di Edoardo Varese
araldolomellino.it, 16 gennaio 2026
Celle rimaste ormai vuote, con i detenuti trasferiti di volta in volta in altre strutture, tra cui Bollate, Busto Arsizio e Opera e un carcere ormai prossimo a un nuovo inizio. Nel futuro della casa di reclusione di Vigevano è praticamente certo l’arrivo del 41-bis, tanto che nella struttura dei Piccolini procedono i lavori di adeguamento per ospitare reclusi soggetti al “carcere duro”. Un periodo di transizione vissuto con incertezza da volontari e personale della polizia penitenziaria, che attendono sia la fine dei lavori sia di sapere quando effettivamente il 41-bis entrerà in vigore: “In questo momento è come se il carcere fosse chiuso - spiega Michele De Nunzio, segretario regionale dell’Uil Pa Penitenziari - proprio perché è in corso la ristrutturazione dei padiglioni. Non sappiamo ancora quando finiranno, probabilmente tra qualche mese ne sapremo sicuramente di più, anche perché dovremo inevitabilmente riorganizzare il nostro personale. Si dovrà tenere conto delle nostre esigenze, dato che in questi anni abbiamo spesso e volentieri lavorato sotto organico, sottoponendoci anche a turni straordinari. Con un’eventuale conversione della struttura a carcere duro dovremo inevitabilmente far fronte a isolamento, restrizioni dei reclusi ai contatti con l’esterno e difficoltà di gestione all’interno dell’istituto.
ecaserta.com, 16 gennaio 2026
Il Garante campano dei diritti dei detenuti, Samuele Ciambriello, ha effettuato una visita istituzionale al carcere di Santa Maria Capua Vetere. La visita è iniziata con un incontro con la direttrice del carcere Donatella Rotundo, il maestro Alessandro Ciambrone, che ha realizzato un murale sulla facciata della struttura, e un gruppo di giovani rotariani della provincia di Caserta, da tempo impegnati in un progetto artistico e simbolico all’interno dell’istituto. I giovani hanno proseguito il lavoro di pittura sul murale, chiamato Muro della Libertà, arricchendolo con frasi che identificano i rispettivi enti di appartenenza. Il muro richiama inni alla pace, ai diritti umani, alla solidarietà, alla valorizzazione delle identità culturali, all’inclusione e alla fraternità tra i popoli.
di Luciano Sciurba
Il Messaggero, 16 gennaio 2026
Velletri, il ministro dell’istruzione e del merito professor Giuseppe Valditara, ha fatto questa mattina una lunga visita alla Casa Circondariale di via Cisternense. Accolto dalla direttrice del Carcere Anna Rita Gentile, dal comandante della Polizia Penitenziaria Mauro Caputi, il vice comandante Egidio Cervini, dagli agenti di servizio, la responsabile del servizio giuridico pedagogico Sabrina Falcone, gli educatori della struttura detentiva. La cerimonia di accoglienza al ministro per fare il punto sui Corsi Scolastici che gli Istituti di Istruzione Superiore Agrario “Cesare Battisti” - Alberghiero “U. Tognazzi” di Velletri e il Cpa di Pomezia, tengono da molti anni nel Penitenziario, alla presenza dei detenuti che hanno conseguito i vari diplomi si è tenuta nel Teatro “Enzo Tortora”.
exibart.com, 16 gennaio 2026
In occasione di Art City Bologna 2026, l’arte contemporanea attraversa le mura Casa Circondariale Rocco D’Amato, con il progetto di Anila Rubiku dedicato a speranza, resistenza e giustizia sociale. Dal 6 all’8 febbraio 2026, nell’ambito di Art City Bologna e in concomitanza con Arte Fiera, l’arte contemporanea varcherà per la prima volta la soglia della Casa Circondariale Rocco D’Amato. È qui che prende forma “L’arte messa alla prova: Anila Rubiku. I’m Still Standing”, progetto dell’artista italo-albanese Anila Rubiku, a cura di Elisa Fulco, promosso dall’Associazione Acrobazie in collaborazione con la Direzione dell’istituto penitenziario bolognese.
di Francesco Storace
Il Tempo, 16 gennaio 2026
Presentata la proposta di legge di Chiara Colosimo (FdI) e Vincenza Rando (Pd). Le mafie prosperano quando in ballo ci sono ricchezza facile e potere arrogante. Vincono sui giovani che affascinano, le cosche. Ma non vinceranno loro la partita, perché lo Stato fa sul serio nel contrastare le loro azioni spietate. Sarebbe bastato affacciarsi ieri alla Sala della Regina, a Montecitorio, per capire che ci sono nuovi strumenti alle porte per battere con ancora più forza la malavita organizzata. C’è una proposta di legge bipartisan, presentata sia alla Camera dalla presidente della commissione antimafia Chiara Colosimo di Fratelli d’Italia che al Senato dalla senatrice Vincenza Rando, esponente del Partito Democratico, in prima linea in questa battaglia al fianco di Libera, di cui è vicepresidente.
