica, ossia l’intensificazione dei controlli su chi non corrisponde al tipo estetico “nazionale”, in Italia il messaggio va nella direzione opposta: occorre controllare di più, arrestare e punire chi sembra appartenere alla popolazione immigrata, compresi figli e discendenti ormai dotati di cittadinanza italiana.
di Giulia Merlo
Il Domani, 17 gennaio 2026
Il dl prevede il divieto assoluto di portare armi da taglio di dimensioni superiori ai 5 centimetri, trasformandolo da contravvenzione a reato. Orlando (Pd): “Oltre al tema della sicurezza, c’è quello di come si evita di perdere una o più generazioni spaesate”. Il nuovo Decreto Sicurezza che il Viminale porterà a fine mese in Consiglio dei ministri contiene una serie di norme che riguardano il porto di armi da taglio ed è stato subito rivendicato dal vicepremier Matteo Salvini come necessario: “Al lavoro per misure ancora più restrittive e tolleranza zero”. Il dl prevede misure molto severe contro i minorenni: se vengono fermati e trovati con un coltello le forze dell’ordine potranno decidere per “l’arresto facoltativo in flagranza”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 17 gennaio 2026
La condanna dell’Italia per la morte di Riccardo Magherini potrebbe non restare un caso isolato. La Corte europea dei diritti dell’uomo sta esaminando un altro ricorso molto simile: quello della famiglia di Vincenzo Sapia, morto a 29 anni il 24 maggio 2014 a Mirto Crosia, in provincia di Cosenza, dopo essere stato immobilizzato a terra dai carabinieri. La storia di Vincenzo ricorda da vicino quella di Riccardo. Anche lui soffriva di disturbi schizo-affettivi ed era seguito dal Centro di Igiene mentale di Rossano Calabro. Anche la sua morte avvenne nello stesso 2014.
Il Dubbio, 17 gennaio 2026
La Corte costituzionale chiarisce che il giudice penale può decidere sugli effetti civili anche quando il reato è estinto per prescrizione, senza rinvio al giudice civile. Non viola la presunzione di innocenza il comma 1 dell’articolo 578 del codice di procedura penale, nella parte in cui stabilisce che, quando nei confronti dell’imputato è stata pronunciata condanna alle restituzioni o al risarcimento dei danni cagionati dal reato, il giudice penale di appello, nel dichiarare estinto il reato per prescrizione, decide sull’impugnazione ai soli effetti civili, e non prevede, invece, che esso, analogamente a quanto previsto dal comma 1-bis dello stesso articolo 578, rinvii per le questioni civili al giudice civile di pari grado.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 17 gennaio 2026
Il progetto del governo “Carceri esclusivamente dedicate alla reclusione dei detenuti in 41 bis e gestite unicamente dai reparti specializzati del Gom (Gruppo operativo mobile)”. “Carceri esclusivamente dedicate alla reclusione dei detenuti in 41 bis e gestite unicamente dai reparti specializzati del Gom (Gruppo operativo mobile)”. È il progetto del governo - già in via di realizzazione - ideato e voluto in particolare dal sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove con l’obiettivo di rivoluzionare il sistema penitenziario di massima sicurezza “per rispondere a nuove esigenze di ordine pubblico e obblighi costituzionali”. Questa, almeno, è la motivazione con la quale il numero due di Via Arenula ha illustrato alla Conferenza Stato-Regioni, il 18 dicembre scorso, il suo programma di trasferire e concentrare in sole 7 carceri, tre delle quali si trovano in Sardegna, le oltre 750 persone attualmente detenute in 41-bis nei padiglioni a loro dedicati di 12 penitenziari dislocati in tutto il Paese.