di Maurizio Ambrosini
Avvenire, 16 gennaio 2026
Buona parte del nuovo pacchetto-sicurezza riguarda l’immigrazione, con norme che limitano ulteriormente il soccorso in mare, accelerano teoricamente sui rimpatri, danno più potere al Viminale: le comunità di stranieri nel nostro Paese sono ormai vissute da chi governa come un problema da risolvere. Pressoché inevitabilmente, buona parte del nuovo pacchetto-sicurezza in gestazione riguarda l’immigrazione. La visione dell’immigrazione come minaccia per la sicurezza è un mantra ripetuto insistentemente dai megafoni del sovranismo.
di Oscar Camps
Il Manifesto, 16 gennaio 2026
Il nuovo anno, purtroppo, non porta novità per il soccorso in mare. Ma le bozze di un nuovo pacchetto sicurezza che, in una disposizione, recupera in pieno l’ispirazione del 2019 (governo Conte-Salvini): trasformare il soccorso in mare in una minaccia all’ordine pubblico. L’Italia cioè non interviene per contrastare un reato, ma per colpire un obbligo giuridico internazionale inderogabile: salvare vite umane in mare. Chiamiamo le cose con il loro nome. L’articolo 15 letto nelle bozze del disegno di legge non è una norma di sicurezza, è uno strumento di espulsione morale. Usa il linguaggio del terrorismo e dell’ordine pubblico per nascondere una scomoda realtà: persone che annegano perché l’Europa ha scelto di guardare dall’altra parte. Paragonare il soccorso in mare a una minaccia alla sicurezza nazionale è una vergogna istituzionale.
di Pasquale De Sena
Avvenire, 16 gennaio 2026
Talvolta le norme, invece di combattere l’odio, rischiano di irrigidire i conflitti minando la libertà e la convivenza, favorendo le contrapposizioni. Quello che si volle evitare nel processo contro i nazisti. Hersch Lauterpacht, grande giurista ebreo, contribuì a evitare che nello Statuto del Tribunale di Norimberga venisse inserita la figura del genocidio, pur avendo assistito all’eliminazione di tutti i membri della sua famiglia d’origine, nel corso dell’occupazione nazista di Leopoli, nelle cui vicinanze era nato. Membro dello staff dell’accusa britannica a Norimberga, nel 1946, poi professore di Diritto internazionale a Cambridge e giudice della Corte internazionale di giustizia, Lauterpacht riteneva che, in caso contrario, si sarebbe rischiato di accentuare la contrapposizione tra gruppi, soggiacente alla Shoah, alimentandola, e senza ottenere risultati significativi, sul piano delle responsabilità individuali per i crimini commessi in quel contesto. Com’è noto, una grande convenzione multilaterale venne stipulata, solo due anni dopo, in materia di genocidio.
di Giuseppe Muolo
Avvenire, 16 gennaio 2026
Presto potrebbero diventare operativi i sistemi d’arma autonomi. La Rete Italiana Pace e Disarmo e l’Iriad chiedono un Trattato di messa al bando o regolazione. Di primo acchito possono sembrare fantascienza, ma il rischio che diventino operativi a breve è dietro l’angolo. Più di quanto si potrebbe immaginare. Sono i cosiddetti “Killer Robots”, sistemi d’arma autonomi letali, capaci, anche grazie alla mediazione dell’Intelligenza artificiale, di selezionare e colpire obiettivi senza un controllo umano significativo. Una prospettiva che solleva interrogativi etici, giuridici e umanitari di estrema rilevanza e mette pericolosamente in discussione principi fondamentali del diritto internazionale e della tutela dei diritti umani.
di Riccardo Michelucci
Avvenire, 16 gennaio 2026
Si è concluso a un passo dall’esito irreversibile lo sciopero della fame di un gruppo di attivisti di Palestine Action rinchiusi da mesi nelle carceri britanniche. La decisione del governo di Londra di non assegnare un contratto da 2 miliardi di sterline alla filiale britannica della società israeliana di armamenti Elbit Systems ha portato alla sospensione della protesta, avvenuta quando due dei detenuti in sciopero stavano ormai morendo e il timore per le loro condizioni si era fatto sempre più pressante. La 31enne Heba Muraisi aveva raggiunto il 73° giorno consecutivo senza assumere cibo; Kamran Ahmed, 28 anni, era invece al 67° giorno di digiuno prolungato.