L’Unione Sarda, 17 gennaio 2026
Fuori il verbale della conferenza Stato-Regioni, le perplessità dell’assessora Laconi: “L’Isola, finora mai coinvolta, non può sopportare un carico simile”. Le perplessità dell’assessora alla Protezione civile Rosanna Laconi, in rappresentanza della Regione, e la replica del sottosegretario Andrea Delmastro. Fuori il verbale della seduta del 18 dicembre della conferenza Stato-Regioni sull’ipotesi dei detenuti al 41 bis in Sardegna: “Capisco la necessità di garantire ai 41 bis quelle che sono le condizioni, naturalmente, necessarie per un’accoglienza adeguata, come tutti gli altri carcerati all’interno delle varie carceri italiane - è l’intervento di Laconi -. Quello che non riusciamo a capire, e noi siamo come Regione Sardegna estremamente preoccupati, è prima di tutto il problema per cui non siamo stati assolutamente coinvolti. È vero che questa è una informativa, ma le Regioni non sono state coinvolte. In particolare, la Regione Sardegna, pur avendo fatto più richieste - la Presidente mi risulta che ha fatto più richieste di incontro - non è mai stata sentita in merito”.
di Elisa Barresi
ilreggino.it, 17 gennaio 2026
Con Giovanna Francesca Russo, Garante regionale della Calabria e neo Coordinatrice nazionale dei Garanti regionali passando dalla tutela dei diritti alla sicurezza collettiva, passando per sanità penitenziaria, standard minimi e buone pratiche. La nomina di Giovanna Francesca Russo a Coordinatrice nazionale del forum dei Garanti regionali segna un passaggio significativo nel sistema delle garanzie per le persone private della libertà. Avvocato, Garante regionale della Calabria, Russo porta al livello nazionale un metodo basato su ascolto, misurazione e responsabilità istituzionale. In questa intervista affronta i nodi centrali del sistema penitenziario: il rapporto tra diritti e sicurezza, la sanità, la riorganizzazione e il valore delle buone pratiche come leva di cambiamento.
di Paola Ferrari*
Il Piccolo, 17 gennaio 2026
Le recenti decisioni che riguardano il sistema carcerario alessandrino sollevano interrogativi profondi che non possono essere ridotti a una questione tecnica o di mera sicurezza. In particolare, la trasformazione del carcere di San Michele in istituto destinato ad accogliere detenuti sottoposti al regime di 41 bis. Sono scelte che toccano il rapporto tra Stato e territorio, tra legalità e coesione sociale, tra il dovere di reprimere il crimine e quello, altrettanto costituzionale, di tutelare la dignità della persona. Un equilibrio delicato, che richiede visione e responsabilità condivisa. La sicurezza viene riconosciuta come un bene comune indispensabile. Ma non può essere costruita attraverso decisioni calate dall’alto, prive di un confronto reale con le istituzioni locali. Ovvero con la Prefettura, il Comune, i servizi sanitari e sociali e la rete di associazioni che da anni opera dentro e fuori le carceri.
di Edoardo Iacolucci
lacapitale.it, 17 gennaio 2026
Il Garante delle persone private della libertà del Lazio, Stefano Anastasia, in visita alla Casa circondariale di Civitavecchia. Sovraffollamento al 175% Criticità su sovraffollamento e carenze di personale. Il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasia, ha svolto il 15 gennaio una visita di monitoraggio alla Casa circondariale di Civitavecchia. Con lui anche Corrado Lancia, Garante comunale di Civitavecchia, primo nominato dall’amministrazione cittadina dopo l’istituzione recente di questa figura di garanzia a livello locale. La delegazione è stata accompagnata dalla direttrice dell’istituto Anna Angeletti, responsabile della gestione del carcere, insieme ai funzionari dell’area sicurezza e di quella educativa. Durante la visita, i Garanti hanno potuto osservare direttamente le condizioni di vita all’interno della struttura.
di Luca Barbari*
Il Dubbio, 17 gennaio 2026
Il Consiglio comunale di Modena aveva deciso: la seduta del 15 gennaio si sarebbe tenuta nella Casa Circondariale S. Anna, per ascoltare la Relazione annuale della Garante dei detenuti, professoressa Giovanna Laura De Fazio. Da mesi era arrivata l’autorizzazione della Direzione dell’istituto di pena. Ma nella giornata del 13 gennaio, appena 36 ore prima, il Dap ha comunicato il suo diniego, senza spiegarne i motivi. È una decisione grave e un segnale chiarissimo: si vuole che il carcere rimanga un luogo chiuso, impermeabile. La città non deve avervi accesso.
- Palermo. Dove si riannodano i fili delle esistenze
- Catania. Progetto “Senza Catene” per il reinserimento, raccolti 50mila euro dall’Arcidiocesi
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- Lecce. Cultura, formazione e lavoro sono diritti dei detenuti
- Il conflitto distruttivo dei ragazzi di oggi









